Mario e Saleh

Un testo che fa riflettere sui rapporti umani, sui nostri pregiudizi e su come, tante volte, specie ai nostri giorni, siamo prevenuti nell’approcciarci con l’altro. Stiamo parlando dell’atto unico “Mario e Saleh” di Saverio La Ruina, proposto al Piccolo Teatro della Città di Catania, nell’ambito della rassegna “Nuovoteatro” e prodotto da Scena Verticale, compagnia teatrale fondata nel 1992 da La Ruina.  Si tratta di una pièce delicata, dalle tante sfaccettature e che ci porta a ragionare sulla eterna contrapposizione tra il “noi” ed il “voi”, sui rapporti con chi è diverso da noi, come razza, religione, abitudini e che induce alla riflessione su come confrontarsi con chi viene da un altro paese, con chi ha un diverso colore e professa una religione diversa dalla nostra e che si trova, però, nella nostra terra, magari nelle nostre stesse condizioni. Sulla scena, di Mela Dell’Erba, una tenda allestita all’indomani di un sisma, sul luogo del terremoto, dove convivono, tra pochi oggetti (una radio, degli

zaini, due sedie, un tavolino, una croce, il Corano), all’improvviso e non per propria scelta – per uno strano “rivolgimento”, per un “miscuglio” – i due protagonisti: Mario, un occidentale cristiano e Saleh, un arabo musulmano. I due si affrontano duramente e soprattutto Mario non vuole accettare le abitudini, la religione ed i silenzi di Saleh. Le liti, i pregiudizi di Mario riguardano il pregare inginocchiato sul proprio tappeto di Saleh, si disquisisce sulla Bibbia e sul Corano, mentre Saleh non elabora l’accusa a tutti gli arabi per l’attacco alle Torri Gemelle. Continue le contrapposizioni, le diversità, i pregiudizi tra i due, fino a quando nascono segrete intese, il tendersi reciprocamente una mano, fino alla notte fuori dalla tenda, con il racconto che Mario fa della neve.
La pièce vede continui ribaltamenti di situazioni esterne che mutano lo stato d’animo, la coesistenza di Mario e Saleh ma con il passare dei giorni si scopre che entrambi sono segnati da traumi che ne hanno condizionato l’esistenza ed a poco a poco i due imparano, nel piccolo spazio della tenda, a comprendere le rispettive usanze, abitudini, fino a quando si fanno compagnia, si scambiamo i loro segreti e si ritrovano accomunati dalla stessa sorte e solitudine. Quella dei nostri oscuri e problematici giorni.
L’atto unico, di circa sessanta minuti, di Salverio La Ruina, in giorni difficili e di insofferenza verso l’altro, verso il diverso, come quelli attuali, risulta davvero di grande significato. Lineare la regia dello stesso autore che dosa l’elemento, il momento drammatico e sociale, con quello magari più leggero. Convincenti, profondi e ben calati nei ruoli del problematico Mario e del diffidente Saleh risultano rispettivamente Saverio La Ruina e Chadli Aloui che danno vita ad uno spettacolo di teatro civile, di impegno sociale, un momento di necessaria riflessione e di verità, di incontro di cui tutti, in questi giorni così confusi e contraddittori, abbiamo bisogno.

Mario e Saleh
di Saverio La Ruina
con Saverio La Ruina e Chadli Aloui
Collaborazione alla regia Cecilia Foti
Musiche originali Gianfranco De Franco
Scene e costumi Mela Dell’Erba
Disegno luci Michele Ambrose
Audio e luci Mario Giordano
Organizzazione generale Settimio Pisano
Produzione Scena Verticale con il sostegno di Mibac, Regione Calabria
Si ringrazia il TMO - Teatro Mediterraneo Occupato di Palermo
Rassegna Nuovoteatro - Piccolo Teatro della Città - Catania- 21 e 22 Dicembre 2019

Foto: Tommaso Le Prera

L’autore
Saverio La Ruina si forma come attore alla Scuola di Teatro di Bologna diretta da Alessandra Galante Garrone e lavora, tra gli altri, con Leo De Berardinis e Remondi & Caporossi. E’ tra i giovani registi selezionati agli atelier di regia curati da Eimuntas Nekrosius per La Biennale di Venezia nelle edizioni 1999 e 2000. Nel 1992 fonda la compagnia teatrale Scena Verticale, con la quale è presente nei maggiori festival e teatri italiani e all’estero. Tra i maggiori riconoscimenti: due Premi Ubu 2007 con “Dissonorata” ('miglior attore' e 'nuovo testo italiano'), il Premio Ubu 2010 con “La Borto” ('nuovo testo italiano'), il Premio UBU 2012 (‘migliore attore’ per l’interpretazione di Italianesi), il Premio Hystrio alla Drammaturgia 2010, il Premio Lo Straniero 2015, il Premio Enriquez 2012 e 2015. L’ultimo lavoro “Masculu e Fiàmmina” ha debuttato nel dicembre 2016 al Piccolo Teatro di Milano ed è stato in nomination al premio Le maschere del teatro italiano 2017. I suoi testi sono stati tradotti e rappresentati in diversi paesi del mondo. Dal 1999 è Direttore Artistico del Festival Primavera dei Teatri.

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