Teatro della Cometa

Stagione teatrale 2017 | 2018
Teatro della Cometa

Una stagione brillante ed intelligente che invita a rivoluzionare il proprio punto di vista per scoprire nuove e interessanti proposte culturali. Forti del successo di pubblico e critica delle ultime stagioni, al Teatro della Cometa, portiamo avanti anche quest’anno un progetto culturale di alta qualità, ricco per quantità e varietà, diretto a un pubblico di tutte le età ed estremamente accessibile. Una programmazione intensa, che affronta tematiche sempre attuali, dove tra divertimento e sana riflessione si propone una personale visione critica e interrogativa sulla nostra società. Un teatro che fa divertire e riflettere, che permette di trascorrere una serata di intrattenimento, facendo sorridere lo spettatore tra pensieri sull’individuo e sulla realtà. “Il mio obiettivo fondamentale – afferma il Direttore Artistico, Ing Giorgio Barattolo - è stato intervallare momenti di divertimento a momenti di riflessione con spettacoli che affrontano temi attuali, nuova drammaturgia, grandi storie e grandi sentimenti, senza dimenticare un po' di sana comicità”.
Undici titoli compongono il ricco cartellone 2017/18 della Stagione del Teatro della Cometa, una stagione di pregio, che anche quest’anno si avvale della presenza della Cometa dell’Arte,  gli undici incontri culturali del mercoledì, che nella passata stagione hanno ottenuto grande successo.
“Far vivere il teatro – ha dichiarato Giorgio Barattolo - significa contribuire alla crescita culturale di una comunità, perché la cultura è elemento essenziale per costruire il futuro.
Una nuova stagione è alle porte: noi guardiamo alla cultura e al futuro, guardate insieme a noi.

4 | 22 OTTOBRE 2017
Benedicta Boccoli e Maximilian Nisi
FIORE DI CACTUS
di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grédy
e con Anna Zago - Aristide Genovese - Piergiorgio Piccoli - Claudia Gafà - Matteo Zandonà - Anna Farinello - Federico Farsura
Regia: Piergiorgio Piccoli e Aristide Genovese
Musiche A Cura DI Stefano De Meo
Scenografia Adriano Pernigotti
Realizzazione Scene Palcobase
Luci E Fonica Samuel Donà
Costumi Rosita Longhin
Direzione Tecnica Claudio Scuccato - Sia Idee
Assistente Alla Regia Federica Bassi
produzione Teatro de Gli Incamminati e Associazione Culturale THEAMA
    
Una deliziosa commedia di situazioni spassose e divertenti malintesi
Da un ispido cactus può sbocciare un fiore di straordinaria bellezza, mentre le bugie hanno sempre le gambe corte, specie se chi le racconta vive eternamente nella menzogna. Uno straordinario testo che è diventato ormai un classico della commedia "brillante", un filone teatrale che non è assolutamente da considerarsi "minore", in quanto ha modalità e criteri di realizzazione spesso complicatissimi. Questo tipo di teatro non ha solo la fortuna di avere grande presa sul pubblico, ma spesso riesce a raccontare, senza darlo troppo a vedere, grandi verità sulla vita, sull'amore, sul dolore e su tutte le debolezze umane.
Fiore di cactus alterna momenti sentimentali ad altri più scanzonati con grande naturalezza, andando dritto al cuore del pubblico, attraverso una serie di bizzarre storie d’amore che sbocciano fra situazioni fra le più "spinose".
Il dentista Giuliano Foch, scapolo convinto, per evitare il matrimonio fa credere alla sua amante Tonia di avere moglie e tre figli. Ma quando la donna, a causa di un appuntamento mancato, tenta goffamente di togliersi la vita e viene salvata da Igor, il vicino di casa, Giuliano preoccupato promette di sposarla. Prima però dovrà fingere di divorziare, ma la scrupolosa Tonia vuol esser certa che la moglie del dentista non abbia nulla in contrario e chiede di conoscerla personalmente. Giuliano, prigioniero delle proprie bugie, è costretto a inventarsi una consorte per presentarla a Tonia; la trova in Stefania, la sua burbera infermiera, che dopo alcune infelici esperienze sentimentali si è trasformata in una specie di ispido cactus. Alla fine, dopo uno spassoso gioco di divertenti equivoci, il castello di bugie crollerà, e le “affinità elettive” fra i vari personaggi finiranno per trionfare.

