Teatro in fortezza

Se la definizione “teatro in fortezza” riporta immediatamente alla memoria la ben nota e storica esperienza teatrale nel carcere di Volterra, stavolta, invece, viaggiamo verso l’estremo Sud, precisamente in Sicilia, addentrandoci nel cuore normanno dell’isola. Poco nota, anche ai siciliani, la località di Sperlinga, in provincia di Enna, è caratterizzata da un castello scavato nella roccia arenaria, edificio testimone del susseguirsi di numerosi e importanti eventi storici. Sperlinga - da “spelonga”, a causa delle numerose grotte artificiali utilizzate come abitazioni o sepolcri – ha visto l’edificazione del castello/fortezza in epoca normanna, protagonista, poi, della più nota guerra del vespro e luogo di diffusione della particolare lingua gallo-italica, a causa della presenza di comunità longobarde. La tendenza a riscoprire luoghi storici e di impatto paesaggistico e, naturalmente, turistico, caratterizza tutto il meridione italiano, in particolare la Sicilia; in questo caso il teatro diventa promotore di apertura e di valorizzazione dei beni culturali, affinché la fruizione non sia destinata solo al turista, ma soprattutto ad una larga fetta di popolazione autoctona che, in tal modo, scopre e

riscopre le bellezze della propria terra, entrando in contatto con movimenti artistici siciliani dediti alla scrittura di nuova drammaturgia e alla riscoperta di classici in chiave assolutamente originale. Per comprendere approfonditamente il progetto che coinvolge maestranze artistiche, professionisti, rappresentanti politici e culturali, abbiamo indagato su quanto sta accadendo a Sperlinga, sin da giugno. Venuti a conoscenza in anteprima, durante la primavera, di un originale cartellone intitolato TEATRO IN FORTEZZA, abbiamo rivolto alcune domande alla direzione artistica, per comprendere a fondo gli effetti del teatro contemporaneo su un sito come Sperlinga. Affiancata da eventi teatrali grandiosi e noti, come quelli che si svolgono presso il Teatro Greco di Siracusa, quello di Taormina, ma anche presso i siti di Selinunte, Segesta, Gibellina e nella Valle dei Templi di Agrigento, Sperlinga sembra affermarsi con grande timidezza per poi rivelare la buona risposta del pubblico e, soprattutto, svelare un progetto culturale assolutamente invidiabile e accurato. Emergono i nomi di Silvio Laviano, Egle Doria, Nicola Alberto Orofino, per citarne alcuni, che abbiamo seguito, in questi ultimi anni, attraverso progetti e debutti che hanno legato fortemente Catania a Napoli. Non a caso, dopo il debutto di TROIANE. CANTO DI FEMMINE MIGRANTI, per la regia di Orofino, spettacolo che ha toccato diverse tappe siciliane e che abbiamo avuto modo di osservare nella tappa di agosto 2017 in provincia di Catania, la compagnia approda a Sperlinga. Silvio Laviano ed Egle Doria, direttori artistici, ci raccontano la storia di Teatro in Fortezza, attraverso un’amichevole ed entusiasmante intervista, descrivendo soprattutto l’incontro con questi luoghi: nell’estate 2017, l’assessore alla cultura del comune di Sperlinga, Salvatore Castiglia, e il sindaco Giuseppe Cucci, invitano la compagnia a rappresentare, presso il Borgo Rupestre, il già citato spettacolo itinerante TROIANE. CANTO DI FEMMINE MIGRANTI, che aveva debuttato nei meandri oscuri della Catania sotterranea. Laviano e Doria sottolineano che, a Sperlinga, « l’evento riceve un appassionato consenso del pubblico e noi restiamo affascinati da quel magico sito. Il sindaco e l’assessore, due persone lungimiranti e capaci di percepire chiaramente che la cultura è la ricchezza di un popolo, dimostrano subito l’intenzione di dar seguito a quell’evento, concretizzando il desiderio di consegnare il castello di Sperlinga, che era stato palcoscenico di memorabili eventi storici, alla sacra arte del teatro».
