Intervista ad Amedeo Romeo

Al modo in cui siamo oggi costretti, cioè via Skype, incontro Amedeo Romeo Direttore Artistico del Teatro della Tosse per discutere insieme del momento che il suo Teatro, con tutti gli altri, deve affrontare e per conoscere le iniziative possibili e le risposte necessarie che si cercano di mettere in campo per fronteggiare una situazione inaspettata e difficile. Quella che segue è la conversazione avuta con lui lunedì 23 marzo.


MDP Sono questi momenti molto difficili sia sul piano sanitario che su quello economico, momenti che coinvolgono non solo l'Italia ma ormai il mondo intero. Anche la cultura in generale, e il teatro in particolare, sta soffrendo in maniera rilevante la congiuntura avversa indotta, come sappiamo tutti, dal coronavirus. In questa temperie l'attenzione estrema verso sanità ed economia rischia però di oscurare i problemi del teatro e della cultura. Quale è la tua posizione in proposito e come il Teatro della Tosse, il teatro di cui sei Direttore Artistico, sta affrontando questo periodo di emergenza?

AR Ci sono in proposito diversi aspetti che affrontiamo e che è necessario affrontare. L' aspetto che mi sento di citare per primo, perché è il più importante, il più preoccupante ed è anche quello che ora occupa più tempo, quello cioè della tutela dei lavoratori del teatro. E' il più difficile e anche il più delicato perché dietro ai singoli lavoratori dello spettacolo ci sono famiglie, ci sono impegni e, soprattutto, c'è sempre una grande fatica, essendo un lavoro per la gran parte 'precario', che però in questo momento è diventata una fatica ancora più grande. Per questo tipo di contratti, che sono in genere a termine se non stagionali, è molto difficile accedere agli ammortizzatori sociali e questo crea una situazione molto complicata e dolorosa. Da una parte, infatti, c'è una immediata riduzione di reddito e dall'altra una mancanza di prospettive sicure, c'è l'angoscia di non sapere quello che potrà succedere nei mesi a venire. Rispetto a persone con contratti di lungo periodo, che possono ragionevolmente pensare, passato il momento, di riprendere in pieno, le nostre persone è molto più difficile riuscire a tutelarle. Il governo comunque ha inserito, all'interno dei decreti del 17 marzo, dei provvedimenti a favore dello spettacolo soprattutto con la misura dell'estensione di ammortizzatori sociali anche nel nostro settore, ove, però, la situazione è comunque molto complicata perché le fattispecie contrattuali da noi sono così varie e diversificate che è difficile individuare per ciascuno la forma di tutela appropriata. Sicuramente gli artisti non hanno davanti a sé una prospettiva particolarmente rosea, basti pensare che il contributo che viene dato a chi ha perso il lavoro e non ha contratti in corso, è di soli 600 euro al mese. Questa è dunque la cosa che ci preoccupa e ci impegna di più. Io questa mattina ho avuto una riunione in PLATEA, l'associazione che riunisce i teatri nazionali e quelli di rilevante interesse culturale, e ho avuto modo di vedere che per tutti i direttori presenti questa è la prima preoccupazione. E lo è per tutti, al di là di quello che potrebbe essere un vantaggio nel contesto di una normale dialettica tra lavoratore e datore di lavoro. Si cerca infatti di tutelare in ogni modo i lavoratori perché per noi i lavoratori non sono soltanto persone che si occupano di un aspetto della produzione, sono la ragione stessa per la quale noi ci siamo e operiamo.

MDP Venendo al vostro teatro, quanti dipendenti ha il Teatro della Tosse?

AR Come ti dicevo sono numerose le fattispecie di collaborazione. Al momento noi abbiamo 9 dipendenti a tempo indeterminato, che lavorano negli uffici; ulteriori 18 nella parte amministrativa, organizzativa e logistica hanno altre forme di contratto; poi ci sono 11 tecnici, 5 che lavorano tutto l'anno e gli altri chiamati a seconda delle necessità. Infine ci sono gli artisti e sono numerosi. Diciamo che in un momento normale sono 40-45 le persone che lavorano con e per il Teatro della Tosse. Sono dunque tante persone ma ora ovviamente siamo ridotti all'osso.

MDP Al momento il governo, insieme alle disposizioni più generali citate, ha confermato che le erogazioni del Fondo dello Spettacolo saranno regolari, ma a detta di molti artisti e operatori questo non è assolutamente sufficiente. Quali altri specifici provvedimenti sarebbero secondo te opportuni e necessari?

