Classico Contemporaneo

La quinta edizione di “Classico Contemporaneo” è l'edizione più ricca di sempre: 35 giorni di programmazione consecutiva, 32 diversi spettacoli, 12 debutti assoluti,

6 concerti, 23 spettacoli per la prima volta a Napoli. Le compagnie ospitate saranno per la maggior parte campane, ma con una consistente presenza di compagnie scelte tra le più originali del panorama nazionale. Foltissima, inoltre, la presenza di compagnie giovani e giovanissime. Come sempre, tutti gli spettacoli ospitati a “Classico Contemporaneo” proporranno una rilettura dei testi originali che saranno rivisitati, riscritti, stravolti, per offrire al pubblico un'esperienza ancorata alla storia ma proiettata verso il futuro. A conclusione della rassegna, ci saranno tre giorni dedicati a Vissidarte Festival, l'unica rassegna in Italia di spettacoli che raccontano i pittori e l'arte.

“Classico Contemporaneo” sarà aperta da un debutto assoluto, il nuovo spettacolo di Mirko Di Martino che proporrà “Il gioco dell'amore e del caso” di Marivaux. Seguirà un imperdibile concerto di Raffaello Converso che attraverserà le melodie del mediterraneo. Altri concerti saranno quelli di Monica Pinto, che reinterpreterà la tradizione napoletana, di Sarah Falanga, che dedicherà un ricordo a mia Martini, di Andrea Martina, che reinterpretrà Domenico Modugno, di Ivan Improta, alle prese con il grande Pino Daniele. Due serate saranno dedicate all'opera lirica in versione teatrale con “Il barbiere di Siviglia” di Gianmarco Cesario, il primo appuntamento del format Popera. Debutteranno in prima assoluta anche “Gli Innamorati” con la regia di Andrea Cioffi, “Love Cabaret” di Raimonda Maraviglia e Rebecca Furfaro, “Socrate superstar” di Antonio Gargiulo, “Pulcinella morto e risorto” di Alessandro Paschitto, “Faccia gialla” di Margherita Romeo. Tornerà il Premio Rebù, un contributo economico agli spettacoli innovativi, che quest'anno è andato alla compagnia Post che presenterà “Yerma” di Lorca in versione napoletana. Tra gli ospiti della rassegna ci saranno Ernesto Lama con “Gemelli si fratelli no” e Lello Serao con “Anfitrione”. La chiusura della rassegna sarà con Vissidarte e lo spettacolo “La sposa del vento”, testo vincitore del premio di drammaturgia “Parole d'arte”.

biglietti: intero € 13, on line e <26 € 10
abbonamenti: 3 spettacoli € 27, 7 spettacoli € 49
inizio spettacoli: ore 21.30

tel: 342 1785930
email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
biglietti on line: www.teatrotram.it
facebook.com/teatrotram

lunedì 30 luglio 2018 ore 21.30
martedì 31 luglio 2018 ore 21.30
mercoledì 1 agosto 2018 ore 21.30

IL GIOCO DELL'AMORE E DEL CASO

di Pierre De Marivaux
adattamento e regia di Mirko Di Martino
con Antonio Buonanno, Antonella Liguoro, Tommaso Sabia, Alessia Thomas, Gabriele Savarese
costumi Annalisa Ciaramella
aiuto regia Titti Nuzzolese
assistente alla regia Elena Paoletti
produzione Teatro dell'Osso e Teatro TRAM

Silvia, la giovane figlia del nobile Orgone, decide di travestirsi con gli abiti della sua cameriera Lisetta per poter osservare di nascosto il suo promesso sposo Dorante, che lei ancora non conosce. Ma Dorante, all'insaputa delle due ragazze, ha avuto la stessa idea: ha scambiato i suoi abiti con quelli del servitore per poter studiare la sua futura moglie. Solo Orgone è al corrente di entrambi i travestimenti, ma non dice nulla perchè è convinto che lo stratagemma possa essere un ottimo modo per svelare i veri sentimenti di ciascuno di loro. Riuscirà, l'amore, a trovare la strada giusta per arrivare al cuore dei quattro protagonisti?

L'amore non è un gioco: il titolo scelto da Marivaux per la sua celebre commedia è volutamente ambiguo. Non sono i personaggi che giocano all'amore, ma è l'amore che gioca con loro con la complicità del caso, o del destino. O forse dovremmo dire con la complicità della ragione, che conosce le ragioni del cuore meglio del cuore stesso (sovvertendo il famoso aforisma di Blaise Pascal). Il saggio Orgone, infatti, più che un padre, appare come il regista dello spettacolo che i quattro ragazzi recitano sotto i suoi occhi. Ma “recitare”, in francese, si dice “jouer”, cioè giocare. Recitare è dunque un gioco, ma corteggiare è recitare, quindi anche corteggiare è un gioco, un gioco che ha delle regole da rispettare. E l'amore, invece? E' una forza che nasce nel cuore, che guarda oltre le apparenze, ma che ha bisogno della ragione per essere guidata. La commedia di Marivaux è vecchia di quasi tre secoli, eppure, spogliata di tutto ciò che appartiene al tempo dell'Illuminismo francese, torna in scena piena di vita, fresca, perchè i sentimenti, da che mondo è mondo, sono sempre gli stessi.

“Il gioco dell'amore e del caso” è uno dei capolavori teatrali del drammaturgo francese Pierre de Marivaux. Si tratta di una commedia che fu rappresentata la prima volta dagli attori della Comédie italienne il 23 gennaio 1730 con grande successo.

giovedì 2 agosto 2018 ore 21:30

RAFFAELLO CONVERSO IN CONCERTO
SERENATA ENCANTADA

con
Franco Ponzo chitarre
Edo Puccini chitarre

Cantare aiuta ad esprimere i sentimenti, su questo concetto Raffaello Converso, attraverso brani significativi della tradizione partenopea e spagnola, racconta pagine di vita con la forza interiore di chi indaga in essa per portarne alla superfice valori veri e naturali.

Serenate, storie d’amore e di potere tra Napoli e Spagna, dinastie intrecciate, tracciati di parabole di ‘destini’ da disegnare e da sovrapporre, da comparare ove possibile.
Lo spettacolo ha lo scopo di raccontare due terre, storia, passioni, tradizioni e contaminazioni attraverso una sequenza di canzoni dai secoli scorsi ad oggi.
Vi sono brani che rappresentano diverse epoche della storia e del costume partenopeo e spagnolo, musicalmente rivisitati in un sound di etnia mediterranea, sicuramente di interesse e di grande presa emozionale.
Per l’occasione, Raffaello Converso (musicista-cantante-attore), invita i suoi amici chitarristi Franco Ponzo e Edo Puccini, avvalendosi della preziosa intesa musicale e della consolidata collaborazione che dura da circa un ventennio.
Gli arrangiamenti, pur rispettando le caratteristiche storico-musicali dei componimenti originali, lasciano spazio a influenze di stile più nuovo nate da una naturale esigenza dei tre amici musicisti coinvolti in questo nuovo allestimento.

Ideazione e Direzione musicale Raffaello Converso

venerdì 3 agosto 2018 ore 21:30

QUATT' MANC' TRE
LA LEZIONE DI IONESCO

tratto da La Lezione di Eugene Ionesco
drammaturgia di Mauro De Simone
regia Alessandro Tedesco
con Mauro De Simone, Alessio Sordillo, Alessandro Tedesco
scene e costumi Max Max

“La Leçon” denuncia l'assurdità della vita e dei rapporti sociali grazie ed in ragione dell'universo della parodia: la forma è spogliata; l'azione semplice prevede poche peripezie sceniche ma lo sviluppo progressivo dei dialoghi-monologhi riesce a rapire lo spettatore grazie al mélange che l'autore stesso indica subito dopo il titolo: “La Leçon” è un dramma comico. La prima parte è incentrata su aspetti e segni del divertimento: i giochi di parola proliferano così come le frasi o le deduzioni basate su ragionamenti "assurdi" che nella traduzione dal francese al napoletano della messa in scena della Compagnia Live sembrano trovare nuova linfa pur non tradendo il senso e il ritmo originali. Tutto questo provoca il sorriso e spesso la risata dello spettatore ma alcuni interventi, alcuni esempi o suggestioni del protagonista creano un clima di tensione e preannunciano la fine tragica dell'epilogo.

sabato 4 agosto 2018 ore 21:30

MI CHIAMANO MIMI'
MIA MARTINI TRA PROSA E MUSICA

tessto e regia Sarah Falanga
con Sarah Falanga, Christian Mirone, Giusy Paolillo, Marco Gallotti, Francesca Morgante, Damiano Agresti
pianoforte Vittorio Cataldi
tromba Ginetto Ferrara
batteria Luca De Rosa
arrangiamenti musicali Ginetto Ferrara
regia luci Christian Mirone
produzione Accademia Magna Graecia

L'Accademia Magna Graecia, in collaborazione col Museo Archeologico Nazionale di Paestum, presenta "...mi chiamano Mimì" in occasione del settantesimo anniversario della “Rinascita” di Mia Martini, un mito moderno della musica leggera Italiana. Lo spettacolo è stato scritto e portato in scena nel 2015 ed ha debuttato in esclusiva per il Museo Archeologico Nazionale di Paestum, riscuotendo gran successo di critica e pubblico. A circa vent'anni dalla sua scomparsa, infatti Mia Martini è più libera è presente che mai. L'essenza della sua personalità e l'immagine della sua forza interpretativa unica, la hanno resa viva, .ancora più viva di quanto sia stata, costretta dalle ignoranti cattiverie del becero vociare sul suo conto. Ora è libera veramente, vibrante nella sua, e nella nostra, musica.

