Intervista a Andrea Brunello

Andrea Brunello drammaturgo, attore e regista teatrale. Un curriculum molto ricco. Laureatosi in Fisica e Matematica presso la Cornell University  di New York nel 1992 e conseguito il Ph.D. in Fisica Teorica presso la State University of New York at Stony Brook nel 1997, nel 2001 interrompe l’attività di ricercatore per dedicarsi a tempo pieno al Teatro, con un obiettivo preciso: avvicinare il Teatro alla Scienza. Scrivere per il Teatro pensando alle Scienze. Letteratura e Scienze. Italo Calvino in Le cosmicomiche ha percorso questa strada ma anche Brecht in Vita di Galileo e andando indietro nel tempo Lucrezio nel suo De rerum natura.

CHI TI HA ISPIRATO DI PIÙ?

Calvino con le sue Cosmicomiche è un ottimo esempio di come la letteratura e l'arte possano immergersi nella scienza e raccontarne le sue complessità e i suoi paradossi con un linguaggio coinvolgente, fresco, a volte sorprendente. Per me questa è la strada giusta. Non è però l'unica strada! Nel mondo scientifico ci sono divulgatori di altissimo livello che hanno esplorato i meccanismi di una divulgazione molto raffinata. I miei maestri assoluti sono Richard Feynman e Carl Sagan (che curiosamente hanno entrambi lavorato presso la Cornell University dove mi sono laureato). Il fisico e premio Nobel Feynman aveva un amore smisurato per tutto ciò che era mistero e ha dedicato al sua vita a risolvere alcuni fra gli enigmi più importanti della fisica. Allo stesso tempo però ha sentito l'urgenza di raccontare il suo amore per la vita e per la scienza attraverso libri, articoli, lezioni e tutto quello che gli permetteva di entrare in contatto con il grande pubblico. Feynman ha ispirato come pochi intere generazioni di giovani studenti e ricercatori che poi sono diventati ottimi scienziati e raffinati divulgatori. L'astrofisico Carl Sagan invece ha dedicato al sua vita a raccontare la meraviglia del nostro pianeta, questo “Pale Blue Dot” come lo chiamava lui, la nostra personalissima astronave che ci porta in giro per gli spazi siderali...

L’accoppiata scienza-letteratura (in questo caso teatro), riguarda il piano dei contenuti e dei linguaggi. CHE COSA HANNO IN COMUNE SCIENZA E TEATRO?

La scienza ci offre continuamente idee meravigliose da esplorare, si pensi per esempio ai paradossi della Meccanica Quantistica, ai problemi etici della ricerca genetica, all'orrore della chimica applicata alla guerra, alla meraviglia dell'astrofisica che ci racconta di pianeti lontani... La scienza ai suoi confini diventa filosofia altissima e quindi entra in diretto contatto con l'animo umano. A volte questo contatto è devastante. Questo è anche il territorio del teatro. Questo è quello che esploro con le mie produzioni. Ecco dove si incontrano queste due discipline che per me sono straordinariamente simili. Un buon ricercatore scientifico è anche quella persona che capisce il valore universale del suo lavoro, l'impatto che ha con la nostra vita e la nostra coscienza. Lo stesso si può dire per un buon teatrante!

SCIENZIATI E DRAMMATURGHI: LA FANTASIA E L’ASPETTO LUDICO GIOCANO UN RUOLO IMPORTANTE PER ENTRAMBI. SEI D’ACCORDO?

Certo! Nel mio lavoro in scena così come nei miei workshop io insisto moltissimo su quello che è l'atteggiamento “ludico” che ogni uno di noi dovrebbe tenere nei confronti della vita! La fantasia, la curiosità, la meraviglia... l'atteggiamento che hanno i bambini di fronte alla scoperta. Il bambino piccolo getta gli oggetti giù dal tavolo per vedere “che effetto che fa” e all'occhio dell'adulto questo può sembrare assurdo, ma per il bambino questo gioco è scoperta... è l'embrione di una consapevolezza profonda che si sta sviluppando. Scienziati e drammaturghi sono come i bambini, devono inseguire utopie, devono esplorare territori sconosciuti e senza fantasia e gioco questo è praticamente impossibile!

COME SEI RIUSCITO A LAVORARE SUL TESTO SENZA CADERE NELLA LEZIONE ACCADEMICA?

Ho inseguito il lato umano della scienza, quello che più si avvicina al teatro. Ho cercato di raccontare una storia universale. Dedico veramente tanto tempo alla costruzione drammaturgica dei miei testi proprio perché ho visto troppo “teatroscienza” dove l'accento è pesantemente spostato sulla scienza e troppo poco sulla questione umana. Troppe volte vediamo una serie di interessanti esperimenti o idee scientifiche messe in scena come se queste fossero interessanti di per sé, ma a mio parere questo è sbagliato. L'interesse nasce quando capiamo come queste idee ci condizionano, ci trasformano, ci impongono delle scelte.

QUALE REGISTRO STILISTICO HAI SEGUITO NELLA SCRITTURA DRAMMATURGICA?

