Caratteri teatrali 6 (Goffredo in analisi, prima parte)

A Goffredo era capitato già di avere, almeno lo pensava lui, degli attacchi di panico, e ogni volta nel dirigere gli attori in commedie in cui i personaggi protagonisti pativano delle malattie, fisiche o mentali che fossero. Stavolta, però, proprio quando gli pareva di aver ben costruito la scena della falsa visita al protagonista da parte di sadici medici nel Signor di Pourceaugnac di Molière, il malessere era esploso in modo davvero improvviso, violento, da schifo!
Batticuore, respiro corto da asmatico, capogiri, annebbiamento della vista, insomma aveva dovuto interrompere, con una scusa, le prove, cosa poi mai accadutagli prima. Tornato con fatica e preoccupazione a casa non poté non dirlo a Rita, la sua compagna, una persona molto ansiosa, piuttosto patofobica, e dunque poco capace di soccorrere, chi accusava disturbi di natura psiconeurologica. Rita, poi, per suo carattere, non mollava mai la presa nelle sue convinzioni, per cui per più giorni, vedendo Goffredo ancora scombussolato, impaurito e deciso a non toccare più quella scena molieriana, iniziò dapprima a prenderlo sottilmente in giro, e man mano a porgersi più seriamente fino a fargli il nome di una ben referenziata psicoterapeuta, tale dottoressa Armida De Lulli, spingendolo di giorno in giorno a prendere un appuntamento, dicendosi certa che in un paio di sedute avrebbe risolto tutto: tanto era stato sicuramente un attacco di panico, disturbo, secondo lei e le sue stesse amiche, molto diffuso ma facilmente curabile, e superabile. Dai e dai e dai Goffredo, certamente piuttosto preoccupato, e non volendo far trapelare nulla alla sua compagnia teatrale, si decise a telefonare allo studio della De Lulli prendendo appuntamento.
La dottoressa Armida De Lulli è una donna alta, quasi sovrasta la mole non indifferente del corpo di Goffredo. Comunque, nei modi, non può non essere, come tutti gli psicologi, affabile e simpatica fin dal primo momento. Goffredo pensa che sia oltre i sessant’anni, cosa secondo lui positiva, denotante esperienza, studi regolari, conoscenza delle cose della vita. Tra l’altro un’età portata magnificamente, sia per la freschezza del viso, sia per un personale molto armonico. La De Lulli parla con appropriatezza linguistica, azzeccando bene tutti i tempi e i modi verbali, gli aggettivi, gli avverbi, e così via; inoltre ha una dizione e una pronuncia molto pulite, quasi da attrice e questo fa sentire da subito Goffredo a suo agio.
<<Se permette la chiamo per nome signor Goffredo, va bene?>>.
<<Ma certo dottoressa, ci mancherebbe, se vuole mi può dare del tu, anche perché non siamo lontani di età l’uno dall’altro!>>.
La De Lulli lo guarda inforcando gli occhiali da presbite:
<<No… no… del tu è meglio di no, perché forse lei saprà che si può creare un transfert, cioè un troppo stretto legame emotivo, se non affettivo, tra psicoterapeuta e paziente, che può interferire con un corretto rapporto terapeutico fra i due soggetti! Mi capisce, immagino?>>.
<<Certamente, si, la capisco perché anche a teatro può accadere, ad esempio, che fra un regista, sa, io faccio il regista teatrale come professione, e un attore, durante le prove, si crei un rapporto troppo empatico, troppo familiare, che può bloccare quel po’ di autorità che il regista deve pur esercitare.>>.
<<Perfetto, ci siamo capiti al volo! La mia segretaria mi ha già comunicato le informazioni di base che mi servono sul suo conto, riferendomi che lei accusa dei disturbi assimilabili alla SAP, sindrome da attacchi di panico, giusto?>>.
<<Si, io credo che sia qualcosa del genere… la mia compagna, Rita, per dire, ne è  sicura!>>.
<<Me li può descrivere, dicendomi in quale momento della giornata e dove le capitano questi presupposti attacchi di panico?>>. La De Lulli stringe le palpebre a fessura, guardando sempre fissamente verso Goffredo, e sorridendo e mostrando denti perfetti.
<<Beh, oltre a quelli avuti alcuni anni fa, quando ero sulla quarantina, l’ultimo, il più tremendo, mi è venuto mentre provavamo la scena in cui il protagonista della commedia molieriana omonima, Pourceaugnac, forse lei potrebbe conoscerla, viene visitato da finti medici, ovviamente medici del Seicento! Però, anche i disturbi avuti anni fa mi vennero per lo più durante allestimenti di testi teatrali in cui i personaggi sono alle prese con malattie…>>.
<<Capisco. Mi dica, con calma, i sintomi.>>
<<Dunque… batticuore, fiato corte, sudorazione fortissima, capogiri, e soprattutto un senso di perdita di realtà, quasi di morte… poi… poi… se è necessario mi faccia lei delle domande!>>.