AR Il primo, a mio parere, dovrebbe essere la costituzione di Fondo per la tutela dei lavoratori dello spettacolo che fosse svincolato dal FUS e vi si affiancasse, avendo una destinazione diversa. Infatti  il FUS è destinato ai teatri e alle organizzazioni per la promozione degli spettacoli, soprattutto dal vivo, ed è necessaria la garanzia, che sembra data, che continui la regolare erogazione nell'entità fissata per l'anno precedente ma tenendo conto delle forti perdite provocate dalla chiusura tuttora in corso. Questo nuovo Fondo, invece, supporterebbe quella parte di operatori che, per la chiusura, non potranno essere scritturati, mentre le spettanze di chi era già in scrittura sono coperte dal FUS. Bisogna infatti cominciare a pensare di predisporre le condizioni per una riapertura dell'attività, quando sarà consentita, preservando le realtà artistiche e creative, insieme a quelle organizzative e produttive. Questa è infatti la nostra seconda preoccupazione. Quando riapriremo, come riapriremo? Dovremmo ad esempio garantire il distanziamento tra gli spettatori? Avremo in conseguenza una riduzione degli incassi? Quante produzioni potremmo fare? Dovremo ripensare tutto il nostro sistema organizzativo? Se sarà così, chi avrà maggiori danni saranno soprattutto gli artisti, insieme ovviamente ai produttori e ai tecnici, in quanto potrebbero avere meno occasioni di lavoro e quindi meno introiti. Dobbiamo pertanto cominciare da subito a pensare a tutto questo e, per questo, è  necessario un fondo che tuteli direttamente i lavoratori dello spettacolo. So ad esempio che tramite la SIAE sono previsti interventi a favore degli autori, ma non è sufficiente. Un altro punto secondo me importantissimo è un lavoro da avviare sull'immagine del teatro. Mi spiego, il teatro con i cinema e i musei, anzi ancora prima dei cinema e dei musei, è stata la prima attività culturale che ha chiuso. È successo che prima ancora che ci rendessimo conto della gravità della situazione e ne prendessimo atto, con qualche perplessità iniziale, nei comportamenti personali, i teatri sono stati chiusi. Bisogna evitare dunque che, nel prossimo futuro quando l'emergenza sarà superata, questo non abbia conseguenze sulla percezione e sull'attrazione per lo spettacolo dal vivo. Tutti noi ora stiamo cercando di utilizzare altri sistemi, facendo dirette su facebook, trasmettendo in streaming e quant'altro, tutte cose che ci servono per mantenere una presenza ed un contatto, per preservare una comunità. Però questo non deve e non può sostituire lo spettacolo dal vivo e la gente non deve avere paura a ritornare nelle sale. Per questo un'altra cosa che chiediamo alle Istituzioni è di aiutarci anche facendo campagne informative che aiutino le persone a percepire che possono tornare in tutta tranquillità nelle nostre platee.

MD Io credo, in proposito che gli artisti abbiamo fatto tutto questo, facebook e streaming intendo, non solo per mantenere un contatto con la comunità di chi ama e va a  teatro, comunità peraltro ristrettasi un po' negli ultimi anni, ma anche per la grande generosità che li contraddistingue volendosi mettere comunque, per quello che sanno e fanno, a disposizione di questa comunità. Non è poco infatti, avere momenti di luce intellettuale, a volte brevi a volte interi spettacoli, per le famiglie e i singoli costretti in casa. È una occasione per respirare interiormente e riprendere contatto, riflettendo su di sé in un momento comunque di angoscia, e per guardare al futuro, perché penso che la cultura sia una delle armi più formidabili per l'umanità e per la sua capacità di affrontare le situazioni di fragilità, avverse o inaspettate come questa che viviamo. Tornando al momento attuale, io so che voi con altre realtà state partecipando a bandi straordinari ideati per affrontare l'emergenza. Ce ne puoi sinteticamente parlare?