Lo spettacolo, tra prosa e musica, di Sarah Falanga consegna al pubblico la storia di un uomo che ha amato Mimì, forse a sua insaputa. Ora Franco senza di Lei è un Sole senza luce... Poi la scoperta di un amore, la sua illusione e l'ingombrante ed ossessionante ricordo. E pensare che Mimì ha sempre creduto di non essere mai stata amata "a modo suo"!

domenica 5 agosto 2018 ore 21:30

'O FLAUTO MAGGICO

tratto da Il Flauto Magico di Wolfgang Amadeus Mozart e Emanuel Schikaneder
drammaturgia e regia Mirko Di Martino
con Orazio Cerino
musiche dal vivo Bruno Tomasello
scene e costumi Chiara Carnevale, Francesca Liguori
aiuto regia Vittorio Passaro
produzione Teatro dell'Osso in collaborazione con TRAM Teatro Arte Ricerca Musica

"O flauto maggico" è uno spettacolo di narrazione con musiche e rumori eseguiti dal vivo, adatto a grandi e piccoli. Dell'opera originale restano intatti sia lo spirito illuminista che l'atmosfera fantasy, uniti però ad un forte accento citazionista e ad una abbondante dose di divertimento. La lingua utilizzata è un misto di italiano e napoletano, di prosa e versi, di parlato e cantato. La colonna sonora originale, eseguita dal vivo, si diverte a stravolgere l'originale partitura di Mozart contaminandola con i suoni mediterranei e gli effetti elettronici.

Lo spettacolo nasce da un'ipotesi fantasiosa e intrigante: le avventure descritte nel Flauto Magico potrebbero essere state realmente vissute dal giovane Mozart durante il suo soggiorno a Napoli? È noto, infatti, che Mozart visitò la Capitale del Sud Italia nel 1770 all'età di 14 anni, durante il suo viaggio in compagnia del padre. L'anno seguente moriva a Napoli Raimondo di Sangro, il famoso e già leggendario Principe di Sansevero. Il giovane prodigio della musica e l'anziano letterato esoterico non ebbero alcun contatto (o almeno, noi non ne sappiamo nulla), ma l'ipotesi di un loro incontro è estremamente affascinante. Perchè non pensare, allora, che Mozart abbia scoperto le idee massoniche proprio grazie all'incontro con Sansevero? Si sa che "Il Flauto Magico" è un'opera profondamente intrisa di ideali esoterici: e se Mozart lo avesse composto proprio grazie alla sua esperienza napoletana? I rimandi e le coincidenze sono tantissimi: il viaggio del Principe Pamino si conclude in un Tempio della Verità che sembra la descrizione della Cappella del Cristo Velato; il paesaggio desertico del primo atto ricorda la Solfatara di Pozzuoli (che Mozart visitò) e la Regina della Notte sembra un riflesso della Sibilla Cumana; il buffo Papageno potrebbe essere nato dall'incontro con Pulcinella in qualche vicolo napoletano e il nero Monostato strizzerebbe l'occhio all'inquietante Cagliostro. La fantasia vola e si confonde con la storia e la leggenda, la musica colta si mescola con quella popolare. Il gioco delle citazioni e l'arte della contaminazione danno vita a uno spettacolo gioioso, adatto a grandi e piccoli, che promuove l'immagine di Napoli come centro europeo della cultura e della musica. Non a caso Mozart si aspettava grandi cose dal suo soggiorno napoletano: perchè la cultura del Settecento trovó proprio a Napoli uno dei centri di irradiazione più vivaci d'Europa.

lunedì 6 agosto 2018 ore 21.30

TROIANE. FIGLIE DI UN DIO MINORE

testo di Iolanda Schioppi da Euripide
regia di Iolanda Schioppi e Umberto Salvato
con Clara Bocchino, Beatrice Vento, Giovanna Landolfi, Marialuisa Bosso, Angela Garofalo
musiche di Pasquale Ruocco
produzione Gabbianella Club

Troiane, figlie di un Dio minore, è una trasposizione in lingua napoletana da Troiane di Euripide. La riscrittura prende a modello la tragedia greca cogliendo l’eterno contemporaneo della civiltà classica e fa si che la storia delle troiane si inserisca nel presente in un loop potente e disarmante attraverso voci di donne, condannate per contrappasso ad un destino cieco e disilluso, accentuato da una fede in un dio che non è più salda. L’ouverture drammaturgica è recitata da una donna, narratrice, ora esterna ora interna alla storia. Lo spazio scenico è una piazza e sin da subito, il pubblico è invitato ad assistere ad un processo, quello di Elena. Ci si chiede sin dal principio, se la donna sia vittima o carnefice delle sciagure di un popolo e di conseguenza delle nobili troiane. “L’ammore…l’ammore è stato a cchiù brutta de malatie. Condannata a patì ’e pene, giudicata sulo na puttana! Pecchè, pecchè a me? Pecchè nascette sotto a stella da bellezza?” In maniera semplice e palese il testo rimanda al senso dei diritti umani, fa si che lo spettatore si chieda da dove nasce il senso dei diritti umani, fa comprendere che non solo scaturisce da leggi che proibiscono la violazione di norme, da movimenti della sfera pubblica che rivendicano il riconoscimento degli stessi diritti ma trova origine anche nei luoghi della negazione, sottratti alla vista dei più, formandosi nelle esperienze violate della vita quotidiana, facendo capolino in relazioni familiari distorte e manifestandosi nei soprusi della vita intima, deflagra in conflitti armati e si afferma in una società priva di soggetti umiliati e soggiogati. Sono proprio questi i temi della trasposizione che vede interagire esclusivamente i personaggi femminili dell’opera originale e tende a rimandare alla qualità delle relazioni umane, all’equità, al rispetto e alla dignità.
Lo spazio nel quale i personaggi  si muovono, è un circuito chiuso, una gabbia all'interno della quale si incontrano e scontrano le donne, sollecitando interrogativi di natura etica, superati i quali, i confini che definiscono l’umanità sono destinati a vacillare. La gabbia fatta di corde e drappeggi, rinchiude Elena di Troia, la quale si presenta al pubblico avvolta nella penombra e vestita da un sontuoso abito che coinvolge l’intero spazio scenico e fa da elemento con il quale le attrici interagiscono volta per volta.

martedì 7 agosto 2018 ore 21.30

MARIA STUARDA

liberamente tratto da Maria Stuart di Friedrich Schiller
con Marta Bettuolo
adattamento e regia Stefano Eros Macchi
produzione Tetro de Linutile

Un'opera teatrale che ci propone lo scontro fra due regine, Maria ed Elisabetta, tra loro anche sorelle: la prima incarcerata per 18 anni per un omicidio che si presume abbia commesso, ma in realtà perché è cattolica in un'Inghilterra protestante, la seconda al potere, più anziana, che vive il dramma di dover condannare a morte Maria per evitare un pericolo maggiore per il suo paese. In un monologo serrato e appassionante, Marta Bettuolo dà voce ai due personaggi: da un lato Maria votata al complotto, al fanatismo, al risentimento; dall'altro Elisabetta, eterna indecisa, poco lungimirante, dominata da emotività irrefrenabile. Un dramma storico e politico che converge infine sul dramma interiore della protagonista, Maria, che percorre con slancio quasi mistico le tappe verso l'accettazione totale del proprio destino.
Lo spettacolo ha debuttato sabato 5 maggio 2012 all'interno della Stagione 2012 del Teatro de Linutile di Padova.

