Ingresso ridotto previa prenotazione via email per i lettori di dramma.it a tutti gli spettacoli del Festival Inventaria - La festa del teatro off giunto alla sua ottava edizione, organizzato da artisti per artisti.

Per tutti i lettori di dramma.it è previsto l'ingresso a 9 anzichè 12 euro per tutti gli spettacoli in programma presso i Teatri Trastevere, Carrozzerie n.o.t .  e Studio Uno e 8 anziché 10 euro al Teatro Argot. Per usufruire dello speciale sconto è necessario prenotarsi via email a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando nell'oggetto "promozione DRAMMA.IT".

La manifestazione si è affermata come l'evento di chiusura della stagione teatrale capitolina mantenendo il proprio focus sulla drammaturgia contemporanea e sulla pluralità dei linguaggi ospitati.

Ventuno le proposte in concorso selezionate tra le oltre 400 candidature pervenute da tutta Italia e dall'estero per offrire un ventaglio quanto più ampio possibile della scena teatrale off per linguaggi e generi, alle quali si aggiungono cinque proposte fuori concorso: due spettacoli ospiti il ritorno dello spettacolo vincitore dell'edizione 2017 e la presentazione dei due spettacoli tratti dai testi vincitori ex aequo del Premio di drammaturgia DCQ-Giuliano Gennaio 2016 (VII ed.).

Dal 3 maggio al 10 giugno

IL PROGRAMMA

3  maggio, ore 21.00 Carrozzerie n.o.t                    
Fuori concorso / Prima romana

Garbuggino/Ventriglia - Armunia / In terra in cielo

Cammino tra la terra e le nuvole. Ma adesso dove c’erano nuvole c’è terra, e dove c’era terra ci sono nuvole. E cammino, e man mano che vado avanti la luce è così forte che i contorni delle cose si piegano e si sovrappongono tra di loro. Anzi, le cose diventano trasparenti e attraverso ogni cosa riesco a vedere tutte le altre cose. Le età della mia vita e di tutte le vite. Tutto si vede e ogni cosa si vede per mezzo di tutte le altre cose.

di e con Silvia Garbuggino e Gaetano Ventriglia
musiche composte ed eseguite da Gabrio Baldacci

Guardiamo al don Chisciotte attraverso uno sguardo donchisciottesco, in un rapporto reciprocamente immaginifico con la chitarra baritono Danelectro di Gabrio Baldacci.
Portiamo in scena la relazione tra l’essere umano nell’estrema nudità esistenziale e l’archetipo del don Chisciotte. Un don Chisciotte che parla parole di Paul Eluard, che esiste idealmente nello stupore e che attraversa e ci chiede un attraversamento lucido della notte del mondo e dell’uomo. Fino all’alba: la resurrezione dello sguardo aperto su un mondo anch’esso risorto, che risorge ogni giorno, sulla bellezza del creato non più straziante ma colma di tenerezza.
E mentre Sancho Panza vede pecore e montoni laddove il suo signore vede cavalieri e principi, un cavallo viaggia nello spazio-tempo di un universo trasparente: un ronzino di nome Ronzinante.

La compagnia Garbuggino-Ventriglia è stata fondata nel 2002 da Silvia Garbuggino e Gaetano Ventriglia. In questi anni sono stati prodotti da Napoli Teatro Festival, Armunia, Rialtosantambrogio, Teatro di Buti. Gli spettacoli della compagnia sono stati recensiti dai maggiori quotidiani e riviste specializzate in Italia (La Repubblica, Il Sole 24 Ore, Il Corriere della Sera, L’unità, Il Fatto Quotidiano, Carta, Linus, I Quaderni del Teatro di Roma, Hystrio) e, in Francia, da Mouvement e La Pensèe Russe.
Interviste e servizi di approfondimento culturale sulla compagnia sono stati trasmessi dalle testate radiotelevisive Rai 5 e Rai Radio 3. Sul loro lavoro sono usciti tre volumi.

4 maggio, ore 21.00 Carrozzerie n.o.t            
Sezione Spettacoli / Prima romana

Gradi/Scalzi / Loop - Lanciare le noccioline al suono della campanella

Lanciare le noccioline al suono della campanella

di e con Gradi - Scalzi
voci Riccardo Goretti e Massimo Bonechi
musiche Francesco Frosini

Ingredienti: luce fredda, suoni bilanciati, 1 tavolo, 2 sedie, 1 corda, oggetti di scena vari, 2 voci, 2 corpi, noccioline (q.b.)


Unire le luci ai suoni e mescolare con cura per tutta la durata; accendere la voce a volume alto e aggiungere dalle quinte i corpi inconsapevoli in scena. Posizionarli accuratamente in modo simmetrico e visibile al centro dello spazio e nel fuoco della luce. Farli cuocere nelle loro reazioni senza esagerare osservando le relazioni tra suoni, movimento e spazio. Ogni tanto interrompere la cottura lasciandoli rosolare e crogiolarsi nell’incomunicabilità nonsense. Dosare q.b. le noccioline nei momenti opportuni, al suono della campanella. Mantenere al caldo gli animi dei 2 corpi attraverso monologhi interiori. Condire il tutto con arte tra simulazione e dissimulazione. Servire in teatro senza sipario e gustare comodi su poltrone.

Un lavoro che osserva la vita: quella di due individui, quella di due performers, le loro dinamiche relazionali, una coppia, due performers, due individui. Un dialogo costante tra parola e movimento attraverso l'oggettivo e il soggettivo, volto ad analizzare quanto le scelte che crediamo di prendere in autonomia forse siano suggerite dai dettami cui ci si attiene, anche involontariamente.

5 maggio, ore 21.00 Carrozzerie n.o.t.           
Sezione Spettacoli / Prima romana

Quintoequilibrio / Una vita a matita

Un laboratorio improbabile, due tute bianchissime, come oggetto di studio il compleanno.