DURATA: 120 minuti con intervallo

25 OTTOBRE | 12 NOVEMBRE 2017
LA SPIAGGIA
Testo e Regia di Luca De Bei
con Paola Minaccioni
scene Dario Dato
costumi Lucia Mariani
luci Marco Laudando
produzione erretiteatro30

Una donna e una spiaggia. Due mondi familiari eppure sconosciuti. Irene si interroga sulla propria vita, alla ricerca di una ragione per la sua solitudine. Una solitudine che affonda le radici nell’infanzia, che vive e cresce in una mancanza sottile e divorante: quella di un padre che ha abbandonato la sua famiglia per crearsi una nuova vita, un nuovo nucleo affettivo. Irene affronta la sua esistenza con coraggio e con ironia, ma con dolorosa ostinazione non rinuncia a conoscere la verità, a volte disperatamente, a volte solo per potersi dichiarare viva.

Continuerà così, attraverso gli anni, consumando gioie e sofferenze, nonostante le disillusioni, sapendo accettare il tempo che lascia i suoi segni, e combattendo con la propria volontà che a tratti si perde…

La spiaggia è il luogo metaforico e fisico di questa ricerca. È il teatro degli incontri con il padre perduto e che forse, un giorno verrà ritrovato. È, per Irene, il luogo dei suoi giochi di bambina, dei sogni di adolescente, delle esperienze della maturità. In questa immensa distesa di sabbia, sotto un cielo fatto di azzurro, di nuvole, di gabbiani, davanti al mare infinito, il dolore sembra placarsi un po’, il dolore anestetizzarsi, e la verità, che affiora lentamente, farsi addirittura accettabile.

15 NOVEMBRE | 3 DICEMBRE 2017
I ♥ ALICE ♥ I
di Amy Conroy
traduzione Natalia Di Giammarco
con Ludovica Modugno e Paila Pavese
regia Elena Sbardella
assistente alla regia Chiara Lipparelli

Due persone di circa settant'anni sono state beccate in atteggiamento equivoco dietro lo scaffale di un noto supermercato. Sono due donne: Alice Slattery e Alice Kinsella (Ludovica Modugno e Paila Pavese). Fortunatamente l'imbarazzo si trasforma in occasione: la donna che le ha viste, una regista, propone loro di fare uno spettacolo in cui raccontare la loro storia. Tra resistenze ed entusiasmi dovuti all'opposto carattere delle due, esuberante la prima, molto discreta la seconda, alla fine decidono di presentarsi di fronte al pubblico e senza filtri, senza buonismi o facili vie, tentano di ricostruire il loro mondo e la loro rocambolesca storia. Raccontano di come da amiche d’infanzia si siano ritrovate a essere amanti e compagne molti anni dopo. La loro relazione era nata come tante, con una delle due dichiaratamente omosessuale e con l’altra – vedova dopo un matrimonio innocuo - che si ritrova confusa davanti all’attrazione per una persona del suo stesso sesso.
La Modugno e la Pavese, per la prima volta insieme, in un cocktail esplosivo di dolcezza e comicità. I ♥ Alice ♥ I è un testo che regala la freschezza del sarcasmo evitando tutti quei passaggi stanchi e obbligati sull’età delle donne o sull’omosessualità. Niente buonismi o patetismi per uno spettacolo che attraverso il riso e la leggerezza arriva dritto al cuore.

Il corsivo è tratto da un articolo di Erika Favaro uscito il 2 novembre 2016 su Che teatro che fa, rubrica di critica teatrale di Repubblica on line diretta da Rodolfo Di Giammarco.

