Medea fine del mondo

Medea è maga che viene da lontano, dalla Colchide, terra barbara,  eppure è così profondamente radicata dentro di noi, al di là del genere, proprio perché per sua essenza e natura si trasforma in una immagine della mente, in un sogno in grado di accogliere e di giustificare, come in uno specchio di ciascuno di noi, i segni della nostra peripezia. Medea è il segno di un viaggio nella vita, del nostro viaggio nella vita, e ancor più del desiderio di ottenere il riconoscimento di una autenticità appunto essenziale che la vita spesso nega e che la società con le sue maschere, i suoi ruoli, le sue sudditanze al potere, e ora soprattutto al potere del denaro, quasi sempre disconosce. Nel viaggio di Medea si specchia anche, ma non solo, la contrapposizione tra maschio e femmina ma visto con gli occhi di un femminile che non si nasconde più e rivendica, ed è sintomatico che in scena l'uomo sia presenza solo con i suoi simboli fallici di guerra, potere e denaro. Ma in questa bella drammaturgia,

intrecciata nella sintassi del musical che richiama modernamente i tempi dell'antica tragedia, il femminile arriva ad assumere una sua paradossale autonomia che riesce a prescindere quasi dalla stessa contrapposizione con il maschile.
Navigando tra sogno e magia, la magia che Medea rivendica quasi come arma femminile per scardinare un mondo ordinato su rigidi rapporti di potere, gli eventi sembrano così più immagine e immaginazione che realtà e forse Medea non uccide veramente i figli ma solo il loro essere figli di Giasone, ed ogni violenza è proiettata altrove quasi ad essere riscattata.
Medea si sdoppia come in uno specchio, anzi si quadruplica occupando e danzando lo spazio della nostra mente e rivelando una diversità che si fa feconda.
Una drammaturgia per così dire collettiva, ispirata ad Ovidio e ad Euripide, molto ben diretta da Valeriano Gialli. In scena Medea è una intensa Paola Corti che si confronta con il suo specchio Loredana Iannizi altrettanto brava. All'altezza anche le due Medee danzatrici, Miriam Cinieri e Claudia Morello.
Percussioni: Marco Giovinazzo, Coreografie: Michela Pozzo. Costumi: Monica Cafiero.
Scenografia: Maurizio Agostinetto. Musiche: Marco Giovinazzo. Live electronics: Luca Favaro. Prodotto dalla Compagnia Teatro del Mondo con il patrocinio della Regione Vale d'Aosta.
Il 12 luglio spettacolo  in prima nazionale ospitato da Lunaria Teatro di Genova che ha riaperto i battenti estivi del suo Festival  in una notte d'estate, che si preannuncia assai interessante, nella splendida piazzetta San Matteo. Bello lo spettacolo  e meritati gli applausi.
 

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