Una certa idea di teatro

A trent'anni dalla morte, a soli 65 anni, si è tenuto a Torino, patrocinio della Università degli Studi, organizzazione dell'Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare e della Compagnia Marco Gobetti, un interessante convegno di studi su “Gian Renzo Morteo trent'anni dopo”, appunto con eco dumasiana che, credo, non sarebbe spiaciuta al protagonista. Convegno direi eteroclito, nel senso positivo ed affettuoso del termine, per uno studioso in teoria e prassi certamente fuori tendenza, capace di sorprendere e sospendere il giovane studente Alfonso Cipolla ad una frase che non dimenticherà: <<Si ricordi, la soluzione va sempre cercata fuori dal sistema>>. La prima giornata, la vera e propria Giornata di Studi venerdì 18 ottobre, socraticamente organizzata per dialoghi a mo di isole nella corrente, navigando a toccare i temi più cari alle analisi di Morteo, tra “Teatro e Territorio”, “Teatro e Drammaturgia”, “Teatro e Università” e, infine, “Teatro e Ragazzi – Teatro e Scuola”,

con interventi insieme di studiosi di accademia e attori o registi in campo tra le mille difficoltà del momento. Tra questi ultimi nomi importanti del teatro torinese e italiano, da Giuliano Scabia a Laura Curino , Gabriele Vacis e Sergio Ariotti.
Nel pomeriggio la presentazione del volume di Gian Lorenzo Morteo “Ipotesi sulla nozione di teatro”, prefato da Giovanni Moretti, purtroppo recentemente mancato, che di Morteo è stato allievo, amico e collaboratore conservando aperto il sentiero e curandone le tracce essenziali insieme ad Alfonso Cipolla, il giovane studente sorpreso di tanti anni prima, che quelle tracce ha seguito insieme a Moretti con l'Istituto prima citato.
Ne è emersa, e mi si permetta una necessaria sintesi e semplificazione di una giornata ricca e sfaccettata, la figura di uno specialista (di teatro) che odiava la “specializzazioni”, di uno studioso che mentre ne approfondiva gli aspetti e le forme storiche e contemporanee, tanto più si convinceva di un teatro non come struttura chiusa in sé che si compiace delle sue avanguardie e si autoalimenta della sua ricerca, ma come forma aperta, come atteggiamento vitale e creativo antecedente al suo stesso concetto, e che vive nelle mille modalità che assume, a partire dai riti popolari quando non scadono nel folklorico di maniera.
Marionette che passione, verrebbe da dire dimenticando ovviamente Rosso di San Secondo, perché non deve essere perduto ciò che nei secoli ha alimentato e tuttora alimenta la passione popolare per il teatro, oltre ogni decentramento razionalistico, e lo alimenta anche in quelle forme, dal varietà alla farsa, che il cosiddetto teatro istituzionale allontana.
Perché Gian Renzo Morteo, studioso ma anche critico militante si sarebbe detto, credeva che il teatro andasse cercato anche tra le piccole compagnie, tra i girovaghi e tra gli amanti di un teatro apparentemente per ragazzi, ovunque, e questo rimane un insegnamento importante.
Sabato 19 Ottobre, invece, trasferitici tutti a Grugliasco ospiti dell'Istituto e delle sue belle installazioni, è stata giornata di spettacolo, anzi di spettacoli e frammenti della memoria.
A principiare un commosso Alfonso Cipolla ha curato “Esiti di un Sodalizio”, videoschegge di Giovanni Moretti, occasione per ricordare quanto Morteo ma anche Moretti hanno lasciato al teatro e a noi.
A seguire “Il re Ubu di Jarry e i piccoli di Podrecca”, rievocazione tra testimonianze, immagini e suoni dello storico spettacolo con (non di) marionette del 1988, prodotto dal Teatro Stabile di Torino con la regia di Ugo Gregoretti e Franco Gervasio, che si avvaleva della traduzione di Gian Renzo Morteo.
Ha chiuso il pomeriggio una video intervista a Valère Novarina, l'innovativo drammaturgo svizzero epigono del teatro dell'assurdo, a cura di Sergio Ariotti e Maria Riccarda Bignamini.
Infine, o anche finalmente, alle 18 la riproposizione di una degli spettacoli di Gian Renzo Morteo, “S-concerto”, assurdo liberamente tratto da Jean Tardieu, con la rinnovata drammaturgia e la regia  di Alfonso Cipolla.
Autore tra i più amati da Morteo, Jean Tardieu è parte di quel mondo tra il lirico e drammaturgico che faceva della demistificazione linguistica la chiave lirica per penetrare la realtà, attraverso anche il teatro dell'assurdo che Morteo ha fatto conoscere e reso disponibile, anche attraverso la sua attività di traduttore, all'orizzonte italiano.
Raffinata e intelligente la messa in scena di Alfonso Cipolla, capace di padroneggiare e rinnovare quel linguaggio scenico cogliendone la profonda e immutata attualità, una messa in scena che, in epoche di esasperato autobiografismo narrativo, è capace di allargare e alzare lo sguardo su orizzonti più ampi per tentare di penetrare e illuminare, demistificandoli nel grottesco, i recessi della intimità e dell'esistere.
Sono state, queste due giornate, una occasione, non comune, di incontro e di approfondimento di aspetti e protagonisti talora poco valutati del teatro, giornate che hanno raccolto testimonianze vive di un operare ancora fecondo.
Il convegno ha due propaggini, la prima il 21 ottobre al teatro Gobetti riservata agli studenti universitari e delle scuole di teatro, nonché ai docenti. La seconda, alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani il 26 e 27 marzo del 2020, sarà occupata dalla lezione recitata “Gian Renzo Morteo/fare a pezzi il teatro” (per capirne il meccanismo), di e con Marco Gobetti sulla base di testimonianze e ricerche di Giovanni Moretti.
Un ringraziamento e un plauso agli organizzatori.

Email