Per colpa di TREND: Nel 2015 per la rassegna TREND, diretta da Rodolfo Di Giammarco, ho curato la mise en éspace di Tribes, che nel 2016 è stato presentato in forma di spettacolo al Piccolo Eliseo; nel 2016 a TREND va in scena I ♥ Alice ♥ I, con Ludovica Modugno e Paila Pavese e quest'anno approda alla Cometa ancora grazie a TREND, un'occasione molto interessante per sperimentare nuovi testi di drammaturgia inglese. Per colpa di TREND mi sono ritrovata con queste due meravigliose signore del Teatro a lavorare su un testo scritto in punta di penna: così funzionale da cancellarsi in bocca alle attrici, sembra che l'abbiano scritto loro, la Pavese e la Modugno, insieme. Il testo è molto semplice ma ci ha riservato delle sorprese inaspettate: era estremamente divertente e coinvolgente. Il resto lo hanno fatto Ludovica e Paila, con la loro meravigliosa arte, sempre alla ricerca del dettaglio, con un'attenzione maniacale a ogni piccola sfumatura e anche in questo ci siamo trovate in armonia assoluta. Pensare che le due signore sono amiche da una vita, una vita spesa sui palcoscenici di tutta Italia con le più grandi compagnie nazionali, ma non hanno mai lavorato insieme. Vedendole all'opera durante le prove si potrebbe giurare che abbiano sempre diviso la scena una al fianco dell'altra tanto sono affiatate e complici. Con l'entusiasmo del primo giorno e un'esperienza assoluta si sono offerte a me in maniera totale: i personaggi sono chiari, teneri e noi scegliamo di mettere in scena le loro fragilità e idiosincrasie. Vi auguro di cuore di poterle vedere in questa prova d'attrice perché davvero è un'occasione unica così come è stato per me lavorare con queste due assolute signore del Teatro e donne meravigliose: Ludovica Modugno e Paila Pavese.

6 | 31 DICEMBRE 2017
LA SPALLATA
di Gianni Clementi
con Giorgia Trasselli, Gabriella Silvestri e Stefano Ambrogi
e con Claudia Ferri, Alessandro Loi, Matteo Milani, Alessandro Salvatori
regia Vanessa Gasbarri
scene Katia Titolo
costumi Velia Gabriele
luci Giuseppe Filipponio

Saporita commedia capace di coniugare con equilibrio ed originalità una graffiante ironia ed il calore delle atmosfere familiari più tradizionali e genuine. Lo spettacolo porta la firma di Gianni Clementi, autore di innumerevoli commedie teatrali che hanno conquistato senza riserve sia il pubblico italiano che quello straniero (per citare alcune delle più amate “Grisu’, Giuseppe e Maria”, “Ben Hur”, “Sugo Finto” e “L’ebreo”) e la regia è curata con appassionata dedizione ed entusiasmo da Vanessa Gasbarri. Dopo il successo di “Finchè vita non ci separi”, viene dunque a ricostituirsi la preziosa sinergia artistica che durante la scorsa stagione ha regalato al pubblico romano scroscianti risate, inediti spunti di riflessione e sinceri istanti d’emozione, con un incontro tra drammaturgia e direzione registica particolarmente spontaneo ed efficace. Nel nuovo lavoro "La Spallata" lo scoppiettante intreccio narrativo denso di sorprendenti colpi di scena, viene contrappuntato dagli eventi storici di un'epoca divisa tra galvanizzanti rivoluzioni e drammi incombenti. Al centro dei fatti raccontati da questa spassosa commedia, il microcosmo di una famiglia e un difficile confronto generazionale. Da un lato due cognate, protettrici di questo nucleo familiare matriarcale, cercano di affrontare le asperità del quotidiano o si abbandonano al fluire di un'esistenza ancorata al passato ed ormai priva di stimoli; dall'altro i loro quattro figli, appaiono pervasi dal desiderio di riscatto sociale, realizzazione personale e successo economico tipico della gioventù ed in particolare della cornice storica offerta dagli anni Sessanta.
Uno spettacolo intenso, divertente, ricco di pathos e comicità. La tradizione della commedia d'autore all'italiana rivisitata con la giusta dose di modernità ed un entusiasmo trascinante.