Il progetto Jet Propulsion Theatre che curo da diversi anni in collaborazione con il Laboratorio di Comunicazione delle Scienze Fisiche dell'Università degli Studi di Trento ha all'attivo tre produzioni teatrali: Il Principio dell'Incertezza, Torno indietro e uccido il Nonno e l'ultimo Pale Blue Dot. Sono tre spettacoli molto diversi: il Principio tratta la meccanica quantistica ed è una confessione, un racconto drammatico che io faccio al pubblico e con il pubblico con la complicità del musicista Enrico Merlin che condivide con me la scena. Il Nonno è un gioco di clownerie che porto in scena con lo strepitoso Roberto Abbiati, io sono il nonno e lui è il nipote e disquisiamo di relatività e cosmologia, mentre l'ultimo nato, Pale Blue Dot, tratta il tema dei cambiamenti climatici e la tutela dell'ambiente ed è costruito come un vero e proprio monologo teatrale sulla scia stilistica dell'Ultimo nastro di Krapp di Beckett. La ricerca che porto avanti mi spinge a non fossilizzarmi su una unica tipologia di registro teatrale, ma di esplorare i linguaggi a seconda delle tematiche che voglio trattare. Per chi fosse curioso di seguire il nostro percorso segnalo il sito www.jetpropulsiontheatre.com.

COME HAI UTILIZZATO I METODI E I LINGUAGGI DELLA SCIENZA, COME SEI RIUSCITO TRADURLI IN DRAMMATURGIA?

Credo che la forza del mio lavoro sia questa doppia anima che mi contraddistingue da una parte scienziato, ex ricercatore di fisica e dall'altra attore e drammaturgo. Questa è una dimensione per molti versi unica sul panorama nazionale (e anche internazionale) e mi permette di avere una forte consapevolezza di entrambi i linguaggi. Unirli e tradurli in drammaturgia è un passaggio per molti versi naturale che inseguo con gioia.

Il Principio dell'Incertezza nasce all'interno del progetto JET PROPULSION THEATRE (JPT) - Laboratorio Permanente della formazione e della divulgazione scientifica; (www.jetpropusiontheatre.com) un contenitore di idee e progetti ideato e coordinato da te con la Compagnia Arditodesìo, il Teatro Portland di Trento e il Laboratorio di Comunicazione delle Scienze Fisiche dell'Università degli Studi di Trento. COME NASCE QUESTO PROGETTO? QUALI SINERGIE L’HANNO RESO POSSIBILI?

Da tanti anni orbitavo attorno all'idea di toccare la scienza attraverso il teatro, dai tempi dell'università quando i miei insegnanti di teatro (nei campus USA c'è la meravigliosa possibilità di seguire percorsi multidisciplinari e io ho studiato fisica e teatro contemporaneamente) mi spingevano ad esplorare la sinergia con la scienza. Ci ho messo degli anni a capire come fare, che strada seguire per non cadere nel banale, nel “già visto” e poi, circa 4 anni fa, conversando con il Professore Stefano Oss, direttore del con il Laboratorio di Comunicazione delle Scienze Fisiche dell'Università degli Studi di Trento abbiamo deciso che i tempi erano maturi. Ed ecco il Jet Propulsion Laboratory!

IL TESTO È ADATTO ANCHE ALLE SCUOLE , COME ACCOLGONO I RAGAZZI QUESTA PROPOSTA?

Come accolgono i ragazzi questa proposta? Molto bene!!! I giovani sono curiosi, vogliono capire, vogliono essere trattati con il giusto rispetto ed attenzione... sono molto intelligenti ed attenti alle tematiche che propongo perché ne capiscono l'importanza. Sono attenti al futuro! Sono affascinati dai concetti che vengono esposti. Il Principio dell'Incertezza così come le altre produzioni JPT sono pensate anche per le scuole superiori, per i ragazzi dai 15 anni in su. L'esperienza con le scuole è per noi fondamentale e fonte di grandissime soddisfazioni e la inseguiamo con energia.

PENSANDO SOPRATTUTTO A QUELLO CHE STA ACCADENDO OGGI NELLA POLITICA INTERNAZIONALE. COSA RAPPRESENTA PER TE LA CONOSCENZA SCIENTIFICA? CHE VALORE LE ASSEGNI?

Il modo di vedere il mondo che abbiamo sviluppato è il risultato di un enorme sforzo scientifico e lo sarà sempre di più nel futuro. Eppure la grande maggioranza di chi ci governa, non solo in Italia, ma nel mondo, ha competenze scientifiche molto rudimentali o semplicemente non ne ha! Come possono prendere decisioni “intelligenti” se non capiscono alcuni fra i meccanismi più delicati che ci governano? Il rischio è che si giochi ad una “roulette russa” basata, al meglio, sul buon senso e al peggio sulla sopraffazione e sul malinteso. Allo stesso tempo l'opinione pubblica che elegge questi governanti rischia di fare scelte scellerate perché l'opinione pubblica spesso non è padrona dei raffinati meccanismi della scienza. Basti pensare al dibattito enorme e fuori controllo e spesso ingiustificato sulle energie fossili e rinnovabili, sulla questione dei cambiamenti climatici, sulla genetica, la medicina, sui vaccini, sulla commistione di idee religiose con la pianificazione della vita sulla terra per il futuro della stessa! Per rispondere alla tua domanda quindi, io assegno alla conoscenza scientifica e soprattutto alla vera conoscenza del metodo scientifico, un enorme valore e credo che la Società abbia il dovere morale di istruire i suoi cittadini, soprattutto i più giovani, a capirne i meccanismi, come una volta si insegnava educazione civica (che peraltro va ancora insegnata, oggi più che mai!). Nel mio piccolo, con il Jet Propulsion Theatre io cerco di fare esattamente questo, e nel contempo creo anche una mia personale più profonda consapevolezza sia scientifica che civile, perché alla fine dei conti, la trasformazione tocca veramente tutti.

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