! Vincitore Minimo Teatro Festival 2016

di e con Quinzio Quiescenti e Lorenzo Covello
luci Petra Trombini

Un laboratorio improbabile, due tute bianchissime, come oggetto di studio il compleanno. Due ricercatori sono alle prese con la sperimentazione delle giuste formule per evitare catastrofi e sprechi durante i festeggiamenti.
 Un laboratorio improbabile, due tute bianchissime, come oggetto di studio il compleanno. Due ricercatori sulla base di dati scienti ci e statistici, sono alle prese con la sperimentazione delle giuste formule per evitare catastrofi e sprechi durante i festeggiamenti .

Popcorn e trombette, oggetti stereotipi di una ritualità fatta di forma e non di sostanza, sono gli strumenti di questi bizzarri ricercatori che danno così il via ad una serie di esperimenti tra l’assurdo e il reale, raccontati con acrobazie parole e piccoli gesti. Le candeline accese, che di anno in anno vediamo aumentare sulle nostre torte, raccontano i desideri e la vita che scorre tra ambizioni, sogni, perdite e aspirazioni.

Un’ indagine sulla natura umana ed i suoi aspetti agrodolci, che si com- pongono di gioia e malessere, felicità e nera tristezza. In questo mescolar- si di surrealtà, rigore scientifico e corpo prende così forma “una vita a mati- ta” che attraverso uno slittamento di significato, mette in luce lo svuota- mento del rito e il contrasto tra la festa e la tempesta che si incontrano ogni anno in questo giorno speciale.

L’idea dello spettacolo “Una vita a matita” è nata a gennaio 2016 a Roma dall'incontro tra Quinzio e Lorenzo, artisti multidisciplinari. Questo è il primo progetto realizzato, che gli ha permesso di elaborare un linguaggio poco classificabile nei parametri di teatro, circo e danza, ma che li racchiude tutti, li mescola e ne fa nascere uno stile elegante e irriverente.

16 maggio, ore 21.00 Teatro Studio Uno                      
Sezione Monologhi / Prima romana

Compagnia SMG / Fortuna

"Non posso più stare zitto. Non lo sopporto. Storie del genere, non voglio più vederle. Non voglio più nemmeno immaginarle."

regia Erica Morici
ideazione e drammaturgia Alessandro Sesti
musiche e testi originali Puscibaua
con Alessandro Sesti e Puscibaua

Un recente fatto di cronaca, ancora sulla penna di molti giornalisti, ha attirato la nostra attenzione circa un anno fa.Si parla dell’omicidio di Fortuna Loffredo, avvenuto a Caivano.C’è un particolare che attira la nostra attenzione: il fatto è avvenuto nel 2014 e nei due anni successivi nessuno ne ha mai parlato. Abbiamo poi avuto modo di conoscere persone di quelle zone, che ci hanno raccontato storie di quello spaccato di vita Caivanese. Abbiamo vissuto il paradosso, un ossimoro che ha dato la vita al nostro lavoro. Una terra fatta di usanze, generosità, calore, ma anche di silenzio e omertà. Una terra capace di trasformare il “Parco Verde” di Caivano nel “Parco degli orchi”. Il monologo, scritto e interpretato da Alessandro Sesti, affiancato dal cantautore Umbro Puscibaua per la regia di Erica Morici, racconta l’arrivo di un ragazzo che per motivi di lavoro torna a Caivano e vive l’ormai dimenticata conflittualità del luogo. Circondato dal folclore napoletano, viene pian piano trascinato da questi avvenimenti in una spirale di omertà, finché non sarà il momento di fare una scelta. Parlare o restare in silenzio.
SMG è una Compagnia di origini Umbre che dalla sua nascita (2013) sceglie di creare solo drammaturgie originali. L’obbiettivo è quello di creare nuovi testi, anziché crogiolarsi nei geni del passato. La ricerca di un artigianato della parola per raccontare storie che diventino veicolo di un messaggio, di un teatro dopo lo spettacolo, attraverso tematiche di natura sociale. “Briciole” (2015/16) affrontava la violenza domestica, “Fortuna” (2016/17) l’omertà e l’abuso, “Malanima” (2017) il pregiudizio sul diverso e “Veleno” (2018/19) la nascita della terra dei fuochi.
SMG vive della collaborazione tra Alessandro Sesti, Erica Morici, Andrea Giansiracusa e Walter Nalbone.

17 maggio, ore 21.00 Teatro Studio Uno                
Sezione Monologhi / Fresco di stagione       

Garofoli/Nexus / Giorgio

“Volava, giocava al solitario e fumava. Io ballavo, chattavo e scaricavo di tutto”.

! Premio Special Off e Premio della Critica - Roma Fringe Festival 2017

scritto, interpretato e diretto da Nexus
aiuto regia Laura Garofoli
assistente alla regia Claudia Salvatore
scenografia Andrea Simonetti

Giorgio racconta il rapporto affettuoso e conflittuale con mio padre che si è concluso nel 2008 per via del cancro. Di questo rapporto rimangono filmini, fotografie e fonti non convenzionali che raccontano una singolare storia in bilico tra favola e cronaca, biografia e autofiction. Un’esperienza taumaturgica, prima che drammaturgica, che procede per scossoni temporali e sfocia in epopea generazionale. Ma anziché proporre l’ennesima “operazione nostalgia”, con Giorgio ho deliberatamente reinventato il passato, cercando di trovare il vecchio nel nuovo e il nuovo nel vecchio. Memorie e fonti dell’archivio familiare si mescolano all’immaginario della cultura pop e alle vicende della cronaca nazionale, decostruendo l’onnipotenza paterna e il mito della città natale, Terni. La messa in scena si focalizza sull’uso performativo di diversi media anni ‘80-‘90 per sviluppare una drammaturgia dove il corpo del performer interagisce con e come i dispositivi, sabotando codici, equilibri e memorie personali. Giorgio diventa così uno spazio condiviso e conflittuale dove poter rinegoziare il passato e reinventare il futuro.

