John e Joe

Agota Kristof, la drammaturga ungherese autrice di questo breve atto unico, è scrittrice dello sradicamento che costruisce le sue narrazioni attorno ad una umanità che abita luoghi senza mai esserne veramente parte. Anche i due protagonisti, John e Joe, sono esseri senza radici, a-prospettici, che abitano il nostro tempo senza esserne parte ma che, solo e proprio per questo, come tutti i clown ed i fool sono gli unici che sembrano avere il diritto e la capacità di chiedere ragione e di svelare, di questo nostro tempo, l’inconsistenza.
Inconsistenza psicologica, affettiva e soprattutto di valori, sempre più assorbiti nella relatività del denaro che ci allontana sempre più da noi stessi e dagli altri. Un bar, un tavolino con una rosa e due sedie nella piazza di un luogo qualunque, due “amici” che si incontrano e bevono insieme, un biglietto della lotteria e poco altro, ma è un poco che

si rivelerà molto più che sufficiente a chiudere il cerchio della narrazione drammaturgica.
Tutta giocata sul dialogo, che oltrepassa la solitudine nell’amicizia, e sulla relazione talora surreale tra denaro e povertà, tra presenza e assenza, la drammaturgia ha la capacità di giocare l’ingenuità dei suoi due protagonisti contro questo mondo ed alla fine di vincere sorprendentemente la partita smascherando e “sbancando” il suo avversario.
A metà tra il teatro dell’assurdo e la sospensione beckettiana, molto più cattiva, il testo scivola dall’ironia al comico mostrando noi stessi e mostrandoci a noi stessi, mentre il mondo attorno a noi sembra andare e venire indifferente nel rumore dei passi di un cameriere invisibile  kafkianamente incombente e terrificante.
Valerio Binasco con la sua regia coglie ancora una volta lo spirito profondo di un testo che ribalta il divertissement nella ricerca di senso e l’assurdo in una rigorosa “lezione” sui mali profondi della nostra contemporaneità.
Nicola Pannelli e Sergio Romano sono due eccellenti John e Joe, capaci di contrapporsi ed insieme identificarsi e sovrapporsi l’uno all’altro con rara maestria, riempiendo e illuminando con il loro movimento la spoglia scenografia.
È una produzione Narramondo Teatro in collaborazione con Popular Shakespeare Kompany e Fondazione Teatro Due di Parma, alla sala Campana del Teatro della Tosse di Genova, da 20 al 23 gennaio. Molto applaudita.

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