Henry

Ritrovare, o meglio ricreare lo spirito del proprio padre, un padre mai veramente conosciuto, nelle poche cose inanimate che di lui sono rimaste, è il senso di questo spettacolo di figura, straordinariamente ricco di parole drammaturgiche, che il burattinaio inglese Mark Down ha ideato   e portato sulle scene. Una sorta di ironica elegia della morte come luogo della permanenza e soprattutto del recupero di ciò di cui, paradossalmente, la vita ci ha privato. Così Henry, il padre attore del nostro protagonista drammaturgo, è ritornato e recitando dentro uno straordinariamente espressivo pupazzo, fatto di neri sacchetti della spazzatura, ci ha parlato di lui anche non volendolo, anzi ci ha parlato di noi anche non sapendolo. Pur nella difficoltà del sottotitolato(per chi non

conosce la lingua inglese) il testo squadernato sulla scena dava le indicazioni di questo viaggio nell'interiorità, straordinariamente ricca, dell'inanimato quando questo riesce ad assorbire lo spirito che lo circonda, fino a diventare esso stesso quello spirito universale, mentre richiama al pentimento un suo occasionale Don Giovanni.
Straordinario al riguardo lo spunto, ambientato in una master class condotta da Mark Down poche settimane dopo la morte del padre, quando suggerisce e insegna le inaspettate capacità vitali di un carrello della spesa.
Uno spettacolo, commovente e profondo, che Mark Down dirige e conduce in scena coadiuvato dai bravi Fiona Clift e Tom Espiner.
Le scene sono di Ruth Paton e le luci di Hansjorg Schmidt.
Blind SumMIT, fondata nel 1997, è una delle principali compagnie teatrali di burattini al mondo. Lo spettacolo, andato in scena in anteprima al Funaro di Pistoia il 4 e 5 maggio, è stato prodotto  con il sostegno del Funaro stesso e parteciperà come ospite al Fringe Festival di Edimburgo.

Email

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna