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Raccontare qualcuno o qualcosa attraverso la rappresentazione della sua assenza è difficile e complicato ma anche assai affascinante. È questo il modo figurativamente raffinato che il giovane regista genovese Fabio Giovinazzo ha scelto per ricordare con questo suo breve film il poeta e drammaturgo Edoardo Sanguineti. Le immagini si dipanano e brevemente indugiano suoi luoghi della città che Sanguineti frequentava e percorreva e sulle persone che lo conobbero e frequentarono all’Università o che, come la brava Ottavia Fusco, interpretarono alcune delle sue drammaturgie migliori a Genova o in giro per i teatri d’Italia. Ne nasce una sorta di calco dell’essere di Sanguineti in queste contrade e

insieme quasi l’immagine di un lascito che sembra sfuggire, incompreso, nelle continue dissolvenze e nella persistente alternanza tra luce e oscurità che per un attimo porta alla ribalta e poi inghiotte i suoi protagonisti silenziosi.
Un lavoro cinematograficamente valido che mostra le già buone capacità tecniche del suo autore e una sensibilità artistica ancora in maturazione ma percepibile. Soprattutto però è l’oggetto o meglio il soggetto di questo film, l’assente Edoardo Sanguineti, che ci fanno ricordare il suo essere talmente dentro alla realtà da quasi identificarsi nelle sue dinamiche liriche, psicologiche o politiche che fossero.
Come l’enigma del titolo, che è quello di una sua poesia, un enigma che ci palesa la difficoltà che ancora ha la sua città di darsi pienamente ragione del suo insegnamento e dare il giusto merito a chi quell’insegnamento ha donato. A partire dall’Università che pure il film ha prodotto e poi a scendere le Istituzioni Teatrali.
Una occasione importante per ricordarcelo, al Museo Biblioteca dell’Attore di Genova in proiezione pubblica mercoledì 18 gennaio.

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