Classico Contemporaneo

La quarta edizione di “Classico Contemporaneo” è l'edizione più ricca di sempre: 20 giorni di programmazione consecutiva

20 diversi spettacoli, 6 debutti assoluti, 2 concerti, 17 spettacoli per la prima volta a Napoli. Ringraziamo il Comune di Napoli e l’assessore alla Cultura e Turismo, Nino Daniele per la fiducia accordataci nell’affidarci ben tre settimane nell’ambito dell’Estate a Napoli. Le compagnie ospitate saranno per la maggior parte campane, ma con una consistente presenza di compagnie scelte tra le più originali del panorama nazionale. Foltissima, inoltre, la presenza di compagnie giovani e giovanissime. Come sempre, tutti gli spettacoli ospitati a “Classico Contemporaneo” proporranno una rilettura dei testi originali che saranno rivisitati, riscritti, stravolti, per offrire al pubblico un'esperienza ancorata alla storia ma proiettata verso il futuro.

Per aprire la rassegna è stata scelta l'Iliade, il classico per eccellenza che attraversa i secoli come un eterno contemporaneo. Due i focus previsti quest'anno: uno sulla grande tragedia greca, con Antigone, Medea, Clitennestra, Edipo, e l'altro sul teatro di tradizione napoletano, a cavallo del ferragosto. Continua il nostro consueto omaggio a Shakespeare, le cui opere sono fonte costante di ispirazione per nuove invenzioni. Viviani e Gaber saranno invece protagonisti dei due concerti in programma. Non mancheranno le occasioni per divertirsi con la commedia: da Goldoni a Plauto, da Scarpetta a Dario Fo, da Eduardo a Molière. Infine, Classico Contemporaneo diventa anche co-produttore di uno spettacolo ospitando e finanziando, in collaborazione con il Teatro TRAM, il progetto vincitore del Premio Rebù: “2x2 gentiluomini” di Alessandro Paschitto, che debutterà in prima assoluta durante la rassegna.

Resta inalterato il costo dei biglietti, con prezzi accessibili a tutti, con diverse formule di abbonamenti e ampie possibilità di risparmioi:  intero € 12, ridotto € 10 (<26 >65) abbonamenti: 3 spettacoli € 25, 6 spettacoli € 40
inizio spettacoli: ore 21.30
tel: 342 1785930                   email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.classico-contemporaneo.it          facebook.com/classicocontemporaneo

martedì 8 agosto 2017 ore 21:30

ILIADE

da Omero
adattamento e regia di Gaddo Bagnoli
con Alessandro Becchi, Annalisa Falché, Richard Falco, Camilla Giacometti, Simona Ornaghi,
Giulia Pini
maschere di Simona Ornaghi
produzione Atelier Scimmie Nude
durata 1h 15'

Indubbiamente quest’opera, attribuita ad Omero, ma che più verosimilmente è il risultato di più autori o semplicemente la raccolta in un unico lavoro di temi e poemi operata dallo stesso Omero, è tra i più importanti prodotti letterari mai scritti. In questo senso la continua indagine sull’Uomo di Scimmie Nude sente l’obbligo di esplorarla con il proprio mezzo privilegiato: il teatro.

Abbiamo scelto di creare uno spettacolo e non una semplice e più ‘rispettosa’ lettura, perché crediamo, attraverso il teatro, di coinvolgere a pieno tutti coloro che da sempre fuggono per noia o per distanza di linguaggio tali ciclopiche opere classiche. L’idea è quella di vivificare la parola Omerica, così da renderla interessante per un giovane studente che vi si avvicina per la prima volta, originale e provocatoria nella sua messinscena per chi già la conosce. I punti di forza del nostro lavoro sono la semplicità, la creatività delle soluzioni trovate e la forza del cuore che tutti gli artisti impegnati nel progetto hanno usato sia nella composizione che nella recitazione.

Siamo coscienti che la selezione di circa un migliaio di versi non sia esaustiva di tutto il poema, tuttavia sono per noi sufficienti a restituire le atmosfere, i colori, la potenza e l’amore che pervadono questo meraviglioso capolavoro. Ciò che secondo i ‘puristi’ si viene a perdere o si stempera se non è soltanto letto, viene in realtà reso più vivo attraverso il corpo, l’emozione ed il pensiero nel lavoro degli attori, che liberi dal dover leggere e trattenere la propria fisicità, possono dare letteralmente nuova vita a questi antichi versi.

Infatti attraverso l'uso creativo del corpo e della voce nello spazio si creano nuove dinamiche nella percezione del pubblico. Gli attori con i loro costumi essenziali, corredati di maschere ed elementi di armatura realizzati in cuoio da loro stessi ed attraverso l'uso di strumenti musicali a percussione restituiranno il clima, gli eventi e la poesia di questo capolavoro immortale.

mercoledì 9 agosto 2017 ore 21:30

EDIPO RE (make)

da Sofocle
drammaturgia e regia Cinzia Maccagnano
con Dario Garofalo, Cinzia Maccagnano, Luna Marongiu, Cristina Putignano, Raffaele Gangale
scene e costumi Monica Mancini
consulenza musicale Lucrezio de Seta
produzione La Bottega del Pane
durata 60'

Quello di Edipo è il dramma della conoscenza, il dramma di un uomo vinto dalla fatalità malgrado la sua volontà e la sua ribellione. E innanzitutto la ribellione avviene in se stesso: è lui che evoca la ragione e poi l’istinto, creando dialoghi serrati, che diventano sempre più interrogatori, con Creonte e con Tiresia, quasi fossero voci interiori che lo tormentano e lo inducono a scavare nel conscio e nell’inconscio affinché la verità si palesi accecante come la luce.

