Teatro al buio

Una voce nel buio...Immaginate un luogo buio. Fatto? Adesso immaginatelo ancora più buio, sempre più buio: “buissimo” direbbe un bambino. Non si vede nulla, neanche un minuscolo raggio di luce. Si sente solo la voce di Alessandro Girami, in scena senza riflettori. Interagisce con il pubblico invitandolo a riflettere sul buio e sul significato della parola grazie. All’Istituto dei Ciechi di Milano, nell’ambito del progetto Dialogo nel Buio «Non si tratta di una simulazione della cecità, ma l’invito a sperimentare come la percezione della realtà e la comunicazione possano essere molto più profonde e intense in assenza della luce». (Per ulteriori informazioni si può visitare il sito: www.dialogonelbuio.org) Il programma prevede anche uno spazio teatrale senza confini, TEATRO AL BUIO.

Un’esperienza intensa che permette di apprezzare la parola scenica nella sua integrità, di cogliere i diversi toni di voce di un attore, le sfumature di colore e di espressione. Un’emozione unica dal punto di vista emotivo, l’attore scende fra il pubblico e senti quella voce che si fa vicina, sempre più vicina allora ti stringi all’amica che hai accanto e percepisci nell’altra lo stesso tuo sentimento. Le relazioni si rafforzano anche così. Tutto questo si percepisce in GRAZIE monologo di Daniel Pennac che Alessandro Girami ha adattato per la rappresentazione al buio. Il protagonista, del monologo è un artista premiato da una giuria per “l’insieme della sua opera,” deve ringraziare una platea sconosciuta. Da qui sorgono tutta una serie di riflessioni sulle relazioni umane sul significato della parola grazie talvolta usata senza comprendere realmente, talvolta ignorata. ll protagonista è una figura nevrotica, un uomo confuso, un uomo al bivio, fa i conti con la sua vita e con la banalità delle onorificenze.  La peculiarità di questo “Grazie”, tratto dall’opera omonima di Daniel Pennac, è sicuramente nel suo prendere forma nel buio completo nel quale sono immersi sia il pubblico, sia l’attore in scena. Alessandro Girami, regista e interprete dello spettacolo, con la sua voce, modulando situazioni, comportamenti, riesce a far immaginare quello che non c’è. Per farlo occorre avere una voce scenica (sono pochi gli attori che lavorano seriamente su questi aspetti) impostata, che sa lavorare sul fiato, che sa usare bene il diaframma e tutte le tecniche vocali. In questo caso si assiste a uno spettacolo sempre nuovo e diverso che cambia continuamente a seconda delle immagini che ogni spettatore crea dentro di sé, un dialogo emotivo con sé stessi e con gli altri, nel buio. All’uscita è una sorpresa parlare con Alessandro Girami, vedi un ragazzo dall’aria un po’ smarrita che ci saluta con umiltà, che si ferma a chiacchiera con il pubblico perché vuole conoscere le impressioni. Nulla a che vedere con il suo personaggio, quell’uomo di una certa età ferito dalla vita, un po’ cinico, molti ascoltandone la voce nel buio lo immaginavano più vecchio. E questo è un altro aspetto dello spettacolo che suscita sorprese. All’uscita si possono leggere le frasi che i ragazzi delle scuole lasciano dopo l’esperienza teatrale e il percorso Dialogo nel Buio. Una, in particolare, mi ha colpito: pur vedendo, non lasciare che il buio entri in te. Quante volte ci comportiamo così senza vedere senza capire, ciechi di fronte ai sentimenti degli altri? Lo spettacolo è andato in scena per l’ultima volta, dopo tre anni di repliche è proprio il caso di dire: “grazie”.

Istituto dei Ciechi, Milano 5 giugno 2018

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