Pianoforte Vendesi

Una storia che si dipana sul filo della memoria e affonda in fascinazioni infantili. La notte dell'epifania di tanti anni fa quando in un minuscolo paesino sul lago di Como si usciva per strada ad aspettare i Re Magi. La popolazione tutta, adulti e bambini, vivi e morti. Già perché a Bellano la festa dei Magi è così sentita che anche i morti vogliono vedere che cosa succede. Ce ne parla Andrea Vitali, bellanese doc e autore di best sellers da tre milioni di copie. Ma in questo caso il libro in questione è diventato teatro. Pianoforte vendesi, nato come romanzo breve o racconto lungo (“In verità- dice Vitali- non ho mai ben capito la differenza”) è da circa due anni un dramma in forma di melologo che ha già

riscosso un certo successo, dopo il debutto ufficiale al Festivaletteratura di Mantova.
Diretto da Raffaele Latagliata e interpretato da Adriano Evangelisti, lo spettacolo è per la seconda volta nella capitale (lo scorso anno al Brancaccino e ora alla Cometa off dov'è in scena fino a domenica 13 novembre) continuando a riscuotere un bel successo di pubblico, che non è affatto cosa ovvia perché se è vero che l'autore ha il suo nutrito seguito di lettori, è vero altrettanto che i lettori medesimi nutrono spesso un bel po' di riserve in merito alle trasposizioni dalla narrativa alla scena.
Non ho letto il romanzo e non so se ci troviamo o meno di fronte a un adattamento fedele, ma quello che è certo è che l'autore si è sostanzialmente chiamato fuori lasciando carta bianca al regista e all'attore. E una libertà totale, dirà Evangelisti al termine della replica di domenica scorsa, è “cosa rara e rischiosa”.
Il lavoro così come si presenta in teatro non ha nulla di realistico ma mira a evocare personaggi e situazioni attraverso pochi gesti e pochi elementi significativi di arredo, che funzionano da addentellati agli snodi narrativi.
Primo tra tutti, il pianoforte del titolo, che qui è un strumento in miniatura.
Senza soffermarmi sulla trama che è bene lasciare alla curiosità dello spettatore, si sappia che è una storia che ruota intorno alle vicissitudini di un piccolo furfante di provincia che vorrebbe approfittare della folla distratta dai festeggiamenti per rubacchiare qua e là, contando sulle sue mani dalle dita lunghe e affusolate che gli valgono il soprannome di 'pianista'.
Siamo alla prima coincidenza, il primo gradino di una flessione della realtà, che da quotidiana e ruspante si fa magica tutto d'un tratto. Basta un cartello appeso a un portone con su scritto 'Pianoforte vendesi' e subito un ladruncolo in cerca di fortuna appare una sorta di predestinato. Per via delle dita, ma non solo di quelle. Perché da quel momento è il realismo magico a orientare il percorso.
E lo orienta nella persona di una vecchia pianista proprietaria dello strumento in vendita, unico oggetto ancora presente in una casa spoglia di tutto, dove lei, rediviva non annunciata, esorta il nostro a suonare un valzer.
Noi spettatori non lo vediamo, ma lui, che prima di quel momento una tastiera non l'aveva mai sfiorata, si mette a suonare da consumato pianista. Ma noi vediamo soltanto le dita, lunghe e affusolate, che si agitano nel buio assoluto della scena.
Un momento questo che è molto piaciuto, una bella trovata della regia, che accompagna l'attore secondo una partitura precisa, fatta di appuntamenti fissi con la musica scritta ad hoc da Patrizio Maria D'Artista. Un melologo, appunto, in cui l'attore dà voce a tutti i personaggi evocati, regalando a ognuno una caratterizzazione distinta: il ristoratore burbero, il calzolaio che si ubriaca una volta all'anno e la di lui consorte, il brigadiere balbuziente, il maresciallo napoletano, e naturalmente la vecchia signora, grande burattinaia che muove le fila di questa amabile storia di provincia, avvolta nella nebbia e nel mistero di una notte.
Lo spettacolo è coprodotto da Fondazione Aida e ARS Creazione e Spettacolo.

PIANOFORTE VENDESI
dal romanzo omonimo di Andrea Vitali
Regia Raffaele Latagliata
con Adriano Evangelisti

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