SINOSSI: 1963. Pieno boom economico. E’ l’epoca delle grandi rivoluzioni su scala mondiale, delle prime missioni spaziali, dei grandi contrasti, Mohamed Alì contro Joe Frazier, del grande mito americano, Marylin e John Kennedy, l’Italia del dopoguerra, Giovanni 23imo, Totò, Aldo Fabrizi ed Anna Magnani ... Mamma Roma, una mamma attenta, presente, attiva, come Lucia (Giorgia Trasselli), ma anche sognatrice, scanzonata e generosa, come Assunta (Gabriella Silvestri). Le due cognate affrontano in maniera opposta il grave lutto che ha colpito le loro famiglie, i rispettivi mariti sono infatti mancati in seguito ad un incidente sul lavoro. E mentre la Roma di allora si ricostruisce, anche la famiglia Ruzzichetti cerca di rinascere dalle proprie ceneri, e quale modo migliore in un momento come quello se non “mettersi in proprio”? Ci vuole un’impresa, un Ditta ...sì! Un’attività di pompe funebri!  L’idea geniale è di Benito (Alessandro Loi), detto Tito, intraprendente e confusionario figlio di Lucia, che insieme al rivoluzionario fratello Littorio (Matteo Milani), detto Vittorio, decide di fondare questa nuova attività, “L’Ultimo respiro”.
Come sostenere le prime spese? Il carro? Le corone? I vestiti? Entrare in società con Romolo (Alessandro Salvatori), cugino carabiniere stanco della divisa, la divisa sì ... quella della banda musicale! Il tippe tappe, gli anni d’oro di Cinecittà ... Edda (Claudia Ferri), la giovane e spigliata sorella di Tito e Vittorio, vive nel sogno Hollywoodiano di diventare una regina del grande schermo. A colorare ulteriormente la scena irrompe Cosimo (Stefano Ambrogi), fresco di sfratto, galante e attempato Vespillone, che tra un consiglio paterno sul duro “mercato dell’aldilà”, un occhiolino a Lucia ed una sviolinata ad Assunta spera finalmente di “sistemarsi” in casa Ruzzichetti.
Scoppiettante ed attenta è la direzione di Vanessa Gasbarri, regista già apprezzata anche nei fortunati “Finché vita non ci separi” e “Clandestini”, firmati anch’essi da Gianni Clementi.
Protagonista di questa esilarante commedia è la vita, la vita che si confronta, che si contrasta, che si costruisce con una vita e per una vita si spezza, la vita che riflette, che dispera e che ride fragorosa.

Premio Fondi La Pastora anno 2003.

10 | 28 GENNAIO 2018
MALEDETTO PETER PAN
di Michele Bernier e Marie Pascale Osterrieth
(dal fumetto “Le Demon de Midi” di F. Cestac - Ed. Dargaud)
traduzione e adattamento Carlotta Clerici e Antonella Questa
con Michela Andreozzi
regia Massimiliano Vado

“Maledetto Peter Pan” (in originale “Le Demon de Midi”) è un fortunato spettacolo francese, clamoroso successo di pubblico e critica, che finalmente debutta anche in Italia. Nasce come un fumetto della geniale Florence Cestac, diventato poi uno spettacolo teatrale grazie all'attrice comica Michele Bernier e alla regista Marie Pascale Osterrieth (e successivamente un film), è un progetto tutto femminile. Medesima fortuna ha avuto a Roma, dove, appena dopo tre settimane dal debutto al Teatro Sette, è stato notato dal Teatro Sala Umberto e messo in programmazione all'istante.

A metà tra una commedia, uno stand-up e un monologo, in cui l'attrice porta in scena tutti i personaggi, lo spettacolo nasce dall'idea di raccontare, ridendo fino alle lacrime, un dramma che tutti conoscono: le Corna. Ma non corna qualsiasi, piuttosto quelle generate dalla pericolosissima “Crisi di Mezza Età”, conosciuta anche come “Sindrome di Peter Pan”, una temibile patologia che colpisce gli uomini giunti alle soglie dell'età matura che male accolgono il cambiamento, vissuto più come l'inizio della fine. Come direbbe Piero Angela: “L'esemplare umano maschio, passata la quarantina, è solito abbandonare la sua compagna per rivolgersi verso nuovi pascoli, più verdi, al fine di rinvigorire la sua virilità”. A scapito delle mogli. "Tu sei la Donna Della Mia Vita, lei è un'altra cosa... è una Fatina!" - dice Lui candido, andandosene via proprio con la suddetta, giovanissima Fatina. E chi resta sul divano a fare i conti con la vita, i bilanci, il figlio e soprattutto la Realtà, è Lei: la Moglie, la Donna, la Cornuta che, come prima ipotesi, trova soddisfacente solo quella del suicidio. La voce (rotta, disperata, cattiva ma sempre esilarante) della protagonista, racconta tutte le fasi dell'Elaborazione del Lutto: la Depressione sul Divano, il Confronto con parenti ed amici (che naturalmente già sanno), la ricerca di un Ex Disponibile alla Consolazione, la feroce Autocritica che sfocia nella Flagellazione. Mille le domande che la protagonista si pone, e noi con lei: cosa fa funzionare una Coppia? Perché alcuni restano insieme ed altri no? A che punto sono i rapporti tra uomo e donna? La Coppia continua a rimanere un mistero, un tema da aggiornare costantemente perché i ruoli, le abitudini e il linguaggio si evolvono. A tutti gli effetti, “Maledetto Peter Pan” è una istantanea della nostra società e sebbene sia ritratta dal punto di vista femminile, tuttavia non è mai contro il Maschio tout-court, anzi. Non ci sono vittime e carnefici, c'è la vita. E la vita non sa mai dove ci porta: è un viaggio che, comunque vada a finire – le ipotesi restano aperte! – ci regala sempre una nuova consapevolezza. Divertente, caldo, consolatorio e irriverente, “Maledetto Peter Pan” riguarda in ultima analisi ognuno di noi: tutti, in un momento o in un altro, ci siamo rotti i denti su quella meravigliosa, devastante, irrinunciabile avventura chiamata Amore. E lo faremo ancora.

