Essere bugiardo

Un padre, il nulla e la rivincita della Vita. Questa, in sintesi poetica, la tematica del testo di Carlo Guasconi vincitore dell’11° Premio Riccione Pier Vittorio Tondelli. Il testo ha convinto la giuria che lo premia all’unanimità. «L’autore scolpisce, con sorprendente intensità e altrettanta maturità, tre personaggi: il padre, la madre, il figlio. Mai scontati, sempre umani, umanissimi, fertile terreno di prova per gli attori che in futuro li andranno ad interpretare». La prima cosa che balza agli occhi in questa rappresentazione (Produzione La Corte Ospitale, Proxima Res, Premio Riccione), è la bravura degli attori in scena, tra cui brilla come sempre, per forza e intensità, Mariangela Granelli nel ruolo della madre. Riesce a rendere con tenacia e delicatezza una madre come ce ne sono tante nelle nostre famiglie: una lavoratrice, una donna che vive per il suo uomo e suo figlio, una donna che sa soffrire in silenzio che non perde mai lucidità anche di fronte a una grave malattia. Massimiliano Speziani, ironico e

pacato, nel ruolo del padre convince soprattutto quando emergono aspetti onirici e ironici del suo personaggio. L’ autore stesso, nel ruolo del figlio, composto e calibrato. “Essere bugiardo” è la storia di un padre incapace di accettare la verità, vinto dal vuoto del lutto. I personaggi vivono in una dimensione spaziale e temporale onirica e immobile. Il Padre, incapace di alzarsi dalla sedia e di riprendere i fili della propria vita, incapace di cogliere le piccole perle, lui, pescatore convinto, rinuncia a pescare nel mare della vita. Saranno proprio il Figlio e la Madre a spingerlo verso la vita. I morti e i vivi in una comunione di intenti, questo il significato profondo del testo: i morti vivono con noi, ci consigliano, ci condizionano anche ma hanno sempre qualcosa da insegnarci.  La regia di Emiliano Masala cerca di rafforzare la bellezza della parola scenica rispettando fedelmente quanto scritto nel testo. Un compito molto difficile per un testo fortemente letterario che necessità di qualche tradimento...Il regista attraverso la sua rappresentazione opera una traduzione: dal testo, alla scena e in questo viaggio, verso la visione, deve anche saper tradire per rendere al meglio le sfumature della parola scenica. Si può navigare maggiormente in una dimensione onirica, nel mare dei sentimenti, nel vuoto, nel nulla, tutti elementi che caratterizzano fortemente il testo. Per farlo è necessario tradire e allontanarsi dagli oggetti concreti indicati nel testo stesso, trovare altre vie d’uscita per valorizzare le parole, allontanarsi, per essere più vicini, alle pieghe del racconto e alle verità nascoste. Dalla chiusura di uno spazio convenzionale, all’apertura di uno spazio irreale, come gli stessi personaggi richiedono, per regalare verità, questo è uno dei principali compiti del teatro. Un compito molto difficile, una bella sfida che Emiliano Masala, saprà sicuramente affrontare. Da vedere, per riflettere, la compagnia è in scena fino al 29 ottobre. Seguite anche i prossimi eventi di un teatro storico milanese che si adegua ai tempi e sceglie una “mezza stagione” puntando con ironia e profondità su tematiche contemporanee: il pregiudizio, lo stereotipo, portando anche il teatro fuori dai luoghi comuni.

Milano, Teatro Verdi, 24 ottobre 2017

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