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Corpi e luoghi, capaci di definirsi gli uni con gli altri e di giustificarsi reciprocamente così da creare una sorta di geografia della mente, di spazio ove lo spirito può faticosamente aprirsi. In questo carico di suggestioni, man mano, questo festival sta diventando un luogo illuminato dentro una città  sfuggente che fatica a definirsi. Ne è testimonianza, appunto, la giornata di giovedì 14 con due eventi, entrambi al teatro Akropolis, di cui diamo, di seguito, un breve resoconto critico.

STUDIO PER UN CORPO CENTRALE :: GENOVA
Perché, come scrive la presentazione di sala, “lo spazio è il corpo di una città”. Capita raramente di essere chiamati a partecipare ad uno spettacolo nel momento della sua iniziale genesi, addirittura in presenza della sola committenza, e essere chiamati quasi come testimoni delle domande che il drammaturgo, a fronte di questa sollecitazione, comincia a porsi. Nasce così questa conferenza-spettacolo che ci propone un progetto, quello affidato da Teatro Akropolis a Città di Ebla, ancora senza sintassi ma con segni che si accendono come segnali, invitando a cercare e a conoscere ciò che al drammaturgo è ancora sconosciuto, cioè Genova città fisica e città sociale e mentale, Genova Urbs e Genova Civitas, ma più spesso Genova Urbs versus Genova Civitas. Infatti si scopre, con un certo stupore, che la città in cui vivi è più luogo simbolico e mentale che fisico e che, anzi, il suo essere luogo fisico è sfuggente e solo il suo esito simbolico è in grado di ricomprenderlo alla coscienza. La città, questa città, come esito di frontiere osmotiche e di confini che separano, spesso sovrapposti come il mare che la definisce e la apre, ma insieme la nega e la separa. Le suggestioni simboliche e della parola hanno trovato eco nelle suggestioni sonore che cominciano ad emergere e che ci sono state brevemente proposte. Lo spettacolo ci dà appuntamento per il festival dell'anno venturo. Hanno dialogato con il drammaturgo Clemente Tafuri, Davide Beronio e Roberto Pellerey professore di Semeiotica dell'Università di Genova. Di e con Claudio Angelini, musiche di Davide Fabbri. Produzione: Città di Ebla, coproduzione: Teatro Akropolis.

ENERGHEIA
Energheia, termine di coniazione aristotelica, è una di quelle parole che mantengono nella loro sonorità primitiva ed originale ciò che hanno perso nella traduzione contemporanea, purtroppo tendenzialmente banalizzante come direbbe Benjamin. È l'atto della trasformazione e dunque, qui, non tanto l'energia che alimenta lo spettacolo quanto lo spettacolo stesso. Uno spettacolo che è il risultato di un indagine mnemonica, di una immersione nei segni che la realtà, ovvero quella che immaginiamo tale, produce nell'inconscio e che questo conserva, elabora e restituisce non tanto reattivamente quanto creativamente, un segno mutante che diventa simbolo/particella del nostro singolare percorso esistenziale. Come nel Georg Walter Groddeck amato e citato da Edoardo Sanguineti, per il quale “tutto in noi, anche quello che appare più accidentale, è determinato da pulsioni profonde”. La danzatrice, che ha raccolto e selezionato quaranta di queste immagini, se ne fa fisicamente carico, discernendo e metamorfizzando, per cui la danza diventa quasi un dialogo tra ciò che è presente qui e ora e ciò che all'apparenza è perduto ma ancora suggerisce e suggestiona. Un movimento che implode, uno sguardo affascinato dal profondo che, come un codice segreto, ci definisce e circoscrive, tutto all'interno di una atmosfera sonora e musicale post-moderna, direi, e quasi dissociata. Emerge così un alfabeto che potremmo definire di spasticità emotiva, un alfabeto che sembra caratterizzare una modernità incapace di articolare serenamente la relazione con l'altro e che dalle macerie di quella relazione appare travolta. Quasi uno sforzo di elaborare i propri confini emotivi che si abbatte sulla chiusura degli altrui confini. Di e con Paola Bianchi, molto brava. Musiche di Fabrizio M. Palumbo, luci di Paolo P. Rodighiero. Tutor Roberta Nicolai e Raimondo Guarino. Residenze e sostegno: Lavanderia a Vapore, L'arboreto-Teatro Dimora, Teatro G.Villa, Armunia. Una produzione PinDoc, coprodotta da Agar, Teatri di Vetro, Teatro Akropolis, con il contributo di MIBAC e Regione Sicilia.

Una nota a latere che mi sembra doverosa per qualificare la presenza nel territorio conquistata da Teatro Akropolis ed insieme la sua capacità di andare oltre. Mentre tornava dall'aver assistito ad uno spettacolo dedicato martedì scorso una scolaresca, colorata come spesso e fortunatamente quelle di oggi nelle nostre città, si è imbattuta nel pregiudizio. Una persona non ha voluto sedersi a fianco di un bambino solo perché un po' più colorato degli altri. Le maestre hanno giustamente reagito affinché quello che i bambini avevano interiormente guadagnato in quella giornata al teatro Akropolis, non andasse perduto. Non credo sia necessario aggiungere altri commenti.

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