Al Teatro Gerolamo

Vale la pena recarsi in questo piccolo Teatro milanese, da poco restituito alla città, anche solo per il percorso che si può fare a piedi, scendendo alla fermata della metropolitana Linea Rossa, Duomo. Piazza Duomo, Museo del Duomo, Palazzo Reale, Museo del Novecento e, deviando leggermente a sinistra, il Santuario di San Bernardino alle Ossa, (Chiesa cattolica del XIII secolo che ospita un ossario con affreschi contornati da teschi e ossa umane). Un percorso storico in un contesto cittadino multietnico dove la storia si fonde con proposte culturali innovative e originali come la nuova fontana del Megastore Apple nella piazza Liberty una cascata scenografica di acqua su un prisma di vetro alto 8 metri con la Mela stampata sul lato. Una pianificazione urbanistica che ha permesso di tenere uniti centro e periferie, infatti gli oneri di urbanizzazione andranno in massima parte (3,8 milioni) al Piano Periferie, mentre 800 mila euro saranno destinati alla riqualificazione della vicina via Ragazzi del 99. Un progetto che lega quartieri differenti della città, così ha commentato sui social l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran. È un piacere passeggiare in queste vie camminando con il

viso rivolto in alto e il cuore in attesa del bello...Tutto visitabile in pochi passi prima di arrivare a Teatro. Milano è davvero crocevia di culture, “porta d’Europa” per l’Italia, filtrando le innovazioni e le trasformazioni culturali provenienti dall’estero, è un punto di attrazione o di connessione per differenti flussi migratori, numerosi sono i quartieri multietnici dove le diverse etnie convivono tranquillamente. La stagione 2018/2019 del Teatro Gerolamo si colloca pienamente in questo respiro plurale, in questa polifonia culturale. Una varietà di arti e di linguaggi, in cui tradizione e innovamento si sposano perfettamente. Nella cartella stampa (si ringrazia Maurizia Leonelli, per la sintesi e la precisione) il percorso dell’intera stagione. Un cartellone aperto a un pubblico vario, colto e appassionato, coniugando le proprie radici di palcoscenico milanese e popolare con un percorso di ricerca nei linguaggi del contemporaneo. Da una parte, le collaborazioni ormai consolidate: dal teatro dei pupi di Mimmo Cuticchio alle marionette della Compagnia Colla, dal sodalizio con l’Orchestra la Verdi alla collaborazione con formazioni (Ottavo Richter) e realtà tra le più originali del panorama musicale milanese, quali MilanoMusica, JazzMi e PianoCity. Dall’altra parte, la ricerca della storia del Teatro Gerolamo ha portato a costruire un percorso di prosa attento alle lingue della scena e ai loro interpreti nel teatro contemporaneo. Lingua come scavo nelle radici dialettali, nello studio di Mario Sala e Lorenzo Loris (‘Pinocchio’); lingua come esperimento letterario, nel lavoro di Elena Bucci e Marco Sgrosso (‘Ottocento’); lingua nella drammaturgia contemporanea proposta da Angela Malfitano e Francesca Mazza (‘Due vecchiette vanno a Nord’), da Isa Danieli e Enrico Ianniello (‘Giacomino e mammà’) e da Arianna Scommegna e Mattia Fabris (‘Utoya’); lingua proposta sul palcoscenico da grandi interpreti quali Melania Giglio (‘Édith Piaf. L’usignolo non canta più’), Rosalina Neri (‘Je me fut. Memorie false di una vita vera’) e Lucia Poli (‘Animalesse’); infine, lingua intesa come linguaggio del corpo, nella proposta di circo contemporaneo di Quattrox4.
Molto interessante la proposta narrativa di Ira Rubini che insieme al noto gruppo musicale milanese propone brani di Verdi: VERDI E LA SUA ITALIA | OTTAVO RICHTER CON IRA RUBINI
Ottavo Richter coniuga nel suo stile vari generi musicali: funk, musica latina, jazz, blues, rock, dance. Le origini del gruppo sono da attribuirsi al sodalizio tra Luciano Macchia e Raffaele Kohler incontratisi al Conservatorio di Milano nella seconda metà degli anni '90. Cominciano a collaborare con vari musicisti della zona, cambiando formazione più volte. Nel 2013 creano, insieme ad Ira Rubini e con le "incursioni" di Gianluigi Carlone, uno spettacolo per raccontare Giuseppe Verdi nel bicentenario della sua nascita, in cui vengono riarrangiate arie verdiane. Il sodalizio con Ira Rubini viene riproposto nel 2015 affrontando compositori russi (Schostakovich, Tchaikovsky, Prokofiev, Borodin).  Ira Rubini nasce in Belgio, vive a Milano, ma per lavoro è spesso all'estero. Diplomata in Drammaturgia alla Scuola Paolo Grassi, ha iniziato poco più che ventenne l’attività di autrice televisiva, teatrale e di sceneggiatrice. Lavora inoltre come conduttrice radiofonica (RAI, RSI, Radio Popolare), project-leader di documentaristica divulgativa (DeAgostini, National Geographic), traduttrice di narrativa, saggistica e drammaturgia, docente di scrittura TV e di analisi performativa, interprete (inglese, tedesco, francese) e moderatrice per eventi di spettacolo. Nel suo percorso narrativo parte da una domanda semplice: Chi era Giuseppe Verdi? Come sarebbe stato il suo profilo Facebook? E quali video avrebbe caricato su YouTube?  Un racconto ironico e intelligente, curiosità aneddoti fra le note amate e sullo sfondo l'Italia dell'Ottocento. Un VIVA VERDI contemporaneo con la partecipazione straordinaria di Alberto Trevisan Il 21 ottobre in scena ancora insieme per raccontare musicisti russi da Tchaikovsky a Borodin, da Prokofiev a Mussorgsky. Ira Rubini esplora le loro storie rivelando chi, nascosto dietro i loro successi, li ha accompagnati all'ascesa: le donne, dalle mogli-agenti alle nonne contadine, dalle madri amorevoli alle ricche mecenati. Ben vengano proposte narrativo- musicali di questo genere che permettono di approfondire, a chi vorrà farlo successivamente, le proprie conoscenze sulla musica classica.

CAST
Ottavo Richter:
Domenico Mamone - sax baritono
Luciano Macchia - trombone
Raffaele Kohler - tromba
Alessandro Sicardi - chitarra
Marco Xeres - basso
Paolo Xeres - basso
Ira Rubini - voce narrante

Milano, Teatro Gerolamo, 20-21 ottobre 2018

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