Piccola Compagnia della Magnolia

PICCOLA COMPAGNIA DELLA MAGNOLIA
PRODUZIONI 2017-18

La Piccola Compagnia della Magnolia compie dal 2004 una rigorosa e appassionata indagine a cavallo tra codici teatrali e ricerca, affrontando con sguardo contemporaneo il proprio fare teatro, riappropriandosi dei classici o sperimentando scritture originali, inseguendo una sintesi tra ricerca formale e densità emotiva, in un dialogo aperto e diretto con il Pubblico. Dal 2014, oltre all'attività principale di creazione e circuitazione dei propri spettacoli in Italia e all’estero, Magnolia si occupa di programmazione e formazione teatrale con il Progetto Teatro Abitato presso il Teatro Comunale di Avigliana, centro di creazione degli spettacoli della Compagnia.

“ La nostra ricerca, lunga e difficile ma appassionante, cerca di negare al Teatro certi approcci cinematografici che non gli appartengono, recuperando ciò che gli compete per
convenzione: l’artificiosità di un momento rituale estraneo al quotidiano; un tempo “altro” in cui ci si riunisce – pubblico e attori – per cercare il vero nella finzione”.
Giorgia Cerruti

CREAZIONE 2018
MACBETH
Dall’opera di William Shakespeare
e da Macbeth - After Shakespeare di Heiner Muller
Elaborazione e regia
Giorgia Cerruti
Scenografia e luci
Lucio Diana
In scena
Davide Giglio
Cleonice Fecit
Ersilia Lombardo

dentro la mia Testa...
Con questa nuova creazione la Compagnia continua il proprio percorso di scavo e mani-
polazione attorno ai classici. Torniamo all’amato Shakespeare che sempre ci induce a
scoprire nuove frontiere nella nostra ricerca scenica. Macbeth oggi ci mette di fronte al li-
bero arbitrio, alla necessità di guardarci dentro e accettare che siamo le nostre scelte. Ma-
cbeth sta nei desideri, nell’inconfessato, risiede in noi con la stessa impellente evidenza di
un’esigenza materiale come il mangiare, il dormire. E bussa alla testa. Noi vogliamo guar-
darlo da vicino, grazie al lavoro di creazione dell’attore Davide Giglio - artista cofondatore
della Compagnia - e di due attrici della scena contemporanea: Cleonice Fecit, che da
tempo collabora con Magnolia, ed Ersilia Lombardo, che si avvicina per la prima volta alla
nostra ricerca; entrambe accomunate da un percorso lavorativo e formativo di artigianato
teatrale paziente e rigoroso. Con loro si cercherà di attraversare un’opera che solo a citar-
ne il nome fa tremare di soggezione e terrore; eppure non ci sembra che il tratto principale
di Macbeth sia il sangue che pur si sparge a fiumi, quanto piuttosto l’immaginazione.
La stregoneria apparentemente anacronistica che pervade l’opera è intensità allucinato-
ria nella testa di Macbeth. L’opera dipende dall’orrore delle sue fantasticherie, una lacuna
che si apre nella realtà. Con un gesto tremendo Shakespeare fa sì che noi siamo Ma-
cbeth, il quale lungi dall’essere un eroe cattivo soffre profondamente compiendo azioni
malvagie. Tutti noi possediamo in misura minore o maggiore un’immaginazione prolettica;
quella di Macbeth è assoluta.
E ancora, al pari di molte coppie felici, lui e Lady M. sono profondamente innamorati l’uno
dell’altra, e sono tutto fuorché due nemici, eppure in un attimo la loro parte migliore eva-
pora. Ma noi non siamo interessati alla colpa, al problema morale, bensì all’esuberanza,
alla sovrabbondanza di sangue ed energia, alle supreme implicazioni dell’immaginazione
di ogni essere umano, all’universale sublime negativo, alla Passione sezionata in sé e per
sé. Macbeth, come Achab con l’equipaggio del Pequod, è un distruttore del mondo. Leg-
gendo e rileggendo l’opera se ne viene divorati: è il tempo che innesca questa sensazio-
ne, un tempo a scadere che tutti percepiamo.
Ci sembra inestricabile nell’opera la distinzione tra morte, tempo e natura. Ecco, è questo che
angoscia l’uomo contemporaneo. E ci identifichiamo con Macbeth perché anche noi abbia-
mo l’impressione di violare quotidianamente la nostra natura.
La forza meravigliosa di quest’opera di Shakespeare sta nell’interiorizzazione radicale: Ma-
cbeth è il suo dramma più interiorizzato.
Questa sensazione ci accompagna nell’urgenza di mettere in scena il nostro Macbeth, cercando
di estrarvi una densità emotiva e un rigore formale cui sempre miriamo nei nostri lavori.

