Overload

Segnali da un altro mondo, fitti di suggestioni ed interferenze, ritorni e ricadute che la morte segna come un sigillo che non riusciamo ad aprire o ad interpretare. Segnali da un altrove che, paradosso nel paradosso, è il mondo in cui viviamo, immersi come pesci rossi in un acquario realmente magico dai richiami bontempelliani, ma che non riusciamo a mettere a fuoco, non potendo pensare o pensarlo oltre i nove  secondi della nostra inutile soglia di attenzione. È questa una drammaturgia, meritatamente vincitrice del premio UBU 2018 quale miglior spettacolo, che è in fondo una ricerca che, anche transitando occasionalmente nel qui e ora della scena, sembra non interrompersi, una ricerca sul linguaggio e sulla sintassi scenica ed una ricerca sul nostro essere, o meglio esserci oggi nel mondo. Deiettate da un altrove indistinto e metafisico che la morte denomina solo in parte, le nostre esistenze si sono man mano sfilacciate e si esprimono ormai in continue interruzioni, prigioniere

di una rete vuota ma insieme intasata di contenuti integrativi e alternativi, come un rumore di fondo che ci impedisce di ascoltare e di ascoltarci veramente, in un mondo sovraccarico, overload, appunto.
Uno spettacolo compatto e ben amalgamato, dalla sintassi narrativa suggestiva e dalla scrittura scenica efficace che ripropone i ritmi di un web quasi impazzito, che getta e rigetta i suoi personaggi e le sue narrazioni, solo per smascherarlo, tra fantasmi di eroi e scrittori maledetti, vivi o ormai morti non fa alcuna differenza.
Alla fine, con abile suggestione da teatro nel teatro, la scena si chiude e i suoi protagonisti si avviano ad un'altra ribalta, ma stavolta l'esperienza della morte è quella personale e sanguinosa di un incidente stradale catastrofico. Sarà forse, apotropaicamente, solo un altro contenuto alternativo non richiesto?
Uno spettacolo inquietante, con lo sguardo affascinato sulla morte, in cui si ride molto e volentieri ma che riesce, anche in questo, a continuamente richiamarci ad una perdita, ad una presenza assenza che ci coinvolge e ci guida, segnale di un altro mondo appunto, perduto forse e dimenticato ma riconquistabile.
Fa molto piacere e conforta vedere giovani attori e drammaturghi mettersi oggi di fronte a pensieri che questa nostra quotidianità sembra rifiutare anche con fastidio, per cercare risposte o forse solo per richiamare a sé e a noi una nostra umanità essenziale e metafisica strappata in mille lacerti dispersi nella rumorosa e nebbiosa confusione del mondo moderno. Uomini o pesci rossi?
Concept e regia Sotterraneo, un gruppo di notevole spessore da seguire con attenzione. In scena Sara Bonaventura, Claudio Cirri, Lorenza Guerrini, Daniele Pennati, Giulio Santolini. Scrittura Daniele Villa. Luci Marco Santambrogio. Costumi Laura Dondoli. Sound design Mattia Tuliozi. Props Francesco Silei, grafica Isabella Ahmadzadeh, promozione internazionale Giulia Messia . Produzione Sotterraneo, coproduzione Teatro Nacional D. Maria II nell’ambito di APAP – Performing Europe 2020, Programma Europa Creativa dell’Unione Europea.
Ospite della tredicesima stagione di Kronoteatro di Albenga, una positiva eccezione nel territorio del ponente ligure, il 25 gennaio. La piccola sala stracolma ha applaudito a lungo.

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