31 GENNAIO | 18 FEBBRAIO 2018
LE BONHEUR
(Ti farò felice)
di Eric Assous
traduzione Filippo Ottoni
con Sandra Collodel e Nicola Pistoia
regia Marco Lucchesi

Passata la soglia degli “anta”, a prescindere dai propri fallimenti, è ancora possibile amare, ed essere amati?
I protagonisti di questa nuova divertente commedia di Éric Assous sono Luisa autrice di racconti per l’infanzia, separata, e Alessandro, padre di tre figlie, proprietario di un ristorante, in attesa di divorzio. Una sera s’incontrano e si piacciono. Passano la notte insieme, ma al risveglio, l'amara realtà è lì, davanti a loro.
Si rivedranno? Avranno il desiderio di rincontrarsi?
Luisa prenderà una drastica e inaspettata decisione a cui Alessandro, messo alle strette, dovrà inevitabilmente scendere a patti.
In un vortice sentimentale di bugie e colpi di scena Éric Assous ci invita a riflettere sulla perenne ricerca dell’amore e della felicità. Ma… l’amore e la felicità hanno una data di scadenza?

21 FEBBRAIO | 11 MARZO 2018
IL MIO NOME È MILLY
una diva, tra guerre, prìncipi, pop e variété
recital in due tempi di e con Gennaro Cannavacciuolo
pianoforte Dario Pierini, sax-contralto Andrea Tardioli, violoncello Francesco Marquez
Produzione Elsinor

Milly ha cantato molte canzoni “da uomo”, e l’averle riprese è stato per Cannavacciuolo una sorta di ricollocazione in situ, con protervia, rispetto e profonda umiltà. L’astrazione è, per me, il grande distintivo di questo artista che si esprime con il canto e la recitazione. Gennaro Cannavacciuolo abita un luogo misterioso ai confini tra l’astrazione e l’emozione. E’ capace di cantare con un’estrema cura ed attenzione, nelle parole e del porgerle. L’incontro tra Cannavacciuolo e Milly offre risultati straordinari…  Cannavacciuolo abita il presente come trasognato fingendo una distrazione che è un ricamo, o uno sberleffo, come quelli di cui erano capaci Totò, Eduardo e, l’ultimo, Massimo Troisi.
La Repubblica, Alvise Sapori

In questo spettacolo, Gennaro Cannavacciuolo è un narratore che canta la vita privata ed artistica di Milly. Il recital, in due tempi, traccia una biografia con le canzoni più emblematiche della cantante-attrice piemontese, dove ogni canzone è stata scelta per sottolineare un momento significativo della sua vita e della sua carriera. In un quadro scenografico elegante, con luccichii da sera sul nero dominante, composto da gigantografie che ritraggono vari momenti della vita di Milly e che Gennaro fa ruotare nei momenti clou della narrazione, si parte con il varietà degli Anni 20, sulle note di “Era nata a Novi”, “Le rose rosse” , “Donne e giornali” e “Mutandine di chiffon”. Si narra poi del flirt tra Milly ed il Principe Umberto, ma anche dell’amore disperato di Cesare Pavese che la cantante mai poté ricambiare e da cui ricevette lettere infuocate. Si prosegue con le note di “Parlami d’amore Mariù”, che sottolineano l’incontro con Vittorio De Sica da cui sfocerà un’eterna amicizia.

