L'angelo di Kobane

Storia e flusso di coscienza, accompagnandosi reciprocamente, si intrecciano in questo intenso monologo drammaturgico del britannico Henry Naylor, che nell'affollarsi di sentimenti e suggestioni lascia talora senza fiato. Forse perché le storie e la Storia, anche con la S maiuoscola, in fondo non sono anch'esse che grumi di coscienza che si intercettano e si scontrano sul mutevole palcoscenico del tempo, lasciando talora tracce che sono segnali per il prosieguo del nostro cammino. A metà dunque tra l'inchiesta e l'analisi psicologica la densa scrittura di Naylor fa della storia semplice di una donna, si chiamava Rehana, coinvolta suo malgrado ma in prima fila su quel palcoscenico, la metafora del confronto scontro tra i nostri desideri ed un destino spesso altrove manovrato. Così Rehana, che voleva diventare un avvocato, si ritrova soldato delle unità curde femminili che hanno eroicamente combattuto e vinto nella città assediata di Kobane, costringendo l'Isis al ritiro e alla fuga. Questa

giovane donna pagherà, come tante altre, con la vita il suo coraggio come spesso accede alle donne anche in altri e più domestici contesti.
Un storia che palpita in scena e ci ricorda che spesso solo una donna, segno e rimando della vita, può opporsi con vera efficacia allo slittamento dei valori e all'ottundimento nella barbarie che l'Isis ha rappresentato e rappresenta, una barbarie di cui il terrore di essere uccisi appunto da una donna è marchio indelebile.
Un destino imposto e mal sopportato diventa comunque l'occasione di un riscatto che tutti ci riguarda e che non dobbiamo dimenticare, nonostante l'oblio di tanta stampa abbarbicata all'immediato, e così una giovane ragazza pacifista che è costretta a sparare diventa simbolo doloroso di una libertà comune.
La regia di Simone Toni conserva con abilità la doppia valenza del testo nella traduzione di Carlo Sciaccaluga, mentre la scenografia visiva di Christian Zurita ben si adatta ai ritmi del racconto. La consulenza per le musiche,  è di Andrea Nicolini.
In scena la giovane ma già brava Anna Della Rosa sviluppa con appropriatezza nella appassionata recitazione le contraddizioni del personaggio.
Quinto e ultimo appuntamento della notevole, per la scelta dei testi, Rassegna di Drammaturgia Contemporanea del Teatro Nazionale di Genova, alla piccola Corte dal 20 al 30 giugno. Il pubblico presente alla prima ha a lungo applaudito.

Foto Lanna

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