Si nota all'imbrunire

Silvio sta lì, da tre anni, immobile il più possibile sulla sua sedia. Nella peggiore delle ipotesi, accetta di spostarsi dalla sedia, la sua, ad un’altra sedia. Tutt’a un tratto arrivano i suoi tre figli e suo fratello, c’è da festeggiare il suo compleanno e da commemorare la morte della moglie, molti anni or sono. Ne nasce uno scompiglio non da poco, Silvio così abituato alla solitudine della sua casa di campagna, e loro invece così esondanti di vita, di complessità, di psicopatologie spicciole della vita quotidiana. “Si nota all’imbrunire” racconta di un anziano Silvio Orlando alle prese con la solitudine e con i figli adulti che quasi non riconosce più, trasformati a gran velocità dai rispettivi flussi di vita da divenire quasi estranei. In due ore di spettacolo si riflette sulla vecchiaia come solitudine, soprattutto come nuova presa di misura rispetto al proprio mondo e a quello che ci circonda, a cominciare dagli affetti più cari. Tutta l’intimità familiare a cui la vita ci ha abituati si trasforma in un fardello di piccole

violenze involontarie, un inferno di mancanze di rispetto, fraintendimenti e molta molta confusione. Eppure si vogliono bene, si cercano e si trovano di tanto in tanto nelle pieghe dei rispettivi meccanismi involontari di infelicità. C’è chi non si sente riconosciuta, chi si sente sottovalutato, chi vorrebbe essere ciò che non è. E tutto ciò complica le relazioni.
E allora Silvio se ne sta lì, non si vuole muovere, come inadatto ad affrontare questa complessità, come una quercia radicata nel proprio terreno, illudendosi che il radicamento la salverà da qualsiasi burrasca emotiva dell’esistenza. Ogni cambiamento è traumatico, la consapevolezza della solitudine diventa ora un dolore insopportabile ora un agognato rifugio dagli affanni dell’oggi.
La Calamaro usa una scrittura che rifugge da ogni pathos, sempre sul filo di una ironia amara che fa del tragicomico il suo registro ideale. Il dramma sotteso alla narrazione si stempera in questi toni medi, getta un velo di speranza inconsapevole presso lo spettatore che non coglie l’irreparabile ma intravvede una possibilità.
Mancano veri picchi espressivi, giungono invece improvvise perle di saggezza sulla vita, la morte, la vecchiaia e la solitudine che rendono il testo prezioso e da soppesare con calma, in atteggiamento filosofico.
Argomento complicatissimo per il teatro, la solitudine. Non fosse altro per gli antecedenti elevatissimi forniti dal teatro antico, che ha attraversato in lungo e in largo la questione. Non resta che adottare la chiave di lettura della Calamaro, una contestualizzazione temporale marcata nel presente per un tentativo interessante di analisi della tematica qui e ora.

SI NOTA ALL’IMBRUNIRE
(Solitudine da paese spopolato)
Fino al 17 novembre 2019 al Teatro Franco Parenti di Milano (via Pier Lombardo, 14
testo e regia Lucia Calamaro
con Silvio Orlando
e con Vincenzo Nemolato, Roberto Nobile, Alice Rendini, Maria Laura Rondanini
scene Roberto Crea
costumi Ornella e Marina Campanale
luci Umile Vainieri
produzione Cardellino srl in coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbria
in collaborazione con Napoli Teatro Festival Italia

Foto Claudia Pajewski

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