Edipo sa ed ha dimenticato, perciò intraprende un percorso dall’interno verso l’esterno che riporta se stesso e lo spettatore a quella Verità inevitabile, già presente. Il dentro e il fuori: il male è fuori come rappresentazione del dentro, e il dentro emerge e incalza. Il Coro sin dall’inizio è il fuori che spinge Edipo a trovare la causa di tanto male. La peste dilaga a Tebe come una coltre senza speranza che si spande per chiedere il suo tributo. La peste è un nero che tutto invade, come la visione della realtà da parte di chi ha un malessere. È la non-speranza. Edipo appare, nel cuore della notte, ai piedi del talamo nuziale, tormentato da incubi, pensieri ed echi di voci di popolo. Così comincia il suo viaggio iniziatico dal buio della sua esistenza al bagliore accecante del vero.

Tutto il percorso è una rappresentazione di cui Edipo soltanto è inconsapevole. Creonte prima, Tiresia poi e la stessa Giocasta, ciascuno a proprio modo, sembrano condurre il re a specchiarsi per vedere sé stesso e, “per oscura che sia”, la sua stirpe. La scena ruota e con lei il punto di vista, quasi imitando il movimento di una macchina da presa, per mettere a fuoco le dinamiche e i rapporti tra i personaggi che agiscono in un dichiarato gioco di messa in scena che si fa sempre più chiaro man mano che Edipo perde lucidità precipitando nell’inganno della rappresentazione resa esplicita dalla costruzione di un vero e proprio “teatrino” su cui prende forma l’inesorabile tragedia.

“Luce, ora ti vedo per l’ultima volta!”grida quando ormai è tutto rivelato e la luce abbagliante del vero non può che lasciare spazio alle tenebre.

giovedì 10 agosto 2017 ore 21:30

MOZART. CACOFONIA IN DO MAGGIORE

di Noemi Giulia Fabiano
con Andrea Grattagliano, Rosaria Visone, Svetlana Giacchetti, Silvia Licenziato, Roberta Di Sarno e Carolina Franco.
organizzazione Flavio Visone
direzione artistica Antonio Gargiulo
regia Noemi Giulia Fabiano
produzione Extravagantes
durata 1h 15'

La musica è l’espressione della nostra personalità. Quando la ascoltiamo, quando la scegliamo, quando la produciamo e (se ne siamo in grado) la componiamo, essa ci rispecchia. Le note ci denotano permettendoci l’espressione. E quando ci esprimiamo lo facciamo spontaneamente, malgrado i nostri difetti e le nostre irregolarità. E questo un artista lo sa bene.

Cosa succede quando la musica incontra la sindrome di Tourette? E cosa si verifica quando queste due componenti distoniche e apparentemente inconciliabili incontrano Mozart? Con delicata euforia, sarcasmo e ritmi serrati – il caso lo richiede – Mozart, cacofonia in Do maggiore vuole raccontare gli aspetti della nostra singolarità attraverso Wolfgang Amadeus Mozart.

Note di regia

E’ risaputo che Mozart è stato da sempre oggetto di affascinanti studi e antologie: alla sua vita e alla sua espressione, si sono dedicati in tantissimi. Questo lavoro non vorrà tentare di accostare lo spettatore al suo genio, come è già stato fatto ampiamente in passato, ma alla sua verità. L’intento consiste nel portare per mano lo spettatore dentro un contesto estraneo, costituito da un personaggio unico alle prese con una patologia rara ed inconsueta. La scommessa consiste nel permettere al pubblico di ritrovarsi, di sorridere e di ripercorrere un po’ dell’infanzia e della crescita del giovane Wolfgang mentre trillano, subitanee ed improvvise, esclamazioni irriverenti, riflessioni strampalate, onomatopee sgradevoli miste a sublimi melodie da togliere il fiato.
venerdì 11 agosto 2017 ore 21:30

'O SURDATO FANFARONE

da Miles Gloriosus di Plauto
con Salvatore Mincione Guarino. Giovanni Gazzanni. Elio Musacchio. Mattia Rodi. Alessia Giallorenzo. Simona Gagliardi, Vincenzo Silvestri, Claudia Cerulo
regia Salvatore Mincione Guarino
produzione Cast Il Proscenio
durata 1 h 40'

Il Miles gloriosus è il soldato vanaglorioso della commedia Plautina, un fanfarone famoso per le sue millantate vanterie. Alla fine Pirgopolinice (questo il nome del soldato) verrà umiliato e punito dal servo Palestrione, vero protagonista della commedia e deus ex machina del testo. L’ambientazione risulta diversa rispetto all’originale (da Efeso, in Asia Minore, la scena è stata trasposta in Magna Grecia) anche per giustificare l’uso del dialetto. Questo perché riteniamo che sia in linea con l’idea plautina di utilizzare testi greci alle esigenze del suo pubblico e del suo tempo.

