Incendi

Un transitare di uomini sul palcoscenico, come traversando la propria solitudine per affacciarsi improvvisamente all'altro e costruire nella nuova relazione, una esistenza non solo diversa ma, nella fedeltà a sé stessi, soprattutto 'oltre', così da ritrovare una comunità di pensieri che è in noi, dietro di noi e dentro di noi che su quel transitare appoggiamo lo sguardo. Incendi, spettacolo nato da una idea condivisa e comunitaria di Renato Bandoli, Simone Benelli, Matteo Di Somma, Maurizio Camilli insieme a Enrico Casale che l'ha portata a compimento e diretta, è una drammaturgia di gesti e di pensieri più che di parole, pensieri cioè che le parole suggeriscono ma non esauriscono, pensieri che si dipanano in scena trascinati da vecchie e nuove parole poetiche su cui spontaneamente navigano. Casale infatti ha scelto di costruire, come in un pazzo puzzle ispirato da scritture 'maledette', frammenti tratti da J.Genet, O. Wilde, G. Buchner, A. Artaud, C. Baudelaire, F. Nietzsche e altri, una

drammaturgia di suggestioni, riuscendo a dare una efficace unità scenica ai suggerimenti che quei corpi e quelle voci agivano davanti alla platea.
Così non solo gli attori riuscivano ad affacciarsi a sé stessi, prescindendo dalla propria storia e dalla sua narrazione, ma per di più quella storia e quella narrazione, radice di ogni identità esistenziale, finalmente trasfiguravano andando appunto altrove, verso altri mondi possibili, nella finzione verso la sincerità, come il buon teatro insegna.
È stata una scelta difficile e impegnativa, quella di non appoggiarsi per costruire l'esito finale dei laboratori condotti dalla Compagnia degli Scarti di La Spezia nella locale casa circondariale, ad un testo già a disposizione, ma è stata anche una scelta felice perché ha consentito di mostrare e rendere disponibile, agli attori ed al pubblico, i frutti di un lavoro di conoscenza che sempre è un lavoro di liberazione e di apertura, è la visione di un futuro, per un singolo ma specialmente per la comunità che lo definisce.
Già perché gli attori erano detenuti del Carcere di La Spezia e i laboratori parte di un progetto nazionale, “Per Aspera ad Astra” si chiama icasticamente, nato dallo stimolo di Armando Punzo che a partire dalla Compagnia della Fortezza di Volterra riverbera un idea di teatro che è liberazione dalle gabbie che ci rinchiudono. Di questo la condizione dei detenuti è solo illuminante metafora, non sostanza storica ed esistenziale, perché Punzo fa Teatro con i detenuti non sui detenuti, è ciò che è importante in questa diade è il Teatro come agire estetico, sia per i detenuti che per tutti noi che siamo fuori.
Ecco dunque i nomi degli attori, capaci di suggerirci inaspettate emozioni e suggestioni: Gian Pietro Zerbino, Gouda Darwish, Aziz Boulahia, Youssef Boulahia, Luca Colli, Salvatore Gambuzza, Abdelaziz Daoui, Antonio Pipolo, Davide Bobadilla, Arnold Thaci, Michael Podiani, Ndoc Kolaj, Domenico Romeo, Imed Hasnaoui, Hazis Poleshi, Roberto Borgia e con loro Barbara Raggi, enigmatica e silenziosa apparizione in transito.
Abbiamo scritto degli ideatori e del drammmaturgo e regista, segnaliamo insieme ad essi Alessandro Ratti, Daniele Passeri e Enrico Corona che hanno condotto il laboratorio di scenografia e scenotecnica in cui è stata ideata una scenografia semplicissima ma di impatto.
Due parole per il progetto “per aspera ad astra”, cioè “come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza”,  nel cui ambito l'evento di cui ho parlato è nato.
Si tratta di una encomiabile iniziativa dell'ACRI, l'Associazione delle Fondazioni Bancarie, che coinvolge 6 realtà carcerarie con progetti analoghi di buone pratiche. Queste le fondazioni che hanno aderito: Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo, Fondazione con il Sud, Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, e queste le realtà carcerarie interessate, oltre ovviamente a Volterra che ne è il centro promotore: Milano-Opera, Torino-Le Vallette, Modena, Palermo e La Spezia.
Il progetto, a cura di Carte Blanche – Centro Nazionale Teatro e Carcere , ha avuto una vasta risonanza e ha prodotto risultati assai interessanti, come l'esito dei laboratori di La Spezia e l'evento conseguente ben testimonia e ci auguriamo possa proseguire nel tempo.
Al termine dello spettacolo si è tenuto un incontro tra pubblico, attori, autori e promotori cui hanno partecipato anche la direttrice della Casa Circondariale della Spezia Maria Cristina Bigi, la coordinatrice del Progetto/Capo Area Trattamento Licia Vanni, il presidente della Fondazione Carispezia Matteo Melley, e soprattutto Armando Punzo.
L'incontro è andato oltre qualsiasi retorica e ha dato la possibilità, inattesa, di superare distanze e di dimenticare muri, muri che come ha ricordato Punzo sono in primo luogo dentro di noi, e così di lanciarci 'oltre' noi stessi. Perché, come ha ricordato in chiusura Renato Bandoli con l'immaginazione si può superare l'emarginazione.
All'auditorium Dialma Ruggero di La Spezia a cura della Compagnia degli Scarti, il 31 gennaio e il 1° febbraio. Molti applausi e anche commozione dall'uno e dall'altro lato di una quarta parete, sempre più sottile.

Foto Andrea Luporini

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