Peter Pan guarda sotto le gonne

Un tema spinoso, non c’è che dire. Se ne parla poco e, nella maggior parte dei casi, molto male sia per i modi sia per il linguaggio inadatto, irrispettoso. A teatro, poi, lo si affronta ancora meno. Greta Cappelletti e Livia Ferracchiati (che è anche la regista) hanno prodotto “Peter Pan guarda sotto le gonne” – in scena fino al 19 marzo al Teatro Elfo Puccini di Milano, corso Buenos Aires 33 -  che costituisce il primo capitolo di una trilogia in via di costruzione tutta dedicata al tema della transessualità. Peter ha 11 anni, «non è esattamente una femmina, ma precisamente un maschio» e in comune con l’altro Peter, Peter Pan, ha l’irrefrenabile desiderio di non crescere. Per le persone transessuali è questa l’età più

drammatica, quella in cui si rendono conto che quel corpo non corrisponde con la propria percezione di sé e della propria sessualità. E così sulla soglia del dramma interiore nasce quel metafisico e poeticissimo ardore di non crescere, di restare in un mondo di giochi infantili.
La storia, tratta dalle esperienze di FtoM, ossia persone di sesso femminile che percepiscono il proprio genere come maschile, è una delicata planata al ritmo dei Pink Floyd sulla vicenda del nostro Peter, in un corpo di bionda ragazzina che ama giocare a pallone e si innamora della coetanea ribella Wendy. Tanti quadretti di consapevolezza di sé, tra fantasie, frasi di genitori che – come è ahimé tipico in queste situazioni – difficilmente sanno dire la cosa giusta al momento giusto, slanci di scoperta e prime esperienze. Di tanto in tanto irrompe in scena Tinker Bell, la rattoppa campane, la fata senza bacchetta magica che fatica a contenere più di una emozione alla volta, che sbotta, urla e traffica col pubblico. Questa ventata di riso sopra le righe riequilibra la storia di Peter, quasi un contrappunto anti-patetico dall’effetto straniante che introduce il sorriso e l’empatia su uno sfondo narrativo compatto. E’ anche il momento della riflessione, della digestione di ciò che si è appena visto accadere, quasi il senso comune che si confronta con queste esistenza così complesse.
Linda Caridi, Luciano Ariel Lanza, Chiara Leoncini, Alice Raffaelli (ma ci sono anche le voci di Ferdinando Bruni e Mariangela Granelli) sanno recitare con una spiccata naturalezza, quasi ad impersonare se stessi più che un personaggio irreale. E’ questa la nuova generazione di attori sfornati dalla Scuola di Recitazione “Paolo Grassi” di Milano, sempre meno abbarbicati nel pathos teatrale dai toni aulici o stralunati, ma portatori di quel modus misurato, quotidiano, antifrastico.
La compagnia The Baby Walk nasce intorno al progetto Trilogia sulla transessualità. I tre spettacoli della Trilogia si propongono di raccontare diversi aspetti del disagio di vivere in un corpo che non è percepito come proprio. “Peter Pan guarda sotto le gonne” è stato semifinalista al Premio Scenario e tra i vincitori del Premio Giovani Realtà del Teatro.

Foto Lucia Menegazzo

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