CREAZIONE 2017
ADAGIO NUREYEV
Progetto Bio_Grafie - 3° creazione
Suggestioni da
I Diari di Nijinsky, interviste confessioni e articoli di e su
Nureyev, Gli Amori di Psiche e Cupido-Jean de la Fontaine
Elaborazione
Giorgia Cerruti e Davide Giglio
Regia
Giorgia Cerruti
Scene-suono-luci
Giorgia Cerruti
In scena
Davide Giglio1 1

Con questo nuovo lavoro concludiamo il progetto Bio_Grafie avviatosi con ZELDA / Vita e
Morte di Zelda Fitzgerald e proseguito con 1983 BUTTERFLY. Ancora una volta veniamo stre-
gati da una persona che sublima in leggenda il proprio esistere, come se questa creatura
“volante” affettuosamente chiamata Rudy fosse sospinta in linea verticale ascensionale ad
un superamento del proprio esserci. Ci avviciniamo a Nureyev e immediatamente veniamo
sopraffatti da un sommo senso di fatica, oltre i limiti, e non si tratta solo del più diretto nesso
con la sua corporeità donata alle ferree leggi della danza classica; ci riferiamo anche e
forse in maniera più commossa alla fatica di comporre le tessere della propria vita man
mano che si dipana. Studiando l’eccezionale mole di materiale testuale e video dedicato
al danzatore, ma ancor più ascoltando le sue parole e leggendo le sue confessioni, ci avvi-
ciniamo ad un uomo che ha costruito e accolto con coscienza altissima, metodo e ostina-
to rigore la propria traiettoria: Nureyev ha fatto accadere le cose, in un vortice di curiosità,
fame insaziabile e ricerca della complessità, con una fede incrollabile nelle capacità terre-
ne dell’uomo. Ci sembra che Nureyev contenga in sé la stessa ricchezza, maestosità e o-
scura caoticità della tomba che ne accoglie il corpo e che fu progettata dello scenografo
Ezio Frigerio, il quale realizzò un kilim caucasico: un tipo di tappeto che il danzatore amava
molto e che presenta venti tonalità di rosso e d'oro.
Da questo tappeto partiremo concretamente, in quanto sarà l’unico preziosissimo elemen-
to scenico che ospiterà il lavoro attoriale di Davide Giglio, artista e co-fondatore della
Compagnia. Attraverseremo questa biografia con lo spirito e le parole di Nijinsky e dei suoi
Diari che saranno elemento fondamentale nel lavoro di composizione dello spettacolo, il
quale non racconterà una storia o una concatenazione come avvenne nelle precedenti
Bio_Grafie, ma si costruirà per addizione di segni sonori, visivi, testuali, sempre tentando di
condividere con lo spettatore un tempo liturgico, rituale.
In scena un corpo-voce crudo e carnale, estremo e carismatico, che si lascia abitare senza
infingimenti. La Compagnia si troverà a lavorare sul più grande danzatore del Novecento,
forse di sempre: nessun contrasto in questo, sarà il teatro che - con i mezzi che gli sono pro-
pri - attraverserà una vita, un’arte, un’epoca. Per evocare Nureyev bisognerà sgonfiare la
parola “miracolo”, pronunciarla senza enfasi o timori, per poi affermare che Rudy non riu-
sciva ma fuoriusciva in tutto, Rudy è stato il fenomeno miracoloso della danza e a tratti an-
che del costume del Novecento.
“Se rincorriamo solo la meta e non comprendiamo il pieno ed unico piacere di muoverci,
non comprendiamo la profonda essenza della vita, dove il significato è nel suo divenire e non
nell’apparire. Chi non conoscerà mai il piacere di entrare in una sala con delle sbarre di legno
e degli specchi, chi smette perché non ottiene risultati, chi ha sempre bisogno di stimoli per a-
mare o vivere, non è entrato nella profondità della vita, ed abbandonerà ogni qualvolta la
vita non gli regalerà ciò che lui desidera. È la legge dell’amore: si ama perché si sente il biso-
gno di farlo, non per ottenere qualcosa od essere ricambiati. “
Lettera alla danza, Rudolf Nureyev