<<Anni fa, quando lei ebbe simili disturbi per la prima volta, ebbe gravi perdite, di tipo lutti, o abbandoni?>>, afferrando lo smartphone molto rapidamente e con una  occhiatina di controllo.
<<Dunque… si, certo, persi mio padre quasi all’improvviso, e sei… sette mesi dopo mi son separato dalla mia prima moglie…>>.
<<Mi scusi, volevo assicurarmi per una chiamata, sa, a volte, devo intervenire con alcuni pazienti nell’immediato. Dunque, voleva molto bene a suo padre? E chi fra lei e sua moglie ha voluto separarsi?>>
<<Con mio padre ho avuto un bel rapporto, per cui devo dire che è stata una brutta botta, molto brutta! E con mia moglie diciamo che fu una separazione concordata!>>.
<<Adesso cosa le manca di suo padre? >>.
<<Cosa mi manca? Direi… direi la sicurezza che mi dava… la forza morale, interiore…>>.
<<Era un uomo di fede, un credente, un cattolico, o per caso un ebreo?>>.
<<Beh, si, direi di si, certo, credente, un po’ a suo modo, un po’ tradizionale, sicuramente, ma certo pensava che c’era un qualcosa di superiore a tutti noi, nel mondo, poi certo non era tipo da osservare pienamente i precetti cattolici, ad esempio.>>.
<<Capisco. Senta, si sforzi di ricordare se negli anni della sua adolescenza ebbe qualche disturbo di natura psicologica simile a questi d’adesso…>>.
<<Beh, ci devo pensare… dunque… si, fu durante un’estate, quella in cui venne a mancare mia nonna Erminia, la madre di mia mamma: la mia famiglia, e quella dei miei cugini a me coetanei, furono abbastanza travagliate dalla malattia di mia nonna. Io fui mandato in una specie di colonia, collegata con la nostra parrocchia; si, si, certo, mi ricordo che una sera stavo per svenire, e che il giorno dopo stetti scombussolato mentalmente per tutto il giorno; mi portarono da un medico internista che non riscontrò nulla di patologico a livello fisico; mi diede alcune pillole da assumere, non ricordo più quali, fatto sta che dopo qualche giorno cominciai a stare meglio, però non volli assolutamente partecipare al funerale di mia nonna.>>.
La De Lulli prende qualche rapido appunto su di un suo blocknotes, poi guarda Goffredo, gli prende il polso sinistro per sentire la frequenza dei battiti, prende nota, poi osserva le pupille del regista, e prende ancora appunti, e poi, con sensibile attenzione gli chiede:
<<Mi scusi Goffredo, per caso, e mi dica semplicemente si o no, senza alcun dettaglio,  e può anche non rispondermi, non si preoccupi: dunque, lei assume o ha assunto  sostanze dopanti? Cocaina, amfetamine, fumo di hashish, eccetera…?>>.
<<No, lo escludo del tutto, anche se riconosco che nel mio ambiente certa roba gira e si consuma, certo!>>.
<<Va bene, allora Goffredo direi che per me oggi basta quanto ci siamo detti, sa il primo incontro è interlocutorio; adesso sta a lei, molto liberamente, decidere se tornare da me di nuovo, oppure no; sappia che se verrà sarà lei a dover parlare molto, io mi limiterò a qualche domanda, a qualche osservazione. D’accordo? Pensa di poter far a meno di ansiolitici per il momento?>>.
<<Si, si, certo, penso proprio di si.>>.
<<Bene, semmai mi telefoni. Le raccomando una cosa, nel caso lei decida di proseguire gli incontri, cerchi di riportare alla memoria, per quanto le è possibile, episodi dolorosi, brutti, e anche quelli belli, della sua infanzia. D’accordo?>>.
<<D’accordo, restiamo così, la ringrazio, buona serata!>>.
<<Altrettanto a lei!>>.
Goffredo non ebbe proprio un sonno davvero ristoratore, tutt’altro, ripensando all’incontro con la De Lulli: temeva di essersi affidato magari ad un’incompetente; oppure pensava che forse con una curetta tipo Xanax poteva benissimo cavarsela d’impaccio fino a dimenticare quei dannati attacchi. Poi gli si sovrapponeva un'altra paura, quella di iniziare un declino inarrestabile, e invalidante il suo lavoro, nonostante gli creasse alcune specifiche e dure difficoltà; difatti pensò pure che inconsciamente, dopo gli ultimi litigi coi suoi produttori, sempre lamentosi, o sparagnini, o assenti, avesse iniziato ad allontanarsi dal mondo stesso dell’attività teatrale. E poi pensava a suo padre, certo, e come fosse una grande ombra scura veniva invaso da una nostalgia molto opprimente. Pensò che fosse senz’altro il caso di tornare dalla psicoterapeuta e di esporgli i contenuti essenziali di quella raffica di pensieri, di emozioni, e di sentimenti che lo assediavano. Anche Rita lo spinse a tornare, vedendolo comunque piuttosto rassicurato dalla personalità e dal modo di fare della De Lulli.