La Compagnia Garofoli/Nexus nasce nel 2012 dall’incontro fra l’attrice Laura Garofoli e il regista e performer Nexus. I lavori della compagnia sono incentrati sulla convergenza fra teatro, performance e media. A partire dal primo spettacolo L’Ombra, la compagnia produce le performance Break To The Future, ROM e lo spettacolo L come Alice. Nel biennio 2016-2017 la compagnia vede il debutto di Giorgio e della performance urbana ZTL, Zona Temporaneamente Libraria. La compagnia è inoltre invitata regolarmente a festival d’arte di strada con Ciak si brekka! e Looking 4 Pinocchio, e promuove e organizza eventi di teatro e cultura indipendente.

18 maggio, ore 21.00 Teatro Studio Uno        
Sezione Monologhi / Fresco di stagione        

virgolatreperiodico / Era meglio se facevo l'attore

Fare l'Amleto è il problema di tutti gli attori, ma qual è il problema di Amleto? Forse è solo uno dei tanti che ha sbagliato mestiere.

! Progetto vincitore di Pillole 2017 del Teatro Studio Uno

di e con Andrea Onori
consulenza artistica Mariagrazia Torbidoni

Alla base dello spettacolo c'è l'idea di una sfida: un attore armato di pochi elementi di scena deve rappresentare l'Amleto. Tutti gli oggetti, i costumi, i materiali tecnici da utilizzare devono poter essere trasportati in uno zaino da viaggio. Il resto è superfluo. Un Amleto che porta la sua vita sulle spalle alla ricerca di un pubblico che possa raccoglierla.

Il tutto è una scusa per parlare di Amleto senza dover per forza parlare di Amleto. Aggrapparsi allo scheletro della troppo, troppo solida opera per lanciare lo sguardo più in là, allontanarlo dalla nebbia che abbiamo di fronte e farlo sedere su un palco. La sentinella, il viandante, l'attore, il becchino: non importa cosa fai nella vita, il monologo è lo strumento principe per essere tutti e nessuno. Per dare voce ad una sinfonia di esistenze che reclamano ognuna la medesima cosa: essere qui, adesso, prima che la commedia finisca.

virgolatreperiodico nasce ad opera di Andrea Onori e Mariagrazia Torbidoni come un gruppo di ricerca teatrale che dall'osservazione dell'Altro – il Contemporaneo, l'Arte, la Vita – proceda attraverso l'immaginazione e la sperimentazione di forme autonome di espressione e realizzazione. Nel 2013 debutta la prima produzione: lo spettacolo Oscar W., monologo femminile ispirato alla vita e all'opera di Oscar Wilde. Del 2018 sono due nuovi progetti: Era meglio se facevo l'attore che può essere definito come un monologo di Amleto, con Amleto, per Amleto; e lo spettacolo Macbeckett!, progetto in costruzione, vincitore del bando Emergenze Romane 2018.

19 maggio, ore 21.00 Teatro Studio Uno                
Sezione Monologhi / Fresco di stagione

D'angelo/Lapadula/Martorana / Andirivieni

Elena torna a casa dopo la fine della sua storia d’amore, attratta dal potere consolatorio del brodo di mamma: ma quello che trova non corrisponde alle sue aspettative.

di Elena D'angelo
regia Elisabetta Lapadula
con Nina Martorana

Il lavoro sulla messa in scena recupera l’immaginario foucaultiano del Panoptycon: sorvegliare e punire. Nel caso del saggio di Foucault esiste un’entità superiore, supposta o reale, delegata al controllo continuo dei prigionieri rinchiusi in un carcere ideale. Nel testo, la protagonista è carceriera di se stessa: chiusa nella gabbia domestica, riesce paradossalmente a liberare gli abissi della sua emotività in un continuo discorso col pubblico. I limiti fisici imposti dalle geometrie dello spazio rendono più facile questo processo di dispiegamento interiore. La delusione amorosa è un tema scivoloso, si rischia sempre di cadere nel patetismo e nell’autocompatimento. L’idea registica vuole adottare un punto di vista analitico, lucido e per questo usa la scena come strumento di un’analisi disincantata e ironica della realtà.
Per evitare il predominio del dramma amoroso, l’attenzione del fuoco narrativo si sposta di volta in volta su temi collaterali: il ritorno, lo scontro generazionale, l’inadeguatezza di fronte a se stessi e al proprio futuro. Questo inedito approccio si traduce nelle forme e negli spazi di una scena liberamente abitata dalla protagonista, traduzione claustrofobica di un domestico che si fa pubblico.

Lo spettacolo ha come obiettivo l’approfondimento delle “tragedie del quotidiano” e affronta tematiche come l’abbandono, il ritorno, l’inadeguatezza di fronte alla propria famiglia e la ricerca disperata di una metamorfosi. Un testo-documento che racconta con ironia e leggerezza un tema attuale: il singolo.

22, 23 maggio, ore 21.00 Teatro Trastevere                                   
Fuori concorso

Sciara Progetti / Malanova

Tutti siamo ugualmente responsabili della vita degli altri.

! Spettacolo vincitore  della Sezione Spettacoli di Inventaria 2017

di  Ture Magro e Flavia Gallo
con Ture Magro
scene e luci Lucio Dana
Tratto dal libro "Malanova", edito da Sperling & Kupfer, di Cristina Zagaria e Anna Maria Scarfò.

