No43 filth

Occorre dirlo e saperlo dire, e però in teatro non è facile senza cadere nella più vuota ipocrisia: il populismo e le sue retoriche semplificate, bugiarde e fasciste, le sue parole d’ordine che ammorbano il mondo, sono soltanto fango, esibizione di muscoli, fallica prepotenza. In fondo cos’altro è, sostanzialmente, questo nuovo demone ideologico che s’aggira per le più svariate langhe del mondo (diversi paesi europei a est e a ovest, gli Stati Uniti, diversi paesi dell’America Latina, la Russia, l’India)? Che cosa sta, se non scardinando, certo corrodendo gravemente antiche culture politiche, tradizioni democratiche, opinioni pubbliche civilissime? In quest’ambito di riflessione, “NO43 FILTH”, della compagnia estone di Tallinn “TeatrNO99”, è uno spettacolo necessario. Fondata nel 2005 da Eneliis Semper e Tilit Ojasoo, si chiama così perché sono 99 gli spettacoli che con tale ensemble questi artisti si sono proposti di realizzare prima di porre fine, volontariamente e programmaticamente, a tale esperienza d’arte. A Roma, nel contesto del Premio Europa per il teatro, questa compagnia è stata, davvero meritoriamente, premiata come “Realtà teatrale” e, il 13 dicembre nel Teatro Argentina, ha

presentato il suo quarantatreesimo lavoro, intitolato Filth, ovvero sudiciume, fango, poltiglia, sporcizia. Oltre ai due registi summenzionati che hanno immaginato e diretto questo spettacolo (e realizzato anche il tappeto sonoro e le musiche insieme con Jakob Juhkam), il lavoro sul corpo si deve a Juri Nael, il disegno luci è di Petri Tuhkanen e gli interpreti in scena sono Marika Vaarik, Helena Pruuli, Rea Lest, Rasmus Kalijujav, Regnar Uustal, Gert Raudsep, Simeoni Sundja, Jorgen Liik, Remo Sagor. Fango, sporcizia, sudiciume e, nel fango, uomini e donne, giovani per lo più e non a caso, che s’incontrano e scontrano, che danzano e si amano e si odiano, che si stordiscono e si colpiscono e infieriscono senza pietà reciproca. Il culmine dello schifo è la violenza sul corpo delle donne: la violenza bestiale, lo stupro etnico, l’impotenza (politica, economica, sociale, intellettuale, piscologica) che immancabilmente si ribalta in tortura e crudeltà. Lo spazio immaginato e proposto per la scena - interno o esterno poco importa - ha i colori di una caserma o di un manicomio, un rigore coercitivo e ossessivo che ben si sposa con quanto avviene. Nei loro gesti si stagliano prima silenziosamente e in modo più o meno chiaro i fantasmi di antiche menzogne, di violenze, di sopraffazioni, di stupri. Si tratta insomma, come è abbastanza semplice capire, di una potente metafora della realtà contemporanea attraversata com’è da larghe e antiche correnti d’irrazionalismo, di violenza, di ignoranza, di razzismo, di sessismo brutale. E poi le parole: anch’esse violente, vomitate nella loro stupidità, banali e tremende. Ci si infastidisce a sentire quelle parole urlate dagli attori, ci si turba a sentire quegli slogan violenti (sangue e merda) più che a vedere quei corpi rotolarsi, lottare, danzare, scontrarsi nel fango, si soffre perché, se quella dei corpi che rotolano nel fango è una evidente metafora che fa pensare, quelle parole invece le si riconoscono come esperienza reale di vita quotidiana. Sono il nerbo della “nuova” comunicazione della “nuova” politica (tutto “nuovo” ovviamente e magari anche “giovane” a parole e poi, in realtà, spesso vecchissimo, come vecchissima è la logica del potere legato alla forza, al suolo, al sangue), le si riconoscono come frastuono insopportabile dei rave parties che ottundono sensi e discernimento o delle tifoserie pseudo-sportive, come lugubre canto d’ingresso di ogni incipiente regime autoritario. Ecco il nodo: è necessario riconoscere il fango in cui siamo immersi, riconoscerne la lingua e saperne uscire, riconoscerne e rifiutarne la natura strutturalmente fascista. Il tutto espresso con la verità di un teatro carico di storia, un teatro di corpi, gesti, immagini, di pochissime parole e, davvero, di molta intelligenza.
Paolo RANDAZZO

NO43 FILTH
Teatro Argentina – Teatro di Roma, 13 dicembre 2017, Premio Europa.
Directors-Art Directors: Ene-Liis Semper, Tiit Ojasoo. Bodywork:Jüri Nael. Light Design Petri Tuhkanen. Musical Design Jakob Juhkam, Tiit Ojasoo, Ene-LIis Semper. Cast: Marika Vaarik, Helena Pruuli, Rea Lest, Rasmus Kaljujärv, Ragnar Uustal, Gert Raudsep, Simeoni Sundja, Jörgen Liik and Reimo Sagor (as a guest). Premiere 17 ottobre 2015.
Crediti fotografici: Premio Europa Teatro.

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