Faustbuch

Faust e l'immortalità, ovvero il mito della giovinezza e del successo in una epoca in cui il successo e l'immortalità sono un passaggio televisivo che ti renda famoso, il più famoso del mondo, per i prossimi quindici minuti, come diceva Andy Warhol. Enrico Casale dunque utilizza il mito di Faust e scomoda Marlowe, prima di Goehte, per rappresentare una contemporaneità miope, dalla vista corta e dagli orizzonti asfittici che sforna i talenti (quelli mentali e quelli monetari) in ripetuti e ripetitivi freak show che coltivano il nulla per alimentare un nulla senza qualità. Fausto/Faust è un uomo ossessionato, schiavo di paure e pulsioni figlie del desiderio di successo, un successo scambiato per un paradiso e che lo condurrà inevitabilmente all'inferno. Ma, come dice Mefistofele l'inferno è qui, in un mondo divenuto un immenso mercato, dove si vende l'anima della propria essenziale identità per le maschere fasulle di ruoli proposti e imposti da imbonitori all'apparenza onnipotenti. Dietro un

vuoto liquido e soffocante.
Una scrittura drammaturgica contaminata, quella proposta da Enrico Casale che è anche il regista ed il protagonista della messa in scena, contaminata e sovrapposta in cui la sintassi tragica è quasi piegata e piagata da ritmi ironici. È dunque una scrittura dai molti piani significativi e dalle molte suggestioni, che mescola antico e moderno, svelando il senso rinnovato e sincero della narrazione, quasi un travestimento multisegnico e multimediale, incistato dalle immagini proiettate in scena del più noto dei freak show, quel X Factor cui uno dei protagonisti ha realmente partecipato.
Il vecchio Faust, nascosto in scena, serve così a smascherare i nuovi piccoli Mefistofele che giudicano e selezionano e che, alla fine, sulla base degli schematismi dettati da una onnivora pubblicità, scartano quasi a loro piacere e condannano chi capita all'inferno della solitudine e dell'oscurità.
Con Casale, che consolida qualità recitative già segnalate nella partecipazione a “Axto” del Teatro della Tosse, forniscono un'ottima prova gli attori Andrea Burgalassi, Michael Decillis e Ivano Cellaro, due dei quali disabili ma al servizio di un progetto teatrale che definire sociale o delle diversità è equivoco e limitativo.
Le scene sono di Alessandro Ratti aiutato da Ilaria Sorrentino. Tecnica di Margherita Roccabruna e Fabio Clemente.
Uno spettacolo molto interessante che rivela le potenzialità multiformi di Enrico Casale e dell'intera compagnia. Una produzione Gli Scarti di La Spezia con il sostegno del Mibact e della Regione Liguria, nell'ambito del bando “Abilità al plurale” - Progetto “La danza degli uomini uguali” in partnership con Isforcoop. Menzione speciale e premio della Giuria Ombra al Premio Scenario 2017.
Al teatro PimOff di Milano, ospite interessante di una interessante stagione, il 6 e 7 febbraio. Applaudito a lungo.

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