AR Il primo bando, tra l'altro scaduto proprio domenica 22, è della Compagnia San Paolo ed è dedicato appunto alle fragilità, come anche tu le hai definite, per metterle appunto in comunicazione. Anche secondo me, infatti, c'è una forte necessità di cultura e arte per elaborare gli accadimenti presenti, altrimenti si rimane indifesi a fronteggiare la cronaca, che agisce spesso sulla pancia, mentre attraverso l'arte riusciamo a prendere più tempo e ad avere, della realtà, un ascolto più profondo e reazioni meno scomposte. Dunque da una parte c'è la fragilità di questo momento, aggravata talora dalla solitudine perché non tutti hanno la capacità di mettersi in rete con i mezzi tecnologici a disposizione o non hanno una famiglia vicina, dall'altra c'è come dicevamo la fragilità degli artisti che stanno perdendo il loro lavoro. Ci sono cioè gli artisti con questa loro voglia e capacità di dialogare con le persone, di occupare e restringere gli spazi vuoti che le dividono, che però per far questo hanno bisogno di essere sostenuti. Tutti gli artisti sono pronti a questo passo, quello di offrire sé stessi e lo stanno spontaneamente già facendo. Noi dunque avendo visto questo bando che offriva la possibilità di avere appositi contributi, abbiamo deciso di partecipare per fare in modo che il lavoro in rete, che gli artisti stanno facendo, possa avere una sua retribuzione. Così il lavoro non sarà più gratuito e noi riusciremo a mettere in comunicazione le realtà e le persone che sentono il bisogno di teatro, magari collaborando con associazioni sul territorio, e gli artisti che forniscono i contenuti e che potranno ricevere un giusto compenso riuscendo a sopravvivere e traghettare questo vuoto attuale. Il secondo bando, quello di IDRA, che è una associazione che riunisce sedici realtà del territorio, si chiama progetto CURA. È una iniziativa cui avevamo già deciso di partecipare prima che accadesse il “coronavirus”, era già compreso nella nostra proposta al Ministero e già da gennaio avevamo cominciato a lavorarci. Cade d'altra parte a proposito perché è un bando di sostegno alla drammaturgia. Sono stati al riguardo invitati drammaturghi a presentare i loro progetti e sono stati contemporaneamente individuati del drammaturghi cosiddetti “senior” che svolgessero la funzione di “tutor”. In una serie di residenze teatrali, perché IDRA è innanzitutto una residenza teatrale, i primi sono messi a confronto con i “tutors” che li devono guidare nel lavoro di scrittura. Ovviamente noi, che siamo una rete di teatri, ci riserviamo di produrre e poi programmare i testi che verranno scritti. Perché penso, in un momento in cui il teatro non si può fare, bisogna però continuare a scriverlo, il teatro. Anche se al riguardo raccolgo da “Doppio zero” un intervento di Lucia Calamaro, che tra l'altro è uno dei tutor di questa iniziativa, che invita a non precipitarsi a parlare del presente, bisogna infatti prima metabolizzarlo, bisogna non avere fretta di scrivere oggi quello che sta succedendo, perché la scrittura teatrale ha bisogno comunque di una certa distanza per mettere bene a fuoco quello che accade. Oggi lo viviamo e lo sentiamo, domani magari lo scriviamo. È secondo me una cosa condivisibile in quanto il teatro ha bisogno di tempi più lunghi di riflessione.

MD Queste dunque sono le iniziative, o almeno una parte delle iniziative, che avete preso a caldo per fronteggiare questa situazione gravosa. Avete in serbo altri progetti?

AR Stiamo iniziando a collaborare insieme a Il CeSto (ndr l'associazione culturale che a Genova gestisce gli spazi dei Giardini Luzzati) ad una iniziativa articolata mediante facebook chiamata “Good Morning Genova”. Noi dalla prossima settimana parteciperemo con dei nostri contenuti, coinvolgendo gli attori del Teatro della Tosse che reciteranno testi, anche storici, della nostra produzione. Non posso essere più preciso perché stiamo ancora lavorando alla scelta dei testi da proporre. Non appena avremo definito la programmazione lo comunicheremo. Ci piacerebbe infatti, nel momento della sua morte, proporre anche testi di Tonino Conte, dedicare cioè anche a lui questo momento creativo.

MD A proposito di Tonino Conte, morto solo due giorni fa, vuoi brevemente ricordarlo?

AR Posso dirti qualcosa da diversi punti di vista. Il primo che mi viene alla mente è un ricordo personale. Io sono arrivato al Teatro della Tosse nel 1999, quindi ventuno anni fa, cominciando come assistente di Tonino Conte, e facendo il suo assistente fino al 2007. Per me è stato un maestro, un grandissimo maestro, di teatro e non solo, con una capacità di immaginare anzi vedere un teatro che fosse fatto per la gente, senza però inseguirne i gusti. Era riuscito a raggiungere un equilibrio che pochi artisti hanno, quello di avere presente di avere davanti  un pubblico e che quel pubblico è comunque il tuo referente più importante, evitando però che questo condizioni le tue scelte artistiche. Io credo che Tonino Conte, negli anni e soprattutto con le sue creazioni di “teatro fuori dal teatro”, sia stato uno degli artisti che a Genova ha saputo meglio e più insegnare teatro. Perché il solo fatto di andare in luoghi non convenzionali, come poteva essere il porto oppure Apricale, e fare comunque un teatro “alto” ma dove la gente poteva sentirsi a proprio agio, senza cioè sentire la barriera che a volte lo divide nelle sale tradizionali, è stato un elemento di crescita e educazione della città nel suo complesso. Non esiste praticamente un genovese che non ricordi e mi dica, all'occasione, di aver partecipato a uno o all'altro di quegli eventi. E lo stesso approccio, Tonino Conte lo aveva anche per gli spettacoli che creava per il palcoscenico. È stato dunque un uomo di teatro che ha saputo avvicinare i cittadini al teatro, capace di portare il pubblico verso il teatro e il teatro verso il pubblico, più di tantissimi altri artisti.

MD Giunti al termine di questa nostra breve conversazione, che magari riprenderemo più avanti per informare gli spettatori sugli sviluppi della situazione e chissà, della sua risoluzione, vorrei domandarti se c'è qualcosa che ritieni non ti abbia chiesto e che vuoi aggiungere?

AR Direi di no. Penso che quello che ci siamo detti sia quello che mi premeva focalizzare sul momento che attraversiamo.

MD Bene. Facendo allora un grande augurio al Teatro della Tosse, a tutti i suoi protagonisti, e al teatro italiano in genere ti saluto sperando di poterci presto vedere di persona, perché questo vorrebbe dire aver superato l'onda.

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