Il futuro della Fondazione Piccolomini

La Fondazione Piccolomini di Roma nasce come ente morale a seguito del lascito testamentario di Nicolò Piccolomini, attore e regista teatrale, morto a 28 anni nel corso della seconda guerra mondiale. In seguito è diventata una Ipab (Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza), sottoposta alla legge Crispi del 1890 e posta sotto il controllo della Regione Lazio.  Lo scopo statutario fu inizialmente quello di costituire una casa di riposo per artisti teatrali. In seguito, non essendo praticabile la trasformazione della Villa in casa di riposo, quello di aiutare gli artisti teatrali in difficoltà economiche, dai 55 anni in su.  La Fondazione vive esclusivamente grazie al reddito degli immobili ereditati da Nicolò (e che appartenevano a sua madre, Anna Menotti). Non gode di nessun contributo pubblico ordinario.

Paga tutte le tasse (Irpef, Irap, Imu ecc.)  senza alcun beneficio fiscale.
Assegna, tramite un bando pubblico, gli aiuti economici agli artisti sulla base dell’attivo del bilancio annuale.  Chi la tutela? Visti i precedenti storici, esclusivamente gli artisti teatrali.
Il 25 gennaio scorso è definitivamente scaduto il Consiglio di amministrazione della Fondazione Piccolomini di cui sono stata Presidente. La Regione Lazio, che controlla l’ente, ha deciso di commissariare. Perché? E’ scritto nella delibera regionale che le ragioni sono due: la mancata designazione di due dei cinque membri del nuovo Consiglio di amministrazione (quelli designati rispettivamente dalla Sindaca di Roma, Virginia Raggi, e dal Presidente dell’Accademia Nazionale S. D’Amico, Salvo Nastasi) e la necessità di riordinare alcune irregolarità formali amministrative.
Prima della scadenza del Cda sono stata convocata in Regione: il Segretario del Presidente Zingaretti e il Direttore generale della Regione Lazio mi hanno chiesto se ero disponibile a diventare il prossimo Commissario straordinario.
Ho ritenuto di dover dare la mia disponibilità, dopo 8 anni di Presidenza di due diversi Cda, per portare a termine il lavoro di riordino dell’ente.
Ma non credo che sarò io il prossimo Commissario. Credo che la strategia regionale sia altra: ci si avvicina alla legiferazione per la trasformazione delle Ipab e la Regione Lazio probabilmente fa sì che tutte le Ipab si uniformino alle norme degli enti pubblici. Ma la Fondazione Piccolomini, con la sua autonomia patrimoniale derivata dal lascito di un privato e con l’assenza di contributi pubblici ordinari, può essere considerata pubblica a tutti gli effetti? E se non potrà trasformarsi in Azienda Pubblica di Servizio alla Persona, che fine farà? Sarà privatizzata, accorpata ad altra Ipab, estinta?
Nel 2009 l’Associazione per il Teatro Italiano e il Comitato Gianpiero Bianchi per la Fondazione Piccolomini, con l’occupazione della Villa di via Aurelia antica, hanno sventato la chiusura dell’ente. La Fondazione era stata commissariata dalla Presidenza Marrazzo, nessun aiuto economico veniva assegnato agli artisti, e la Piccolomini rischiò di essere chiusa o accorpata ad altra Ipab.
La mobilitazione degli artisti ha interrotto il commissariamento e richiesto il ritorno di un regolare Consiglio di amministrazione. Da allora la Fondazione ha ricominciato a vivere, pur tra mille difficoltà, e ad essere un punto di riferimento per gli artisti teatrali italiani, non solo per i colleghi più anziani o in difficoltà economiche.
Dal 2009, la strategia è stata quella di riordinare i patrimonio immobiliare, abbandonato da decenni di incuria, e di metterlo a reddito. Perché, senza contributi pubblici, questa è l’unica strada per tenere in vita l’ente e assolvere, sempre meglio, allo scopo statutario.
Grazie a tale riordino, il bilancio della Fondazione ha registrato attivi sempre maggiori e gli aiuti economici sono progressivamente aumentati. Nonostante la morosità di alcuni inquilini e il perdurare dell’abusivismo gratuito da parte del Comune di Roma in Largo Micara.  E nonostante l’ininterrotta persecuzione del Comitato Salviamo il parco Piccolomini. Parliamo di un gruppetto esiguo di abitanti del quartiere, 6/7 persone, di una portavoce, Barbara Manara, e di chi altro? Di quali altri interessi? Tutte le denunce del piccolo comitato sono state archiviate, ma il danno economico è stato ingente: circa 420.000 euro. Tra queste, le false segnalazioni alla Regione Lazio che, in automatico e senza richiedere delucidazioni alla Fondazione, ha bloccato la trattativa per l’affitto di parte della Villa di via Aurelia antica. Danno: 280.000 euro di mancate entrate da ottobre 2016 a ottobre 2017.
Cosa farà ora il Commissario straordinario nominato dalla Regione Lazio? Probabilmente avrà precise indicazioni per adeguare amministrativamente l’ente, in vista della nuova legiferazione per la trasformazione delle Ipab laziali.
Cosa non farà il Commissario straordinario? Temo che interromperà il lavoro di riordino delle proprietà immobiliari. Temo che non metterà a bando i terreni ora sfitti: troppi rischi, troppi interessi in gioco…
Temo che non costringerà il Comune di Roma a interrompere l’occupazione abusiva del parcheggio di Largo Micara e a pagare un congruo affitto. Si limiterà ad attendere i tempi lunghi dell’azione giudiziaria.
Temo, cioè, che non lavorerà per aumentare le entrate della Fondazione. E alla fine del 2018 la Fondazione, in assenza di nuove entrate, non potrà che andare in passivo.
E, se andrà in passivo, non darà aiuti economici agli artisti anziani e indigenti.
E, se non ottempererà al proprio scopo statutario, sarà estremamente esposta nel momento in cui la Regione Lazio farà ordine tra le Ipab della Regione.
La mia decennale esperienza di artista “prestata” all’amministrazione mi induce a previsioni pessimistiche.
Cari colleghi, non attendiamoci che le pubbliche amministrazioni tutelino in futuro i nostri diritti di artisti teatrali: non lo hanno fatto gli Enti locali, non lo ho mai fatto la Repubblica italiana.
Se la Fondazione è nata è solo per volontà di un teatrante, di un nostro collega.
Se vogliamo continuare a farla vivere, dobbiamo impegnarci, tutti, e continuare a tenere alta la guardia. Con la lucida coscienza che nessuno ci regalerà nulla.
Se non avessimo occupato la Villa, nel 2009, la Fondazione oggi non ci sarebbe più.
Siamo orgogliosi dei risultati ottenuti negli ultimi dieci anni, ma non basta.
Non è stato che un inizio, dobbiamo continuare a combattere.

Benedetta Buccellato

Per approfondimenti: http://www.fondazionepiccolomini.it/

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