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Grande partecipazione alla conferenza stampa di presentazione del nuovo Direttore del Teatro Nazionale di Genova, nel foyer del teatro Della Corte venerdì 17 gennaio, sia istituzionale, tra il Sindaco Marco Bucci, il Presidente Giovanni Toti e assessori competenti, sia di addetti ai lavori, critici, studiosi e rappresentanti degli altri teatri cittadini, sia di appassionati e, perché no, pure di curiosi. Ma anche una notevole partecipazione emotiva per l'interesse suscitato nella città, non senza qualche perplessità, per la nomina di un personaggio dall'alto profilo internazionale ma, all'apparenza, senza grandissima esperienza nel teatro di prosa e delle difficoltà che inevitabilmente conseguono dalla responsabilità di un grande teatro pubblico, quale è oggi il Teatro Nazionale di Genova. Ed in effetti proprio sulla valorizzazione di questo ruolo faticosamente riconquistato durante la gestione Pastore, che si sono concentrati gli interventi, nell'aspettativa che la figura e l'esperienza di Livermore

garantisca un ulteriore salto, nella doppia direzione di una maggior profilo internazionale e insieme di una presa ancora più efficace sulla città, così che ne risulti confermato ed accresciuto quel ruolo di motore di rinascita culturale e artistica che gli spetta.
Lo stesso nuovo Direttore ci ha tenuto ha sottolineare nei suoi interventi questa direzione doppia ma profondamente intrecciata, tra collaborazioni e ribalta internazionale, che prevederebbe anche spettacoli in lingua, e elaborazione di una proposta alla città che coinvolga tutte le sue comunità, ad esempio la grande comunità di residenti sudamericani ed ecuadoregni in particolare.
È certamente ancora presto per giudicare, anche perché la nomina è avvenuta a stagione 2019/2020 già preparata, e dunque bisognerà attendere la nuova stagione per vedere la mano della nuova direzione, nuova stagione che sarà presentata, proprio nell'ottica indicata, il 12 ottobre, quel Columbus Day che lega strettamente i destini, di emigrazione e di immigrazione, della città al continente americano.
Una sola anticipazione, la creazione di un premio Ivo Chiesa che il prossimo 22 dicembre commemorerà i 100 anni dalla nascita dell'uomo che ha creato il teatro pubblico a Genova.
Detto ciò mi si permetta una personale notazione relativa al fatto che David Livermore conserverà gran parte degli impegni attuali, impegni che si sovrapporranno alla conduzione del teatro di Genova e che, dunque, lo allontaneranno spesso. Al di là dei moderni strumenti di comunicazione e di intervento, che tali assenze surrogano, è mia opinione che il teatro sia soprattutto presenza fisica, qui e ora, carne e sangue, e che questa esigenza non riguardi solo registi e artisti ma anche le figure che ne organizzano e stimolano la creatività.
D'altra parte anche Livermore è un artista, cantante e soprattutto regista lirico tra i più noti, e penso che abbia ben presente queste esigenze e quindi mi auguro saprà affrontarle e contemperarle con efficacia.