Taccuino londinese (23)

Questo “non è posto per una donna”, dice un ufficiale nazista alla moglie di un comandante. Annie (Ruth Gemmell) era andata a cercare il marito che le aveva promesso dello champagne per la festa di quella sera. Contrariamente alle sue aspettative, le porta invece in casa una ballerina. Isabella (Emma Paetz), che ha visto quelli come lei andare incontro a morte certa nel campo di concentramento, è disposta a ballare senza sosta alla festa del comandante e non le importa neanche di essere rinchiusa in uno scantinato buio per soddisfare i desideri del padrone di casa. Ma non è la sola ad essere imprigionata. Annie ha rinunciato alla sua vita per suo marito che ama ciecamente e ora soffre il suo allontanamento affettivo, la sua depravazione e gli atti disumani dettati dal suo coinvolgimento politico. Le due donne si raccontano al pubblico in monologhi che si intrecciano e rivelano le loro storie, i sogni, le illusioni, gli incubi, le speranze e tante memorie di un passato fatto di profondi affetti famigliari ormai scomparsi che le avvicina nella loro umana fragilità. All’apice della storia l’incontro tra le due donne: spinta dall’amore per il marito, Annie arriva a sostituirsi ad Isabella, garantendole la libertà e rinchiudendosi nello scantinato al suo posto per diventare la prigioniera di suo marito nella speranza che lui la desideri ancora. Isabella però non ha né una famiglia né una casa a cui tornare e nel tempo trascorso nello scantinato, ha imparato a legarsi a quest’uomo che a volte voleva solo tenerle la mano, quindi prende a tutti gli effeti il posto di Annie finché il comandante è costretto alla fuga da persecuzioni politiche.
Le due attrici sono fenomenali: sostengono l’intero spettacolo con una presenza forte e dissonante, giocando costantemente il ruolo della vittima e del carnefice l’una dell’altra senza mai dialogare realmente fino all’incontro finale. Il testo di Cordelia O’Neill (una giovane autrice al suo secondo spettacolo) è un’esplorazione lirica e delicata della vulnerabilità di due donne appartenenti a contesti diametralmente opposti, ma accomunate da un perfido destino. Tuttavia, l’azione drammatica non tenta mai di giustificarsi facendo leva sull’ambientazione storica ma è efficace e toccante proprio perché racconta del dramma di due donne cosí diverse. La regia di Kate Budgen è fine ed esperta. Entrabe le attrici danzano e la danza accompagna le memorie dei due personaggi, è l’ancora a cui Isabella si aggrappa nei momenti di sconforto e disperazione, mentre rappresenta per Annie la rinuncia ai sogni di ragazza e ora una minaccia alla sua felicità. La scena è claustrofobica: due ambienti grigi e vuoti delimitati da neon sottili che descrivono il perimetro dello scantinato e quello della realtà di Annie, che le attrici continuano ad attraversare, crendo dinamismo sulla scena e nella memoria dei personaggi. Ad accompagnare le due donne nel loro viaggio sul palcoscenico, il musicista Elliott Rennie che con il suo violoncello racconta sentimenti e dipinge ricordi.
Dopo lo spettacolo, c’è stata una Q&A con tutti i membri della produzione ed è stato molto interessante ascoltare le ragioni che hanno spinto l’autrice a scrivere il testo. Mi ha colpito che fosse stata attratta dall’idea del limite oltre il quale ci si spinge per disperazione e che questo sia stato il punto d’origine della storia. L’autrice, inoltre, ci teneva a precisare che non voleva creare uno spettacolo fatto di monologhi e infatti le due voci femminili si alternano con ritmo ben studiato e spesso le conversazioni che hanno con il comandante sono rappresentate allo stesso tempo diventando quasi un dialogo tra le due donne che, pur non parlando direttamente tra di loro, offrono domande e risposte contestualmente affini. Un testo gestito in maniera sapiente e una produzione di successo.
No Place for a Woman, di Cordelia O’Neill (visto l’11 maggio 2017) è al Theatre503 da 3 al 27 maggio.

Per maggiori informazioni e per prenotare https://theatre503.com/whats-on/

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