Un cuore di vetro in inverno

La paura. Fiumi di inchiostro, generi diversi di letteratura, saggistica a volontà, psicoanalisi, pittura e cinema. Ma anche il teatro sa dire la sua in merito. Di questo vuole occuparsi Filippo Timi con “Un cuore di vetro in inverno” (Teatro Franco Parenti di via Pier Lombardo 14 a Milano, fino all’11 novembre), attraverso il linguaggio mitologico del cavaliere errante e l’allusione favolistica. FD’altra parte si sa, favola e mito sanno sempre evocare nel modo giusto quando si parla di grandi questioni della vita, fuori dalla retorica ma dentro il flusso di coscienza di secoli che si sono arrovellati sui medesimi interrogativi dell’esistenza. «Di una cosa – afferma Timi – oggi sono certo, che le paure ti corazzano, ma insieme sbarrano la strada. Però, so che è fondamentale affrontare il drago inesistente per tornare vittorioso all’amore sinceramente». Nasce uno spettacolo onirico e dal testo assai complesso, un fiume di riflessioni intricate talvolta complesso da dipanare. La paura si declina in mille

sfaccettature di cui l’amore pare essere uno dei cardini centrali. Che ne sarà del cavaliere errante del Seicento? Partito alla ricerca di mostri da sconfiggere -mostri tutti ben chiusi nel suo animo -, si ritrova ad un bivio annoso che affligge tutta l’umanità: scegliere l’ideale o il reale? Quest’ultimo prende il sopravvento, la prostituta disillusa della vita e dell’amore gli cucinerà succosi pranzetti per una riconciliazione epica tra i mondo delle idee e la quotidianità. Marina Rocco, Elena Lietti, Andrea Soffiantini, Michele Capuano condividono la scena con Timi, costruendo un affresco multi-genere. Si ride, si pensa, ci si immalinconisce. La paura, quindi? Meglio scendere a patti con la realtà, quella vera e semplice, destinata a riservare sorprese di serenità e lieto vivere.
Unica la capacità di Timi di reggere la scena, sempre in bilico tra la recitazione compunta e lo sberleffo al pubblico, con cui ama interagire, dialogare, confondersi. La sensazione è che lo spettacolo si faccia da sé di volta in volta, diverso sempre e ma sempre uguale. Sul paco pare esserci anche il pubblico, coi suoi umori e le sue reazioni a condizionare ciò che accadrà.
Complesso ma interessante.

Foto Noemi Ardesi
 

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