Se da un lato ci si è adoperati per ridurre alcuni personaggi, dall’altro si sono inserite coreografie per sottolineare alcuni momenti della pièce teatrale. Per il resto la commedia tiene fede al testo “originario” e scorre veloce verso un’inevitabile conclusione che vede Pirgopolinice delle macchinazioni del furbo servo e degli altri personaggi che gli danno man forte nella realizzazione del suo intento.

sabato 12 agosto 2017 ore 21:30

LA LOCANDIERA
O COME SI INNAMORANO GLI UOMINI

da Carlo Goldoni
con Federica Pirone, Gaetano Franzese, Gianluca Cangiano, Vincenzo Castellone, Mario Autore
costumi Federica Pirone
regia Mario Autore
durata 65'

L'interesse per una riproposizione della Locandiera sta tutto nella profonda verità che questo testo del 1753 riesce ancora aggi a restituire con incredibile lucidità sulle relazioni umane e, nella fattispecie, sul funzionamento dell'amore. Il nostro adattamento trova il suo sunto esplicativo nel sottotitolo: come si innamorano gli uomini. Questa dicitura reca in sé i due aspetti, legati e inscindibili, della vicenda: da un lato mostrare cosa accade quando gli uomini si innamorano, dall'altro mostrare come fare, quali strumenti e metodi adoperare, per far innamorare un uomo.

Sebbene siano già ben visibili nel testo goldoniano alcuni tratti del nascente teatro borghese, per quanto concerne i personaggi, questi, per quanto vivi e complessi, non hanno ancora acquistato una profondità psicologica di tipo tridimensionale ma sono fondamentalmente presentati come caratteri tipici: hanno, cioè, il grado di caratteri universali e dunque in essi ognuno di noi ha la possibilità di rivedere una parte di sé stesso. Da qui l'idea di rendere l'azione quanto più possibile contemporanea, senza per questo stravolgerne le dinamiche, ma adattandole alla nostra fruizione. L’interesse per la dinamica amorosa piuttosto che per quelle sociali ci ha dato la possibilità di decontestualizzare l’azione dalle sue originali coordinate storico-culturali.

I personaggi di Mirandolina e del Cavaliere sono l'incarnazione del “femminile” e del “maschile” e, di fatto, vengono caratterizzati in modo tale da risultare allo spettatore due prototipi di uomo e di donna, due archetipi, due universali. L'unica caratteristica specifica di cui l'autore li dota è quella che muoverà tutto l'asse narrativo della vicenda: da un lato una forte avversione per le donne e dall'altro uno spirito ribelle e indomito. L'uno diventa simbolo di quella umanità maschile che rifiuta la propria debolezza, la propria parte femminile, l'altra, paradossalmente, assume invece proprio un carattere maschile e virile, assumendo su di sé le componenti maschili della donna. C'è dunque un uomo incompleto che cade sotto i colpi inferti da una donna completa. Non a caso questa donna verrà spesso vista come una icona del femminismo, in quanto ha dimostrato nel reale la possibilità della donna di eguagliare e vincere il maschio.

domenica 13 agosto 2017 ore 21:30

COPPIA APERTA QUASI SPALANCATA

di Dario Fo e Franca Rame
diretto e interpretato da Lidia Miceli e Alessandro Moser
con la partecipazione straordinaria di Massimo Di Michele
disegno luci Rocco Giordano
illustrazioni Giorgia Visani
durata 1h 15'

E’ chiaro nella narrazione della storia lo spunto autobiografico della coppia di artisti che , per loro stessa ammissione, hanno vissuto a più riprese momenti turbolenti nel corso della loro relazione. Drammi e contrasti che conosce bene chiunque abbia avuto una relazione amorosa, talvolta percepita come fuga estatica dalla realtà, talvolta come pure follia utopistica. In questo viaggio all’ interno delle dinamiche sentimentali tra due individui, affrontato in modo assolutamente ironico, in uno spazio astratto che è quello della memoria della protagonista, il testo assume un carattere indeperibile, universale, rifrangente. Forse per questo è uno dei testi italiani più rappresentati all’ estero.

La storia racconta di una donna, Antonia, e di un uomo, Uomo, che dopo anni di matrimonio monogamo provano, su insistenza del marito, ad “aprire” la coppia verso relazioni più o meno fugaci al di fuori della vita coniugale. Questo diversivo scardina totalmente il tradizionale assetto familiare e mette in risalto le loro reazioni emotive. In un flusso continuo di ricordi, rimpianti, confessioni e dissacranti verità la donna sembra, dapprima, subire il marito nella speranza di salvare un equilibrio minacciato, lasciando il “coppio aperto” leggero e svolazzante tra giovanili avventure estemporanee e riducendosi a maldestri tentativi di suicidio. Lentamente sarà Antonia ad evolversi e ad affermare se stessa, al di fuori dell’ assetto familiare. Sarà Antonia che confesserà di essersi innamorata di un altro uomo. Uomo comincia, allora, un percorso di disintegrazione delle proprie certezze, impazzisce nel tentativo di riafferrare in qualunque modo la donna che mai, ora, tornerebbe ad indossare l’ abito nuziale diventato negli anni così pesante. Entrambi, vittime di sé stessi, compiono un cammino speculare ironico nella loro rispettiva disperazione, che li condurrà ad esiti sorprendenti per ricordarci che amare è volere il bene dell’ altro.

lunedì 14 agosto 2017 ore 21:30

JATTA NOIR CABARET

diretto e interpretato da
Floriana D’Ammora, Giuliano Casaburi, Arianna Cristillo, Antonio Granatina
durata 60'

In una piovosa Parigi sospesa in un'epoca lontana, personaggi scalcinati si aggirano per le strade umide della città. Un polveroso cabaret è il loro rifugio. E' lì che si svelano, mostrano a pieno la propria identità, ciò che bramano, la passione che li anima. Una presenza misteriosa li accoglie in questo luogo. E' una gatta nera che ad ogni notte fonda alza il sipario per offrire al suo pubblico visioni noir, decadenti, bizarre e romantiche.

