40 gradi

Ecco fatto. Quando uno spettacolo riesce in tutte le sue componenti torni sempre a casa con una parte di te cambiata, cresciuta e pensi: ecco fatto. Non che tu abbia fatto qualcosa di particolare ma hai ricevuto energia che donerai agli altri. È il caso di 40 GRADI. Spettacolo ben riuscito sostenuto da un terzetto di attori che regala una bella visione scenica: Fabio Banfo, Luigi Guaineri, Roberto Testa, l’insieme dei loro segni scenici si sposa a meraviglia con un testo dai dialoghi e ritmi serrati che rapisce lo spettatore. Una brillante interpretazione sostenuta dalla forza di un testo che accoglie anche citazioni di testi classici. Due uomini, due attori russi, sullo sfondo della violenza e della criminalità degli anni '90 si trovano, alla fine di una tournée invernale in una misera stanza ammobiliata. Ubriachi marci, senza un rublo in tasca, abbandonati dalla loro stessa compagnia che è ripartita per

San Pietroburgo, incontrano un uomo: un certo Vampilov, loro vicino di stanza, si offre di dare loro una grossa somma di denaro in modo completamente disinteressato. Ha sentito il loro “grido d’aiuto” e vuole aiutarli. La sola condizione è che loro non facciano nulla, assolutamente nulla, per ricambiare il suo gesto. È intenzionato a suicidarsi ma i due, senza saperlo, gli salvano la vita, vanificando così il carattere “disinteressato” del regalo ricevuto: i due uomini saranno in debito con lo strano personaggio che, a questo punto, cambia totalmente volto e vuole, ad ogni costo, riscuotere. Sarà il loro vampiro. Questa la trama. I temi che la percorrono sono quelli del discorso morale e dell’arte, di Dio e del senso della vita, in un dialogo serrato che galleggia nei fumi dell’alcool, che li alimenta, li distorce, e nutre, come spesso accade, i grandi slanci della “russkaja ducha”, l’anima russa, che è la vera protagonista di questo atto unico. Ma perché 40 gradi? Leggiamo nelle note di drammaturgia: «Quaranta sono i gradi della vodka, e quaranta, sotto zero, sono i gradi a cui scende la temperatura nella provincia russa, dove due attori malandati, maltrattati da sé e dalla vita, stanno mettendo in scena uno spettacolo, il Macbeth di Shakespeare», a loro è affidata la parte delle streghe...Più maltrattati di così...Siamo negli anni Novanta, subito dopo la Perestroyka, fallita miseramente, e infatti la scena richiama un mondo perduto quasi ottocentesco, un tavolo decadente sorretto da libri che nessuno più legge, una brandina sporca, un catino arrugginito. In questo misero spazio si muovono i personaggi doloranti come nelle opere di Dostoevskij si scende negli inferi delle coscienze, e non c’è salvezza.

Milano, Teatro Libero 5-10 ottobre 2017

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