Frame

I Cantieri Teatrali Koreja arrivano a Napoli: direttamente dal bellissimo e produttivo sito leccese, approdano al Napoli Teatro Festival Italia 2017, regalandoci un prodotto artistico elegante, suggestivo ed  “internazionale”. Le produzioni Koreja, in effetti, si sono spesso cimentate con la letteratura europea, mantenendo un costante legame con la terra natia e con la lingua di provenienza. Il progetto è firmato da Alessandro Serra, direttore artistico della Compagnia Teatro Persona, che firma anche la regia, le scene, i costumi e le luci. Conosciuti a Napoli, rivisti a Taranto, durante StartUp Festival, incrociati in giro per l’Italia, gli eclettici e giovani attori del progetto Koreja, in questa occasione insieme alla Compagnia Teatro Persona, ritornano nella città partenopea il 10 e 11 giugno, presso il Teatro Nuovo. Serra afferma: << […] Non c’è tempo per descrivere, tutto accade in un soffio. In un soffio si rappresenta la verità interiore>>. L’ispirazione nasce dall’universo pittorico di Edward Hopper ma, come afferma lo stesso regista, non sono le qualità pittoriche ad

essere rappresentate in scena, sebbene in alcuni momenti è evidente il riferimento, ma ciò che emerge è il racconto per frammenti: FRAME, appunto, come riporta il titolo dello spettacolo. Le arti visive si fondono sul palcoscenico, mescolando pittura, movimenti corporei, interpretazione, musica. Un racconto delicatissimo, poetico, emozionante, in cui la parola viene eliminata, per dar vita ad immagini loquaci, intense, intime, che si “impigliano” via via nella rete di ricordi di ogni spettatore. La stanza della memoria è un palcoscenico grigio, dalle pareti alte, crespe. Una donna gratta le sue unghie sopra, squarciando il silenzio della platea, aprendo varchi temporali, flashback, immagini del passato, facendo tremare e rabbrividire la pelle attraverso il suono amplificato, gesto disperato, appiglio al passato, ricordo, urlo soffocato. Il racconto della vita di ogni personaggio si articola attraverso una finestra che si apre sul mondo esterno: occhio della mente-stanza grigia che osserva la moltitudine e la verità dell’umanità al di fuori di noi, ma che a volte copriamo per non ricordare il dolore. Attraverso l’utilizzo del movimento corporeo e della tecnica del mimo, semplice e allo stesso tempo elegante, quattro personaggi rivivono la propria vita nel corso dell’intero spettacolo. Il concetto di racconto senza parole è narrato fisicamente – ma anche attraverso una splendida colonna sonora che “dipinge” le scene – da una coppia che appare come un’unità solida e non una somma di due persone. Sdoppiata, invece, nelle varie fasi dell’età, la coppia, da giovane e da anziana, si evolve nella solitudine dell’uomo che vive l’assenza. Osserviamo un percorso caratterizzato dalla leggerezza di  parole mai pronunciate, ma segnate su pezzi di carta, su una semplice barchetta che la donna osserva, in un momento surreale, mentre naviga sul bordo della finestra, quella scenica e quella dei ricordi. L’utilizzo sapiente, poetico, davvero emozionante, delle musiche e delle luci, fa sì che tutto il pubblico, sia quello esperto che quello occasionale presente al festival, possa immergersi profondamente all’interno dell’atmosfera onirica del racconto. La malattia, il dolore, l’amore, sono elementi che descrivono e segnano inevitabilmente la fugacità delle nostre vite, quelle stesse che osserviamo attraverso la finestra della nostra mente. Il contrasto tra la velocità del mondo esterno e la lentezza della vita, osservata a ritroso attraverso il necessario rallenty, è rappresentato anche scenicamente. I movimenti reiterati, ripresi, incastrati, i corpi dei due amanti che, sul letto, si incrociano, si sfiorano, si scambiano di posizione ma rischiano di rimanere di spalle, rappresentano la fusione di quei momenti che non riusciremo a ricordare più nella loro interezza e fluidità. Ogni “frame” della nostra memoria ha natura cinematografica e anche in scena i “fermo immagine” sono talmente intensi da farci rimanere sorpresi ad ogni momento del racconto frammentario. La stanza-palco-memoria si riempie di ricordi: a tratti si apre una porta laterale, catapultandoci in un vicoletto notturno e piovoso, in altri momenti nelle strade affollate di una grande metropoli, in altri nella solitudine della nostra stanza. Si sceglie di giocare con i colori, non solo degli abiti, ma della vita stessa, che contrastano con il grigiore di fondo dell’intera scena, accentuando il rosso dell’abito della donna, fusione dell’amore con il dolore. Un Arlecchino si aggira sul palcoscenico, osserva, racconta, personaggio cardine che assorbe tutti i colori della vita e se ne fa carico, per poi rimanere a nudo, corpo in fuga nell’improvviso buio della stanza della memoria, in solitudine. Flash ripetuti ci permettono di osservare i movimenti dell’attore, mentre attraversa il palcoscenico completamente nudo, raggomitolato, increspato dal dolore, ritorto su se stesso, illuminato a tratti, escamotage per stimolare l’impatto visivo ed emozionale degli spettatori attraverso, appunto, “frame” visivi. Il pubblico apprezza il linguaggio ed il tipo di messaggio, auspicando un’ulteriore visione dello stesso spettacolo che, lontano da analisi psicologiche, vuole raccontare una storia, quella semplice e intensa della vita variegata e, a volte dolorosa, di tutti noi. Un soffio, appunto, che la memoria a volte recupera e poi perde.
Ph. www.teatropersona.it

NAPOLI TEATRO FESTIVAL ITALIA 2017
TEATRO NUOVO NAPOLI
10-11 GIUGNO 2017
Uno spettacolo di Cantieri Teatrali Koreja
progetto e ideazione Alessandro Serra
con Francesco Cortese, Riccardo Lanzarone, Maria Rosaria Ponzetta, Emanuela Pisicchio, Giuseppe Semeraro
Regia, scene, costumi e luci Alessandro Serra
Realizzazione scene Mario Daniele
Collaborazione ai movimenti di scena Chiara Michelini
Un ringraziamento a Anna Chiara Ingrosso
Tecnici Mario Daniele, Alessandro Cardinale
Organizzazione e tournée Laura Scorrano, Georgia Tramacere
Co-produzione Compagnia Teatropersona

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