Amleto take away

Che Shakespeare, e Amleto in particolare, siano una vera e propria miniera di suggestioni intorno alla condizione umana oltre il suo stesso tempo, in cui l'estetico si mescola e confonde con l'esistenziale è noto, che possano trasformarsi in un “ristorante d'asporto” come recita questa drammaturgia è suggestivo e anche intrigante. Un gesto ed una suggestione drammaturgia che rivoluziona la sintassi di questo spettacolo, il più recente del duo Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari che lo scrivono e lo portano insieme in scena, uno spettacolo che appunto è costruito intorno ad Amleto ma in un certo senso sfugge da ogni parte, trascinato e smembrato dalla forza centrifuga di un lingua scenica imbastardita tra dialetto e koinè televisiva che risucchia la nostra contemporanea condizione di individui travolti nella loro ricerca di felicità virtuali dalla vacuità dell'essere qui e ora senza identità. Così, potremmo dire usando una espressione di qualche anno fa, il “personale” e l'autobiografico si

mescolano con il “politico” e l'antropologico, ed il principe danese con i suoi fantasmi transita tra le viscere e la testa di un giovane afflitto e forse inadeguato in un mondo “social” ma pieno di vitalità e con uno sguardo ancora (ma per quanto?) oltre quegli angusti confini.
La cecità che l'affligge (anche nella realtà), spesso usata dagli stessi drammaturghi come strumento di effrazione della realtà, quasi come un paradossale “vedere meglio”, qui diventa un accidente che metafisicamente ci guida alla sostanza dell'esistere.
Uno spettacolo interessante e curiosamente sorprendente in cui il narrare di Amleto è veramente un narrare di noi stessi, senza però perdere il contatto con la singolarità e la specificità, con la vita cioè di un giovane pugliese che costruisce la propria ribalta e il proprio palcoscenico andando oltre la narrazione di sé.
Sono bravi, Berardi e la Casolari, anche nella recitazione e nella gestione del corpo e dei movimenti scenici che trasfigurano in segno drammaturgico le stesse esigenze di assistenza scenica.
Lo spettacolo è in tournée ed è stato chiamato a Genova per i festeggiamenti dei 150 anni dell'Istituto Chiossone, il locale Istituto dei ciechi.
Una produzione della Compagnia Berardi Casolari e del Teatro dell'Elfo di Milano con vari e meritati sostegni. In cartellone al Teatro della Tosse dal 5 al 7 novembre, alla prima non molti spettatori causa un inusuale lunedì, tra l'altro piovoso, ma molti applausi anche a scena aperta.

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