CREAZIONE 2016
1983 BUTTERFLY
Progetto Bio_Grafie - 2° creazione
In coproduzione con
Festival delle Colline Torinesi – Creazione Contemporanea
Drammaturgia
Giorgia Cerruti,
con la collaborazione di Bernard Boursicot
Regia
Giorgia Cerruti
In scena
Davide Giglio e Giorgia Cerruti
Assistente alla regia
Cleonice Fecit
Luci - Video - Scene
Lucio Diana
Costumi
Atelier Pcm, Gaia Paciello, sartoria Donato
Parrucche
Mario Audello

un uomo che ha amato una donna creata da un uomo
“Per avvicinarci al lavoro dovremo abbassare la soglia della c osiddetta “sospensione dell'incredulità”.
Lo spettacolo prosegue il tema caro alla Compagnia della mortalità dell’amore, intrec-
ciando questioni di identità sessuale e accettazione, prendendo a prestito una nota storia
di cronaca del XX secolo e aprendola verso orizzonti universali. La cronaca diventa qui una
sorta di epopea classica. La menzogna, la dissimulazione, fanno parte di questa storia,
quasi che lo sfondo fosse un romanzo di spionaggio e non una storia d’amore. Il soggetto
originale è l’incredibile storia d’amore tra il diplomatico-spia bretone Bernard Boursicot
(che vive da anni in una casa di riposo a Rennes e che ha collaborato con la Compagnia
alla drammaturgia, condividendo ricordi e presenze dal passato) e l’artista d’ Opera cine-
se Shi Pei Pu. Una vicenda oscura, che ha sedotto pittori, scrittori e cineasti tra i quali Cro-
nenberg che realizzò la pellicola M. Butterfly.
La vicenda, che intreccia amore - politica - spionaggio - sessualità - identità di genere e
che a tratti si congiunge all’opera di Puccini con inquietante accidentalità, ha attraversato
vent’anni di storia tra Occidente e Oriente, culminando nel 1983 in un processo fiume che
ha scandalizzato il mondo rivelando la parabola di un uomo che “ha amato per vent’anni
una donna creata da un uomo”. Il teatro si interroga su questa vicenda, chiedendosi co-
me può la "finzione" parlare di questi amori, all’epoca vietati, senza precipitare nel pathos,
nel mero racconto biografico o in un naturalismo di cattivo gusto. Non è stato il richiamo
dell’opera di Puccini a sollecitarci, bensì l’incompiutezza e l’ambigua ingenuità della storia
umana della coppia che abbiamo tentato di affrancare dai limiti spazio/temporali delle
fonti. Ora vogliamo raccontare il desiderio, così puro, perché è quello che ci rende vivi.
La sera del debutto , il 17 giugno 2016 Bernard Boursicot era presente in sala.

CREAZIONE 2014/15
ZELDA
Vita e Morte di Zelda Fitzgerald
Progetto Bio_Grafie - 1° creazione
Drammaturgia
Giorgia Cerruti
Regia
Davide Giglio e Giorgia Cerruti
In scena
Giorgia Cerruti
Non voglio che tu mi veda diventare vecchia e brutta. Meglio sarebbe morire entrambi appena compiuti i trent’anni.
Zelda Fitzgerald