La compagnia decide, così, di conoscere e studiare il territorio, realizzando alcuni eventi-pilota durante le festività pasquali e natalizie, affidando all’esperienza della “futura” direzione artistica l’analisi delle potenzialità del sito, attraverso periodici viaggi e sopralluoghi dalla provincia di Catania alla zona ennese. Nasce, così, l’ASSOCIAZIONE CULTURALE MADÈ, il cui scopo è rivalutare i beni culturali siciliani, attraverso il teatro, la formazione e l’attenzione alle problematiche sociali. Il comune di Sperlinga, a questo punto, può affidare ad una vera e propria associazione l’ideazione e la gestione della prima e coraggiosa rassegna teatrale in scena presso la fortezza ennese. Le preoccupazioni di Silvio Laviano emergono nel corso dei mesi e, attraverso frequenti aggiornamenti telefonici, sottolinea il concetto di “sfida” costruita su una solida evoluzione culturale, il cui obiettivo non è il presente, ma soprattutto la continuità. La popolazione di Sperlinga, l’assessore e il sindaco accompagnano costantemente l’Associazione Madè e la compagnia in questo percorso, senza dimenticare il patrocinio di TEATRI DI PIETRA SICILIA che accoglie con entusiasmo il progetto. Nasce, così, un cartellone che racchiude i nomi di alcune delle migliori maestranze teatrali, provenienti dalla costa orientale della Sicilia, che negli ultimi anni hanno finalmente rinnovato e rielaborato, seppur con difficoltà e diffidenza, il concetto di teatro all’interno di un ambiente teatrale catanese ancora dedito alla tradizione, ma spesso lontano da una possibile evoluzione. Il cartellone, previsto dal 30 giugno al 26 agosto, si suddivide in tre sezioni: SACRO E PROFANO (con gli spettacoli VIRGINEDDA ADDURATA produzione La memoria del teatro, L’ALBA DEL TERZO MILLENNIO produzione Magaemastema), EROI E POESIA (con gli spettacoli TROIANE produzione Teatro Stabile Catania, IPPOLITO produzione Madè, RANE, quest’ultimo legato all’esperienza pluriennale della Compagnia “Bottega del Pane”, diretta di Cinzia Maccagnano), VOCI CONTEMPORANEE (con gli spettacoli AQUILONI produzione Mezzaria, IO SONO VERTICALE produzione PROGETTO S.E.T.A., quest’ultimo sostituito, dopo il felice debutto catanese, da un reading di poeti siciliani del Novecento a causa di improvvisi problemi di salute dell’attrice e autrice Alessandra Barbagallo). Se le prime sezioni evidenziano, rispettivamente, il rapporto tra Divino e il mondo terreno – attraverso testi inediti firmati da Torregrossa e De Silva – e il recupero di classici attraverso originali adattamenti, la terza sezione presenta due testi assolutamente originali. L’ obiettivo è, dunque, «quello di avvicinare il pubblico al lavoro creativo del gruppo e alla drammaturgia nata dalle idee e suggestioni degli stessi interpreti».  Il filo conduttore che lega gli spettacoli proposti «è l’utilizzo di un linguaggio che caratterizza un teatro “necessario”, un teatro che contenga verità. Un teatro fatto di regia, di attori, di storie che dal passato si proiettano al futuro e che, attraverso la contemporaneità, riescono a ripercorrere gli elementi atavici dello spirito umano». Gli spettacoli in rassegna sono, dunque, sette: 6 andranno in scena all’interno del Castello, e uno, TROIANE, produzione Teatro Stabile di Catania, verrà rappresentato per il secondo anno consecutivo all’interno delle grotte del borgo rupestre, in forma itinerante, secondo il progetto originale del regista Orofino, rispettato durante il debutto catanese nella città antica sotterranea.
