Kafka e la bambola viaggiatrice

È, questo spettacolo, una straordinaria sovrapposizione narrativa, il racconto di un racconto raccontato in scena, in un duplicarsi continuo di orizzonti sintattici, estetici e psicologici che dà realtà drammaturgica ad una suggestione, ad un sogno, ad un momento di vita su cui non abbiamo prove che non siano le parole che lo compongono, suggerite l'una dopo l'altra dal contatto trasfigurato, così difficile e raro, con l'intimità dei nostri sentimenti, più veri del vero, più reali del reale e più sinceri di ogni distaccata e razionale composizione. Corre l'anno 1923 ed in un parco a Berlino Franz Kafka incontra una bambina che piange su una panchina. Ha perso, inconsolabile, Brigida, la sua bambola. Lo scrittore, nella sua parte forse più sconosciuta e misconosciuta, è come folgorato da quell'incontro, dalla rivelazione che questo custodisce, dallo spazio psicologico e affettivo che da esso parte e si dipana. Una suggestione ed una ispirazione che lo riguarda, riguarda la bambina

piangente e inevitabilmente riguarda tutti noi. Riguarda cioè la risposta da dare a quello sguardo che abbiamo man mano dimenticato e che si apre sulla vita e cerca appigli per elaborare la perdita, inevitabile e in continua mutazione, della propria infanzia.
Lo scrittore si avvicina e racconta, racconta qualcosa che è molto di più di una occasionale consolazione, qualcosa che invece assomiglia alla proposta di una percorso di crescita e di maturazione, alla indicazione di una via di uscita coerente e feconda.
La bambola non è perduta, racconta, è solo partita e a lui, inventatosi sul momento 'postino delle bambole', ha affidato una lettera da recapitare alla sua amica, una lettera che le consegnerà il giorno seguente su quella stessa panchina.
Inizia così un viaggio comune cadenzato in ventuno lettere che raccontano di città meravigliose attraversate con gli occhi della mente e con gli occhi del cuore. Alla fine la bimba capirà, capirà che la vita cambia e cambia il modo di vivere i sentimenti, ma non cambiano i sentimenti. Così se anche cambiano i lineamenti della vita, nulla va perduto se con sincerità custodito.
Racconto di separazioni e di mutamenti, elaborazione della perdita e del lutto che ci accompagna nel passaggio dall'infanzia alla maturità e infine in quello, ultimo, dalla vita alla morte. Passerà solo un anno e Kafka morirà.
Di tutto questo nulla è rimasto, se non le testimonianze ed i ricordi che uno scrittore catalano ha saputo riportare alla realtà del racconto e dello scambio reciproco, così che ora, sulla scena, tutto riappare vero.
A tutto questo poi la scena aggiunge la profondità dei sui strumenti linguistici, la capacità di riproporre in piani diversi e contestuali i vari livelli del racconto.
Davanti la panchina con il bellissimo burattino/bambina mosso dai sentimenti, in sussulti rapidi così profondamente umani. In mezzo uno schermo su cui, come nella caverna della nostra mente, si proiettano le immagini ricordo delle città visitate, dei suoi monumenti che appaiono e scompaiono insieme a suggestive pitture. Dietro, quasi in un evocativo teatro di ombre, studio e stanza salotto dello scrittore e di Dora, la sua compagna-testimone, luogo della genesi di quelle lettere mai ritrovate.
Drammaturgia e teatro di figura, multimedialità e scrittura figurativa, convivono con spontaneità creando un ambiente scenico ricco di stimoli e suggerimenti, antropico e capace di attrarre lo sguardo di tutti e di ciascuno.
Uno spettacolo per adulti e per bambini dai sette anni in su, che è la prova provata che il teatro non dovrebbe essere se non per tutti, oltre le età e le condizioni.

Tratto dal romanzo “Kafka y la muñeca viajera” di Jordi Sierra i Fabra.
Adattamento e drammaturgia Valerio Malorni e Fabrizio Pallara, si avvale della valida regia di Fabrizio Pallara. Con  Desy Gialuz, che con sapienza riempie di un'anima la marionetta in scena, e Valerio Malorni dalla presenza scenica molto efficace.
Immagini video Massimo Racozzi. Scene e costumi Fabrizio Pallara e Luigina Tusini. Luci Fabrizio Pallara e Simone Spangaro. Ideazione e costruzione della bellissima bambola Ilaria Comisso.
Organizzazione Sara Ferrari. Foto di scena Daniele Fona.
Produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG con teatrodelleapparizioni.
Alla replica delle 16, al Mattatoio – Teatro 1 per RomaEuropaFestival, la sala era stracolma. Un gran bello spettacolo, sorprendente anche, che ha meritato i lunghissimi applausi finali.

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