Un revival del periodo francese evocato da “Mon manège à moi” e “Paris canaille” chiude il primo tempo. Il cavallo di battaglia “Si fa ma non si dice” apre il secondo tempo ed introduce l’incontro con Strehler, raccontato e cantato attraverso alcune delle canzoni più significative di Brecht, quali la “Ballata della schiavitù sessuale”, “Surabaya Johnny” e la “Ballata di Mackie Messer”. Quindi un brano recitato de “l’Istruttoria” di Peter Weiss (processo di Auschwitz a Francoforte), testo che Milly interpreterà per la prima volta in Italia con grande successo. Lo spettacolo continua con l’incontro fortunato con Filippo Crivelli che creerà per lei i famosi “recital” nei quali Milly, oltre a cantare il repertorio brillante del variété, introdurrà quello di Brecht-Weill ed i testi più significativi dei cantautori e musicisti degli anni 60-70, quali Endrigo, Lauzi, De Andrè, Aznavour e Piazzolla, qui riproposti in un’intensità crescente.

13 | 25 MARZO 2018
PROFUMO DI DONNA
dal romanzo “Il buio e il miele” di Giovanni Arpino
diretto e interpretato da Massimo Venturiello
con (in ordine alfabetico) Irma Ciaramella, Camillo Grassi, Andrea Monno, Claudia Portale, Sara Scotto di Luzio, Franco Silvestri
adattamento Pino Tierno
la voce dei brani cantati è di Tosca
scene Alessandro Chiti - costumi Sabrina Chiocchio
musiche Germano Mazzocchetti - light design Umile Vainieri

Un capitano in pensione, rimasto cieco a causa di un’esplosione accidentale, decide di recarsi a Napoli da un amico anch’egli non vedente. Il capitano si farà accompagnare in questo viaggio da un giovane soldato in permesso premio. Tra vessazioni e rimproveri, il giovane, ribattezzato “Ciccio” al pari di tutti gli sventurati che si sono succeduti nell’ingrata mansione, “scorterà” quindi il bizzarro capitano che si rivelerà un uomo dalla personalità poliedrica; a tratti irascibile e spigoloso, a volte ironico e autoironico, sempre e comunque irresistibile seduttore di donne, per le quali ha una particolare passione. I due partono in treno da Torino e la prima tappa è Genova, dove il capitano decide di passare alcune ore con una prostituta. La seconda tappa del viaggio è Roma, dove il capitano parla con il cugino prete della sua condizione fisica e, per ultimo, giungono a Napoli, dove il capitano viene corteggiato da una giovane donna perdutamente innamorata di lui, ma il capitano sembra infastidito dalle sue attenzioni. La vera ragione del viaggio e dell’incontro con l’amico non vedente giungerà inaspettata e sorprendente solo alla fine... solo allora il capitano capirà che non potrà rifiutare l’aiuto e le attenzioni della giovane donna.

“Ora che abbiamo i mezzi per spaziare, per comunicare con tutti ci siamo chiusi in noi stessi, siamo diventati cinici disumani...” Così dice Charlie Chaplin nel discorso finale de “Il Grande Dittatore” e, come a volte succede a noi attori, le parole che continuiamo a ripetere tutte le sere ci restano addosso e ci rimbalzano poi nella mente durante le nostre giornate. Così, interpretando il ruolo che fu di Chaplin, ho spesso ripensato a queste parole ed è cresciuta in me la necessità di continuare a parlarne. Viviamo quotidianamente il paradosso di un’epoca in cui la globalizzazione ci spinge sempre di più verso l’isolamento e l’anonimato. Ecco perché mi sono innamorato del romanzo di Giovanni Arpino “Il buio e il miele” e ho deciso di portarlo in scena come già fece Dino Risi con l’indimenticabile film interpretato da Vittorio Gassman “Profumo di donna”, poi risorto nel remake “Scent of a Woman” di Martin Brest con Al Pacino. Questo romanzo-film è sicuramente l’emblema della solitudine moderna, della disillusione esistenziale che inevitabilmente conduce al cinismo e alla perdita di umanità e che assume nella figura del protagonista Fausto una dimensione cosmica (chissà se Arpino, dando al suo protagonista il nome di Fausto ha, magari inconsciamente, pensato al dottor Faust), spingendolo verso un crinale in cui si è smarrito il ‘profumo della vita’, la disperazione si confonde con l’ironia e il sarcasmo e la tragedia diventa persino comica, esilarante, proprio come tragica e comica è la condizione umana. Ed è proprio così che me lo immagino questo spettacolo, un incontro di emozioni contrapposte, uno scontro di lacrime e risate in cui, al momento, non so quale delle due prenderà il sopravvento” Massimo Venturiello