NOTE DI REGIA

La scelta di mettere in scena la storia degli ultimi tre giorni di prigionia della Stuart prima della sua esecuzione, nasce dal desiderio di confrontarmi con una delle opere più intensamente teatrali dello scrittore tedesco, in cui Schiller sottolinea l'inconciliabilità di politica e morale. Il dramma ruota intorno alla fondamentale antitesi amore — politica: da un lato il mondo di Maria, che è amore, bellezza, moralità e morte trasfiguratrice, dall'altro il mondo di Elisabeth, che è politica — necessità - ipocrisia e trionfo apparente. La vera vittoria è di Maria, che dà alla morte il significato religioso di espiazione e ne ottiene la suprema dignità morale. Il contrasto amore — politica non è solo esterno, ma è anche nell'animo di ognuna delle due protagoniste.

mercoledì 8 agosto 2018 ore 21.30

CYRANO STATION

testi di Edmond Rostand, Reiner Maria Rilke, William Shakespeare, Luigi Pirandello, Nicolaj Gogol, Carlo Collodi, Roberto Ingenito
con Alessandro Balletta, Fortuna Liguori, Gaetano Migliaccio
regia di Roberto Ingenito
produzione LiberaImago

L'amore vive tra i versi dei poeti. Sui guanciali del loro risveglio. Nei pensieri che accompagnano al crepuscolo. E se l'amore fosse la mera invenzione di un dio beffardo, un bluff, un modo per riempire pagine di libri, appesantire tavole di palcoscenico, giustificare torbidi di stomaco. Se fosse solo “parola”, o molto più semplicemente menzogna. Se fosse un ritornello scemo, tipo:“sole, cuore e amore”. Insomma, se l'amore esistesse solonella voce di chi, capace di raccontarcelo, ce lo facesse intendere vero e/o plausibile?
Allora immaginiamo dei poeti, indossare le vesti di un guascone, e iniziare un viaggio, con tanto di fermate tra romantiche note di frequenze radiofoniche, e un arrivo verso un inesorabile capolinea. Virtuosi della parola, dall'inchiostro sopraffino, duelleranno in singolar tenzone a colpi di puntuta stilografica. Rilke e Rostand, o Rostand e Rilke, se preferite. E poi il bardo, declamato per errore o forse per amore. E ancora i turbamenti di Vitangelo Moscarda, di Kovalèv e Pinocchio. E poi un naso, grosso, “maledetto”, testimone di un amore impossibile ma terribilmente reale, emblema letterario della menzogna, ma anche rivelatore di verità. Dei poeti, dunque, e un naso. Un' ispirata passeggiata tra le righe, i racconti, i versi di poeti profondamente innamorati o tremendamente bugiardi.

Note del regista

Perchè Cyrano? Perchè ancora Cyrano? L’idea nasce da una precisa volontà: quella di “tradire”. Il tradimento come unica operazione possibile difronte ad un opera di questa bellezza. Un testo, di per se perfetto, può solo essere “contaminato” e così le parole di Rostand vengono “macchiate”, “strappate”, aggiunte e sottratte, capovolte e sostituite con i versi di poeti (e non solo), che hanno trattato con la stessa passione il tema dell'amore. Spogliato da tutti gli antagonisti proposti dall'autore, Cyrano diventa unico nemico di se stesso. Il naso, la sua arma e la sua scusa, il suo alter ego, limite e vanto, appendice da combattere e difendere. Sulla scena nuda, un letto e tre attori, tre Cyrano, tre nasi enormi, in quella atavica ricerca dell'uomo di trovare una falsa verità o una vera menzogna in cui perdersi.

giovedì 9 agosto 2018 ore 21:30

ORFEO. PIOMBATO GIU'

di Cristian Izzo
da Rilke, Nietzsche, Pavese, Savinio
diretto e interpretato da Roberto Azzurro

Il pastore che insegue la Luna e della Luna si trova a ragionare, diviene Leopardi stesso, poeta. Così che l'attore che entra sulla scena per caso, come al mondo si viene per caso, s'accorge di non poter più uscire. S'accorge che tutto è scena. Così le sue parole, il suo manoscritto, si identifica con i fogli che egli trova già sulla scena: è egli entrato in scena per portare, o per prendere? Sì è egli voltato e tutto è sparito? O nulla è stato mai? Così le parole di Rilke, di Pavese, di Savinio e le altre, non hanno più autore; il poeta non può che lasciarsi strappar via da questo fiume di parole, il fiume Ebbro in cui fu gettata la testa d'Orfeo; non può che lasciarsi fare a pezzi dalle Baccanti, perché si compia il volere di Dioniso. Piombare giù nel fiume: questo fanno i poeti.

venerdì 10 agosto 2018 ore 21:30

L'INCORONATA. LUISA SANFELICE

drammaturgia Emanuele Tirelli
con Iolanda Salvato Maia Salvato Laura Pepe Salvatore Veneruso
musiche originali Igor De Vita costumi e trucco di scena Mariella Cuccurullo
assistente alla regia Rosanna Esposito
regia Iolanda Salvato

Nella notte tra il 9 e il 10 settembre, il fantasma di Luisa Sanfelice appare a Napoli in compagnia di sua madre per consumare la vendetta nei confronti di Ferdinando di Borbone. Il re, accanito contro di lei, l’ ha condannata a morte rifiutandole la grazia chiesta dagli stessi reali napoletani. Incoronata madre della patria, rea di stato e fedifraga, Luisa ha salvato momentaneamente la Repubblica Napoletana del 1799 dalla congiura controrivoluzionaria dei Baccher e, per questo suo sgarro, è salita al patibolo mentre parte dei suoi amici riusciva ad ottenere l’ esilio. Troppo parlata, poco conosciuta, molto invidiata per la bellezza disarmante e la freschezza leggera: una donna innamorata della vita e della speranza, adesso fantasma ossessionato da Ferdinando che attende per liberaƌsi del tormento attraverso l’ assassinio. La protagonista, interpretata da due attrici, si esprime in lingua napoletana e racconta un’ esistenza profumata di fiducia, l’ amore per un marito che la abbandonerà per debiti di gioco, le amicizie dissolte, la morte dell’ unico uomo che abbia avuto cura di lei, la Rivoluzione napoletana. Luisa Sanfelice, Napoli, la Rivoluzione del 1799 e l’ ossessione sono i quattro temi portanti di questo lavoro dai quali partono ramificazioni più o meno robuste.

Note dell’autore

È la storia della bellezza vinta da una solitudine numerosa e taciuta dal sorriso. Il racconto di una donna dibattuta e controversa. Di un periodo fondamentale per l’Italia, ma increspato da un regno ferino e da un ricordo sempre più sbiadito. È il ritratto di una necessità. La cornice di una città meravigliosa e forte, ma anche vanitosa e, troppo spesso, capricciosa e accondiscendente. È il racconto di una necessità. La cornice di una città meravigliosa e forte, ma anche vanitosa e, troppo spesso, capricciosa e accondiscendente.

Note di regia

L' approccio con un personaggio storico è sempre una scommessa. È stato necessario confrontarsi con quello che hanno detto, scritto e con il pensiero comune. Luisa Sanfelice è passata alla storia come eroina e come gran puttana, come donna dagli ideali forti. La teoria prevalente la vede come personaggio negativo e quindi meritevole della vita e della morte che le sono toccate. Attraverso le parole di Emanuele Tirelli, la mia protagonista vuole alienarsi da tutto ciò. Mi piace immaginarla innamorata, innamorata di suo marito, innamorata dei suoi figli, dei suoi amanti, della vita, di un'idea che forse non aveva capito bene cosa fosse. O forse sì.

sabato 11 agosto 2010 ore 21:30

IN DUE. MONICA PINTO IN CONCERTO
CANZONI NAPOLETANE FRA TRADIZIONE E MODERNITA'

voce Monica Pinto
chitarra Ernesto Nobili

“In Due” segna il ritorno alla collaborazione della cantante Monica Pinto con il chitarrista Ernesto Nobili, che dopo anni di lavoro comune all'interno del gruppo Spaccanapoli, prodotto dalla Real World Records di Peter Gabriel, con cui si sono esibiti nei principali festival folk, rock e jazz del mondo e in numerosi tour mondiali, oggi costituiscono un inedito duo di voce e chitarra che esplora, in maniera personalissima ma sempre rispettosa, il repertorio classico napoletano che va dalla seconda metà dell’800 fino ai primi decenni del ‘900, ricordando i più grandi compositori, come Di Giacomo, Bovio, Russo, Costa, Viviani e molti altri.