Raccontiamo Malanova, storia cruda e inenarrabile, ma edificante come tutte le storie compiute e non puramente celebrative o provocatorie. Raccontiamo Malanova perché non è una vicenda semplicemente accaduta nel Sud Italia, ma è una storia d'Italia, non di quel paese laggiù, ma del nostro Paese in ogni dove, attorno a chiunque di noi. Raccontiamo Malanova perché ascoltare in che modo un altro essere umano si sia liberato dal tentativo di soppressione del suo spirito, attraverso l'annullamento del suo corpo e dei suoi desideri, ci può far credere, una volta di più, nella nostra umanità. E credere in questa umanità, nella compassione speciale che si crea a teatro, a partire dall’esperienza che in esso si fa, è la più grande delle educazioni sentimentali; è un atto d'amore.
Malanova è un’esplorazione edipica sulla responsabilità, sulla convivenza e sull’essere coinvolti, come esseri umani, in una trama di fondo che ci rende tutti ugualmente responsabili della vita degli altri.

Sciara Progetti con lo spettacolo “Padroni delle nostre vite” si è aggiudicata il Primo premio al Festival Inventaria 2013, Premio del Pubblico al Roma Fringe Festival 2013, Primo premio all’ Apulia Fringe Festiva 2015; ha partecipato a numerosi festival nazionali tra cui Festival Castel dei Mondi , Andria 2016 e Stazioni d’Emergenza, Napoli 2015.

24, 25, 26 maggio, ore 21.00 Teatro Trastevere
Fuori concorso / Anteprima nazionale

DoveComeQuando / Il viaggio

"Mi guarda. Si avvicina. Io non la conosco, non l'ho mai vista, cosa vuole da me?"

! Testo vincitore ex aequo del premio di drammaturgia DCQ-Giuliano Gennaio 2016

di Paolo Bignami
regia Pietro Dattola
con Federica Carruba Toscano e Flavia Germana de Lipsis
elementi di scena Alessandro Marrone

Due donne di epoche e origini diverse s'incontrano in stazione. Silvia, donna meridionale del dopoguerra, deve andare "dall'altra parte", in cerca di lavoro; Petra - dopo esserci stata, dall'altra parte - sta tornando al suo paese. Unite dalla comune condizione di chi è o è stato costretto ad abbandonare la propria terra, dalle speranze, dai timori, dallo straniamento, dalle ruvidezze e dall'eterna attesa del treno della vita, sono però divise dal germe della diffidenza, mentre la stazione comincia ad affollarsi e la massa dei partenti a premere.

Nello scenario immaginifico dell'incontro di due epoche diverse in cui i problemi sembrano essere immutati, il viaggio da compiere è soprattutto interiore: è quello che porterà a identificarsi nell'altro, a "vederlo", riconoscendo in esso e nella massa che preme non un'indistinta minaccia, ma altri esseri umani, corpi caldi e pulsanti, concentrati di speranze e paure simili alle proprie. Solo allora il Viaggio, pur con tutte le sue difficoltà, potrà apparire meno spaventoso.

Il viaggio (col titolo Il viaggio che non ho fatto) ha vinto il Premio DCQ 2016 "per la capacità di affrontare un argomento di estrema attualità senza patetismi e  non limitandosi alla denuncia, favorendo un quantomai auspicabile cambio di prospettiva; l'incontro concreto di due epoche diverse, il linguaggio vivo, i toni anche leggeri e i tre piani in cui si muovono le protagoniste sono tutti elementi che stimolano alla messa in scena"

27 maggio, ore 21.00 Teatro Trastevere                 
Sezione Spettacoli / Anteprima nazionale

Compagnia Indip. dei Giovani Umbri / Almost, Maine

Una persona sentimentale pensa che le cose dureranno. Un romantico ha la disperata certezza che non lo faranno (Scott Fitzgerald).

Almost, Maine è per romantici - non per sentimentali.

! Residenza presso il Festival Verdecoprente 2017
! Finalista di Giovani Realtà del Teatro (Udine) e Giovani Direzioni (Reggio Emilia)
! Finalista Borsa Teatrale Anna Pancirolli 2018

di John Cariani (traduzione: Jacopo Costantini)
regia Samuele Chiovoloni
con  Jacopo Costantini, Ludovico Rohl, Giulia Trippetta e Silvia Zora

Almost, Maine è la narrazione per estratti di una cittadina non ben delimitata nello sconfinato e settentrionalissimo stato del Maine, in un freddo venerdì sera, e delle storie intersecate dei suoi abitanti.
Il testo di riferimento è Almost, Maine di John Cariani, un vero e proprio bestseller del teatro americano contemporaneo. Fra incontri improvvisi, amori laceranti, rimorsi, incomunicabilità e situazioni paradossali gli abitanti di Almost, Maine fanno esperienza della sconfinata gamma di sentimenti che attiene alla grammatica dell’amore.
Un gigantesco dono da restituire, un’aurora boreale da aspettare in un campo di patate, una rubrica delle cose che possono fare male da compilare insieme a una sconosciuta negli spazi angusti di una stireria, un pattino piovuto dal cielo per avvicinare una coppia ormai divisa dagli eventi.

Spaccati di vita ritratti in una istantanea imprecisa, quasi casuale, in bilico fra ordinario e straordinario.

30 maggio, ore 21.00 Teatro Studio Uno    
Sezione Monologhi / Prima romana

Vaccaro / Terra di Rosa

"Rosa, smettila cu stu cantu, i fimmini non cantunu, cantunu sulu i buttani!"

! Vincitore di Stazioni d'Emergenza 2017 (Napoli)
! Vincitore di TeatrOfficina 2016
! Finalista di Teatro Voce della società giovanile 2016

di e con Tiziana Francesca Vaccaro
musiche Andrea Balsamo
aiuto regia Giovanni Tuzza

C’era una volta una donna, che la sua terra, bella e piena di contraddizioni, se la portava dentro e la raccontava con la sua voce profonda.

