Io non sono quel che sono

Il teatro non è cosa per abitudinari. Niente nella storia dell’umanità per essere cambiato tanto quanto il teatro, dai sacri misteri greci fino ai minimalismi intellettualistici contemporanei. Eppure è ancora se stesso, riconoscibile e inevitabile, fatto di autori, attori, testi e pubblico. La sua natura multiforme ma costante forse trova elemento rigenerante nella capacità di contaminazione. E’ un continuo matrimonio ora con il mito, ora con la letteratura, ora con altre forme espressive come la danza, la performance, la musica. E ora con la Psicologia. Niente di nuovo sotto il cielo, verrebbe da pensare, visto che il teatro antico era già anch’esso psicologia collettiva, sovrabbondante di figure psicanalitiche potenti che si proponevano di mondare l’animo collettivo con depurativa catarsi. Duemila anni dopo lo chiamiamo “Infodrama”, «una nuova forma scenica in cui il teatro dialoga con la

psicologia», spiegano gli inventori. Niente di nuovo? In realtà moltissimo di nuovo. E di utile. Già interessante è il mix di personalità che sono dietro a questo linguaggio. L’ideatore Jacopo Boschini è regista teatrale ma anche counselor e formatore in educazione emotiva; poi c’è Valerie Elisabeth Moretti, psicopedagogista, un pubblicitario e creativo, Massimo Gnocchi, che operano con un attore, Stefano Panzeri, nell’ambito di una compagnia teatrale comasca nata più di dieci anni fa, AttivaMente.
Questa convergenza di storie culturali diverse ha fatto nascere Infodrama, un viaggio in Otello e uno in Macbeth. Scordatevi le riletture, le contaminazioni, le riscritture, le frantumazioni narrative. Niente di tutto questo teatro dei nostri tempi. “Io non sono quel che sono” è la storia di Otello passata ai raggi X, una seduta psicanalitica in cui Otello e Desdemona mostrano le pieghe della propria anima e si lasciano comprendere, così simili a noi. Un po’ lezione, un po’ lettura di scena, qualche incursione nel teatro delle marionette e nell’istallazione, giochi e lazzi col pubblico per trasformare una pseudo conferenza in un momento di psicologia di gruppo.
Sbarcato a Milano in una serata conoscitiva per operatori del settore, è la tappa finale di un più ampio progetto intitolato “Questo nostro amore”, realizzato nella Provincia di Como nel biennio 2015/2016 con il sostegno di Control, per affrontare il tema delicato della violenza nei rapporti di genere, sensibilizzando e facendo prevenzione. Il 10 aprile sarà al Teatro Bellini di Napoli, mentre già il prossimo 23 marzo seguirà “Macbeth. Di furia, rumore e di nulla”, in scena al Teatro Sociale di Como.
Che resterà di tutta questa lodevole riflessione sul linguaggio del teatro? Storcerà il naso il purista del recitare, aggrotterà la fronte l’erudito shakespeariano, si irrigidirà il critico teatrale col parruccone. Il segno si lascia se si persevera e si matura nel cambiamento, e la strada sembra ben segnata. Superati i fardelli che portano con sé ciascuno dei linguaggi contaminati in Infodrama – lo stile didattico per la conferenza, certo psico-linguaggio spicciolo per la psicologia, certi ovvi riferimenti al Teatro più tradizionale – sembra sia nato qualcosa di nuovo sotto il sole. Si richiede insistenza, continua sperimentazione e scrittura, voglia di farsi conoscere a nuovi pubblici. Da tenere d’occhio!




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