Nelle mani di Anna

La progressiva autonomia e singolarità di scrittura drammaturgica che Marinella Manicardi, qui coadiuvata nella strutturazione del testo da Federica Iacobelli, sta man mano raggiungendo è testimoniata da questo suo nuovo lavoro, in scena alla sala Thierry Salmon dell’Arena del Sole di Bologna dal 4 al 7 febbraio, che segue, come ulteriore tappa di quello che appunto appare un percorso di crescita, altri sue due pièce, la “Maria dei Dadi da Brodo” e, prima ancora, “Luana pronto-moda”. In questa, come nelle precedenti, due appaiono i suoi principali riferimenti narrativi ed estetici, da una parte un tessuto sociale, quello di Bologna e dell’Emilia, storicamente costruito sulla condivisione e dall’altra, all’interno di quello, la specificità e singolarità del ruolo e della funzione femminile, rappresentato da donne talmente coinvolte nei mutamenti di allora e di quelli

in atto da apparirne giustamente come uno dei principali motori. Un ruolo molto più che di testimonianza perché “fisicamente” impastato del loro lavoro e delle loro sofferenze, ma anche del loro inesausto entusiasmo ed attaccamento alla vita, attaccamento, appunto, fatto di mani che creano lavorando (“le mani di Anna”) e di cui possono rivendicare una sorta di primazia, sempre ostacolata e talora accettata di mala voglia da una Società ancora prevalentemente maschile nelle sua ideologia di fondo, quella sorta di primazia costituita dal dono (talora carico anche di sofferenza) di procreare.
In questa drammaturgia il procreare, ed il suo senso intimo, è un filo che dipana sottotraccia nel rapporto, storicamente improbabile ma narrativamente molto coerente, tra Anna Morandi Minzolini e la sua improvvisa interlocutrice Èmilie marchesa du Chatelet nella Bologna della prima metà del Settecento, la Bologna che voleva superare la crisi rivendicandosi “città delle dame”.
Un rapporto tra l’altro mediato, con scelta credo efficace, da una figura maschile, Cerusico, un nome che tutto lo descrive, quasi ad indicare che la questione non è un “fatto di donne” ma tutti indistintamente, donne e uomini, ci riguarda.
Anna è la più famosa ceroplastica bolognese, creatrice di calchi di cera degli organi di senso e della riproduzione (oggi in parte esposti a Palazzo Poggi sede dell’Università bolognese) famosi e ricercati in tutta Europa e non solo dalla scienza, ma è anche una donna di estrazione modesta, anche se non povera, animata da un desiderio scientifico di conoscere il corpo e soprattutto i suoi perché (del movimento, della percezione e appunto dell’amore riproduttivo), un desiderio che invece di soddisfarsi si accendeva continuamente di nuove domande.
Émilie è invece una donna nobile e ricca, libera ben oltre il suo tempo, matematica e fisica che sembra cercare tra gli astri quasi la liberazione ovvero l’astrazione del suo corpo, dei suoi pesi e dei suoi “impegni”.
Niente sembra dunque assimilarle se non quel mistero tanto gelosamente custodito e nascosto dalla natura cui i cataloghi della scienza offrono solo parzialità. Dunque Émilie tornata in Francia morirà di parto, così come Anna degli otto figli partoriti ne vedrà sopravvivere due soli ed uno di questi lo perderà perché “sorteggiato” in adozione da una famiglia benestante.
Forse non si sono mai conosciute ma la drammaturgia le avvicina e attraverso quel fantomatico colloquio, avvicina noi a quel mondo, a quella Società di cui siamo figlie e figli, anche se spesso dimentichiamo di riconoscerlo, e a quel mistero che tempi e società superano e hanno superato ripresentandosi sempre in forme differenti ma sempre eguali anche a noi.
È pertanto brava Marinella Manicardi con la sua regia a dipanare un bel testo, mantenendone anche visivamente tensioni e misteri, zone d’ombre e lontananze, una profondità insomma in cui addentrarci senza reticenze.
In scena con lei, che è Anna Morandi Minzolini, sincera nell’appartenenza e condivisione ma capace di improvvisi distacchi e di sguardi in prospettiva, ci sono Anna Redi, brava nel disegnare negli aerei e utopici slanci di Èmilie una angoscia apparentemente negata, e Fiorenzo Fiorito, efficace in quel Cerusico testimone oltre il tempo e anche oltre la consapevolezza.
Apprezzabile infine anche il “complesso”, con Davide Amidei per le scene ed i costumi, Daniele Furlati per le musiche originali, e ancora Anna Redi per le coreografie.
Produzione dell’associazione, animata dalla stessa Manicardi, “Catarsi Passeggere” in collaborazione con ERT Fondazione ha ricevuto meritate manifestazioni di attenzione da numerosi Enti e associazione, femminili e non.
Quattro repliche, in questo esordio assoluto, con il teatro tutto esaurito, lunghi applausi e ripetuti richiami in scena.  

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Commenti   

+1 #1 Vittorio Zanella 2016-02-08 13:59
Spettacolo meraviglioso da qualsiasi punto di vista lo si guardi.
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