Zelda Sayre Fitzgerald: artista eccentrica poliedrica, moglie dello scrittore Francis Scott Fitzgerald.
Autrice nel 1932 del meraviglioso romanzo autobiografico “Lasciami l'ultimo valzer”. Morì all'età di
quarantotto anni in circostanze oscure nell'incendio dell'ospedale psichiatrico in cui era ricoverata
a causa della sua instabilità mentale dovuta ad una grave forma di schizofrenia. Una donna dagli
atteggiamenti anticonvenzionali e spregiudicati considerata una proto-femminista.
Zelda e Fitzgerald, uniti da una straziante e struggente storia d’amore, sono stati un'icona
della nuova Età del jazz in America e successivamente sono diventati negli anni ’20 un mo-
dello per l’Europa, attraversata dalla coppia durante i lunghi ed estenuanti ricoveri di Zel-
da. Sull'ultimo giaciglio dell’artista, sola e convalescente per congestione d'idee in un letto
di un oscuro ospedale psichiatrico della provincia americana, si ripropongono le parole di
una Zelda già in attesa della morte otto anni dopo il compagno. E da sotto il lenzuolo ven-
gono estratti come rigurgiti dell'anima i simboli di una vita: un pegno d'amore di Scott, car-
te, lettere, giornali, fotografie.
Al pari della Winnie beckettiana, Zelda sopravvive in un atollo di detriti di vita, tenacemen-
te spolverati per inseguire l’ombra di un’ipotetica felicità: entrambe metafora di un mondo
che le ha partorite e che ora le inghiotte. E poco importa è che quel mondo sia specchio
del banale o del sublime quotidiano: un solo brivido di felicità, qualunque esso sia, vale
l’intero arco di un’esistenza.
Con questo lavoro Piccola Compagnia della Magnolia approfondisce ulteriormente la pro-
pria ricerca teatrale nella sintesi tra ricerca formale e densità emotiva, affidando alla figura
emblematica di Zelda la metafora di un’inesausta ricerca del sublime. Un lavoro intimo,
poetico e vivo, avvolto da un nauseabondo odore di rose rosa.

CREAZIONE 2014
ATRIDI Metamorfosi del Rito
Progetto Il Viaggio degli Atridi
In coproduzione con Europe&Cies/Festival Printemps d’Europe-Lyon
e Festival Benevento Città Spettacolo
Contributi da
Hofmannsthal, Yourcenar, Eschilo, Maraini, Manfridi, Sartre, Pasolini
Elaborazione e regia
Giorgia Cerruti
In scena
Davide Giglio, Giorgia Cerruti, Camilla
Sandri, Ksenija Martonivic, Matteo Rocchi
Audio - suono Carlo Girardi
Luci Riccardo Polignieri
Realizzazione scene e costumi Atelier Pcm - Gaia Paciello
Con il contributo della Città di Torino e della Provincia di Torino e
con il sostegno di Sistema Teatro Torino e Provincia, in collaborazio-
ne con Circuito Piemonte dal Vivo e in partenariato con Alliance Française.

Piccola Compagnia della Magnolia riporta il teatro alla sua natura rituale esplorando con
sguardo contemporaneo il mito della dinastia greca di Agamennone.
Atridi è una storia d’amore, grande quanto l’umanità. Lo spettacolo è un’indagine sulla
mortalità dell’amore che attraversa i nodi fondamentali della dolente storia degli Atridi: il
sacrificio di Ifigenia, l’omicidio di Agamennone per mano di Clitemnestra, l’odio custodito
da Elettra, il desiderio di vendetta di Oreste.
Con questo nuovo lavoro abbiamo voluto illuminare la trama dei rapporti familiari
nell’attimo esatto in cui degenerano, collassano, trasformando la forza proficua
dell’amore in passione incontrollata.
Atridi si interroga sul limite che separa Eros dai legami di sangue. Ci pare che i fatti acca-
duti agli Atridi possano rivelare il dramma di tutti, con una temperatura vitale che allerta la
coscienza personale e collettiva. Abbiamo scelto di immergere questa storia in atmosfere
nitide e sospese in un cortocircuito di linguaggi e di tempi. Intensificando una personale
ricerca teatrale sull’antinaturalismo, Magnolia prosegue anche qui l’indagine etica ed e-
stetica sulla verità nella finzione, dichiarando una teatralità ostinatamente tesa a veicolare
un senso attraverso l’emozione.
“Quando entri da straniero in una famiglia, in un clan, percepisci sempre un magma di tra-
scorsi, cose non dette, vissuti, silenzi rumorosi: così abbiamo attraversato la famiglia degli
Atridi come degli intrusi, che mai sarebbero riusciti a percepire fino in fondo l’enorme
massa di vita, passato, amore, dolore che li univa; proprio quel troppo così sfuggente ci
ha affascinati e così ve lo restituiamo.“
Giorgia Cerruti