Fanny Damour, nelle vesti di Jatta noir, ospita Monsieur Didier, un ventriloquo accompagnato dalla sua Yvette, una bambola di pezza dal cuore di donna; Herr Feuer che racconterà le sue tragicomiche avventure; Un misterioso cancelliere dalle velleità artistiche; Lady Pussycat diva dalla voce ammaliante, ossessionata dai gatti neri.

Note di Regia
Lo spettacolo adotta una chiave ironica, giocosa, irriverente, ma a tratti anche malinconica. Cerca di riportare alla luce un po’ di quell’atmosfera che caratterizzava i cabaret del primo novecento, con numeri di arte varia che si alternano e temi semplici, quanto attuali, che vengono con leggerezza, portati in scena. La costruzione dello spettacolo è originale, mentre i testi e le canzoni sono tratti anche di autori noti quali Valentin, Spoliansky e Weill.  La regia non è affidata a un singolo, ma a ciascuno dei performer che non solo si dedica alla cura e alla crescita del proprio numero, ma cerca di apportare un contributo all’intero lavoro con creatività e dedizione. Un vero e proprio lavoro di squadra.

martedì 15 agosto 2017 ore 21:30

NUMERI DI VARIETA'

di Viviani, Totò, Taranto, Petrolini, Trilussa
con Gino De Luca
regia Roberto Capasso
produzione Del Art
durata 60'

Una sorta di gioco tra attore, musicisti e spettatori durante il quale verranno raccontati aneddoti ed eseguiti veri e propri “numeri” appartenenti ai più grandi artisti del varietà Italiano e Napoletano: da Viviani a Totò, da Nino Taranto a Petrolini a Trilussa.
Si alterneranno momenti magici di grande teatro a momenti d’improvvisazione. Un “gioco teatrale” con continui colpi di scena, con momenti commoventi ed altri esilaranti.
Le musiche saranno rielaborate ed eseguite dal vivo da “I Minimali”, giovane gruppo musicale napoletano composto da quattro elementi.
mercoledì 16 agosto 2017 ore 21:30

METTITEVE A FA LL'AMMORE CU MME

di Eduardo Scarpetta
con Patrizia Capacchlone, Antonella Quaranta, Rodolfo Fornario, Tonia Filomena, Margherita Rago, Salvatore Sannino
riduzione e regia Rodolfo Fornario
produzione Arcoscenico
durata 1h 30'

Nell’immenso repertorio scarpettiano esistono alcune commedie, ritenute a torto minori, che sono delle vere e proprie perle. Tra queste abbiamo scelto di mettere in scena una delle meno rappresentate, ma non per questo non meno brillante e divertente di altre dai titoli più famosi e celebrati.

La riscrittura si è resa necessaria per attualizzarne il linguaggio, perché mentre il meccanismo comico risulta assolutamente perfetto, il linguaggio risente, a nostro parere di una certa vetustà.

Classico l’intreccio: due coppie di innamorati sono costrette ad una serie di sotterfugi per rimettere a posto le cose, in quanto una vecchia zia, in memoria di un’antica promessa, mescola la carte, e le coppie a dispetto dei loro innamoramenti, si ritrovano invertite e solo 1a scaltrezza di una donna riuscirà a rimettere tutto a posto. Questa in breve la trama, un succedersi di gag, di situazioni comicissime, per una commedia frizzante e scoppiettante capace di regalare due atti di puro e sano divertimento.

giovedì 17 agosto 2017 ore 21:30

ANCH’IO MI CHIAMO G
Recital di un fan di Giorgio Gaber

con Maurizio Murano
arrangiamenti e direzione musicale Michele Bonè
durata 60'

E’ una piccola antologia di monologhi e canzoni tratte dallo sterminato repertorio di Giorgio Gaber.  “Barbera e Champagne”, “il tic”, “la Nave”, “Quello che perde i pezzi”, “Io mi chiamo G”, “La Libertà”, “La Paura” e “Le Mani” sono solo alcune delle canzoni e dei monologhi che verranno portati in scena. Non è stato volutamente seguito alcun percorso temporale o biografico. Verrà affrontato il Teatro Canzone del Signor G come si sarebbe fatto con qualsiasi altro grande autore Teatrale, da Viviani a Brecht, rappresentandolo. E’ Un Omaggio di un fan, attore e cantante, al Teatro Canzone di Giorgio Gaber.
venerdì 18 agosto 2017 ore 21:30

CYRANO
l’ombra del mio naso

libera narrazione sul Cyrano di Bergerac di E. Rostand
adattamento e regia Roberto Galano
con Roberto Galano, Giuseppe Rascio, Christian di Furia, Maggie Salice
violino Francesca Greco
musiche originali Christian di Furia
costumi Vize Ruffo
produzione Teatro Dei Limoni
durata 65'

“Salir, anche non alto, ma salir senza aiuto!”. E’ forse questa la frase da cui nasce la voglia di raccontare una storia tra le più conosciute del teatro ma che ancora nasconde, tra le sue righe, i sentimenti più istintivi dell’uomo. “Io lo so che alla fine sarò da voi disfatto; ma non importa: io mi batto, io mi batto…. Mi batto!” La storia di Cirano è una simbolica epopea, che arriva ai giorni nostri inalterata dal logorio del tempo e carica dei significati attribuitigli dallo stesso autore e di quelli acquisiti durante gli oltre cent’anni di vita.