<<Buongiorno dottoressa De Lulli, come sta?>>.
<<Direi bene, buongiorno signor Goffredo. Dunque ha deciso di continuare, almeno per oggi?>> facendo trapelare un sorrisino di circostanza <<Intendo ovviamente i nostri incontri. Ha qualcosa da dirmi?>>.
<<Si, si>> e Goffredo riporta in sintesi le riflessioni della notte successiva al loro primo incontro.
<<Perfetto>> fa la De Lulli con un tono di voce deciso, sicuro, quasi maschile: <<Lei ha intuito su quali percorsi dobbiamo inoltrarci, e cioè: i rapporti con il suo lavoro, l’analisi della sua attuale situazione diciamo creativa; poi deve andare a ripescare dal fondo della memoria i ricordi di suo padre, il rapporto con lui, e anche quello con sua madre, naturalmente; infine, dato che evidentemente l’immedesimazione, magari quella di tipo stanislavskiano, mi corregga se sbaglio, la porta a rivivere determinate esperienze legate alla malattia e alla morte stessa, durante certe prove di scena, deve mettere ben a fuoco come a livello emozionale, e mentale, agisce su lei tale esperienza: ripeto, le malattie, ovviamente quelle gravi, e il morire, non solo quello suo personale ma anche quello di altri, dai parenti agli amici e colleghi, l’idea stessa astratta e magari filosofica del morire. Infine dovrà anche riflettere sulle modalità e l’organizzazione di vita con la sua attuale compagna, e, se occorre, vedremo anche di riportare a galla alcuni aspetti del suo rapporto interrotto con la sua prima moglie. Naturalmente facendo un passo alla volta. Vedrà che arriveremo sicuramente alla mèta!>>.
<<Capisco, insomma è il lavoro che devo fare, guidato da lei. Mi pare davvero molto!>>.
<<Si certo, è molto, ma non dispero che tanti nodi si sciolgano rapidamente e lei ritrovi il suo equilibrio; sempre confidando che lei sia rassicurato dal mio essere la sua guida.>>.
<<Direi di si, certo, le assicuro che non ho riserve particolari riguardo al suo operare.>>.
<<Bene, a questo punto desidero, con parole semplici, spiegarle i miei presupposti di base: io penso che ciascuno di noi viva tre dimensioni: quella della propria corporeità, per la quale necessita l’avere un buon stato di salute fisica; quella mentale, o psicologica, e cioè i nostri pensieri, i sentimenti, le emozioni, e così via, tutti ondeggianti in noi, transeunti, che vanno e vengono, e che noi dobbiamo cercare di tenere in equilibrio, di tenerne a bada le sfumature maligne, che ci fanno sentire male; infine, mi segue?, abbiamo la dimensione, come dire…, ecco un filosofo, un prete cattolico, un guru, la chiamerebbero spirituale, che ci viene a completare e che costituisce per noi un riferimento forte: essa può essere vissuta tramite una fede religiosa, un credo politico, un impegno civico, un impegno nel volontariato, e ancora, nel suo caso, un’attività creativa, artistica, che vada oltre la pura necessità di un guadagno per vivere. Credo che abbia seguito il mio discorso, non è poi così difficile, giusto?>>.
<<Certo dottoressa, e cercherò di rendermi sempre più consapevole di queste tre dimensioni del nostro vivere.>>.
La dottoressa si alza, e quasi accenna un inchino protendendosi verso Goffredo.
<<Va da sé che io e lei, caro Goffredo, ci occuperemo della seconda, di quella psicologica; per le altre due direi che un buon check-up medico può bastare; e qualche buona lettura, qualche incontro personale, possono aiutarla a prendere consapevolezza che il piano spirituale non è nulla di magico, di fantasioso, di iperuranico: fa parte della nostra umanità, è dentro di noi, anche se in molti, per vari motivi, è compresso, trascurato, a volte irriso. Certo, son sicura che ci sono anche “malattie spirituali”, ma, nel caso, semmai, starebbe a lei trovare una soluzione, una via di “salvezza”; questo non è propriamente il mio compito, d’accordo signor Goffredo?>>.
<<Son d‘accordo con lei, dottoressa!>>.
<<Allora vediamoci la prossima volta con un compitino da svolgere: cerchi di ricostruire la storia del suo rapporto con i suoi genitori, soprattutto con la figura di suo padre. Va bene?>>.
<<Si, d’accordo, lo farò, naturalmente. Ci vedremo la prossima settimana.>>
<<Senz’altro, arrivederci e mi stia bene!>>.

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