La terra che racconto è la terra di una bambina che diventa donna e che da quella terra sente il bisogno di staccarsi, ma allo stesso tempo non ne può fare a meno. Terra di emigrazione, difficile viverci e sopravviverci. Il sud. Un’unica terra dalla quale non si parte mai del tutto.
Lo spettacolo racconta la storia di Rosa Balistreri, cantante folk siciliana che negli anni ‘70 è stata tra i grandi protagonisti della riscoperta della canzone popolare. Rosa, una bambina che diventerà una donna forte e coraggiosa, che non si adeguerà mai al ruolo di figlia e moglie fissato per lei dalla famiglia e dalla società. Rosa che imparerà a leggere e scrivere a 32 anni per non essere più schiava. Rosa che canterà di liberazione e rivoluzione, facendo risuonare il suo canto per tutta la Sicilia, come un urlo. Rosa che con la sua voce girerà il mondo, tenendo i piedi sempre ben piantati nella sua terra d’origine, per non perdere mai il contatto con la vita, difficile, aspra, appassionata. Vita non come vermi sotto terra, ma alla luce del sole.

31 maggio, ore 21.00 Teatro Studio Uno    
Fuori concorso / Fresco di stagione

Produzioni Nostrane / Amleto Punk

La storia di Giovan Bartolo Botta raccontata da Amleto.

di e con Giovan Bartolo Botta
Amleto Punk. La storia di Giovan Bartolo Botta raccontata da Amleto. Dunque la storia parallela di Amleto. Quella che non è mai stata scritta. Quella che non è mai esistita. Un Amleto recitato sul momento. Totalmente improvvisato. Totalmente in balia degli eventi. L'attore entra ed esce dal testo. Divaga. Guadagna tempo. Apre parentesi. Parla di altro. Dice ciò che gli pare. Amleto racconta i suoi miti calcistici. I suoi dubbi politici. Le sue ipocondrie. I suoi amori corrisposti solo a metà. Meglio ancora se taciuti. Che poi sono gli stessi di Giovan Bartolo Botta. Amleto si confessa, si sfoga. In un vortice di parole che mescola persona/personaggio/attore e pure qualche poesia. Amleto Punk. L'alternativa farmacologica all'Amleto di sempre.
Produzioni Nostrane-ULTRAS TEATRO è un progetto teatrale che mette in scena i testi classici adattandoli ad un linguaggio contemporaneo. I testi diventano così originali, completamente rimaneggiati. Lasciando del pulviscolo classico unicamente l’odore. L’idea primordiale. Il linguaggio classico ci interessa particolarmente poiché parla per archetipi. Una caratteristica che solletica l’eternità. Come? Togliendo alla messa in scena costumi storici intrisi di polvere, catartici giochi di luci, musiche da ambientazione e trombonismi vocali, tornando così all’urgenza, all’essenziale. Al puro lavoro sull’attore. All’interazione sul palcoscenico tra elementi vivi. Che non hanno appigli. Che possono contare solo su loro stessi. Come nella vita.

6 giugno, ore 21.00 Teatro Argot Studio
Fuori concorso/ Fresco di stagione

DoveComeQuando / Follower

Seppellisci i ricordi, Nina
non seminarli.

! Progetto vincitore della Residenza artistica del teatro Studio Uno 2016-17

scritto e diretto da Pietro Dattola
con Flavia Germana de Lipsis
elementi di scena Alessandro Marrone

E se, tramite un'app, potessi essere seguito nella vita reale, anziché semplicemente sullo schermo?
Se un tuo follower potesse realmente seguirti per tutta la giornata, restando invisibile e anonimo, e osservarti mentre prepari la colazione, vai al lavoro o incontri degli amici?
Diventa il centro del mondo di qualcun altro. Se ricevi la notifica significa che qualcuno vuole seguirti! Per tutto il giorno, dalle 10:00 alle 20:00, il tuo follower ignoto riceverà da me alcune tue fotografie e la tua posizione GPS. Tutti gli altri dati resteranno confidenziali. Parola di app.
Fatti seguire!

Cosa rende così difficile il distacco da una persona amata? Quanto può essere difficile dire addio? Nina è ancorata a una storia con Pietro che non le appartiene più. Farebbe di tutto per riaverla indietro. Perché un rapporto funzioni, occorre mantenere le giuste distanze. Quelle tra Pietro e Nina sono ormai abissali e ci sono casi in cui, se vieni bloccato nella vita reale, è per sempre. Ma ora c'è un'app, Follower, con cui Nina crede di poterle accorciare. Non appena si convincerà che il suo follower potrebbe essere Pietro, Nina si trasformerà in inseguitrice e farà di tutto per rivederlo ancora una volta.

L'ambito semantico della parola "seguire" (da follow, appunto) viene allora esplorato in tutte le sue accezioni. Seguire una persona in senso fisico ma anche metaforico; come sinonimo di dipendere da e come contrario di lasciar andare.

7 giugno, ore 21.00 Teatro Argot Studio    
Sezione Spettacoli / Fresco di stagione

Malalingua/Effetto Joule / 55:20

È tempo di baciarsi, è tempo di amarsi, è tempo di rivoluzione.

di e con Valeriano Solfiti, Emiliano Valente
aiuto regia Valerio Bucci
disegno luci Dario Aggioli

Un timer scandisce lo scorrere del tempo, una convenzione che attori e pubblico accettano sin dall’inizio. Due storie si intrecciano, non seguendo una linearità temporale. Un padre si accorge di come sia sua figlia a scandire i ritmi e  i tempi del suo incedere. Un figlio davanti al padre morente si accorge di come il tempo finisca. Due attori quarantenni si trovano esattamente al centro, spinti da due poli, bambini da una parte che chiedono di poter vivere un'esistenza migliore, e sono fiduciosi perché davanti hanno tutto il tempo del mondo, chi invecchia  e sta per spegnersi dall’altro che ti ricorda che non hai altro tempo, che l'attesa è terminata. Si è padri e  si è figli, si è la sintesi del ciclo. Si avvertono le responsabilità ma non si riesce a reagire, ci si paralizza.