Cyrano de Bergerac è vivo, quasi a ribellarsi alla fine drammaturgica che Rostand decise per il suo personaggio, ha ancora qualcosa da dire nel nuovo millennio, epoca impregnata di abusi di potere, soprusi, ingiustizie e meschinità di fronte ai quali l’indignazione e il coraggio di un uomo si erge a simbolo, invincibile e deciso contro di essi, ma vulnerabile e insicuro quando affronta sentimenti puri e semplici, teneri e dolorosi come solo l’amore può essere.

Tre attori e due musicisti alla ricerca dell’essenza e delle emozioni, di una storia che necessita di vivere ed essere raccontata. Confrontarsi con un tale capolavoro non è solo un piacere, ma quasi una necessità.

sabato 19 agosto 2017 ore 21:30

spettacolo vincitore del Premio Rebù 2017

2X2 GENTILUOMINI

da I due gentiluomini di Verona
di William Shakespeare
con Gianluca Cangiano, Claudio Fidia, Giulia Musciacco, Laura Pagliara, Alessandro Paschitto, Federica Pirone
costumi Federica Pirone
scene Luca Serafino
musiche originali Mario Autore
regia e drammaturgia Alessandro Paschitto
durata 1h 15'

Commedia “giovane” del Bardo, I due gentiluomini di Verona è un testo dalle proporzioni irregolari. La fabula in sostanza si dipana attraverso le vicissitudini di un tradimento: quello del giovane Proteo nei confronti dell’amico Valentino, quest’ultimo innamorato di Silvia. Si espande nei primi quattro atti a dismisura, introduce, elabora, sviluppa in lungo e in largo figure ricorrenti e poi, di colpo, come avesse fretta di concludere, conduce la vicenda ad epilogo con gesto secco: un più che mai inatteso lieto fine.
Proteo è fidanzato, ma invidia l’esser scapolo, la libertà dell’amico Valentino. Valentino, pur denigrando la condizione di Proteo, in un batter d’occhio casca anch’egli innamorato. La dinamica speculare diviene evidente: Proteo desidera l’oggetto del desiderio di Valentino e viceversa. Ognuno invidia all’altro ciò che a sé manca. Ciascuno, come un camaleonte, prende il colore del desiderio dell’altro, vuole emularlo, sostituirglisi, ignaro di essere oggetto della medesima intenzione ad opera dell’altro. Valentino vorrebbe stare al posto di Proteo, Proteo a quello di Valentino. Di qui possiamo tracciare il primo tratto della chiave di lettura che l’opera sembrerebbe suggerire: gli uomini non sanno bene ciò che vogliono, ma tentano ogni strategia per ottenerlo. Le donne, per converso, sembrano aver chiaro ciò che desiderano, ma per raggiungerlo non sembrano far nulla.
Il testo shakespeariano già nel titolo non cela quali temi portanti quelli dell’educazione sia sentimentale che sociale dei giovani. Cosa voglia dire essere un “gentiluomo”, quali siano le qualità di questa figura, quale sia la sua formazione sono gli interrogativi attorno a cui il bardo fa attorcigliare le vicende di quest’opera. Di fatto, Valentino e Proteo, sulle cui azioni e intenzioni l’intreccio focalizza per la maggiore, si rivelano essere tutto tranne che quanto ci si aspetterebbe sia un uomo gentile dal nobile cuore. L’immaginario immacolato del rapporto amoroso, difatti, è dichiaratamente rovesciato. Vi è tradimento e menzogna, ora dissimulazione ora omissione, si è in procinto addirittura di accedere alla violenza carnale. A partire già dal titolo, in “2x2 Gentiluomini” è dichiarato l’intento di recuperare la centralità del quadrangolo di personaggi tra i quali viene a svilupparsi una vera e propria geometria delle passioni.
domenica 20 agosto 2017 ore 21:30

CLITENNESTRA
VOI LA MIA COSCIENZA IO IL VOSTRO GRIDO

di Nike Teatro
con Eleonora Lipuma, Maddalena Serratore, Antonio Bandiera, Silvio De Luca, Adele Dell’Erario, Paola Cultrera, Marco Masiello
voci off Maurizio Canforini, Antonio Tocco, Alessia Tona
regia Alessia Tona
produzione Nike Teatro
durata 60'

E’ un viaggio che inizia dalla drammaturgia dei grandi classici, attraversa i testi contemporanei della Yourcenar, fino a trovare una collocazione sovrapponibile ai fatti di cronaca odierni. Sulla scena, le vicende narrate si impregnano di attualità fino ai risvolti rappresentati nell’epilogo finale.

Clitennestra, una donna vittima della sua stessa prigione interiore, naviga nei meandri del proprio “io” e del proprio tormentato immaginario, rievocando fatti e contraddizioni che manifestano tutta l’esaltazione e la follia della sua stessa vita. E’ lei l’imputata dell’ omicidio del marito: Agamennone. La scena si apre con la deposizione dei fatti di Clitennetra, chiamata a testimoniare davanti alla Corte che ne deciderà l'assoluzione o la condanna. La testimonianza della donna è interrotta da improvvisi flash back provenienti dalle voci di quella sua privata e desolata coscienza che, con ritmo frenetico, continuano ad ossessionarla; voci che prenderanno vita sul palcoscenico attraverso la rappresentazione dei personaggi protagonisti di questa sua amara, folle tragedia, creando così un intreccio esasperato tra simbolismo e realtà, psiche e corpo. L’imputata proverà a ricomporre, attraverso il ricordo, i pezzi del puzzle della stessa sciagura che la vedrà protagonista.

