Sogno di una notte a Bicocca

Il Teatro Mobile di Catania, come secondo appuntamento della stagione 2017/2018, ha proposto al Centro Zo di Catania “Sogno di una notte a Bicocca”, scritto e diretto dall’attrice catanese Francesca Ferro, pièce che si presta a diverse interpretazioni e letture e che si avvale di un corposo cast e di un intrigante impianto scenografico curato da Arsinoe Delacroix. Il progetto - spettacolo di Francesca Ferro, con le musiche di Massimiliano Pace ed in circa due ore, prende in esame il dramma umano e sociale di nove detenuti al centro della vicenda, partendo dalla reale esperienza vissuta nel 2012  dalla regista con un laboratorio teatrale con i detenuti del carcere di Bicocca. L’atto unico ricostruisce, dal punto di vista emozionale e drammatico, l’ambiente carcerario, quello di chi vive le sue giornate – privo del bene indiscutibile della libertà – scontando la sua pena, ma anche quello di chi vive in stretto contatto con i detenuti, ovvero le guardie carcerarie, il direttore dell’Istituto di pena e chi,

in qualche modo, cerca il recupero di tali soggetti. Il lavoro comunque risulta sempre gradevole e scorrevole, regalando dei momenti di leggerezza, grazie al linguaggio, al modus vivendi, alle storpiature ed alle battute dei detenuti coinvolti,
L’allestimento scenico di Arsinoe Delacroix ricrea un’ala del carcere con sbarre e spazi delimitati dove si muovono i nove carcerati ed anche la direttrice della struttura, la guardia carceraria e l’elemento esterno, l’attrice e regista del laboratorio che invoglia i detenuti a mettere in scena una versione - poi riveduta e corretta in base a linguaggio e concezioni di vita dei protagonisti - di “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare, dove presto tutto - con la fantasia - si adatta al contesto dei detenuti e quindi il folletto Puck si trasforma in Puccio e il bosco nel boschetto della Plaia. Il tutto tra situazioni crude e drammatiche, ironia e sarcasmo da parte di chi si trova rinchiuso in attesa di scontare pene più o meno lunghe per omicidi, spaccio, sfruttamento della prostituzione, estorsioni ed altro.
Tutto inizia quando, accompagnata da una direttrice attenta e severa, la regista Francesca presenta il suo laboratorio teatrale a nove detenuti – tutti particolari per le pene che scontano - ai quali vengono assegnati i vari ruoli per mettere in scena la nota opera shakespeariana. Dopo i primi momenti difficili tra alcuni detenuti e la regista del laboratorio, conditi da discussioni, problemi, ribellioni, leggerezza, il rapporto si ammorbidisce ed alla fine i nove protagonisti del “Sogno di una notte di mezza estate”, in versione “catanese”, si rendono conto che proprio questa esperienza teatrale, questo dimenticare anche per qualche ora i loro problemi all’interno del carcere, può contribuire a far loro riconquistare la libertà, attraverso la fantasia ed il sogno. E il capolavoro di Shakespeare in chiave catanese, arricchito da battute, balletti che fanno parte del loro status di detenuti consente a questi nove protagonisti di sentirsi per la prima volta liberi di sognare.
La pièce di Teatro Mobile e dell’autrice, regista ed interprete Francesca Ferro, alla fine, coinvolge il pubblico grazie ad una intelligente messa in scena e ad un cast assortito e ben assemblato dove tutti danno il meglio, a cominciare dai convincenti Agostino Zumbo nei panni del mafioso Melo Russo, Ileana Rigano (l’attenta direttrice dell’Istituto), Silvio Laviano (lo strafottente e quasi incontrollabile napoletano pluriomicida), Francesco Maria Attardi (l’arrogante Polifemo, soprannominato così per aver perso un occhio durante l’arresto), Mario Opinato (l’ironico pappone dietro le sbarre per istigazione alla prostituzione). Completano il cast – anche loro ben fissati nei loro ruoli - Renny Zapato, Giovanni Arezzo, Giovanni Maugeri, Vincenzo Ricca, Antonio Marino, Dany Break e la regista ed autrice Francesca Ferro.
Per tutti i protagonisti in scena e per la produzione, alla fine, gli applausi convinti da parte del pubblico che ha così potuto riflettere sulla valenza terapeutica e riabilitativa del teatro negli istituti carcerari, sul dammi che vivono i detenuti privi del bene supremo della libertà e su quanto bisogna ancora fare in tema di devianza, giustizia, funzione delle case circondariali e strumenti di riabilitazione e reinserimento nella società di chi ha sbagliato.
“Il carcere - spiega l’autrice e regista Francesca Ferro - sembra il posto meno adatto a sognare: la detenzione costringe a vivere lontano dal mondo esterno e dagli affetti, aliena l'essere umano privandolo del tempo e dello spazio così come li conosciamo noi. Nasce l’esigenza di uscire, di superare le mura e pensarsi in un altro luogo, protagonisti di una storia che non è la propria. Magari dentro un bosco in una notte d’estate. L’esperienza che ho avuto al carcere di  Bicocca è stata forte e intensa e lo spettacolo è il più possibile coerente con quello che erano i detenuti che ho conosciuto. Abbiamo voluto non giudicarli, cercando di fare emergere l’individuo prima del reo, l’umanità prima della colpa”.

Sogno di una notte a Bicocca
di Francesca Ferro
Regia di Francesca Ferro
Con Ileana Rigano, Agostino Zumbo, Mario Opinato, Silvio Laviano, Renny Zapato, Giovanni Arezzo, Francesco Maria Attardi,Giovanni Maugeri, Vicenzo Ricca, Antonio Marino, Dany Break e Francesca Ferro
Aiuto regia  Maria Chiara Pappalardo
Musiche di  Massimiliano Pace
Scenografia di Arsinoe Delacroix
Produzione Teatro Mobile - Centro Zo di Catania 5, 6, 7 Gennaio 2018

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