Sei domande di Roberto Lasagna a Roberto Morpurgo

Sei domande di Roberto Lasagna a Roberto Morpurgo sul suo libro Tre atti unici (Ed. Falsopiano – collana La Fenice – Alessandria 2018)


D 1) Scopo del libro: far conoscere cosa?
R. La cultura teatrale in generale e la cultura del teatro di prosa in particolare. Il teatro di prosa si basa in modo essenziale sulla esclusività o sulla predominanza della parola rispetto ad altri elementi della rappresentazione (musica, effetti speciali ecc).

D 2) Con l’uscita di questo libro che cosa ti proponi?
R. Ravvivare il gusto per la brevità: facendo conoscere tre esempi di teatro centrati sull’intensità delle situazioni, sulla qualità delle atmosfere, sullo stile dell’esposizione e dei dialoghi e sull’eleganza delle ‘soluzioni drammaturgiche’.

D 3) Di cosa tratta la tua opera?
R. Il libro comprende tre copioni teatrali (in alcuni casi già andati in scena con la regia mia o altrui), tre storie scritte per il palcoscenico (e per la radio). Vengono affrontate tre situazioni esistenziali ‘al limite’:
1) La prima situazione, raccontata ne L’Autoritratto, ha per tema generale la cecità come movente e ispirazione della pittura. La storia in particolare: un anziano cieco riceve la visita abituale di un giovane conoscente; questa sera il giovane si presenta “un po’ in anticipo, non crede?”, segno forse premonitore della novità che caratterizza questa fra tutte le altre serate; un quadro pende per la prima volta “alla parete dove lei sta presumibilmente indirizzando lo sguardo”; il giovane visitatore è invitato a descriverlo – un compito strano, forse gravoso, ma anche un gesto doveroso: un omaggio solenne, quasi tremante, all’anziano ospite. Il giovane dà inizio alla sua puntigliosa descrizione della tela, ma il padrone di casa non è mai soddisfatto: qualcosa gli impedisce di credere sino in fondo alle parole del descrittore. Che cosa? È quanto scopriranno gli increduli spettatori verso la fine della rappresentazione.

2) La seconda situazione, raccontata ne L’Aquilone, ha per tema generale la simulazione come conseguenza della disperazione. La storia in particolare: Jean-Claude, psichiatra, e sua moglie Claire hanno portato il figlio Hyppolite a giocare con un aquilone fra le dune in riva al mare. All’improvviso il padre è richiamato d’urgenza in clinica, e madre e figlio rimangono sulla spiaggia in attesa del suo ritorno. Trascinato dall’aquilone, il figlio scompare dietro una duna, e la madre impazzisce nel tentativo di ritrovarlo. Durante le ricerche intravede l’aquilone in cielo, ma all’altro capo del filo c’è ora Donatien, un bambino che non è il suo. Claire lo interroga aspramente sulla sorte di Hyppolite, allorquando interviene Mathilde, la madre di Donatien, che la minaccia di chiamare guardie e infermieri. Claire riprende le ricerche e nel frattempo, di ritorno dalla clinica, si rivede Jean-Claude, che inaspettatamente raggiunge però Mathilde e Donatien, anziché Claire e Hyppolite. Per la seconda coppia madre-figlio lui non è Jean-Claude, ma Denis. Con loro si comporta come se fosse il marito di Mathilde e il padre di Donatien: anzi spiega che ‘quella pazza’ di Claire è una paziente fuggita dal suo reparto psichiatrico. Manda a casa Mathilde e Donatien ancora scioccati dalla furia di Claire, e si avvicina a quest’ultima. A Claire offre una spiegazione simmetrica e speculare del suo incontro con Mathilde e Hyppolite (Mathilde è una pazza ecc.), e al tempo stesso cerca di convincerla del fatto che Hyppolite non esiste, che è frutto della sua fantasia e che la sua parte fu come per il passato recitata da un bambino figlio di altri. Claire sembra cedere, strappando però al suo presunto marito la promessa che la ‘recita’ avrà ancora luogo in futuro.

3) La terza situazione, raccontata ne La Valle dell’Eco, ha per tema generale la solitudine, lo ‘specchio dell’invisibile’. La storia in particolare: Jean e Marie passeggiano in montagna. Entrambi sessualmente e affettivamente vergini, lei più matura e più attenta alle evocazioni sensuali del paesaggio; lui, ora puerile ora paterno, tutto assorbito dagli aspetti naturalistici del luogo. Camminano fra paesaggi inizialmente ameni e consueti, quindi per anfratti e radure sempre più inquietanti e surreali. Una voce misteriosa li segue e li insegue, sino a perseguitarli. Voce che altro non è poi se non l’eco: ma una Eco del tutto indipendente da qualsiasi sorgente esterna. Voce che gradualmente si sostituisce alla Visione - e che in breve li disperderà e separerà per sempre.

D 4) Quale è l’aspetto più importante di questo libro?
R. La lontananza dal prodotto culturale medio dell’Italia di oggi. L’ispirazione dei tre atti unici, infatti, così come anche la tecnica esecutiva, viene da regioni dell’esperienza oggi per lo più trascurate, o travisate in senso ideologico e pubblicitario. Tuttavia il libro affronta temi comuni e universalmente umani: 1) la privazione fisica e psicologica (nel caso de L’Autoritratto, la cecità); 2) l’eterna tentazione di prendere per vere le nostre immaginazioni (nel caso de L’Aquilone, un inesaudibile e proprio perciò inesauribile desiderio di maternità); 3) la comunicazione verbale come sostituto patologico del contatto fisico (nel caso de La valle dell’Eco, una conversazione assurda progressivamente disturbata e resa impossibile dall’eco).

D 5) Di cosa ti occupi in generale?
R. in senso artistico di letteratura, sia come autore che come traduttore e curatore, per lo più nelle aree della drammaturgia, della prosa narrativa e dell’aforistica; occasionalmente di regie teatrali, radiofoniche e di audiolibri. Per l’editore dei tre atti unici curo inoltre la collana La Fenice, dove recentemente sono apparse in volume quatto opere di Molière nella preziosa versione italiana di Luca Micheletti. In senso più strettamente professionale mi occupo di docenze e consulenze negli ambiti delle competenze relazionali e linguistiche e dello sviluppo e cura della persona.
D 6) Quali sono i tuoi impegni correnti, e quali i prossimi?
R. è da poco uscita la mia traduzione dei Diari intimi di Baudelaire e stanno per apparire le mie versioni de Le mie prigioni di Verlaine e di Una pagina d‘amore di Zola, tutte e tre per Falsopiano; per lo stesso editore nella collana Fogli volanti ho curato la regia di due audiolibri, Autobiografia alcoolica di London e Il Club dei suicidi di Stevenson, e l’attività proseguirà con alcuni gialli italiani e altri titoli di letteratura classica. Ho recentemente approntato una nuova versione della mia piéce di esordio, L’Autoritratto (Falsopiano, 2013, in volume monografico, e ora in Tre atti unici) sia in luce che al buio, e anche in collaborazione con l’editore sto lavorando per far girare lo spettacolo fra Lombardia, Piemonte e Liguria.


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