Circumnavigando festival

Perso e sperso tra la Genova Storica e la sua lontana periferia marittima, anzi lì ritrovato quasi per caso in una strana ed inusuale magia, “Circumnavigando”, festival internazionale di circo teatro, è giunto, man mano e crescendo con forza interiore, alla sua XIX edizione. Più che un festival è stata, è e spero sarà, la ricerca di un'anima cosmopolita, liquida e fantasiosa che, come la città, sembra essersi ritratta man mano, forse per troppo dolore, dal suo orizzonte per chiudersi in sé. Di questa anima il teatro di strada, scarozzante e cigolante, ed il circo povero di denari ma ricco di immaginazione è la perenne rappresentazione, comparendo improvviso e scomparendo per tornare ai suoi luoghi lontani ma lasciandone traccia nella mente e nello spirito dello spettatore sorpreso e talora scosso dal suo torpore 'commerciale'. Luoghi, il porto antico con le sue 'attrazioni' turistiche, e tempi, le feste natalizie segnate da un consumismo esasperato e sempre più vuoto, consegnano le chiavi di un riscatto possibile negli spazi di un piccolo tendone o nelle fantasiose attrezzature che funamboli/attori riempiono, come indovini e maghi, di vita improvvisa. Citando il saggio Il

Funambolo di Genet: “la morte, la morte di cui parlo non è quella che seguirà la tua caduta, ma quella che precede la tua apparizione sul filo. È prima di scalarlo che muori”.
Molti gli spettacoli che tra il 26 dicembre 2019 e il 6 gennaio 2020, con due anteprime tra ponente e levante, hanno composto e, fondendosi quasi e rimandandosi come eco l'uno con l'altro, hanno costruito questa partitura insieme sentimentale ed estetica.
Merito dell'associazione Sarabanda e del suo direttore artistico Boris Vecchio che da quasi vent'anni hanno portato il circo/teatro ovvero il teatro/circo a Genova, perché come insegnava Gian Luigi Morteo è questo l'humus genetico e generoso del teatro, la visione di un teatro popolare in senso pieno ed alto da cui bisogna partire anche per capire le ragioni, estetiche e artistiche, del cosiddetto grande teatro.
Di due spettacoli diamo conto.

MEANDRES
Due funambole per costruire un linguaggio simbolico capace di penetrare i golfi profondi della mente o dell'anima, se si preferisce, capace cioè di aprire una strada e di raffigurare un mondo possibile al centro dell'Etoile, la struttura circense di loro creazione vera e propria metafora dello spazio che solo l'immaginazione sa costruire, tra il filo teso tra al di qua e al di là ed il palo cinese spinto e quasi piantato nel cielo della vita. Spettacolo femminile e al femminile, che raddoppia e fonde la forza vitale dello slancio e la delicatezza della danza, unite all'ingresso, una sull'altra, e poi separate ciascuna per la sua strada che guarda e si riempie dell'altra. Mondo femmineo che incorpora quasi la sua relazione con il maschile, ribaltandola e salvaguardandola. Grande tecnica, anche coreutica, e grande capacità narrativa per una drammaturgia senza parole ma piena di significati. Ancora Jean Genet ci aiuta: “quando arrivi in pista, bada di non muoverti in maniera compiaciuta. Entri: con una sequenza di capriole, di salti mortali, di piroette, di ruote arrivi ai piedi del tuo attrezzo e ti arrampichi danzando. Fa' che alla prima delle tue capriole -preparata fra le quinte – tutti sappiano che sarà un susseguirsi di meraviglie”. Compagnia Les Colporteurs di e con Sandrine Juglair & Molly Saudek. Musica di Tiziano Scali. Alla sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.

LAERTE
Spettacolo simbolo, in un certo senso, del Festival, ne attraversa l'intera durata dal 26 dicembre al 6 gennaio nel piccolo tendone eretto nello spazio del Porto Antico di Genova, piccolo ma straordinariamente e paradossalmente esteso fino all'orizzonte. È infatti uno spettacolo che guarda al mare e, metaforicamente, ne raccoglie i segnali che instancabilmente il mare ci lancia, costruendo così lingue e culture. Per fare questo sceglie di mescolare e confondere le diverse discipline che innervano questa strana rassegna, così attori e acrobati, musicisti e danzatori traducono ciascuno nel loro linguaggio, e ciascuno per la lingua dell'altro, il messaggio del mare e delle sue onde che come un pentagramma si raccolgono man mano sulla costa aspra o sabbiosa. Laerte ne è nome simbolo, tra viaggi argonautici e peripezie del figlio Ulisse. Uno spettacolo che talora eccede e dunque inquieta, un passaggio tra gli scogli della nostra esistenza. Il pubblico ha sempre stipato le gradinate. Compagnia Side Kunst Cirque di e con Salvatore Frasca. Philine Dahlmann, Giacomo Martini e Edoardo De Montis.

Una rassegna interessante dunque, quasi un sasso lanciato a rallentare i meccanismi frenetici del consumo natalizio, un invito a ripensarli e a ricostruire nuovi modi di essere, tra arte e esistenza.

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