Il Dramma antico di Clitennestra e quello moderno che ripercorre le vicende di Novi Ligure. La sovrapposizione di alcuni personaggi dà un chiaro segno della ciclicità degli eventi che rimarcano entrambe le vicende. Clitennestra è la prima Erika della storia, la segue poi la figlia Elettra. I personaggi hanno un valore psicologico comune, che permette loro di vivere la vicenda in consequenzialità temporale. Il dramma dell’abbandono maschile , fisico e psicologico è uno dei cardini che porta queste tre donne a compiere e far compiere atti di pura crudeltà. Il potere della sottomissione un secondo tassello, Clitennestra induce Egisto ad uccidere, Elettra incita il fratello Oreste, Erika lo fa con Omar tutto per una giustizia personale, per una rivendicazione di libertà, per uccidere quel mostro che le ha rese schiave di proprie e altrui dinamiche. Nelle figure maschili di Egisto/Omar e Oreste, ritroviamo ancora il carattere della sottomissione alla donna ammaliatrice, decisa a far, e a compiere atti di vendetta.

lunedì 21 agosto 2017 ore 21:30

UN ALTRO VIVIANI

concerto narrato
di e con Carmen Femiano e Edoardo Puccini
durata 1h 15'

Un altro Viviani. Nel senso di “Ancora un altro Vivani!!” e nel senso di un Vivani ancora poco conosciuto: quello che emerge dalla seconda parte della sua autobiografia andata alle stampe solo nel 2012.
Alla fine degli anni Quaranta, Raffaele Viviani avverte la necessità di rivedere, rettificare e proseguire il racconto dell’autobiografia già edita nel 1928. In questa seconda e ultima prospettiva approfondisce particolarmente il rapporto arte-vita, integrando riferimenti di eventi, situazioni emozioni che meglio avrebbero fatto comprendere l’evoluziuone del suo percorso artistico, largamente ispirato dalle sue esperienze personali e dal suo attento sguardo sulla società contemporanea. L’ultima testimonianza dell’uomo e dell’autore legato alla sua città, anima stessa del suo talento, della quale ha mostrato difetti e pregi.

Un concerto-narrato, il racconto di una vita con la musica, una narrazione intessuta di parole e note, un intreccio di storie e spartiti.

martedì 22 agosto 2017 ore 21:30

CARO VECCHIO WILLY

musical di Gianmarco Cesario
tratto da Molto Rumore per nulla di William Shakespeare
con Daniela Cenciotti, Gianni Lanni, Danilo Rovani, Fortuna Liguori, Virginio Brancaccio, Antonio Vitale, Simona Barattolo, Antonio Torino
costumi Titania LAB
scene Melissa De Vincenzo
regia Daniela Cenciotti
produzione Titania Teatro
durata 1h 20'

Shakespeare sarebbe nato a Messina? E allora perché non celebrare questa (diciamolo) poco attendibile ma affascinante notizia con una divertente, giocosa e musicale versione della commedia che lui stesso ambientò nella città siciliana? “Much Ado About Nothing”, solitamente in italiano tradotta come “Molto Rumore Per Nulla”, presenta una galleria di personaggi di grande fascino, scolpiti con scalpelli dalle punte sottilissime, pieni di sfumature, mai scontati, in una trama che rimbalza da una situazione all’altra con leggerezza e brio, l’ideale per creare un’occasione di spettacolo che possa divertire ed anche interessare. Un testo perfetto, in cui abbiamo voluto operare solo trasportandolo in una ambientazione moderna, semplificando leggermente gli intrecci e regolando i dialoghi su un numero di personaggi che ne facilitasse il brio. Il tutto con affetto, riconoscenza ed un’ammirazione che sconfinano nell’idolatria, per il nostro caro amico Willy (sperando che non se ne abbia a male).

Note di regia
A che serve il teatro in questo momento storico? Qualcuno potrebbe dire a niente e altri potrebbero dire che è la cultura che si diffonde. Non lo so, ma per me il teatro è il luogo dove vado a sentire delle storie. Queste storie possono essere comiche o tragiche o tutte e due le cose, le storie sono storie, hanno un inizio uno svolgimento e una fine. E nella stessa storia io leggo delle cose, ma se chiedo al mio vicino di sedia, lui avrà visto qualcos'altro e sua moglie altro ancora. Ecco, questo è il teatro, per questo mi piace l'idea di mettere in scena il piu grande raccontatore di storie del mondo. Anche perche è capace di scrivere storie che funzionano in qualunque modo, cambiando luoghi ed epoche, infarcendolo di musica e di danze.