Gli originali, a volte minimali, arrangiamenti per chitarra di Ernesto Nobili, incontrandosi con la vocalità intensa e passionale di Monica Pinto, creano un codice nuovo, che pur guardando incessantemente al linguaggio classico tradizionale, include sonorità più legate alla modernità. Dai brani più noti, come “Era de Maggio”, “Canzone appassionata”, “Passione”, “Bammenella”, a quelli meno conosciuti, come “Napulitanata” e “Ll’ultema tarantella”, tutti appaiono insieme antichi e rinnovati, ma sempre portatori di una storia inestimabile.

La conclusione del concerto sovverte la rotta, con un brano napoletano contemporaneo “Vesuvio”, che il duo ha eseguito con Spakka-Neapolis55 sui palcoscenici di tutto il mondo e con cui ha partecipato al film “Passione” di John Turturro. Questo brano, oltre ad avere per i due esecutori un importante valore simbolico, forse ben incarna l’evoluzione della canzone napoletana, ma soprattutto esprime la complessità di una città che da sempre convive con l’incanto e con il dramma al contempo.

domenica 12 agosto 2018 ore 21:30

GLI INNAMORATI 2.0

da Carlo Goldoni
adattamento Andrea Cioffi e Francescoantonio Nappi
regia di Andrea Cioffi
con Alessandro Balletta, Andrea Cioffi, Viola Forestiero, Sara Guardascione, Franco Nappi
produzione Demiurgo

Gli innamorati 2.0 è ambientato in una dimensione atemporale che vive sospesa tra presente e passato: le convenzioni sociali che attanagliano i protagonisti goldoniani sono le stesse tensioni social che ci legano a una prigione psicologica, morale e intellettuale fatta di sovrastimolazioni informatiche, per cui non stupiamoci di vedere insieme in scena smartphone e merletti, musica pop e sinfonie classiche in un gioco di continuo stupore attoriale che verge nello scardinamento di una maniera goldoniana percepita dai più come oramai stucchevole, favorendo un approccio recitativo moderno e tridimensionale fatto di urgenza, di “sentire”, “rispondere” e “coinvolgere”. Le maschere che Goldoni scardina dalla tradizione teatrale saranno di nuovo presentate e riscardinate in scena in un continuo gioco di finzione e realtà, un dialogo tra attori e pubblico, complici nel ricercare assieme la verità emotiva d’ogni singolo personaggio; ricerca non ostacolata ma favorita dall’utilizzo di maschere usate, scambiate, scagliate e infine gettate.

Il lavoro fatto su “Gli Innamorati 2.0” è l’ultimo atto di un percorso che ci ha portati prima a lavorare in diversi luoghi non teatrali, successivamente a tradurre quanto appreso in quelle occasioni in teatro, sia nelle singole esperienze attoriali sia nelle esperienze di compagnia. Quel che abbiamo capito è che forse la sfida del teatro non sia più quella di mettere a nudo gli attori perché emozionino il pubblico. La sfida, invece, è quella di spogliare il pubblico dei propri pregiudizi, delle proprie strutture. Mettere a nudo il pubblico perché si emozioni con noi, in un processo duale e osmotico. Farlo con un testo nuovo e originale è complesso, farlo con un classico goldoniano quasi impossibile. Ma la vita è fatta di sfide. E una sfida o è impossibile, o non è una sfida.

Si cercano i punti di contatto tra le nevrosi quotidiane che ciascuno di noi è chiamato a vivere nelle proprie relazioni contemporanee e quelle raccontate dal testo goldoniano. Nevrosi che ci impediscono una comunicazione sincera, reale e diretta che è alla base dei sentimenti forti: dall’empatia e all’amore. Di fatto, in un continuo giocare e ammiccare tra testo e improvvisazione, tradizione e tradimento, Gli innamorati di Goldoni diviene paradigma dell’incomunicabilità di coppia e delle difficoltà d’amare proprie di ogni epoca.

lunedì 13 agosto 2018 ore 21:30

GEMELLI SI, FRATELLI NO

di Raffaele Speranza
liberamente tratto da “Il Paradosso sull’attore” di Diderot e “Don Giovanni” di Molière
con Ernesto Lama e Antonio Speranza
regia Ernesto Lama
aiuto regia Mariano Di Palo
assistente alla regia Francesco Rivieccio
assistente organizzativo Diletta Acanfora
costumi Nunzia Russo
collaborazione musicale Salvatore Cardone
musiche Senza Neo

Un paradosso è una proposizione che per il suo contenuto o per la forma in cui è espressa, appare contraria all'opinione comune e risulta perciò sorprendente o incredibile. Lo spettacolo è liberamente ispirato al “Paradosso sull'attore”, un trattato sull'arte drammatica scritto dal filosofo francese Denis Diderot negli anni compresi tra il 1770 ed il 1780. Contraddicendo il pensiero del suo tempo, nel suo testo Diderot opera una sintesi tra il pensiero illuministico e quello romantico: c'è bisogno che l'attore non solo abbia coscienza dei sentimenti umani, ma si affidi, nella loro interpretazione, alla razionalità, che gli potrà permettere di ottenere risultati sempre eccellenti. Diderot afferma dunque che un attore, con la tecnica giusta, può apparire agli altri diverso da com'è. Una capacità affascinante per certi versi, inquietante per altri: cosa accadrebbe se un attore, usasse la sua tecnica giù dal palco? Cosa accadrebbe se ad esempio mio fratello usasse la sua tecnica con me, nel quotidiano? Ecco... il mio testo racconta di come sono cambiati i nostri rapporti con l'altro dal momento in cui non so più l'altro chi è, ma so come appare!

Note di regia

Un paradosso è, genericamente, la descrizione di un fatto che contraddice l’opinione comune e l’esperienza quotidiana riuscendo perciò sorprendente, straordinaria e bizzarra: piu’ precisamente, in senso logico-linguistico, indica sia un ragionamento che appare invalido, ma che deve essere accettato, sia un ragionamento che appare corretto ma che porta una contraddizione. Tutto questo tradotto in teatro prende forma nella ricerca di una verità che si può realizzare solo attraverso l’artificio, la tecnica e lo studio meticoloso. Piu’ provi, piu’ sudi, piu’ il personaggio diventa tuo e sei nella condizione di condividerlo col pubblico, mentre nella vita vivi la banalità di quell’attimo ma senza possibilità di ripetizioni. Gemelli si, fratelli no, è una messa in scena che attraversa formule e regole diverse di comunicazione tra i due personaggi, figli dello stesso padre, concepiti nello stesso giorno da madri diverse. Fratelli quindi, e “gemellastri”. Tra di loro, anch’essi attori, le dinamiche sono diverse tra vita reale e lo stare in scena. Dinamiche che paradossalmente vivono tutti gli uomini studiando una vita per trovare il modo per stare sul palco, non necessariamente quello teatrale…Nello spettacolo del tempo che passa.

martedì 14 agosto 2018 ore 21:30

SOCRATE SUPERSTAR

di Antonio Gargiulo da Platone, Aristofane e Antistene
regia di Antonio Gargiulo
con Arianna Cristillo, Antonio Granatina, Antonio Gargiulo, Sara Saccone, Dalila Paragliola, Andrea Pacelli,

Chi era Socrate? Qual è stato il suo insegnamento? Perché fu accusato, processato e condannato a morte? Ma poi, è davvero mai esistito Socrate? Quanto il suo insegnamento ha influenzato e influenza ancora il nostro modo di vivere e pensare? Tutta la vicenda di Socrate, il suo insistere nella ricerca del Bene e della Verità, tutti gli incontri che costellano la sua vita e la sua morte aderiscono a uno schema preciso di racconto teatrale che potrebbe corrispondere a una tragedia con punte di alta modernità. E‘ questo dogma apparente che mi sono convinto a ribaltare: smorzare il tono dottrinario di alcuni dialoghi, riadattare a un orecchio contemporaneo i versi più ostici di Aristofane, contaminare l’intera narrazione drammaturgica equilibrando fedeltà al testo socratico (leggasi platonico) e riferimenti a quanto prodotto sotto impulso diretto e – per la maggior parte indiretto – dei suoi insegnamenti. Per trarne un qualcosa che risultasse allo stesso tempo straniante e molto familiare. Producesse, cioè, proprio l’effetto che Socrate haavuto sui suoi contemporanei e su me stesso. Partendo dai dialoghi del suo allievo più illustre, Platone, e da Aristofane che lo ridicolizzò agli occhi divertiti di Atene, Socrate tornerà a vivere, lui Uomo Buono e Giusto in un mondo che di Bene e Giustizia non ne avvertiva esigenza alcuna. Un racconto fedele dei fatti e dei principi fondanti il pensiero socratico, conditi con aneddoti – quasi tutti presenti nelle cronache del tempo – con uno spirito leggero, divertito quanto è possibile per gustarsi il bel pensiero e invitare a goderne assieme anche gli spettatori.

