Vizio di famiglia

Uno sguardo grottesco, critico, all’istituzione famiglia: gabbia, approdo pseudo felice ed ossessione che, quasi sempre, coinvolge, illude, appaga, soddisfa, delude e che rappresenta, per i più, uno dei più reconditi desideri. Proprio sulla famiglia, sui mille modi di desiderarla, di formarla, usando la chiave ironica e del paradosso, è incentrata la pièce di Edoardo Erba, tra i più interessanti drammaturghi attuali, “Vizio di famiglia” in scena al “Verga” di Catania, produzione del Teatro Stabile etneo, per la regia di Saro Minardi. La commedia in due atti, per la durata di circa due ore, si avvale delle scene moderne ed accattivanti di Salvo Manciagli, dei costumi di Riccardo Cappello e del gioco

luci di Salvo Orlando ed in scena si muovono cinque brillanti interpreti che sanno dare il giusto ritmo all’esilarante e grottesca storia narrata dall’autore.
La vicenda inizia con una donna matura, Annalisa, che, animata dal forte desiderio (come tanti, ieri come oggi) di crearsi una famiglia, in un “Family Tour” accetta la proposta di un agente imbonitore che le offre un pacchetto allettante con famiglia già pronta e completa di marito, figli, suocera e governante tuttofare. La società del consumismo oggi offre tutto, basta spendere e la famiglia “all inclusive” è noleggiata, il contratto è già firmato. Ben presto, però, la povera Annalisa si renderà conto che non ha affittato la famiglia che sognava e dovrà così adattarsi ad un marito inconcludente, indifferente ed infedele, ad una strana suocera, a due figli di colore sempre assenti e ad una babysitter bella e tuttofare. La protagonista è spiazzata, vorrebbe tornare indietro, ma il contratto non permette ripensamenti. Intanto gli anni passano e le sorprese, specie alla fine, non mancano…
Sulla scena un cast all’altezza con un convincente Pietro Montandon nei panni del particolare e scombinato marito, Concita Vasquez è la povera Annalisa, mentre Filippo Brazzaventre è l’inquietante agente-venditore di famiglie su misura, Elisabetta Alma l’irrequieta suocera ed Eleonora Sicurella ricopre il ruolo della moderna e giovane babysytter.
Testo grottesco, a tratti inquietante, che fa riflettere, tra ironia e comicità, sul desiderio-bisogno di costruirsi il nido-trappola familiare, fonte infinita di gioie e dolori, ansie e indifferenze. I protagonisti della storia fanno emergere i limiti, i vizi - dettati dall’usura dei sentimenti e dei legami di sangue -, i cinici egoismi che si sviluppano proprio nel nucleo familiare di oggi che diventa, quindi, una trappola da cui si fa di tutto per fuggire.
Moderna, scorrevole e brillante (con un finale in musica, grazie al brano anni Settanta degli Abba, “Dancing Queen,” che vede in primo piano tutti i protagonisti) la regia di Saro Minardi, ben congegnate le scene di Salvo Manciagli, per un testo e per una messinscena, che sottolineano, evidenziano le nostre insicurezze, le nostre fissazioni ed egoismi che spesso trovano facile sfogo e realizzazione in quel tanto agognato nucleo familiare. Ma la famiglia può continuare ad essere, ai nostri giorni, quell’ancora di salvezza a cui si aggrappa la maggioranza del genere umano? Questo il grande ed intrigante interrogativo che pongono l’autore e lo spettacolo al pubblico in sala. E lo spettatore, sorpreso, incuriosito dall’evolversi della vicenda e dai particolari, in alcuni frangenti anche duri - ma sempre attuali -della storia, sorride e riflette su quanto osservato ed ascoltato ed alla fine applaude convinto.

Vizio di famiglia
di Edoardo Erba
Regia di Saro Minardi
Con Pietro Montandon, Concita Vasquez, Filippo Brazzaventre, Elisabetta Alma, Eleonora Sicurella
Scene di Salvo Manciagli
Costumi di Riccardo Cappello
Luci di Salvo Orlando
Stagione di prosa 2016-2017 Teatro Stabile di Catania
Produzione Teatro Stabile di Catania - Teatro Verga, 3 - 12 febbraio 2017

Foto di Antonio Parrinello

Email

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna