Fedeli d'amore

Il teatro di Marco Martinelli e di Ermanna Montanari, e quello delle Albe nel loro comune palpitare, assomiglia talora ad una nave che incrocia davanti ad un continente sconosciuto, il mondo che ci circonda ma non ci appartiene, alla ricerca di un varco, della foce di un fiume, di uno stretto anche periglioso per penetrare con il suo avventurato equipaggio quel continente sconosciuto, per rivelare quel mondo. Anche “fedeli d'amore”, polittico drammaturgico scritto da Marco Martinelli con ideazione e regia come di consueto condivise con Ermanna Montanari, appare come una esplorazione tra le ombre, un passaggio a nord ovest verso lo sconosciuto che si mostra a noi, mentre la nebbia fitta di un'alba lontana del 1321 penetra tra le fessure del mondo, si mostra a noi attraverso il nome di un poeta, del poeta Dante Alighieri che malarico e ormai nei pressi di quella morte che tante volte aveva liricamente prefigurato, ripercorre a ritroso i tempi e i ritmi di una esistenza da sempre con noi

condivisa.
Una esplorazione e dunque una scoperta, la scoperta, oltre e attraverso il passaggio impervio della morte, di quel motore che tutto muove e che illumina ogni mistero, l'amore con i suoi fedeli che cercano ancora oggi e qui di riscattare il mondo, di ribaltare lo stato delle cose che ci governa ieri come oggi, quell'amore che libera dalla violenza e che, come scrive il drammaturgo, salva “l'aiuola che ci fa tanto feroci”.
È in fondo un altro pezzo di terra dissodato “per piantare il melo anche se domani scoppia la guerra”.
“Fedeli d'amore” si inserisce dunque nel percorso dentro Dante iniziato nel 2017 con “Inferno” e che proseguirà con le altre due cantiche della Commedia, e dunque si mostra, con un percorso consueto per Martinelli, Montanari e le Albe, come una sorta di breve commentario aperto e collegato al viaggio principale.
Drammaturgia in sette quadri, come detto, ci parla con sette voci diverse tutte custodite nella sapienza attoriale di una Ermanna Montanari, ed è ormai una banalità dirlo, bravissima nel trasfigurare la parola facendola passare attraverso il suo corpo così che occupi per intero la scena e ne costruisca spazi e significati, distillandoli da una scrittura che ne preserva le sonorità esaltandone la capacità significante, mentre la tromba in scena del giovane  Simone Marzocchi ne sottolinea i passaggi ed i salti tonali, talora imprevedibili.
Una Ermanna Montanari, tra l'altro, magicamente immersa in lampi improvvisi che traversano le profondità oscure della scena in un rincorrersi di figure angeliche di Giotto, quasi sguardi aperti tra la meraviglia e l'angoscia sull'inferno contemporaneo.
Uno spettacolo bellissimo, arricchito dalle musiche di Luigi Ceccarelli e dalle magiche ombre di Anusc Castiglioni, che costruiscono e riempiono la scena paradossalmente “illuminandola”, due dei sapienti che, come scrive ancora Martinelli, hanno accompagnato il definitivo formarsi della drammaturgia.
Hanno poi collaborato per la regia del suono Marco Olivieri, per il disegno luci Enrico Isola nonché Fagio come tecnico luci e video. Tecnico ombre Alessandro Pippo Bonoli, assistente luci Luca Pagliano.
Produzione Teatro delle Albe/Ravenna Festival in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia e Ravenna Festival, ha esordito, nell'ambito appunto del Napoli Teatro Festival Italia, in prima nazionale al Teatro Sannazzaro (bellissimo tempo del café chantant e della farsa) di Napoli il 15 giugno e lì resterà fino al 17 giugno per avviarsi poi in tournée. L'accoglienza è stata entusiastica.

Foto Enrico Fedrigoli

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