mercoledì 15 agosto 2018 ore 21:30

FERRAGOSTO AL CHIOSTRO

giovedì 16 agosto 2018 ore 21:30

IL MEDICO DEI PAZZI

di Eduardo Scarpetta
regia di Salvatore Sannino
con Salvatore Sannino, Danilo Rovani, Veria Ponticiello, Maurizio Fiorillo, Flora Volpicelli, Giorgio Anzuoni, Adriano Fiorillo, Luca Lombardi, Giuseppe Di Gennaro, Giovanna Sannino, Stefania Ciancio.
scene Peppe Zarbo e Valeria Malpeso
assistenza musicale Andrea Galario
produzione Compagnia stabile “Teatrodisotto”

"Che cosa ci resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di vivere?". Da questa frase di Aldo Busi in "seminario sulla gioventù " che parte l’idea della messa in scena del "medico dei pazzi ". Dal disincanto vissuto come tradimento, dalla perdita di ancoraggio dai valori e dai sentimenti si può sconfinare nella follia. La follia vista come esasperazione di un sentimento. Cos'altro sono un Violinista non realizzato, un attore amatoriale infelice, una madre matrigna, un maggiore dell'esercito abbandonato da tutti, se non dei sentimenti sfuggiti al senno? Ma se con questo mondo si scontra una realtà "malata", questa volta realmente "folle", allora può accadere di tutto. Lo scontro di queste due realtà può generare situazioni paradossali, drammatiche e per questo...comiche! Il testo è stato modificato per renderlo conforme ai nostri tempi, i ritmi portati all’estremo della velocità, i costumi essenziali, Il trucco come quello dei clown, le maschere tristi. Le scene sono quinte poste sul fondo che ingoiano i personaggi e poi li ributtano sul palco. Un testo antico e sempre più attuale, antico e futurista, drammatico e comico, che si conclude con la ricerca di " Un senso" che non si trova.

venerdì 17 agosto 2018 ore 21:30

PULCINELLA MORTO E RISORTO

testo e regia di Alessandro Paschitto
con Alessandro Paschitto, Raimonda Maraviglia, Mario Autore

PMR parte da un interrogativo di semplicità buffonesca: che accadrebbe se Pulcinella, servo infernale di Lucifero, fosse da questi scacciato, costretto a tornar vivo sulla terra, addirittura a iscriversi all’Università? Se dovesse tornare a vivere in casa della Madre, se fosse costretto a incontrare nuovamente la sua vecchia fiamma? Che succederebbe se fosse costretto a fare i conti con un passato da cui già una volta si era defilato? Il testo è una scrittura originale dal registro misto: una farsetta metafisica, colta e popolare a un tempo. Pur rappresentati da significanti anomali, paralleli, extraquotidiani i temi trattati si rivelano di immediata pertinenza: cosa significa diventare adulti? Cosa vuol dire assumersi la responsabilità di una scelta? Non ultimo il quesito sull’identità dell’individuo (sociale, psicologica, animica infine). Ancora: è possibile liberarsi delle macerie del passato, si può forse sfuggire all’ortopedia degli innumerevoli meccanismi che regolano la nostra esistenza tutta (vincoli istituzionali, credo scientifici, convinzioni personali, equivoci e tranelli della comunicazione, annidati nel nostro stesso linguaggio)? La possibilità di rispondere a tutti questi interrogativi ha come fulcro la domanda sulla natura del desiderio: cosa desidero? Conosco questo qualcosa? Cosa sono disposto a rischiare per ottenerlo? Pulcinella questo manca di fare: seguire una vocazione definita, farsi carico di un desiderio, di un progetto, di un impresa, con le annesse conseguenze. La vicenda assume un secondo punto di fuga nell’alter ego pulcinellesco per eccellenza: Felice Sciosciammòcca, l’ex maestro di calligrafia, il narratore senza più storie di sufficiente pregnanza cui dare un senso compiuto. Ecco che la narrazione Pulcinellesca diviene metanarrazione: Felice e Pulcinella si interrogano su come far proseguire la propria storia, cercano di imprimerle un andamento. Il che ci riconduce al quesito ennesimo: cosa si può fare in una storia? Quello che si vuole. Già, ma che si vuole?

sabato 18 agosto 2018 ore 21:30
domenica 19 agosto 2018, ore 21.30

IL BARBIERE DI SIVIGLIA

da Pierre de Beaumarchais, Cesare Sterbini e Gioacchino Rossini
progetto e regia di Gianmarco Cesario
con Gennaro Ciotola, Ivan Improta, Carlo Liccardo, Francesco Luongo, Giuseppe Madonna, Enzo Padulano, Laura Pagliara
arrangiamenti musicali di Mariano Bellopede
vocal coach Raffaello Converso
coreografie Enzo Padulano
scene e costumi Melissa De Vincenzo
assistente alla regia Assia Iaquinto
organizzazione Gianluca Corcione
produzione Fratelli diversi con il sostegno di Teatro TRAM

Il 13 novembre 2018 si celebreranno i 150 anni dalla morte di Gioacchino Rossini, uno dei più importanti musicisti italiani, autore, tra l’altro, di immortali melodrammi ed indimenticabili opere buffe, tra le quali spicca, senza dubbio, “IL Barbiere di Siviglia”, che, con l’iniziale titolo di “Almaviva, ossia l'inutile precauzione” debuttava al Teatro Argentina di Roma il 20 febbraio 1816. Il libretto, scritto da Cesare Sterbini, si ispira piuttosto fedelmente all’opera originale di Pierre de Beaumarchais, dalla quale era già stata tratta un’altra opera buffa di Giovanni Paesiello su libretto di Giuseppe Petrosellini, e, dopo un breve conflitto fra le due opere, nel quale pareva dovesse avere la meglio l’opera di Paesiello, quella di Rossini riuscì a surclassarla, diventando una delle opere più rappresentate al mondo, ed il suo successo ancora oggi, dopo oltre due secoli, resta immutato.

Lo spettacolo rappresenta il primo capitolo del progetto POPERA, finalizzato alla riscoperta dei classici del melodramma, attraverso una giocosa riattualizzazione, a favore del pubblico giovane, entrando quindi nel pieno delle celebrazioni che, nel 2018, ricorderanno il grande musicista pesarese. Il testo, rielaborando il libretto originale attraverso la contaminazione con il copione di Beaumarchais, evidenzia la grande vis comica del plot originale, i cui personaggi, ed i rocamboleschi intrecci, rivelano un’inequivocabile matrice della commedia dell’arte.

Le note romanze che caratterizzano l’opera sono riarrangiate in chiave moderna, in suoni che vanno dal rock alla musica cantautorale, dal pop elettronico, fino al rap, in una multicolore esplosione di suoni che intende coinvolgere ed appassionare il pubblico di neofiti e divertire quello degli appassionati.

lunedì 20 agosto 2018 ore 21:30

COME UNA CAPINERA

Liberamente tratto dal romanzo di Giovanni Verga “Storia di una capinera”
con Anna Rita Vitolo e Roberto Matteo Giordano
con la partecipazione di Francesca Annunziata
e con Alfio Battaglia, Mattia Coppola, Maria Sperandeo
adattamento e regia Roberto Matteo Giordano
produzione Palco 11zero8

Sono passati molti anni da quando la giovane novizia Maria, entrata in convento non per libera scelta ma per decisione familiare, è stata momentaneamente costretta a lasciare le mura del chiostro per sfuggire ad un’epidemia di colera diffusa in città e a recarsi nella residenza di campagna della famiglia. Maria rivive quell’esperienza che ha segnato per sempre la sua vita che comincia quando, catapultata in un mondo totalmente diverso dall’ambiente claustrale, si trova a vivere e gestire sensazioni fino ad allora sconosciute; lontana dalla vita religiosa, infatti, impara a conoscere la spensieratezza e la libertà ma soprattutto la felicità di vivere in mezzo a quell’amore che solo una famiglia può dare. In quest’atmosfera solare, circondata dall’affetto di suoi cari, conosce la famiglia Valentini, molta amica della sua famiglia, stringe amicizia con la loro figlia e si avvicina ogni giorno di più a Nino, loro figlio maggiore. A questo punto, nel cuore della giovane educanda, si insinuerà un sentimento del tutto nuovo per lei, l’amore, che le recherà gioie e turbamenti fino a farla giungere all’ossessione e alla follia, combattuta tra i doveri religiosi e i diritti del cuore.