CREAZIONE 2009
HAMM-LET
Studio sulla Voracità
Trilogia dell’Individuo - 1° creazione
Da Shakespeare, Laforgue, Muller, Pasi, Moscato
Musiche di Nyman, Armstrong, Morin, Transiberian Orchestra, Porti-
shead, Rita Pavone, Mia Martini
In scena Giorgia Cerruti , Federica Carra, Davide Giglio
Elaborazione e regia Giorgia Cerruti
Realizzazione scene e costumi
Claudia Martore, Alessandro Di Blasi – Atelier PCM
Disegno luci
Riccardo Polignieri
Effetti sonori
G.u.p. Alcaro
Spettacolo realizzato con il sostegno di Sistema Teatro Torino e Pro-
vincia, in collaborazione con Théâtre Durance / Scène Convention-
née (France) e Corte Ospitale di Rubiera.

La tragedia shakespeariana del principe Amleto è la storia del Teatro per eccellenza,
l’opera teatrale che più d’ogni altra è universalmente conosciuta.
Tanti sono i problemi che si dibattono nell’Amleto: la politica, la violenza e la morale, l' ince-
sto, la gelosia, la disputa tra pensiero e azione, il senso della vita; è una tragedia d’amore,
una tragedia familiare, nazionale, filosofica, escatologica, metafisica, una grande carnefi-
cina, nonché uno sconvolgente studio psicologico. Non basterebbe una vita per lavorare
su questo prezioso materiale!
Noi abbiamo scelto un’angolazione precisa da cui esplorare Amleto: l’uomo Amleto e
l’Amore. Con un obiettivo primario nella nostra ricerca: rendere il lavoro il più shakespearia-
no e al tempo stesso il più contemporaneo possibile, come suggerisce Jan Kott nel suo stra-
ordinario saggio “Shakespeare nostro contemporaneo”. E così nella nostra riscrittura Shake-
speare si accompagna ad altri autori che a loro volta sono stati stregati dal principe dane-
se giungendo a dedicargli pagine di rara intensità.
Hamm-Let ....hamm....l’uomo da mangiare...e poi la mamma Gertrude - complice
dell’assassinio del padre di Amleto e moglie del fratello del re defunto - e l’amata Ofelia
che è troppo pura e fragile per questa vita; ad unire queste anime c’è il sentimento
dell’Amore quando oscilla tra le pulsazioni dell’innamoramento e il vizio della possessione.
Una madre ingombrante, l’agonia di chi è abbandonato, la gelosia bruciante e un uomo-
Amleto che è l’Umanità intera nella sua fragilità di esistere.
Hamm-Let/Studio sulla Voracità diventa così uno spettacolo sull’ Amore quando l’Amore è corte-
se, spietato, vorace, quando è agli inizi e sembra per tutta la vita ma poi un tradimento arriva a
negarne l’esistenza, quando l’Amore diventa sfrenata ed incestuosa lussuria, quando si ride
d’amore e ci si sente immortali, quando Amleto è il frutto della Donna e dalla donna è divorato,
quando non si dovrebbe mai parlare d’amore perché le parole tradiscono e l’intelletto cristalliz-
za il nostro umano sentire in maniera ineluttabile.

Piccola Compagnia della Magnolia
Direzione Giorgia Cerruti
Compagnia sostenuta dalla Regione Piemonte
ai sensi della L.R. 68 – art.6
Sede legale Via Cenischia 50/7 – 10139 Torino
Sede operativa Teatro Fassino,
Via IV Novembre 19, Avigliana(To)
C.F. e P.IVA 08857980018
CONTATTI
www.piccolamagnolia.it
+39 011 0446158 – +39 348 8442070
Organizzazione
Alessandra Di Tommaso
+39 3450968658
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Distribuzione per l’Italia e l’estero:
Giulia Randone
Cel. +39 333 1054547
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Distribuzione per la Francia:
Christian Le Blanc
PICCOLA COMPAGNIA DELLA MAGNOLIA
& COMPAGNIA PIPPO DELBONO
Cel. +33 662 486 598
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Email