Mediterraneo

Viaggiare è sempre un po' contaminarsi, mescolare la propria (presunta) diversità con la diversità (presunta) dell’altro, di quel vicino/lontano con cui condividiamo questo piccolo mare chiuso che sta, però, tra infiniti luoghi e innumerevoli età srotolate nella sua storia millenaria. È un po' anche fare teatro dunque, e così Pino Petruzzelli costruisce questo suo ultimo intenso spettacolo mettendo l’uno accanto all’altra tante narrazioni, piccole, di gente ignota ai più ovvero ferita da una Storia troppo oscura e invasiva, o grandi, di gente, come il “sindaco pescatore”, che ha saputo testimoniare la propria persistente umanità oltre quella stessa Storia. Ne nasce un mosaico, anzi un affresco drammaturgico compatto e unitario che quelle narrazioni rende coerenti ricostruendo vite e comunità da millenni osmotiche ma oggi, forse più che in ogni altro momento, costrette a dividersi tra muri economici e confini, invisibili ma forti più del più forte acciaio. Andare bordeggiano tra piccole storie e tra

piccoli/grandi luoghi (da Srebrenica a Tunisi, dalla Grecia a Torre del Greco), sembra questo il filo di una narrazione che si sottrae volutamente ai più ampi orizzonti della Storia (quella con la S maiuscola) per riconoscerla, quella stessa storia, la nostra storia, in mille e più volti che in fondo si somigliano, e così scoprire in essa l’umanità che vi si nasconde, emergendo talora inaspettata.
Uno spettacolo insieme lucido ed emotivo cui la musica in scena dei bravissimi  Radiodervish, gruppo pugliese dalle sonorità che scavalcano i molti mari custodisti nel Mediterraneo, dona ulteriore respiro, il respiro profondo delle sonorità che da sempre accompagnano chi su questo mare si affaccia e vive.
Dentro, ovviamente, emergono anche le tragiche storie dei molti clandestini che cercano di superare muri e confini e che nelle sue acque naufragano, in un racconto però privo di retorica e straordinariamente pudico, come esige il vero rispetto dell’altro.
Drammaturgia e regia di Pino Petruzzelli, che ne è ovviamente anche l’interprete, è una produzione del Teatro Stabile di Genova, al teatro Duse dal 23 al 28 gennaio.
La sala, alla prima, era piena e il pubblico entusiasta.

Foto Maritati

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