Cosa c’entra il tempo con le nostre vite? Perché quella che riconosciamo come una convenzione condiziona così categoricamente il nostro incedere? Siamo davvero padroni del nostro tempo? Nello scorrere del timer i due attori si domandano cosa sia il finito e cosa non lo sia, cosa appartenga al presente e cosa no.

8 giugno, ore 21.00 Teatro Argot Studio    
Sezione Spettacoli / Fresco di stagione

Ovatta Armata / Cresci bene. Cresci forte.

Le mamme. Non si levano mai di mezzo.

di Francesca Romana Miceli Picardi
con Valentina Martino Ghiglia, Francesca Romana Miceli Picardi, Alessandra Muccioli
costumi Metella Raboni
musiche Benedetto Ghiglia

Quattro famiglie. Quattro coppie di sorelle. Quattro madri. Quattro contesti completamente diversi l'uno dall'altro. Destini che sembrano non avere via di scampo. Storie sottili, piccole, ironiche e dolorose: come tutto ciò che accade nelle famiglie.

Fare il genitore è un po’ come essere trapezisti che soffrono di vertigini, scommettere al buio con la speranza che le carte in tavola siano buone. Gli errori sono certi, indubbiamente, ma in buona fede... O no? Non esiste ragione che giustifichi una donna a non essere una buona madre. Specialmente una madre nei confronti delle figlie. Eppure capita.
Un dolore silenzioso, malerba nel giardino dell’infanzia, macchie sul telo bianco dei ricordi, lacrime che scorrono in profondità, dentro il solco della buona educazione o dell’inadempienza. Un aspetto inconsueto della violenza sulle donne.
Quattro atti separati, un solo tema. Cresci bene. Cresci forte. raccoglie quattro storie. Storie divertenti, crudeli e commoventi, sul confronto tra madri e sorelle. Sopravvivere alle violenze psicologiche e fisiche che diventano abusi scegliendo strade opposte. La famiglia come bene comune da sostenere a discapito della libertà individuale. La catatonia di rapporti distratti, di chi si dà per scontato.
La nostra è un’epoca codificata per immagini. Le foto che postiamo sui social network, quelle che vediamo ovunque. Loghi che diventano icone. Cresci bene. Cresci forte cerca di scalfire la pietà, restituendo un’immagine atipica della maternità. Non più marmo, ma carne viva.

9 giugno, ore 21.00 Teatro Studio Uno
Sezione Demo
Prime nazionali e romane                      

RAT / Narciso                                  Prima romana

Se tutte le donne si innamorano di Narciso, venendo puntualmente deluse dal un giovanotto sprezzante, come sarà stato educato quel giovane? Chi lo avrà educato? E soprattutto, se tutte cedono al suo fascino, la madre potrà resistergli?

scritto e diretto da Alessia Giovanna Matrisciano
con Ilaria Giorgi

Narciso è un’indagine sull’amore frustrato, l’amore impossibile, l’amore mitizzato – non poteva che essere tratto da un mito, anche se il mito stesso ne esce stravolto. Narciso non è presente, non parla, è già trasformato in fiore e tutto è già successo, il corpo che egli ha negato a tutti coloro che sono stati presi dal suo fascino già non è più vivo. Non siamo quindi in un dramma, ma in un postdramma. Cinque personaggi quasi completamente monologanti raccontano il loro legame con Narciso: Tiresia (reincarnato in Salvador Dalì, che è anche insegnante e preside di un’immaginaria scuola superiore), la madre di Narciso, Aminia, Eco, una prostituta. Tutte figure generalmente sofferenti ma – e qui si aprono le domande – questo Narciso che ha portato molti sull’orlo della pazzia è davvero una figura negativa? O non è piuttosto egli stesso vittima dello sguardo, delle aspettative degli altri?
La figura che incontriamo in questo studio è quella della madre, una figura grottesca che oscilla tra l’immagine artefatta del modello di grazia e pulizia richiesto dal suo stato sociale e dal suo ruolo e tra un’oscura libidine nei confronti del figlio, esorcizzata da un continuo sistemare gli specchi in cui si riflettono le due bellezze.
Abbiamo da subito pensato che il colore fosse importante in questa sorta di teatrino autoadulatorio che è il mondo della madre e del figlio ugualmente narcisiti, e siamo approdati quasi per caso ad un’indagine sull’estetica di Salvador Dalì: pittore del surrealismo vitale ed esuberante, narcisista anch’esso, vigoroso e provocatorio ai termini del pacchiano. Questo studio vorremmo improntasse lo spettacolo intero, nel quale il pittore comparirà come personaggio, e si ritrova anche nel monologo che proponiamo attraverso l’ispirazione a due opere in particolare, la Metamorfosi di Narciso e il Telefono aragosta. Sono opere che hanno un forte sapore mistico e rappresentano in modo incompiuto ma forte il lato oscuro e rimosso della sessualità.

Teatro L'Avvelenata / Pastore                    Fresco di stagione

Fingersi morte e, al momento opportuno, provare a scappare.

scritto, diretto e interpretato da Amelia Di Corso
musicista/attore Guglielmo Lello

! Miglior drammaturgia al Festival Internazionale Theatron 2016

Una vicenda realmente accaduta.
Due sorelle vengono subdolamente indotte a cambiare sentiero durante una passeggiata in montagna da un pastore incontrato per caso. Egli, dopo averle fatte addentrare con l'inganno in un folto bosco, le raggiunge...
Tentando di fuggire, le ragazze vengono fermate da più colpi di pistola.
Una volta atterrate, egli violenta il cadavere di una di loro davanti agli occhi della sorella che, inerme, non può far altro che fingersi morta e, al momento opportuno... provare a scappare.