Gli autori, i registi e gli attori provengono da una formazione, in primo luogo, catanese che lega la tradizione e la storia teatrale etnee con l’attenta osservazione del teatro nazionale ed internazionale, grazie anche ai rapporti che ogni singolo elemento tesse costantemente, e nel tempo, con gli ambienti teatrali  più innovativi, sia in Sicilia che oltre lo Stretto.
Il rapporto che intercorre tra Laviano, Doria e Orofino è profondo, ma soprattutto non è solo artistico: l’amicizia, di vecchissima data, che lega questi tre “personaggi” – sempre più frequentemente anche autori, oltre che registi e attori – sembra descrivere un quadro eterogeneo la cui tela bianca è stata tessuta a Catania. Ognuno di loro, infatti, si è arricchito e formato, in un secondo momento, attraverso le esperienze nazionali e internazionali, fondamentali nella stesura, poi, del “dipinto”. La comunione di intenti e di prospettive, seppure nella commistione tra tradizione classica e innovazione irriverente, è racchiusa in una frase, firmata dagli stessi Laviano e Doria: « il teatro, quello “necessario”, è il più potente mezzo per dialogare con gli uomini; il nostro obiettivo è rendere Sperlinga una meta dei pellegrini della cultura». Ma non solo. Chiediamo, infatti, se un ulteriore obiettivo è rendere questo luogo “residenza teatrale”. La risposta è eloquente: «Teatro in Fortezza è anche residenza, perché lo spettacolo IPPOLITO, è nato proprio a Sperlinga. Il comune lo ha coprodotto, insieme all’Associazione Madè, e proprio in questo luogo inizia la sua lunga tournée estiva in vari siti, tra cui Segesta. Per una settimana siamo stati ospiti di una ex-struttura per anziani e abbiamo vissuto il paese, abbiamo incontrato i cittadini che sono stati sempre calorosissimi. Abbiamo assaggiato il famoso “Tortone”! Allo stesso modo, anche le altre compagnie in rassegna hanno e avranno, durante i giorni di spettacolo, la possibilità di soggiornare e provare in residenza. Il nostro obiettivo è far diventare questo luogo anche un centro di produzione teatrale». Impossibile tralasciare il discorso inerente al pubblico e, a proposito, dopo il debutto di VIRGINEDDA ADDURATA il 30 giugno, de L’ALBA DEL TERZO MILLENNIO l’8 luglio, e di IPPOLITO, nell’originale ambientazione nell’America della fine degli anni ’50, il 18 luglio, in attesa delle prossime quattro date, chiediamo ai direttori artistici quale sia stata, fino ad ora la risposta degli spettatori: «un pubblico curioso, attento e sensibile al teatro, pronto ad affrontare un viaggio fisico ed emotivo verso un’oasi felice: il castello nella sua imponente bellezza e il palcoscenico che è sorto magicamente al suo interno. Ogni settimana il pubblico cresce, la notizia viaggia di borgo in borgo e la platea sotto le stelle è ogni volta sempre più numerosa e attenta». I direttori artistici, accompagnati dai fedelissimi Vincenzo La Mendola (direttore degli allestimenti), Stefania Bonanno (responsabile della comunicazione), Filippo Trepepi, Maria Grazia Pitronaci, Federica Buscemi ( responsabili amministrativi), Gabriella Caltabiano (assistente alla regia), sottolineano gli enormi sforzi economici e definiscono questo “anno zero” come punto di partenza per porre basi solide: gli obiettivi e i sogni sono tanti ed in particolare il più importante sembra essere quello di trasformare Teatro in Fortezza in un festival del Sud Italia, creando drammaturgia in una nuova casa per gli artisti meridionali, affinché essi possano esprimere l’urgenza di nuovi linguaggi. Creare cultura significa anche organizzare  incontri, convegni e seminari, all’interno della residenza: « puntiamo in alto con i piedi saldati sulla roccia, ma gli occhi sono rivolti verso uno dei cieli siciliani più belli. Il cielo stellato sopra di noi, il Teatro in noi».

Info www.facebook.com/TeatroinFortezza

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