Una mano mozzata a Spokane

Surreale e insieme grottesca, questa drammaturgia del quarantanovenne anglo/irlandese Martin McDonagh sembra sempre sul punto di fuggire e di sfuggirti, quasi che la scena fosse un luogo in cui occhieggiare eventi in transito, pezzi di esistenze senza stabilità, fluidamente senza una vera ragione di essere e per essere lì. È un narrare che assemblea squarci di vita e particolari di menti ed anime incomplete, come a volerci dimostrare che occasionale è l'esistenza, occasionale e spesso sognata senza essere vissuta, non solo il teatro. Un sicario è alla ricerca della sua mano sinistra mozzata in gioventù e per trovarla è disposto a tutto il male possibile. Forse è lui l'unico colpevole, ma poco importa se il racconto della sua tragica disavventura è così vivido da non poter che sembrare reale.
In un sordido alberghetto ha appuntamento con due improbabili piccoli spacciatori che promettono di esaudirlo, ma, tentando di truffarlo, gli consegnano solo l'arto di un aborigeno rubato nel piccolo

museo della città. Testimone degli eventi, tra lo splatter ed il comico, un irreale, più che un surreale, portiere di notte che continuamente sovrappone i suoi sogni ai suoi sguardi, mentre una madre ossessiva al telefono tormenta inesauribile e sovrabbondante i personaggi.
È una combinazione drammaturgica dallo straordinario dinamismo, in cui il movimento innerva la trama narrativa e da appunto l'impressione di essere già oltre.
Una commedia nera costruita con grande sapienza e capace, paradossalmente, di suscitare non solo il riso ma anche una certa tenerezza verso quegli sbandati dai comportamenti malvagi ma dal cuore ancora ingenuo, per un finale sospeso ma con poca speranza.
Una sintassi tra cinema e teatro, che molte soddisfazioni hanno già dato, entrambi, al drammaturgo, trapiantata con successo dalle atmosfere di Broadway e del West-End londinese.
Buona la regia che asseconda la sarabanda predisposta nel testo e all'altezza la recitazione di tutti i giovani protagonisti.
Una produzione Ariateatro. Versione italiana e regia di Carlo Sciaccaluga, con Andreapietro Anselmi, Alice Arcuri, Maurizio Bousso e Denis Fontanari (mano mozzata).
Alla Sala Mercato di Genova Sampierdarena, ospite del Teatro Nazionale di Genova, dal 20 al 23 novembre. Un tutto esaurito con molti applausi segno che scommettere sulla drammaturgia contemporanea paga.

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