Ancorateatro / Povero Orfeo                          Prima nazionale

Una domanda banale, e al tempo stesso mostruosa: perché si è voltato?

scritto e diretto da Daniele Amendola
con Daniele Amendola, Gianluca Passarelli e Lara Balbo

Partendo dal mito di Orfeo ed Euridice, cerchiamo di strutturare il lavoro intorno alla domanda: Perché si è voltato?
E come sempre, da una domanda alla quale non si può (o non si riesce) a rispondere, nascono altre domande: e se il mito parlasse della difficoltà di separarsi da qualcuno o qualcosa?
Cos’è una separazione?
Abbiamo sempre bisogno di un ultimo sguardo?
Separarsi è mantenere l’immagine della persona amata senza la possibilità di voltarsi, di “rivederla” o voltarsi un’ultima volta e poi farla scomparire fuori dase, per conservarla dentro?
Dove va Orfeo a riprendere Euridice?
Cos’ è quel luogo che chiamiamo morte?
Morte che avviene ogni volta che qualcosa finisce, che un’età passa o che una foglia cade.
Il tentativo di ricostruire una storia semplice, seppur complessa, diventa il motore per un'altra storia, più grande, qualcosa coincide tra le due, ma una è un classico, una è privata.
Il teatro amplifica le possibilità, un narratore permette che il gioco non si esaurisca in una narrazione realistica.
Tre personaggi, ma anche tre funzioni e il disperato tentativo di rispondere a una domanda con un'altra domanda.

Marino/McCreton / Pramkicker                     Prima nazionale

"Vediamo di sbrigarci, ok? Ho avuto un piccolo problema e ora pensano che sono pazza."

drammaturgia Sadie Hasler
traduzione, regia e interpretazione Caterina Marino e Beth McCreton
disegno luci Vincenzo Manna
scene e costumi Martina Catelli

Pramkicker è un testo sfacciato, a tratti anche volgare, e inaspettatamente commovente. E' una piccola perla pescata quasi per caso in un mucchio di testi di teatro inglese contemporaneo che racconta l'universo di queste due sorelle, due donne che, alla soglia dei trent'anni, preferiscono la preparazione di un gin lemon a quella di un biberon, ma che sono costrette a interrogarsi sul tema della maternità e sul posto che ricoprono all'interno della società. Ciò che più ci ha colpito di questo testo è stato il trovare delle figure femminili reali, contemporanee, raramente rappresentate e che lottano per distanziarsi da una figura edulcorata della donna. Jude e Susie sono imperfette, come tutti, come tutte, ma tra cinismo e ironia, e con qualche confessione, sapranno farsi conoscere e amare proprio per quello che sono.

Un uomo e una donna si trovano in un luogo indeterminato, in mezzo a un mucchio di abiti. Cercano qualcosa. Una cosa che possa finalmente liberarli da quel luogo e da tutte le loro paure.

scritto e diretto da Francesco Rizzo
con Sandro Calabrese, Francesca Mazzocchitti

“Quello che rimane” è un lavoro che cerca di approfondire una delle tematiche essenziali della vita di ogni persona: la ricerca della felicità. Attraverso questo spettacolo abbiamo voluto affrontare questo argomento con lo stile surreale e “beckettiano” che da tempo contraddistingue i nostri lavori e nel farlo siamo partiti da un interrogativo semplice “Cosa succederebbe se potessimo sceglierci la nostra vita?”. Lo spettacolo nasce proprio da questa domanda e da come cerchiamo di affrontarla. Quanto ci abbandoniamo alla vita che abbiamo attorno e quanto, invece, cerchiamo di programmarla? Per cercare le risposte a tutto questo nel nostro spettacolo abbiamo costruito un piccolo mondo, fuori dalla realtà, che funziona secondo le sue regole e in cui i personaggi si muovono tra false speranze, ipotesi di felicità e scarti di vite vissute, nell’eterna ricerca dell’unica cosa che probabilmente non possono programmare, la felicità.

exVoto / Woyzeck Machine                          Prima romana

L’abisso nero della follia dopo l’atto compiuto, la disgregazione intima e psichica davanti all’irreparabile orrore perpetrato sull'ultimo legame con la realtà.

di Andrea Carvelli
regia Matteo Cusato
con Anton de Guglielmo

“Woyzeck Machine” è l’abisso nero della follia del protagonista dopo l’atto compiuto, la sua disgregazione intima e psichica davanti all’irreparabile orrore perpetrato sul suo ultimo legame con la realtà.
L’orrore per l’organico, il corpo come maceria e la devastazione del divenire, l’essere per la morte, un Francis Bacon. “Woyzeck Machine” è una riflessione fisica sulle rovine della carne come specchio della scomparsa dell’io nella dissoluzione della materia che lo compone: se l’amore è un cuore, se il cervello un pensiero, se non abbiamo un corpo, ma è un corpo che siamo.

In una scena da fossa comune disseminata di cadaveri smembrati e dilaniati dalla morte, il monologo in ottava rima, liberamente tratto dall’opera di Buchner, diventa un pastiche linguistico che esplora l’epos del viaggio nelle profondità degli abissi dell’uomo, precipitazione infernale verso il suo interno. Un interno rosso sangue d’omicidio che il protagonista cerca di ricomporre pezzo a pezzo insieme all’immagine di colei che egli ha ucciso, ricostruita sulla scena in carne e ossa attraverso gli elementi degli altri corpi in suo possesso nel tentativo di raggiungere una forma di lei di purezza incontaminata, di verginità prenatale o post mortuale che la restituisca definitivamente all’inorganico.

10 giugno, ore 21.00 Teatro Studio Uno
Sezione Corti teatrali
Prime nazionali e romane                      

Dietro La Maschera / Effetto Werther           Fresco di stagione

Che avete da guardare?

