Intervista a Elio Gimbo

“La Compagnia Fabbricateatro compie 25 anni e mentre i teatri a Catania chiudono noi, al contrario, apriamo la nuova sala Giuseppe Di Martino, in via Caronda 82-84”.
A parlare è Elio Gimbo, attore, regista catanese e fondatore del gruppo Fabbricateatro che  in occasione dell’apertura, il 9 Marzo, del nuovo spazio e residenza artistica della compagnia, racconta del suo gruppo e del nuovo spettacolo “Il Principe”. “La nostra sala di via Caronda, a Catania, - spiega Gimbo - rappresenta uno strumento di precisione grazie al quale l’acciaio liquido del teatro e il bronzo fuso del pensiero ci consentono di procedere ad una rigorosa analisi intima, uno spazio dove l’immateriale diventi materia

reale, per noi e per chi ne senta il bisogno. Sarà un'oasi per tutti coloro che amano il teatro come esperienza estetica e civile. Il nostro centro teatrale ha una sala al chiuso e una all'aperto dove comporremo e presenteremo alla città le nostre produzioni. Tecnicamente la sala è volutamente priva di strutture fisse atte a designare gli spazi di scena e platea, può accogliere sia spettacoli a pianta centrale che a visione frontale. I posti a sedere variano da un minimo di 25 ad un massimo di 45 grazie ad un sistema di praticabili e panche che consentono in poco tempo di ricreare lo spazio della sala. Contiamo di poter avviare un proficuo dibattito sulla cultura e dove fare incontrare gli esponenti della politica e delle istituzioni ed insieme costruire qualcosa”.

Ci parli della Compagnia Fabbricateatro…
“Il gruppo è nato nel 1992 con il principale scopo di rinnovare le pratiche del teatro contemporaneo catanese sull’onda del movimento siciliano antimafia, per volontà di Elena Fava, Giacinto Ferro, il sottoscritto Elio Gimbo - che ne è ancora il regista e direttore artistico - Cinzia Finocchiaro, Cinzia Caminiti, Bruno Torrisi, Domenico Gennaro, Marco Marano, Giusi Gizzo. Nel corso dei primi 25 anni di esistenza la compagnia è stata veicolo di innovazioni tecniche grazie anche a rapporti di intensa collaborazione con altre  importanti realtà teatrali di gruppo: gli allestimenti attori e pupi condotti con la Marionettistica fratelli Napoli, la collaborazione con il Living theatre di New York, i progetti di “correzione teatrale dello spazio urbano” come il teatro di paglia estivo, il Carro di Tespi e Shakespeare al Castello, i progetti di promozione e diffusione della cultura teatrale con la facoltà di Lettere quali TEATRIDEUROPA. Fabbricateatro ha sempre perseguito, soprattutto, il modello organizzativo del teatro di gruppo, per cui il lavoro teatrale è affidato ad un gruppo di lavoro stabile che al proprio interno costruisce una realtà organizzata quanto più possibile autonoma ed incisiva nelle scelte poetiche. Oggi i suoi componenti stabili sono Daniele Scalia, Elio Gimbo, Sabrina Tellico, Pietro Lo Certo, Antonio Caruso, Antonio Starrantino, Elvio Amaniera”.

Cosa significa oggi fare teatro?
“Fare teatro certamente protegge dalla noia ma è da questa che a nostra volta dobbiamo proteggere gli spettatori viventi, sapendo che è il debito ereditato dal teatro del recente passato. La noia è pensare senza pensieri, provare stanchezza nel pensare; sentire senza che si senta, provare angoscia nel sentire; volere senza che si voglia, provare la nausea del non volere. Alziamo il ponte levatoio del castello della nostra anima e fra essa e le terre intorno resta solo il potere di guardarle senza poterle percorrere, un isolamento di noi in noi stessi dove ciò che ci separa è stagnante come la nostra anima: acqua sporca che circonda la nostra rinuncia a capire; la noia è la desolazione del bambino dentro di noi a cui non abbiamo regalato nessun giocattolo divino, il demone a cui cerca di sfuggire lo spettatore vivente; non prova noia chi ha un dio, la noia è la mancanza di una mitologia.
Il naufragio della città fin qui è accaduto senza una vera tempesta, in un mare in cui i nostri piedi toccano il fondo, possiamo farcela a tornare a riva, ma abbiamo paura di farlo”.

L’inaugurazione della nuova sala coincide con la rappresentazione del vostro nuovo lavoro, “Il Principe”, da Niccolò Machiavelli…

“L’ultima creazione originale di Fabbricateatro è “Il Principe”, una libera riflessione, da me diretta e condotta con i mezzi del teatro, sull’omonimo trattato di Niccolò Machiavelli. Lo spettacolo prosegue una linea inaugurata con il precedente “Discorso su noi italiani” tendente a creare spettacoli di estrema teatralità che attraversino le principali inquietudini collettive contemporanee dotandole di testi della letteratura italiana dichiaratamente antiteatrali.
Il “Principe” consolida la visione dei possibili rapporti fra teatro e letteratura italiana, e nell’amoralità del testo si muove il montaggio delle azioni, accostandogli le nostre inquietudini di italiani contemporanei. Stavolta troviamo sulla scena il tradizionale nucleo primario della società italiana, la famiglia: padre, madre, figlio e nell’azione scenica sviluppano un percorso simbolico delle tradizionali trasmissioni familistiche del Potere italiano nel senso più contemporaneo possibile. Nel nostro spettacolo, con tre personaggi in scena (Sabrina Tellico, Daniele Scalia ed Antonio Starrantino, il lavoro sul testo trasforma la tecnica di scrittura in una dialettica teatrale tra battute e azioni in grado di animare i personaggi in un gioco scenico ispirato dalla più scottante contemporaneità”.

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