Vincitori Premio Riccione

Domenica 3 novembre, allo Spazio Tondelli di Riccione, si è celebrata la 55a edizione del Premio Riccione per il Teatro, il più longevo concorso italiano

di drammaturgia. Alla serata, culminata con la premiazione dei vincitori del concorso, ha partecipato anche la giuria, presieduta da Fausto Paravidino e composta da Renata M. Molinari, Isabella Ragonese, Graziano Graziani e Claudio Longhi.

Assegnato con cadenza biennale all’autore di un testo teatrale italiano ancora non rappresentato in pubblico, il Premio Riccione per il Teatro (5000 euro) è andato a Tatjana Motta per Notte bianca.
Motivazione della Giuria:
OSPITE
Questa città è l’ideale per qualche giorno. C’è tutto: locali, negozi, chiese, musei, mercati, ristoranti, parchi, tutto. Il mare, la spiaggia, le colline, l’Architettura, la Storia l’Arte. La gente è ospitale, accogliente per natura. Non è una di quelle città in cui i turisti vengono presi a spallate per strada. Derubati sui mezzi pubblici. Truffati con il conto al ristorante. Chi arriva qui non vorrebbe più ripartire. Qualcosa da fare c’è per tutti. Giovani. Famiglie con bambini. Donne. Uomini. Coppie. Benvenuti.
È con questa battuta che si apre “Notte Bianca”, di Tatjana Motta, una promessa che è subito una minaccia. Promessa minacciosa per la coppia di turisti a cui questa viene rivolta dall’Ospite, minaccia promettente per noi lettori/spettatori che non vediamo l’ora che le cose succedano e nel peggiore dei modi. Lui e lei sono lì. Turisti piccolo borghesi che si accingono a consumare il grand tour o a bere il loro tè nel deserto con la facilità con la quale chiunque di noi può viaggiare dappertutto Ryanair o arredarsi Ikea in un pomeriggio. Il loro ospite è evidentemente straniero in casa sua. Il luogo dove la nostra coppia di protagonisti va a perdersi non è precisato, è una destinazione dove se non ti perdi c’è una chiassosa notte bianca e dove se ti perdi sei straniero tra stranieri in una periferia globalizzata più ancora del centro dei divertimenti ma non per questo meno minacciosa, anzi. Naturalmente i nostri protagonisti si perderanno, prigionieri del loro bisogno di perdersi e del loro desiderio di ritrovarsi. E noi ci perderemo con loro. Seguiremo la loro avventura nel normale disguido turistico che li porta sempre più lontani dal centro. La difficoltà metterà alla prova il loro stare insieme per risolverla. Si separeranno. Si perderanno cercandosi a vicenda e noi ci perderemo con loro nella commedia. C’è una coppia dunque che fa un viaggio iniziatico, una sorta di viaggio di nozze non rituale che sembra un purgatorio della loro relazione, un purgatorio nel quale cadere all’inferno è sempre un’opzione possibile. E questo viaggio si fa in un paese straniero. Un paese dove la gente è ospitale e minacciosa, dove l’altro più è socievole e più ti spaventa, dove la gente ti affitta casa perché tu ti diverta e va a stare a casa d’altri ma poi casa loro è allagata e allora ti sistemano da un amico ma non mi fare una brutta recensione. Un paese evidentemente straniero e lontano. Come il nostro.
Tatjana Motta ha superato gli altri finalisti dell’edizione 2019: Emanuele Aldrovandi (La morte non esiste più), Elvira Frosini-Daniele Timpano (Ottantanove), Christian Gallucci (La vita delle piante) e Renato Sarti (Il rumore del silenzio). Tutti i finalisti restano comunque in gara per un premio di produzione da 15.000 euro, assegnato per favorire la rappresentazione dell’opera presentata in concorso.

Come accade da molti anni, il concorso – organizzato da Riccione Teatro con il sostegno del Ministero per i beni e le attività culturali, della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Riccione – riserva un riconoscimento a sé agli autori under 30, il prestigioso Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” (3000 euro). In questa categoria è risultato vincitore Tommaso Fermariello con Fantasmi.
Motivazione della Giuria:
Fuori dal bar di un paese di provincia, tre ragazzi tentano di sopravvivere a una quotidianità ripetitiva e stantia, resa ancora più soffocante dall'impossibilità di trovare uno spacciatore che
 non sia ancora migrato nella vicina città. Al gruppo si unisce Sbirro, un poliziotto che ha il compito di tenere sotto controllo i giovani e che crede di riconoscere in uno dei ragazzi il fidanzato deceduto qualche mese prima. I fronti contrapposti su cui si collocano i personaggi sfumano pian piano a causa del personale rapporto con i propri fantasmi: nel caso del poliziotto, che pur non dichiarandosi gay, si ritrova invischiato in un sentimento amoroso con un uomo che è morto e che ha lasciato un vuoto insanabile; nel caso dei ragazzi del circolo di paese il vuoto è invece un più generico, ma proprio per questo onnipresente, vuoto esistenziale, al quale l’unica cosa che sono in grado di opporre è una rabbia che sfiora il cinismo e l’autolesionismo. Chiude il racconto di questa “provincia eterna” – che solo apparentemente è una condizione sociale e che, in forma più profonda, ha a che vedere con una condizione dell’anima – il punto di vista di una coppia di anziani che ha vissuto in città e  ha scelto, a un certo punto della propria vita, di tornare in provincia per crescere meglio i propri figli. Con la sua scrittura, carica di eco della “new angry generation” del teatro britannico, ma interpretate in modo assolutamente originale, Fermariello riesce ad creare una dimensione di racconto teatrale affascinante, dove i piani temporali si intersecano in modo intelligente e ricco di suggestione, creando personaggi completi e sfaccettati che restano nella memoria. Anche il tema di fondo, delle speranze e le disillusioni in cui vivono sospese le esistenze di provincia, si rivela essere ben più che un’ambientazione (per altro già molto raccontata): è piuttosto il detonatore di una riflessione sulla condizione umana originale ed emozionate, sostenuta da una grande abilità di scrittura dei dialoghi e delle linee di forza invisibili che legano tra loro i personaggi. “Fantasmi” è un’eterna notte dei miracoli che, come le migliori storie, sa essere quotidiana e universale, raccontandoci la condizione delle donne e degli uomini contemporanei attraverso storie minute, marginali, normalmente fuori dalla visuale della storia.