Da qui il titolo, CARO AMICO WILLY, un amico, uno zio buono e comprensivo, che lascia agli scapestrati nipoti la possibilità di giocare con le vecchi carte. Abbiamo aggiunto la musica (con la complicità di Gianni Lanni), l’abbiamo fatto vivere negli anni 70 circa in un luogo ovunque” ed ecco qui, da ”molto rumore per nulla “ a “Caro amico Willy”.
mercoledì 23 agosto 2017 ore 21:30

SCAPIN. IL SERVO NUOVO

spettacolo di Commedia dell'Arte
liberamente tratto da Le furberie di Scapino di Molière
drammaturgia Federico Moschetti, Irene Scialanca
con Valentina Conti, Alberto Falcioni, Simone Fraschetti, Federica Guzzon, Federico Moschetti, Irene Scialanca
regia Federico Moschetti
costumi Mariapia Daidone
produzione TradirEfare Teatro
durata 1h 15’

Intrecci d'amore, colpi di scena, equivoci e lazzi: la più tradizionale delle cornici di Molière, per il più originale e innovativo dei suoi personaggi. Il furbo Scapino è il prototipo di una nuova "maschera" nella storia della Commedia, il cui successo futuro sarà enorme, attraverso le sue molteplici incarnazioni. Un modello di personaggio non solo per il teatro, ma per la letteratura e la cultura in genere.

Una commedia fra le più classiche, che come poche altre apre ad una sensibilità fresca, nuova, moderna; la cornice perfetta in cui si muove uno dei personaggi più dirompenti della storia del teatro, che proprio nel confronto con il passato della Commedia trova il suo risultato più efficace ed esplosivo. La forza della Commedia, come sempre, è quella di far riflettere il pubblico su questioni eterne, attraverso la riproposizione di modelli talmente universali da diventare senza tempo; la dialettica fra amore e denaro, padrone e servo, e l'astuzia che permette di scavalcare le "classi" sociali e farsi strada verso un futuro diverso, migliore, sono alla radice di questa rielaborazione della storia di Scapino: un "servo nuovo", che esce dagli schemi precedenti, creando la sintesi di molti personaggi e archetipi futuri del teatro.

giovedì 24 agosto 2017 ore 21:30

MEDEAE
da Euripide in poi

di Sarah Falanga
con: Sarah Falanga (MEDEA), Christian Mirone (GIASONE), Laura Mammone (NUTRICE), Andrea Adinolfi (CREONTE), Maria Carmela D'Angelo (GLAUCE), Valerio Gargiulo (PEDAGOGO), Damiano Agresti (EGEO)
Marco Gallotti (SERVO)
CORIFEE: Sara Esposito, Giusy Paolillo, Marilia Marciello, Cristina Orrico, Maria Fiore, Valentina Trojer
FIGLI DI MEDEA: Lucia lamberti, Luca Avella
e con Angelo Sepe, Annalisa Di Matteo, Marco Gallotti
violino Paolo Sullo
produzione Accademia Magna Grecia
durata 1h 40'

Nel titolo dello spettacolo il genitivo latino del nome (Medea, ae), ossia "di Medea" : un intenso e delicato susseguirsi, legato da un filo di sangue, di quanto la letteratura di ogni tempo abbia dedicato a Medea È il viaggio di Medea, la visione "globale" del ruolo che questo personaggio ha avuto nel corso dei secoli. Euripide ha giocato sicuramente un ruolo decisivo. Infatti, fa da spartiacque tra due modi diversi di interpretare questa figura. L'elemento centrale della leggenda di Medea, o meglio quello che era divenuto centrale dopo Euripide, l'infanticidio, era stata un'innovazione del tragediografo ateniese rispetto alla tradizione precedente. Dopo il 431 a.C., la rappresentazione euripidea ha esercitato il suo influsso sulle letterature successive. Euripide, Seneca, Grillparzer, Alvaro, Pasolini, fino a Christa Wolf, sono compagni di questo viaggio teatrale verso Medea, per portare tutto quello che "di Medea" abbiamo imparato nei secoli.
Tutti gli autori di Medea sono stati di supporto al riadattamento del testo che va in scena leggero, lineare, moderno nell’essenza e nella messa in scena. Parte del prologo, scritto di getto, in un sol fiato, pensando a quanto di Medea vi sia in ogni donna attrice e spettatrice: ”Io, Medea. E’ l’ultimo sguardo. Attraverso l’ultima stanza di questo palazzo che mi vide padrona, madre, tradita. Ora, la libertà! La libertà è l’esilio e la condanna a una missione suprema… Condanna di luce per l’eternità, per chi mi incontrerà. La luce di una scoperta. Scoperta e valore di una dignità. Esilio. Esilio. Esilio, si! Per ogni donna il racconto, la storia, il viaggio… Il meraviglioso sacrificio di un viaggio… Il mio castello, da ora in poi, è il mondo! Ed è affanno, è verità… E’ sofferenza di libertà… Ricomincia il gioco del dolore…” .
In scena sette Medee, che rivivono il tormento dell’uccisione come estrema ratio, fino a giungere all’epilogo che chiude il cerchio, che presagisce un nuovo inizio. Il ritmo ininterrotto di un’esperienza che da secoli il personaggio è votato a donare al pubblico e dal quale non può esimersi.

venerdì 25 agosto 2017 ore 21:30

ANTI/GONE

da Sofocle
con Elisabetta D’Acunzo, Lisa Imperatore, Monica Cipriano, Laura Ferraro, Gennaro Davide Niglio, Maria Pacilio
regia Gigi Di Luca
produzione La Bazzarra
durata 55'

Antigone ribelle, Antigone dolente, Antigone eroica, Antigone martire, Antigone figlia, ma soprattutto Antigone sorella, che si oppone alle leggi della città in nome dei diritti sacri della famiglia e del sangue. Antigone da sempre è stata elevata a modello della ribellione individuale contro la sopraffazione dello stato e raramente, nel corso della sua storia post – sofoclea, ha potuto abbandonare questo ruolo.