! Premio Speciale Giovani Realtà del Teatro 2017

scritto e diretto da Gianluca Ariemma
con Gianluca Ariemma, Marcello Gravina, Giulia Navarra

L'espressione effetto Werther si riferisce al fenomeno per cui la notizia di un suicidio pubblicata dai mezzi di comunicazione di massa provoca nella società una catena di altri suicidi. Il testo parte dal microdramma di Corinne Choule che cerca un inquilino a cui subaffittare il proprio appartamento. Appena lo spettatore riconosce la donna come protagonista, questa si suicida lasciando al nuovo inquilino, Cobb, l’impegno di mandare avanti la trama. Questo nasconderà il cadavere di Simone Choule in un baule e negherà spudoratamente della sua esistenza ai vicini, terzo fondamentale personaggio inserito da Rolan Topor. Questi, infatti, come stavano già facendo con l’inquilina precedente, inizieranno un gioco sadico e violento sulla psicosi “dell’inquilino del terzo piano” fino a portarlo ad una trasformazione.

Spora Performing Arts / End to End                  Prima romana

Il presente del passato è la memoria, il presente del presente è la visione e il presente del futuro è l’attesa. (S. Agostino)

con Claudio Costantino e Renata Malinconico
da un’idea di Renata Malinconico e Claudio Costantino
coreografie Claudio Costantino
voce Renata Malinconico
musica e suoni Attilio Novellino
scenografie Alessandro Badolato

Tutto è cominciato pensando ad una sala d’attesa.
Cosa succede quando si aspetta qualcosa?
Quando non si sa per quanto tempo bisognerà aspettare.
E’ curioso come, spesso, in quel momento apparentemente vuoto nella nostra mente, i nostri pensieri riaffiorino e viaggino caotici e veloci come saette, tutti insieme, saltando da uno all’altro senza il controllo della nostra ragione.L’idea è nata confrontandoci con i nostri problemi quotidiani.Noi, come molti della nostra generazione, ci troviamo ad affrontare l’oggi con la consapevolezza di un futuro molto incerto. Questo ha creato in noi delle aspettative che ci tengono in uno stato di speranza e attesa allo stesso tempo, che ad un certo punto arrivi una svolta, qualcosa che rivoluzioni questa stasi. Il concetto è quello dell’attesa, concepita in senso metaforico come specchio di se stessi.
L’approccio al lavoro è stato quello della ricerca. Una volta stabilita l’idea, il punto d’arrivo era trovare una commistione tra i nostri mestieri e arrivare a far comunicare movimento, suono e parola come un linguaggio solo. “L’attesa e la speranza” di Eugenio Borgna è diventato lo spunto principale per il concept.
C’è il presente del presente, che è il momento della visione; c’è il presente del passato, che è il momento della memoria e poi c’è il presente del futuro, che è l’attesa.

Sconci / I buchi bianchi                                    Prima nazionale

Cosa faresti, se avessi tredici minuti di tempo per cambiare il mondo?

di e con Massimo Sconci
musiche Andrea de Petris
assistente alla regia Gioia d'Angelo

I buchi bianchi è la storia di un bombardamento. I buchi bianchi è una serie di racconti vissuti o mai accaduti. I buchi bianchi è l’ironia di Ahmir, in tutta la sua fragilità. L’intero corto vuole essere uno spunto di riflessione sulla condizione di guerra silenziosa in cui si trova oggi il nostro territorio. Voi cosa fareste se poteste cambiare il mondo in tredici minuti?

Macondo / Rukelie

La storia del pugile sinti Johann Trollmann, una delle vittime dimenticate del porajmos, il genocidio degli zingari durante la seconda guerra mondiale.

! Premio Alda Merini - Racconto Inedito
! Selezione Festival di microteatro BONSAI
! Vincitore Premio del pubblico di Calàbbria Teatro Festival

di Peppe Millanta
regia Antonio De Nitto
con Antonio De Nitto

Dopo essere stato campione di boxe in Germania, viene sterilizzato e mandato in un campo di sterminio, dove morirà dopo un ultimo incontro di pugilato per la vendetta di un Kapò, riuscendo però ad infondere coraggio e speranza agli altri detenuti sinti che erano con lui.

Collettivo Faus / Sandra C                       Prima nazionale

Ho una memoria robusta io. La memoria delle cicatrici. Che lascerà il futuro.

di Adriano Marenco
regia Adriano Marenco/Nathalie Bernardi/Patrizia Bernardini
con Nathalie Bernardi
disegno luci Alessandra Caputo
musiche Daniele Casolino

Una scena scabra, pochi elementi simbolici: una sedia, una lampada, videocassette e giornali. Sandra C irrompe dalla platea, manifestando un dissenso senza voce. La presa di possesso del palco diviene conquista della parola, parola il cui significato è celato dal significante, un non detto del dire cui la visione dell’indicibile condanna. La sedia diviene scenografia unica, gabbia, utero, riparo, riferimento alla scuola Diaz e ai tragici fatti del G8. La pellicola delle videocassette, che lega come un cordone ombelicale e una pesante catena la profetessa al suo vaticinio, l'attrice al pubblico, si fa linguaggio che non è più corrente benché testimone del passato e della verità. Un interrogatorio che sfocia nel suo contrario facendo della vittima un carnefice capace di assumere il volto del nemico. Cartelli inneggianti la rivoluzione, con un piccolo cambio di vocale, si ribaltano nel loro opposto, un "gobbo" silenzioso e metateatrale guida le azioni della protagonista mentre dipana una storia che non ammette redenzione. In un disperato tentativo di non essere dimenticata, Sandra coinvolge lo spettatore in un rituale scomodo ed indigesto, come il tonno in scatola di cui legge le viscere, e che ha perduto per sempre la sacralità.

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