4 | 22 APRILE 2018
INCOGNITO
di Nick Payne
con Giulio Forges Davanzati
e cast in definizione
regia Andrea Trovato

Dopo i grandi successi di Londra e New York, approda per la prima volta in Italia, al Teatro della Cometa: INCOGNITO! Nuova opera teatrale del giovane drammaturgo inglese Nick Payne, considerato dalla critica come il nuovo Tom Stoppard. Protagonista di “INCOGNITO” è il cervello: questo meraviglioso e sorprendente organo il cui meccanismo è ancora oggetto di studio da parte della Scienza. Un organo capace di accumulare dati, memorizzarli, codificarli e dare senso alla realtà attraverso la costruzione di una narrativa.

Quattro attori interpretano 21 personaggi che si alternano in avanti e indietro nel tempo e che ruotano attorno a tre storie principali e interconnesse fra loro. Due di queste storie sono basate su avvenimenti realmente accaduti: il primo caso riguarda Thomas Stoltz Harvey, che nel 1955 eseguì l'autopsia su Albert Einstein e ne rubò il cervello al fine di sezionarlo e studiarlo nell’ingenua speranza di giungere a grandi scoperte sulla mente umana. L'altro caso è basato su Henry Molaison al quale, nel 1953, per curare le sue crisi epilettiche fu rimossa una parte del cervello ma, in seguito all’intervento, subì la perdita cronica della memoria a breve termine, “condannato” così a vivere un eterno presente. Conosciuto in ambiti scientifici come il paziente HM, è stato l’essere umano più studiato dalla neuroscienza.
La terza storia, ambientata ai giorni nostri, riguarda il rapporto tra Martha, una neuropsicologa, e Patricia, un avvocato. Da quando Martha si è separata ha cominciato a fare delle scelte radicalmente differenti nella sua vita…

Tre storie intrecciate che esplorano la natura dell'identità e come siamo definiti da ciò che ricordiamo. Incognito è un'esplorazione esilarante di ciò che significa essere umani. “I nostri cervelli lavorano costantemente, in maniera estenuante e senza sosta per trasmetterci l’illusione che tutto sia sotto controllo, ma non è così... Il cervello è una macchina narrativa ed è davvero, davvero brava a fregarci!” "Dover ricordare ci tiene rinchiusi in un certo tipo di carattere- ci rende un certo tipo di persona. Immagina quanto sarebbe liberatorio non sapere chi tu sia".

Pionieri di questa novità italiana sono il regista Andrea Trovato e l’attore Giulio Forges Davanzati della Compagnia Carmentalia che hanno curato anche la traduzione e l'adattamento del testo originale.

25 APRILE | 6 MAGGIO 2018
GROTESK!
Ridere rende liberi
di Bruno Maccallini e Antonella Ottai
diretto e interpretato da Bruno Maccallini
con la partecipazione del Kabarett-Ensemble di Pino Cangialosi
Testo liberamente ispirato ai maggiori autori dell’epoca di Weimar con musiche originali di Max Hansen, Friedrich Holländer, Jacob Jacobs Hermann Leopoldi, Paul Lincke, Martin Roman, Kurt Weill e Pino Cangialosi
Traduzioni dal tedesco Bruno Maccallini
Adattamenti in italiano delle canzoni Franca d’Amato

Grotesk è un personaggio immaginario ispirato ai tanti artisti che resero leggendario il Cabaret berlinese degli anni Venti-Trenta : un po’ mago, un po’ chansonnier, un po’ presentatore alla “Cabaret” di Bob Fosse, ma sempre un provocatore irriverente, esperto della risata, del paradosso, dello sberleffo satirico. E mentre Berlino sprofonda nel nazismo, con humour inossidabile lui non smette mai di aggredire il comune buonsenso, di denunciarne il vuoto che nasconde, affacciandosi sul baratro spalancato dal regime finché non ne è a sua volta inghiottito.