In questa messa in scena, Antigone, rinnova il suo dolore e ci trascina in una nuova tragedia collettiva poiché trova sulla sua strada non il re di Tebe, ma un Creonte donna; donna di potere criminale, astuta, al servizio di un “sistema “ di cui lei stessa è vittima e carnefice allo stesso tempo. Lo scontro tra Antigone e Creonte assume il sapore di una sfida tra due donne, (è questa la particolarità e la novità assoluta della messa in scena, il ruolo di Creonte affidato ad una attrice che veste i panni di donna di potere), due modelli di vita, tra legalità ed illegalità, tra “chi ha detto SI” accettando compromessi e navigando in un mondo di azioni oscure e “chi invece può ancora dire No“ rivendicando la sua libertà ed il suo diritto di decidere. Se a richiedere il rispetto delle regole, della legge, è un Creonte dagli atteggiamenti e dal pensiero mafioso, il gesto della nostra Anti/gone assume il significato di ribellione civile, un contrasto al potere criminale e quindi un’azione legale che sovverte un meccanismo silenzioso di accettazione di regole illegali dettate da quel potere.

Quella tra Antigone e Creonte è una partita di morte, che la regia evidenzia maggiormente con la presenza come “immagine, desiderio” di Emone – fidanzato e figlio – elemento carnale di vita per Creonte/Madre e per Antigone/Futura Moglie . Emone rappresenta la vita per entrambe e la sua immagine evocata, la sua “assenza“ rafforza il desiderio e la voglia di vivere.

Non ci sono vincitori in questa sfida, una solitudine collettiva pervade la messa in scena e tra i perdenti, è Creonte, che ne esce maggiormente sconfitto poiché è il suo intero “ sistema criminale “ ad essere messo in discussione.

sabato 26 agosto 2017 ore 21:30

AL PAGONE ALLA PROVA

tratto da L'Avaro di Molière
di Massimo Maraviglia
con la Compagnia Asylum 2017
istruttori di squadra Massimo Finelli, Caterina Leone, Ettore Nigro
regia Massimo Maraviglia
produzione Asylum Anteatro ai Vergini
durata 1h 15'

Al Pacone fa rima con Arpagone e assonanza con Al Capone. Una riscrittura in salsa farsa dell’Avaro di Molière, una delle più belle e conosciute commedie di carattere che la storia della drammaturgia ci abbia regalato.

Esiste ancora nella realtà odierna un avaro simile a quello disegnato da Plauto e poi da Molière? Forse sì, ma perché parlarne? O Forse no. Quegli avari lì avevano un rapporto quasi infantile col denaro, compenetrati nella loro ossessione, in fondo, non potevano davvero danneggiare nessuno. Al più irritare o, nella migliore delle ipotesi, far sorridere.  

L’immaginario collettivo di oggi è più abitato da boss che da avari. Non sono la stessa cosa ma entrambi hanno un rapporto malato col denaro, seppure declinato in modi assai diversi. I secondi esprimono puro – direi quasi innocente - amore per il denaro; i secondi vanno alla ricerca esasperata di una ricchezza che, nei casi estremi raccontati dalla cronaca, diviene anche potere di vita o di morte sugli altri. Dunque se l’avarizia è originariamente paura esasperata di perdere qualcosa, l’avidità che sembra averla sostituita è l’incontrollata pulsione verso un potere pericoloso perché fine a se stesso, esattamente come quello ricercato dagli anti-eroi che abitano non solo la realtà ma anche le più recenti fiction di successo, che non muovono riso (se non involontario, a volte) e che raccontano con gravità pari a quella della realtà, la realtà stessa.

Al Pacone è un micro-antidoto contro la serietà con cui sembra quasi che cinema e televisione vogliano rendere omaggio agli anti-eroi. Un racconto farsesco dell’umana cretineria, così come piace a Molière.

domenica 27 agosto 2017 ore 21:30

EDUARDO #oggipiùcheieri

ispirato ai testi di Eduardo De Filippo
con Valentina Tortora, Mauro Collina, Martina Iacovazzo, Federica Buonomo, e Vincenzo Triggiano
regia Antonello Ronga
durata 60'

Sempre più spesso si vedono in giro persone che accumulano cose, oggetti, come se fossero un' ancora di salvezza verso un passato che è stato, o una possibile strada verso il futuro, un futuro che si spera migliore; mania sempre più diffusa sindrome dell’accumulo compulsivo.

E se invece di accumulare oggetti, si accumulassero parole, e meglio ancora, le parole di un grande drammaturgo, parole che sono diventate letteratura, e perché no, anche leggenda? Se gli esuli della società di oggi accumulassero questo sapere, per cercare nel passato un futuro migliore? Questo lo scopo di #OGGIPIùCHEIERI, portato in scena dalla Compagnia dell'Arte, in uno spettacolo in cui cinque anime sono legate da un unico destino: trovare la salvezza. ”Il viaggio universale dei corpi, sempre più umanamente profughi, in questa società di anime di ogni tempo”. Un viaggio nell'universo "eduardiano" quello intessuto dal  regista Antonello Ronga che, ancora una volta rielabora un testo facendolo proprio, dando vita cosi ad uno spettacolo unico nel suo genere.

A trent’anni dalla scomparsa del grande autore, le sue parole prendono vita in forma nuova, ancorate al futuro, scardinate dalla tradizione, e proiettate, verso un teatro che ascolta le parole di tutti.

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