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È un festival questo che, alla sua decima edizione come detto, non si dimentica di mescolare forme innovative e forme più tradizionali di espressione artistica, coinvolgendo e contaminando modalità estetiche anche contrastanti, in un percorso che si perita di guardare alla parola con la stessa attenzione dedicata al corpo, alla drammaturgia e alla narrazione come al teatro performativo nelle sue forme antiche e nuove. La giornata di domenica 10 novembre, interamente al teatro Akropolis di Genova Sestri Ponente, ne è un esempio.


125 BPM
Il circo contemporaneo è stato rivalutato come forma specificatamente teatrale soprattutto in area francofona, con artisti e movimenti critici che lo hanno riportato alla luce di una ribalta più tradizionale, senza perdere quegli elementi essenziali che lo hanno sempre caratterizzato anche come spettacolo di strada. Ad esempio l'essere girovago, intendendo con questo non tanto e non soltanto il muoversi per il mondo ma anche e soprattutto l'intendersi esteticamente non radicato a strutture linguistiche precostituite, 'mobile' cioè all'interno di tecniche segniche ben radicate nel tempo. Questo spettacolo è stato proposto da un duo di giovani e piuttosto bravi belgi, che si sono confrontati, anzi meglio, si sono messi in relazione con la roue Cyr (il cerchio di metallo che ruota e rotola nello spazio) e attraverso di questa con noi. Spettacolo che fa del ritmo fisico, dal respiro al salto, dalla caduta allo slancio, la misura del tempo, costruendo e rinnovando in continuazione gli spazi entro i quali riconoscerci. Tra clownerie ed equilibrismo, sulla scena vuota si creano forme innumerevoli e mutanti come i significati che assumono. I bambini, cui si è voluto dedicare in particolare la performance, ne hanno goduto e se ne sono appropriati, ridendo e gridando la loro gioia, con la serietà che solo i bambini sanno avere a teatro. Per loro circo, marionette e teatro di figura sono la via per riprendersi il teatro. Di e con Jean-Baptiste Andrè e Robin Leo (il duo André Leo). Drammaturgia di Geert Belpaeme. Suono Thomas Vanderplaetse. Luci Ezra Veldhuis Tecnica Liam Van Tornhout.

L'EMOZIONE DEL PUDORE
Massimiliano Civica ha fatto della conferenza spettacolo una forma di drammaturgia che supera il teatro di narrazione per sconfinare, a mio avviso, nell'improvvisazione scenica che dai ritmi del varietà pesca una ironia insistita e talora un po' straniante, dai tratti anche comici. Non a caso, nel variare dei temi, mantiene un suo preciso riferimento nell'attore, attore che viene prima e che rimane tale anche quando è drammaturgo e regista, come in tanti riferimenti recuperati ed in tante suggestioni proposte. Questo al di là della distanza che si crea volutamente nel contrasto sintattico tra conferenza e spettacolo, volutamente sottolineato, che non è una ironica via di fuga eventuale ma uno spazio che si apre alla presenza e alla conseguente recitazione (lo stare per un altro). Appunto l'argomento di questa nuova conferenza-spettacolo è stato il pudore, il pudore di sé che fonda prima lo straniamento-alienazione del recitare e poi l'immedesimazione che consente di coinvolgere e insieme di salvaguardare l'io recitante. Tre gli esempi utilizzati in tre diversi video che vedevano protagonisti rispettivamente Orson Welles, in una quasi sconosciuta versione del monologo di Shylock, Nina Simone, in una performance che accompagnava una manifestazione anti-razzista, ed infine Ettore Petrolini (un riferimento essenziale, credo, per Civica), nel suo rapporto con due maestri della regia, Edward Gordon Craig e Mejerchol'd. In tutti e tre i casi, ed in altri recuperati nel corso dello spettacolo, si mettevano in evidenza le trasformazioni e le variazioni (di voce, di postura e di sguardo) che contraddistinguono e segnalano la maggiore o minore partecipazione dell'io soggettivo nella rappresentazione e nel personaggio. Una performance capace di attrarre l'attenzione e capace di restituire al pubblico sensazioni e stimoli. Di e con Massimiliano Civica.

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