In gran parte ebrei, come ebreo era il colore del loro umorismo, la sorte di molti artisti come Grotesk fu segnata dall’avvento di Hitler al potere. Espulsi dai set e dai palcoscenici sui quali avevano primeggiato, le loro performance si replicarono in situazioni sempre più dure ed estreme. Qui non si tratta della storia di quei comici – comici di successo fino alla fine e nonostante la fine – ma della storia di un “comico” che li vuole racchiudere tutti, a partire dal momento del suo massimo fulgore fino ad arrivare a quello più cupo e definitivo.

Una drammaturgia che alterna il racconto originale in prima persona con una selezione di musiche, canzoni, ballate, sketch e monologhi dei più grandi autori e musicisti dell’epoca (Grünbaum, Mehring, Tucholsky, Weill, Holländer, ecc.), appositamente e liberamente tradotti e riadattati. Uno stile, un genere letterario, il cui elemento dominante resta l'assurdo che si fa reale. Laddove il reale era già diventato assurdo.

“Il Kabarett è il campo di battaglia su cui con le sole armi pulite delle parole giuste e della musica si possono distruggere le armi d’acciaio”. (Friedrich Holländer)

9 | 27 MAGGIO 2018
INDOVINA CHI SVIENE A CENA
scritto e diretto da Marco Zadra
con Marco Zadra, Francesca Milani

Classismo, differenze socio culturali, etniche, ma soprattutto divergenze calcistiche sono i pretesti per rovinare quella che sarebbe dovuta essere una tranquilla cena fra amici!
Protagonisti della storia sono i coniugi Micheaux: Pierre e Iolande. Un giorno la loro vita così grigia e monotona viene sconvolta da una notizia tremenda: Cristine, la loro figlia di 18 anni, ha un fidanzato! L’evento, totalmente inaspettato, verrà festeggiato con una cena cui parteciperanno: il fidanzato di Cristine, un ragazzo di colore di nome Joseph, i suoi genitori adottivi i coniugi Arnoux, Bernadette, vedova da più di sei anni ed i nuovi vicini di casa i coniugi Pognon, Martine sorda e con piccoli vuoti di memoria e Laurent cieco e razzista convinto! La miccia è accesa, la bomba sta per esplodere ma se volete sapere come andrà a finire vi aspettiamo a teatro… a vostro rischio e pericolo!

LA COMETA DELL’ARTE
Civiltà a Confronto
Roma e il mondo
11 incontri culturali del Mercoledì
Ottobre 2017 | Febbraio 2018 - Ore 18.15

Dopo il grande successo della scorsa stagione, torna al Teatro della
Cometa "LA COMETA DELL’ ARTE", uno spazio di incontri pomeridiani
destinati a un pubblico dinamico e appassionato di tematiche culturali
che andranno a integrare la programmazione della prossima stagione
teatrale.

Questa seconda edizione si articola in un ciclo di 11 conferenze (da
ottobre 2017 a marzo 2018) dal titolo "CIVILTA' A CONFRONTO - Roma e
il mondo".
Anche quest'anno gli appuntamenti si svolgeranno di mercoledì alle ore
18.15, presso il Teatro della Cometa in Via del Teatro Marcello 4, e
saranno a cura di esponenti del mondo accademico e personalità della
cultura.

“La Cometa dell’Arte” è un progetto che mira a trasmettere l'identità
profonda del nostro patrimonio  culturale attraverso il linguaggio
universale dell'arte e della storia"..

Il Teatro della Cometa aderisce al Network Lettera 22 - Premio Giornalistico di Critica Teatrale under 36, e ne accoglie i concorrenti nella stagione 2017/18.

Il concorso è rivolto agli under 36, giornalisti e studenti universitari, che vogliano accettare una sfida: creare nuovi modelli di critica giornalistica aggiornati alle forme della comunicazione contemporanea.
Lettera 22 - sostenuta da Fondazione Cariplo e dall’Università degli Studi di Padova Dipartimento Studi Linguistici e Letterari - nasce grazie alla collaborazione di oltre 50 teatri e festival italiani in 15 regioni ed è riconosciuta dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti.
Il bando è in uscita a Ottobre 2017 e rimarrà aperto fino ad aprile 2018. La finale del concorso si svolgerà da giugno a ottobre 2018 nell’ambito di 8 festival internazionali di teatro e danza (Primavera dei Teatri, Colline Torinesi, INTEATRO Festival, OPERAESTATE Festival Veneto, Short Theatre, MILANoLTRE, VIE Festival, Scene di Paglia).

Tutto su www.premiolettera22.it  

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