Note di regia

Liberamente tratto dal romanzo di Giovanni Verga, “Come una capinera” utilizza il linguaggio dell’amore e della sua varietà di sentimenti ed emozioni per narrare la vicenda della religiosa Maria. Gioia, felicità, ma soprattutto paura, follia, ossessione scandiscono il ritmo di una narrazione cupa, tragica, con toni di accesa malinconia, esaltando quel disperato amore che fa sì gioire il cuore, ma lo disorienta e lo sconvolge allo stesso tempo.
Seguendo un registro stilistico alto, soggettivo ed emotivo, lo sviluppo della vicenda è qui presentato secondo un ordine cronologico privo di analessi e retrospezione: tutto è vissuto nel momento in cui viene narrato, una passione vecchia ma sempre giovane e mai sepolta e che si rinnova ogni giorno nel corpo, nella mente e nell’anima di Maria.
E’ questa dunque la struggente storia di un recluso amore: come una triste capinera chiusa in gabbia che guarda con gli occhi pieni di lacrime gli altri uccelletti liberi e felici, anch’esso anela quella felicità e libertà che la circonda ma è imprigionato nel cuore della protagonista, condannato da sé stesso a restare in quel carcere per l’eternità.

martedì 21 agosto 2018 ore 21:30

LOVE CABARET

tratto da L'Arte di amare di Ovidio
di e con Rebecca Furfaro e Raimonda Maraviglia
regia di Daniele Sannino
produzione Cantieristupore

Nel breviario “L'arte di amare” Ovidio suggerisce una guida alla seduzione nell'epoca romana. Il poeta parla dell'arte della conquista, della seduzione e dell'arte ancor più impegnativa di mantenere la propria conquista. La tematica è l'amore dunque, ma anche lo sguardo sull'altro, l'osservazione, il pensare a mostrare la parte migliore di sè, in un epoca dove le comunicazioni giungevano solo attraverso vie umane. Cosa accadrebbe se provassimo ad attuare tutti questi suggerimenti nella nostra di epoca, in cui di concretamente umano nelle relazioni c'è ben poco? Se provassimo ad eliminare tutti i filtri della comunicazione tecnologica e tornassimo all'antico e sano corteggiamento?

Ovidio, letto oggi, sembra dirci "Ma che combinate? Mica si fa così l'amore! Signori lasciate che vi spieghi due cose". Se qualche folle, coraggioso, nostalgico, stufo delle ricerche e dei corteggiamenti online, delle chat e dei “mi piace” su Facebook, decidesse veramente di seguire questo manuale alla ricerca dell’amore? Sarebbe un puro fallimento o ci accorgeremmo che i sentimenti e le dinamiche relazionali sono in realtà senza tempo?

In un' epoca in cui i ruoli del maschile e del femminile nella relazione amorosa sono meno ben definiti e schematizzati, due donne, in chiave cabarettistica, proveranno a spiegarlo seguendo gli spunti di Ovidio ne L'arte di amare e nei Rimedi d'amore come doppia faccia di una stessa medaglia: l’amore. In un comico, grottesco e fin troppo realistico spettacolo.

mercoledì 22 agosto 2018 ore 21:30

PINO DANIELE IN BLUES 4 EVER

regia Ivan Improta
danzatrice : Simona Vergara
voce narrante : Francesca Romana Bergamo
Voce solista : Gianni Scardamaglio
bass : Valentina D'Amore
Keyboard : Gennaro Lanzillo
Drums : Claudio Vergara
Guitar : Alessandro Capricano

Ci siamo fatti guidare dalle canzoni e dalle frasi di Pino che sono diventate il filo conduttore . Abbiamo voluto creare un percorso emozionale e siamo letteralmente saliti su una barca, che ci ha riportati nei luoghi della Napoli di Pino Daniele, per raccontare la sua idea di musica in movimento perenne, come la società di quegli anni che lui stesso ha interpretato con una cifra innovativa e inimitabile” raccontandone il rapporto intimo e profondo con la sua città  Napoli e la capacità di essere un artista apprezzato a livello internazionale. Così da “Pino Daniele “ emergono la vita e gli incontri di un uomo unico, tra appocundria, musica e poesia: un nero a metà, un Masaniello, un uomo in blues capace di parlare un linguaggio aperto a tutti grazie a una relazione empatica e straordinaria con le terre in cui era nato.

Tributo a PINO DANIELE, in BLUES 4 EVER, il cantautore che è riuscito a coniugare il Blues, con la tradizione mediterranea, che con l’invenzione dell’angolo – napoletano ha spazzato via anni di retorica e di stereotipi ammassati alle falde del Vesuvio. Un percorso dalle mille note blues, guidate dallasplendida sirena  Partenope.

Così cantava Partenope, che provava un dolore dolce. La sua voce era una freccia che colpì il mio cuore. E’ scomparso improvvisamente, tradito da quel cuore che aveva cantato insieme all’amico  Massimo Troisi , questo spettacolo è un omaggio al mascalzone latino, alla sua arte, alla sua capacità di raccontare ( in musica e parole ) le mille contraddizioni di una Napoli  “ Che ‘a sape tutt’ ‘o munno  ma nun sanno  ‘a verità !

giovedì 23 agosto 2018 ore 21:30

CON PERMESSO, DON RAFFAE'

liberamente ispirato alla canzone di Fabrizio De Andrè
regia di Federico Moschetti
drammaturgia di Irene Scialanca
con Federico Moschetti, Irene Scialanca

L’idea dello spettacolo nasce dall'ispirazione data dall'omonima canzone di Fabrizio de André. Suggestioni e immagini quasi grottesche e surreali di temi profondamente radicati nella cultura collettiva del nostro Paese: i temi del carcere, della criminalità organizzata, e dei rapporti (malati) di potere. Immagini con le quali, nel corso dell’esperienza della nostra compagnia, ci siamo misurati più volte, riscontrandone molti aspetti nel nostro confronto continuo con la Commedia dell’Arte. Caricature popolari che agiscono secondo uno schema fin troppo noto, quello del servilismo e della mala giustizia. Ispirandoci alla storia narrata, infatti, abbiamo identificato nei personaggi tragicomici di questa vicenda “italiana” caratteri non meno significativi di quelli delle maschere di Commedia: una storia, dei personaggi che parlano di potere, di servi e padroni, di favori e favoritismi; che sono investiti completamente, insomma, da quella vividezza di immagini tipica delle caricature sociali messe in atto dai comici dell’arte. In questo modo, il Don Raffaè del titolo diventa un vecchio Pantalone, recluso e stanco, ma ancora attaccato al proprio potere, alla propria influenza, alla propria ricchezza; allo stesso modo, Pasquale il brigadiere servile incarna perfettamente uno “zannesco” Arlecchino, ingenuo e distratto, lavoratore sfaticato, sempre alla ricerca di un modo per guadagnarsi il pane, un povero diavolo disperato, che lotta per sopravvivere, per escogitare un modo per tirare avanti, in un mondo quasi più grottesco di lui. E in questo modo le storture di un paese e la deformità di un intero sistema sociale si accentuano ancora di più, e diventano protagoniste assolute, facendo della loro natura grottesca la propria stessa forza. La scena spoglia all’interno della quale si svolge la vicenda richiama la semplicità della messa in scena tipica della Commedia dell’Arte, ma al tempo stesso ricrea anche la suggestione di una cella spoglia di un carcere italiano, con i pochi oggetti che tipicamente la popolano: in questo caso, però, sono oggetti singolari, strani, che stonano all’interno di una cella di massima sicurezza (una radio, alcuni giornali, un piccolo televisore con video registratore, un servizio da caffè, addirittura per ospiti, delle piante), elementi che rappresentano un’unicità, concessa appunto solo a questa “personalità” reclusa.

venerdì 24 agosto 2018 ore 21:30

LA MORSA | CECE' di PIRANDELLO

di Luigi Pirandello
con Chiara Caroletti, Matteo Cecchi, Ilario Crudetti, Salvatore Iermano, Ilaria Mariotti, Emiliano Pandolfi
regia di Salvatore Iermano
scenografia Canovacci Teatro
coreografia Roberto Ricciuti
musiche originali Roberta Iannitelli

Nell'anticamera dello studio di uno scrittore si materializzano, per il gioco dispettoso di una servetta chiamata Fantasia, ombre e fantasmi di vicende lontane. Animate come le pedine di una scacchiera, queste entità prenderanno vita alla presenza dell'autore, alla ricerca del proprio posto nel mondo, della propria casella in un racconto, in un romanzo, in una commedia. Mentre sul palco si alternano i personaggi, generando storie ora drammatiche ora farsesche, lo scrittore, da spettatore acuto e divertito, condurrà per mano il pubblico in un'intima riflessione sul rapporto tra Autore e Opera.

