Il figlio della tempesta

“...E tutto quello che vedrete/vivrete fuori di qui sarà più falso di quello che avrete visto qui!”. Così recita ad un certo punto dello spettacolo Armando Punzo, che ne è l'ideatore insieme al musicista Andrea Salvadori, quasi a lanciare al pubblico l'indicazione di una scelta artistica, quella della ricerca di una verità umana più autentica, libera dalle sue prigioni, di una una sincerità più sincera, verrebbe da dire. La scelta e la posizione estetica che hanno caratterizzato trent'anni di attività del “Teatro della Fortezza” inventato in una piegatura occasionale della vita di Punzo approdato quasi per caso nel carcere Fortezza di Volterra. Questo l'oggetto, e anche il senso intimo, del progetto drammaturgico che vuole ripercorrere i trent'anni di attività creativa di quel gruppo, eccezionalmente composito e straordinariamente variabile, che ne costituisce il nucleo in perenne e paradossale (trattandosi di un carcere) movimento, oltre ogni tentazione celebrativa e al di là di ogni equivoco

didattico. In una scena ricca di segnali e suggestioni Armando Punzo e alcuni attori della compagnia sembrano scegliere lacerti delle parole dette e strappi di quella poesia, che sulla parola si fonda, che hanno dato senso ad un percorso artistico e esistenziale e danno senso ad un viaggio a ritroso all'interno dei loro spettacoli, in ciò che non sembra poter andare perduto.
Mentre il viaggio si compie Andrea Salvadori, eclettico compositore accompagnato da strumenti che sembrano prolungamenti delle sue stesse mani, lo circonda e circonda i viandanti sul palco e nella platea della sua bellissima musica, spesso incalzante, talora dolce, sempre convincente, ed in essa la parola assume nuova concretezza.
Sincerità, profondità della parola e del suo suono mentre viene detta in scena, tutto questo caratterizza la drammaturgia, o meglio spettacolo concerto come lo definiscono gli autori, mentre gli attori della Fortezza si alternano e si sovrappongono al regista che resta al centro dei loro movimenti.
Uno spettacolo dunque che in un certo senso cerca di liricamente rivoluzionare la percezione più consueta del lavoro estetico ed artistico sviluppato in questi anni, oltre l'idea del teatro civile o di servizio, del teatro cosiddetto delle diversità, smentendo l'equivoco che possa trattarsi di beneficenza o condiscendenza, e non piuttosto di una scoperta di sé, che riguarda i drammaturghi, gli attori della Fortezza e infine tutti noi allo stesso grado, e non solo quando siamo quasi dionisiacamente coinvolti nella danza.
Una produzione Studio Funambolo – Carte Blanche/Volterra Teatro con il sostegno di Idealcoop Cooperativa Sociale e Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, ospite della rassegna “Voci dall'Arca”, al teatro Duse del Teatro Nazionale di Genova, il 16 aprile in unica serata. Molti gli applausi.

Foto Guido Mencari

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