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Stanze

«Non toccare questa presa perché hai fatto già un guaio». Siamo nella cantina di Tommaso Guarino. Tommaso non vede bene, ha tre occhi...due come tutti noi e uno al centro del petto. Il terzo occhio gli ha permesso di vedere lo stesso, più in profondità. Gli ha permesso di scrivere per il teatro raccontando le vite degli altri, dei braccianti del Sud come in Faccia Scura, gli ha permesso di dipingere le donne che ha incontrato nel suo cammino - di asino - dice lui. «Sono un asino sono uno che non prende sul serio le cose sono uno che invece di studiare preferiva correre nei campi e arrampicarsi». Siamo nella cantina di Tommaso Guarino... Tommaso Guarino è nato a Milano dove vive e lavora. Ha

frequentato l’Accademia Rivoltella di Trieste, dopo gli studi, si è trasferito per un paio di anni a Parigi, dove ha completato la sua formazione presso atelier di vari artisti. Ha iniziato a esporre dagli anni Settanta fino a oggi con grande interesse di pubblico e di critica. In cantina ci sono i suoi quadri, le donne dei suoi quadri, le sue spose, e c’è lei Mariangela Granelli (attrice pluripremiata, l’abbiamo già ammirata in Materiali per Medea nella regia di Carmelo Rifici) che, con sguardi sognanti, racconta le storie dei quadri e delle donne di Tommaso. Racconta di una fornaia e dei suoi profumi e di un suo ventaglio, raffigurato anche in un quadro. Fragile eterea e forte dà vita ai ricordi di Tommaso Guarino. STANZE grazie al progetto curato da Tindaro Granata, apre le porte della sua casa e fa conoscere ad un pubblico più ampio il suo talento. Talento fatto di sguardi attraverso la pittura e di ricordi, una vita spesa ad aiutare gli altri. Tommaso racconta della sua scuola per immigrati fatta in casa. Accoglieva gruppi di dieci, quindici immigrati e gli insegnava a leggere e parlare in Italiano, Piccole ma necessarie frasi per chi lavora in fabbrica o sulle impalcature: pesi, misure, quantità...i libri? Pochi ma necessari, grammatica poesia e le locandine dei supermercati per comprendere meglio la vita quotidiana: quanto costa il pane, quali offerte mensili, dove comprare i fiori per la fidanzata. Tindaro Granata con delicatezza siede accanto a Tommaso Guarino e lo invita a raccontare a descrivere i luoghi della sua vita con la cura che contraddistingue ogni sua scelta teatrale, imbastisce una trama originale, fatta di musiche, immagini, parole. «Sono stato chiamato da una storia che è persona. Un uomo senza un occhio mi ha guardato con dolcezza. Ho visto donne magiche parlare in silenzio...».  L’azione si svolge in casa dell’artista, con un percorso che dal cortile conduce all’appartamento e alla cantina. Mariangela e Francesca Porrini (gioiosa nella parte della badante con buone doti affabulatorie) indossano gli abiti delle donne che Guarino ritrae nelle sue tele, enigmatiche figure dallo sguardo profondo e lontano... Alla domanda come vorrebbe essere descritto in una biografia Tommaso dice: «Vorrei essere ‘raccontato’ come un uomo umile, un uomo che vive d’arte, di pittura e di teatro, non serio. Ecco, un uomo d’arte non serio, ci sono artisti più seri di me» Tutto questo grazie anche a STANZE un progetto ideato e realizzato da Alberica Archinto e Rossella Tansini con la collaborazione di Teatro Alkaest sostenuto da SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e dal Comune di Milano – Assessorato alla Cultura. STANZE nasce dall’idea centrale e portante di sviluppare una più forte e capillare diffusione del teatro attraverso situazioni di estrema vicinanza tra chi recita e chi assiste. «Gli spettacoli, gli studi, le letture di testi inediti, le prove, le sperimentazioni, le performance si svolgono unicamente nelle case della gente, per un piccolo numero di spettatori che a propria volta decidono di mettersi in gioco, di lasciarsi “conta- giare”.» All’ingresso di ogni appartamento coinvolto nel gioco teatrale si trova ogni volta lo stesso cartello «Siete venuti qui per fare del teatro, ma ora dovete dirci: a che cosa serve?» (Bertolt Brecht, Discorso agli attori-operai danesi). A che cosa serve? Serve, serve...in questo caso si impara a vedere con il terzo occhio...quello che usiamo raramente, per pigrizia, per difesa, per paura...Quale? Quello che sta al centro del petto...ma non prendiamoci sul serio, direbbe Tommaso. Un po’ di leggerezza fa bene al cuore.

STANZE ESPERIENZE DI TEATRO D’APPARTAMENTO
LA MEMORIA CHE VEDI
testo e progetto di Tindaro Granata
Milano, 7 ottobre 2016

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