"È da tanti anni a servizio della mia arte (ma come fosse da jeri): una servetta sveltissima. Si chiama Fantasia. Un po' dispettosa e beffarda, (...) si diverte a portarmi in casa, perché io ne tragga novelle e romanzi e commedie, la gente più scontenta del mondo". Sono le prime righe che Pirandello stesso redasse per la prefazione ai “Sei personaggi in cerca d'autore”, e sarà proprio l'anticamera dello studio dello scrittore, sala d'attesa di quella gente più scontenta del mondo, ad essere la cornice narrativa dei due atti unici.

La morsa, primo testo pirandelliano ad essere mai messo in scena, è la storia di un adulterio. Se da un lato le convenzioni borghesi sembrano ancora prese sul serio, il principale pregio dell'atto unico consiste nell'approfondimento psicologico e sentimentale dei personaggi: la fredda crudeltà del marito Andrea, che non è nemmeno sfiorato dal dubbio di essere in qualche modo responsabile del tradimento della moglie; l’incertezza e la viltà dell’amante Serra, dolorosa rivelazione proprio in un momento così grave, rendono umanissima la figura di Giulia, donna appassionata e fragile, vittima di entrambi.

Cecè è un testo inconsueto nella produzione pirandelliana, lontano dalle caratteristiche del suo teatro impegnato, con un’azione scenica dal ritmo veloce e una vicenda scherzosa, una leggerezza e un brio insoliti, che illuminano una situazione di ambiguità e di immoralità fino ad ispirare indulgenza verso Cesare Vivoli detto Cecè, degno rappresentante di quel sottobosco di favori e clientelismo che, diventato abitudine di vita, non è neanche più avvertito come riprorevole e negativo. Cecè Introduce un tema fondamentale di tutto il pirandellismo, quello delle molteplici sfaccettature dell’individuo. Nel giovane viveur vi è tutta la leggerezza e la sarcastica ironia di un mondo disincantato, corrotto e privo di scrupoli.

sabato 25 agosto 2018 ore 21:30

DOMENICO MODUGNO. PRIMA DEL MITO

scritto e interpretato da Andrea Martina e Giuseppe Fiorante
musiche Domenico Modugno
regia tecnica Domenico Pennetta
consulenza artistica Vincenzo Bracciale, Daniele Ancora
ideato e prodotto da Tramoontana e Associazione Piazzadelpopolo

Attraverso un lungo flashback che riveste l’intera durata della rappresentazione teatrale, Domenico Modugno ritorna a San Pietro Vernotico e Polignano a Mare, i paesi in cui è cresciuto, e ripercorre un viaggio che parte dalla sua infanzia alle prime canzoni in dialetto salentino, fino ad arrivare al successo mondiale. Lo spettacolo è un ibrido tra musica e prosa (sul modello del teatro-canzone) e ha come filo conduttore principale le canzoni degli esordi di Domenico Modugno, interpretato da Giuseppe Fiorante (attore protagonista, voce e chitarra) con l’accompagnamento dell'Orchestra di Via Margutta (chitarra, contrabbasso, percussioni e fisarmonica. La musica si intreccia con il viaggio narrativo di Andrea Martina nei ricordi dell’artista pugliese che lo porteranno da un piccolo paese della Puglia a diventare il cantante italiano più famoso del mondo.

domenica 26 agosto 2018 ore 21:30

LE SUPPLICI

da Eschilo
con Chiara Di Bernardo, Maria Teresa Vargas, Arianna Cristillo, Valentina Martiniello, Giusy Ruggiero, Rossella Scialla, Antonio Granatina, Luca De Rosa
regia di Giuliano Casaburi, Antonio Granatina
movimenti e coreografie Martina Coppeto
suono, musica, canti corali Giuliano Casaburi
assistente alla regia Arianna Cristillo
percussioni Rossella Scialla
costumi Gina Oliva
produzione Compagnia Koros

“Le Supplici” è la tragedia di un coro. Un coro di donne che vive e canta l’esilio, la precarietà, la speranza. Racconta una storia che affonda le radici nel mito e protende all’avvenire. Ed è la storia di una fuga attraverso il mare e dell’approdo ad una terra sognata. Esse fuggono perché non intendono piegarsi. E la loro danza è preghiera e invocazione alla terra, ai suoi dei, alla sua gente; è una richiesta di accoglienza e di riscatto. Ma “Le Supplici” è anche la tragedia di un coro assente e del suo re. Il coro della città che dovrà rispondere a quella richiesta e così decidere il suo stesso destino. Ancora una volta sono gli antichi ad insegnarci la forma perfetta in cui l’arte può ancora parlarci. Quella forma è la traccia che abbiamo cercato di seguire per realizzare questo spettacolo.

lunedì 27 agosto 2018 ore 21:30

FACCIA GIALLA

scritto e diretto da Margherita Romeo
con Dario Tucci, Margherita Romeo, Giuseppe Fiscariello, Antonella Raimondo, Antonella Abys, Ferdinando Scognamiglio
aiuto regia Giuseppe Fiscariello

Lo spettacolo è suddiviso in quadri, attraverso i quali lo spettatore vivrà il passaggio che c’è stato tra il paganesimo, di cui San Gennaro è simbolo, al al protocristianesimo ( quello delle origini ) e le relative difficoltà annesse. Come se oggi la Chiesa ammettesse l’esistenza dei buddhisti come una minaccia e li perseguitasse, cosi i pagani hanno sofferto oppressioni e maltrattamenti. Oltre a brevi monologhi e dialoghi, saranno presenti anche diverse voice-off durante le quali gli attori rappresenteranno eventi famosi legato al personaggio del Santo, come l ‘episodio degli orsi o della mancata bruciatura. Un personaggio misterioso comparirà spesso con suggestivi momenti musicali come excursus e parallelismo tra tempo passato e presente.

Alcuni punti, oltre ad episodi specifici, costituiranno fondamenta basilari del percorso dello spettacolo, tra questi:
- Il nome Gennaro ( che deriva dal latino Ianus) significa dio del passato, dio degli dei. Era anche chiamato Giano bifronte, rappresentato appunto con due fronti: una rivolta verso il passato e una verso il futuro. Secondo il paganesimo infatti non esiste un vero e proprio confine tra i due momenti ( proprio come i buddhisti), e gli attori per ogni quadro interpreteranno varie REINCARNAZIONI  dei personaggi iniziali: San Gennaro è anche un operaio o un pappone dei giorni nostri, Santa Rita e Santa Patrizia sono anche ancelle ed escort .
-San Gennaro è il simbolo del sangue, della passione, dell’ardore, del fuoco. Il suo corpo sarà la stessa ampolla. Una volta evocato, scende dal paradiso, il suo corpo ribolle, da freddo a caldo arriva tra i comuni mortali.
E’ un teatro d’immagine, di racconto, visionario e documentaristico. Si reciterà quasi sempre in napoletano, o in un italiano con un marcato accento autoctono.
Se si può osare trovare e nominare  delle ispirazioni, queste sono sicuramente :  Giordano Bruno, che credeva alla teoria della reincarnazione, Basile per le sue favole, David Lynch e Fellini per il tono generale dell’opera.

Martedì 28 agosto 2018 ore 21:30

CAMPANILE O CAMPANILISMO

da Achille Campanile
riadattamento in atto unico di Angelo Perotta
con Angelo Perotta, Melania Pellino, Laura Orabona, Rino Costanzo, Mario Coppeta, Nadia Scafaro
regia Angelo Perotta

La compagnia teatrale d’Oscar non versa in buone acque e va in scena con la presenza in sala del produttore Calamari che dovrebbe acquistare il loro spettacolo. Durante la visita del produttore a casa, il cameriere - attore ne combina di tutti i colori e fa sfumare l’accordo.

