Futuri maestri

Talora il teatro è una “festa”, anzi il teatro è sempre una “festa” nel senso più puro di questo termine abusato, cioè una sospensione del tempo feriale, del tempo del lavoro e anche della sottomissione alle regole di una storia che nella contemporaneità sembra ormai triturata, dopo averci inesorabilmente triturati. Il teatro dell’Argine scommette sulla possibilità e l’opportunità della festa, oggi e dentro i nostri teatri, anzi raddoppia, con questa sua nuova drammaturgia, la sua scommessa perché crede (e fa della sua illusione feconda utopia) che la storia e la contemporaneità non ci abbiano ancora del tutto “triturato”. Lo ha fatto affidandosi, appunto, ai “futuri maestri” perché questi conducessero e portassero a termine un gioco proposto e iniziato due anni fa in tutte le scuole di Bologna e dintorni, un gioco non un laboratorio, non un percorso di educazione al teatro con il consueto “saggio” di fine anno, un vero e proprio gioco che i bambini e gli adolescenti dovevano poter e saper giocare da soli, appropriandosi delle parole che venivano loro donate

affinché, finalmente, potessero svelarcene il significato, il senso, la musica che in essi è celata e che abbiamo quasi dimenticato.
Il “Teatro dell’Argine” di Bologna che da anni lavora con bambini e adolescenti e che questo gioco ha progettato e avviato, dunque rischia e scommette di ritrovare l’essenza del teatro affidandosi ad altri, ad adolescenti inesperti ed impuri che a stento sanno cos’è e dov’è un teatro (intendiamo qui l’edificio in muratura) ma che in realtà sanno benissimo cos’è il “teatro”, quel luogo della mente che attraversano ed esplorano, pur senza piena consapevolezza, ogni giorno.
Scommette dunque e vince la scommessa perché bambini e adolescenti sanno costruire in questo percorso, e non solo alla sua fine, una drammaturgia che è una vera e propria lezione di teatro in cui i grandi testi del passato, sbocconcellati e degnamente digeriti, rivelano di nuovo la loro bellezza e la loro incombusta verità, a loro ma soprattutto a noi.
Cinque parole (crisi, migrazione, lavoro, conflitto e amore) simbolo della modernità in crisi, alcuni testi del passato (da Majakovski a Brecht, da Pasolini ad Aristofane, da Sofocle a Ariosto), per ricostruire una formula misteriosa ma semplicissima, la formula del teatro.
Nascono da quella formula, dunque, i cinque luoghi della peripezia di questi giovani e adolescenti in fuga dal morbo delle “arterie fangose” che ci domina, una discesa agli inferi per una salita a un cielo mosso finalmente dall’amore quasi a rivisitare un Dante mai così lontano ma paradossalmente mai così vicino.
Alla fine il teatro, quello vero, è costruito, anzi dovremmo dire ri-costruito, davanti a noi ed è come appare in tutti i sogni e le utopie, è un luogo in cui guardare e soprattutto, e proprio per questo, un luogo di conoscenza e condivisione, un luogo cioè di ri-conoscenza.
All’interno di ogni replica poi l’intervento di nove maestri, di nove intellettuali, che in forma di lettera affidano le loro parole a quei giovani in viaggio affinché le portino, con quel viaggio, a compimento, le riconducano alle fonti di un senso che va perdendosi.
Il progetto nel suo percorso ha coinvolto 1.000 bambini e adolescenti, e i nove maestri del nostro tempo. Attorno a loro, servi di scena attenti a recuperare loro stessi conoscenza, 15 artisti del Teatro dell’Argine, e infine, in un cerchio un po’ più discosto e ascosto ma altrettanto attento e coinvolto, registi e drammaturghi del teatro a coordinare quella straordinaria energia. Per i nomi rimandiamo alle conclusioni, perché ieri gli occhi erano rivolti al centro di un palcoscenico in un certo senso rinato dal nulla apparente.
Uno spettacolo intenso e commovente, anche oltre le aspettative di tutti, in cui incertezza e paure di una età difficoltosa si sciolgono in una consapevolezza nuova, sia in chi quel luogo sembrava non volere abbandonare, sia in quelli che applaudivano con gaiezza.
Lo spettacolo prodotto come detto dal “Teatro dell’Argine” è andato in scena dal 3 all’11 giugno al teatro “Arena del Sole” di Bologna, ospite di Emilia Romagna Teatro, al culmine di un percorso sostenuto e affiancato da una serie di interessantissime altre iniziative.
Questi, come promesso, promotori e protagonisti del progetto:
Uno spettacolo del Teatro dell’Argine
Di e con 1.000 bambini, bambine e adolescenti tra cui i 50 special (che poi sono 90)
il Coro di Voci Bianche e il Coro Giovanile del Teatro Comunale di Bologna (dal 3 al 6 giugno)
i bambini e le bambine di Montegallo, L’Aquila e Mirandola (8 giugno)
Con gli attori e le attrici del Teatro dell’Argine: Clio Abbate, Giacomo Armaroli, Micaela Casalboni, Lea Cirianni, Vittoria De Carlo, Deborah Fortini, Giulia Franzaresi, Paolo Fronticelli, Gigliola Fuiano, Gloria Gulino, Francesco Izzo Vegliante-
Coordinamento registico: Andrea Paolucci, Nicola Bonazzi, Vincenzo Picone, Mattia De Luca, Paolo Fronticelli, Giacomo Armaroli.
Coordinamento drammaturgico: Nicola Bonazzi, Andrea Paolucci, Vincenzo Picone, Mattia De Luca.
Movimenti d’insieme: Patrizia Proclivi.
Direzione del Coro: Alhambra Superchi
Con 9 maestri del nostro tempo: Simonetta Agnello Hornby (avvocatessa e scrittrice), Paola Caridi
(giornalista ed esperta di Medio Oriente), Ignazio De Francisci (Procuratore Generale di Bologna),
Alessandro Frigiola (cardiochirurgo infantile fondatore dell’associazione Bambini cardiopatici nel mondo), Giuseppe La Rosa (soccorritore navale della Guardia Costiera), Loredana Lipperini (giornalista e scrittrice), Alessandra Morelli (Delegata dell'Alto Commissariato del le Nazioni Unite per i Rifugiati - UNHCR), Gabriele Del Grande (giornalista, scrittore e documentarista), Yusra Mardini (nuotatrice Team Refugees e Ambasciatrice di Buona Volontà dell’UNHCR)

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