In finale, Tommaso Fermariello ha superato Stefano Fortin (George II), Valeria Patota (Minotauropatia), Pablo Solari (Woody è morto) e Luca Tazzari (Il gallo del mal di testa). I finalisti partecipano anche in questo caso all’assegnazione di un premio di produzione (10.000 euro).

Come accade in ogni edizione dal 2011, per ricordare una delle figure storiche del Premio Riccione, tra tutti i finalisti delle due categorie è stato selezionato anche il vincitore della menzione speciale “Franco Quadri” (1000 euro). Riservata al testo che meglio coniuga scrittura teatrale e ricerca letteraria, la menzione è andata a Elvira Frosini/Daniele Timpano per Ottantanove.
Motivazione della giuria:
Un inizio subito vivace, con una veloce e coinvolgente classificazione delle rivoluzioni, dà il via a 23 quadri, attraverso cui tre figure indefinite − A, B e C − compongono un affresco sull'eredità culturale con cui la società contemporanea deve fare i conti. Attingendo a una corposa mole di reperti storici, tratti sia dagli archivi sia dall’immaginario e dalla memoria collettiva e scolastica, che comprende spezzoni di programmi televisivi, frammenti di libri, canzoni, si attraversano accadimenti e protagonisti del passato − quali la Rivoluzione francese, Napoleone, Marat, Garibaldi, Foscolo, Alfieri, il Risorgimento italiano, lo sceneggiato I Giacobini, la caduta del muro di Berlino − per ragionare intorno al concetto di rivoluzione e, di conseguenza, per interrogarsi sulle origini del fallimento delle utopie nonché sulla condizione di stasi che tale fallimento ha causato. Attraverso uno stile citazionista − che si serve di una molteplicità di elenchi per evocare situazioni, eventi, svolte epocali, pensieri, luoghi comuni – i tre personaggi si fondono, in realtà, in un grande discorso unico, in una sola voce, ironica e dissacrante verso tutto ciò che evoca: prende così forma un pastiche positivamente ammiccante, dalla divertita intelligenza, in grado di evitare le pastoie di una pedante didascalicità e capace di condurre il lettore, e lo spettatore, tra i labirinti di un passato che continua a parlarci.
Durante la cerimonia è stato ufficialmente consegnato anche il Premio speciale per l’innovazione drammaturgica, attribuito fuori concorso a personalità capaci di aprire nuove prospettive al mondo del teatro. A decidere i vincitori, che saranno protagonisti di una retrospettiva al Riccione TTV Festival 2020, è stato un comitato scientifico ad hoc formato dai critici Maddalena Giovannelli e Francesca Serrazanetti (Stratagemmi), Rossella Menna (Doppiozero), Carlotta Tringali (Il Tamburo di Kattrin),  Andrea Pocosgnich in collaborazione con Sergio Lo Gatto (Teatro e Critica). Il premio, già definito nelle settimane scorse, è stato assegnato a Daria Deflorian e Antonio Tagliarini “per il loro sguardo acuto sulla realtà e sull’arte, per la capacità di raccontare la febbre di un tempo stanco ma ancora carico di desiderio, attraverso drammaturgie originali che dai dettagli minuti di vite singolari fanno fiorire la sostanza più autentica del presente”. Autori, registi e performer, Deflorian e Tagliarini collaborano dal 2008, realizzando spettacoli premiati in Italia e rappresentati anche all’estero. Tra questi Quasi niente – lavoro ispirato al film di Michelangelo Antonioni Il deserto rosso – di cui è stato presentato un breve estratto durante la serata di premiazione.  
La cerimonia di premiazione, a cura del direttore di Riccione Teatro Simone Bruscia, si è quindi conclusa con un altro omaggio ad Antonioni: una performance speciale ispirata al film L’eclisse. Protagonista sul palco un’icona dell’elettronica internazionale, il musicista britannico Scanner.

Per maggiori informazioni
www.riccioneteatro.it
cell. 3471885632

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