Note di Regia.

Uno spettacolo umoristico con due comicità a confronto. La prima è una comicità classica teatrale, con una dichiarazione d’amore suggerita e male interpretata, la seconda è molto più vicina al teatro dell’assurdo con personaggi sopra le righe.

Mercoledì 29 agosto 2018 ore 21:30

YERMA (JETTECA)

spettacolo vincitore del PREMIO REBU' 2018

di Fabio Di Gesto da Federico Garcia Lorca
con Chiara Vitiello, Giovanni Meola, Francesca Morgante, Maria Grazia Di Rosa, Gennaro Davide Niglio
regia di Silvio Fornacetti e Fabio Di Gesto
produzione POST teatro

Una riscrittura in napoletano di “Yerma”, la grande tragedia di Federico Garcia Lorca. Nella  rivisitazione, i personaggi sono: Yerma, Giovanni e tre voci che rappresentano la proiezione del popolo. Perché tre? Il tre rappresenta per eccellenza il numero femminile. Tre sono: le maria; le grazie; tre sono anche le sorelle di Checov. Il tre è la variante. Le tre persone sono “presenze” che  influenzano Yerma fino a portarla ad ammazzare il marito. La rivisitazione si concentra sul dramma della coppia. Scende ed indaga i loro stati d’animo, la follia di Yerma, la superficialità di Giovanni, la leggerezza e l’amore di uno nei confronti dell’altro. Il  linguaggio è particolare, ricercato, viscerale ma elegante allo stesso tempo. Nei testi di Lorca sono presenti: versi, assoli in rime e poesie. Nella rivisitazione si è cercato di ricreare la stessa situazione, non soffermandoci sulla metrica e la rima perfetta, ma si è data priorità al suono della frase finita, In modo che risultasse cupa e profonda da ascoltare.

Yerma è la seconda delle tre grandi Tragedie di Federico Garcìa Lorca, collocata tra “Nozze di sangue” (1933) e  “La casa di Bernarda Alba”(1936). Fu rappresentata la prima volta il 29 Dicembre 1934. Yerma è il dramma di una donna sterile. Quando lessi per la prima volta Yerma, rimasi colpito dal linguaggio potente, popolare e poetico di Lorca. Lo stesso linguaggio che mi ha portato a leggere quante più opere possibili dello stesso autore. Le  storie di Lorca  sono popolari e molto vicine alle nostre tradizioni, Se prendiamo Yerma ad esempio, troviamo: il pellegrinaggio al santuario; Dolores la Fattucchiara; Il pregiudizio del popolo; i conflitti e il rispetto di una moglie nei confronti del marito. Tutti temi che ancora oggi sono presenti nella nostra società. Tra le tante opere di Lorca, lessi “Nozze di sangue” ma era una versione Sarda del regista e drammaturgo Marcello Foe. La stessa operazione pensai di farla anch’ io, in Napoletano. La nostra lingua è calda, viscerale e poetica come le opere di Lorca. E cosi nacque l’idea di: “Yerma”.

giovedì 30 agosto 2018 ore 21:30

ANFITRIONE. L'OSPITE INATTESO

libero adattamento da Plauto
regia di Lello Serao
con Maria Basile, Agostino Chiummariello, Biagio Musella, Raffaele Parisi, Emanuela Tondini
scene e costumi Melissa de Vincenzo e Sofia Germino
musiche di Luca Toller e Nico Mucci
prodotto da Teatri Associati di Napoli.

Opera fondamentale della storia del teatro, nell' “Anfitrione” di Plauto umani e divinità concorrono entrambi alla resa comica di una vicenda piena di ritmo scenico e per certi aspetti molto moderna. Giove assume le sembianze di Anfitrione, comandante dell’esercito tebano in guerra, e ne seduce la moglie Alcmena, mentre Mercurio è a fare da guardia nelle vesti di Sosia. Con il rientro improvviso dei veri Anfitrione e Sosia, la presenza in scena dei “doppi” inizia a generare un gioco di malintesi ed equivoci di straordinario divertimento, che diventa via via di inverosimile ingarbugliamento e che si risolve con il lieto fine e con la nascita di due gemelli, uno di natura umana, l’altro divina: Ercole. Capolavoro del grande autore romano, che ha segnato il passaggio dalla commedia classica alla commedia nuova, perdura da secoli come dimostra il significato assunto dai nomi dei protagonisti. Anfitrione è divenuto per antonomasia colui che accoglie l’ospite nella sua casa, e Sosia il doppio di se stesso.

In questa messa in scena abbiamo voluto aumentare la comicità del linguaggio usando il napoletano come lingua di riferimento per i personaggi umani, un dato che non tradisce affatto l’opera, ma ne avvalora il senso e il significato. Abbiamo a nostra volta trasformato, come Plauto suggerisce, la lingua per meglio cogliere il senso dell’opera e la sua forza. Lo spettacolo, infine, si nutre di forme di teatro anche a noi più prossime, come il Varietà, in cui le situazioni sono amplificate da motivetti orecchiabili e da canzonette allusive.

VISSIDARTE FESTIVAL
Rassegna di spettacoli che raccontano i pittori

venerdì 31 agosto 2018 ore 21:00
I CORTI DELL'ARTE
4 corti teatrali che raccontano Frida Kahlo, Van Gogh, Caravaggio e il Futurismo

FRIDA KAHLO
testo e regia di Gennaro Monforte
con Chiara Barassi, Roberta Guida, Ivan Improta, Josy Monaco

VINCENT VAN GOH
testo e regia di Sharon Amato
con Valerio Lombardi

FUTURISMO
testo e regia di Fabio Di Gesto
con Simona De Sarno, Gabriele Pinto, Francesca Morgante, Mariaclaudia Pesapane

CARAVAGGIO
testo e regia di Riccardo Pisani
con Roberta Aprea, Simone Di Meglio, Federica Palo, Daniele Bifulco

sabato 1 settembre 2018 ore 21:00
LA SPOSA DEL VENTO
Oskar Kokoshcka

Premio “Parole d'arte” 2018

di Sergio Casesi
con Luna Romani, Andrea Vellotti
regia di Andrea Vellotti

La vita, l'amore e gli spettri di Oskar Kokoschka, la sua arte, la sua pennellata, le sue visioni... tutto ciò e molto altro ancora racchiuso in un sogno, o forse un incubo, senza tempo e spazio ma che contiene in sé molte epoche e diversi luoghi. In questo delirio febbrile, a volte completamente irrazionale e disconnesso da qualsiasi senso, altre molto lucido, quasi premonitore, Oskar rivivrà momenti della sua vita, attraversando un turbine di emozioni vasto e articolato, affiancato dalla sua Alma, e da una sua proiezione, e da fantasmi e mostri che gli faranno visita sbattendogli in faccia scomode realtà. Lo Zingaro dell'espressionismo ci mostrerà il suo animo e l'inquietudine che contraddistingue la sua opera e le sue gesta umane e artistiche.

domenica 2 settembre 2018 ore 21:00

EL GRECO. LA STRANEZZA E L'ETERNO

scritto e diretto da Antonio Gargiulo
con Giuliano Casaburi, Antonio Granatina, Ciro D’Errico
scene e costumi Extralab

La storia dell’arte è costellata di astri luminosi, autentici punti di riferimento per coloro che ricercano orientamento tra i marosi dell’ispirazione. Capita, poi, che, per errore, negligenza degli addetti ai lavori, o solo per l’azione coprente del tempo, le orme più uniche, gli artisti più singolari restino per lungo tempo in un muto silenzio di dimenticanza. El Greco entra appieno in questo novero, ignoto al grande pubblico, amatissimo dagli appassionati, vera luce di ispirazione per coloro che agli inizi del secolo scorso, circa due secoli e mezzo dopo la sua morte, ne riconobbero la grandezza e se ne lasciarono affascinare. L’intenzione di questa mise en scène pur divulgativa, ha prima di ogni cosa intento di omaggiare un maestro visionario, capace di immaginare modalità d’arte nuovi due secoli prima di quanto la società sarebbe stata capace di accettare. Il tutto senza rinunciare a una dinamica scenica vivace. La scelta registica è essenziale. Quasi tutto si affida alla luce, al suo potere evocativo, alla capacità di suggestionare, così come lo stesso Greco, nel secolo di Michelangelo, fu determinato a fare, fino alla morte.

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